SERP Google: come funzionano le pagine dei risultati di ricerca

Le SERP sono le pagine dei risultati di ricerca di Google, cioè la lista dei siti che escono fuori quando facciamo una ricerca. Chiarito che non si tratta di SERPenti velenosi o di quella SERPe di mia suocera, cerchiamo di scoprire meglio a cosa servano e perchè sia così importante ottimizzarle in ambito SEO:

Tutto quello che bisogna conoscere sulle SERP di Google

I risultati di ricerca di Google sono da sempre oggetto di affascinanti teorie e di studi effettuati per carpirne i segreti: del resto è comprensibile, questa cosa interessa tutti, in fondo. Il massimo sarebbe riuscire a comprendere criteri usati da Google per costruire le SERP (cioè le pagine dei risultati di ricerca, Search Engine Results Pages), ma come vedremo in realtà non serve spingersi così a fondo, e – anzi – rischia di diventare uno sforzo inutile.

Tutto quello che c’è da sapere sui risultati di ricerca di Google è legato ad un’analisi coerente e puntuale di ciò che cercano gli utenti, di cosa si aspettano di trovare nelle pagine Web, e delle idee più innovative per risolvere i loro problemi,

Keyword research: la ricerca di parole chiave utili

Le pagine di ricerca di Google (SERP, cioè la lista di risultati che vengono mostrati per una certa ricerca) possono cambiare in base al tipo di ricerca che facciamo, e mostrarci cose diverse come pagine web, luoghi da visitare, offerte da comprare e così via. Per rispondere alla domanda “quali ricerche ottimizzare”, usualmente si effettua una keyword research.

In ambito SEO anche se non esiste una classificazione universalmente accettata, le principali classi di ricerche sono le seguenti. Si fa riferimento al termine query di ricerca per indicare la stringa di parole usate fare materialmente la ricerca.

  • Transazionali – sono le ricerche più interessanti, perché spesso riescono a finalizzare un acquisto. Per cui l’ideale in molti casi è creare delle pagine Web in grado di far vendere un prodotto un servizio da parte di chi stava cercando proprio quello. Esempio: migliori VPN
  • Informazionali – sono le ricerche tipiche di chi sta cercando informazione, ovvero si tratta delle serve piegate ai tutorial alle guide E a tutte le azioni relative a prodotti servizi passioni attività. Esempio: come installare WordPress
  • Di brand – si tratta delle ricerche più fatte per ottimizzare perché legate ad un brand. Il più delle volte Google tende a portarci, in queste ricerche, sui siti ufficiali dei marchi che si cercano. Esempio di ricerca di questo tipo: Facebook

Cosa comporta il fatto che un risultato sia in prima pagina?

Quando un risultato si trova in prima pagina significa che, dal “punto di vista” Google, quella pagina web o quella risorsa è massimamente coerente o pertinente rispetto alla ricerca, all’utente, al contesto, alle precedenti ricerche, alla posizione dell’utente (cioè se fa la ricerca da Roma, Cosenza o Milano) e così via. In genere i primi risultati di ricerca sono considerati ovviamente di maggior pregio dei successivi, e molti utenti tendono istintivamente a fidarsi degli stessi come se fossero sinonimo di qualità (in realtà non è così per forza, ndr). Esiste anche un caso particolare: la cosidddetta posizione zero, che avviene soltanto per alcune ricerche e per siti impostati adeguatamente.

Per saperne di più sul posizionamento su Google leggi questo articolo.

Che criteri usa Google per determinare il ranking?

In giro troverete varie risposte: backlink, ottimizzazione interna, rich snippets, snippet in primo piano, addirittura numero di condivisioni sui social, secondo alcuni. La verità è che nessuno di noi ne sa nulla, a riguardo, e che Google è da sempre (giustamente) molto “abbottonato” sull’argomento. Di conseguenza il meglio che si può fare è avere come riferimento una lista di fattori di posizionamento (ranking factor) con l’accortezza di prenderli sempre col beneficio del dubbio.

Non ci sono metodi sicuri al 100% per portare il tuo sito in prima pagina su Google – leggi anche la FAQ SEO, a riguardo.

Modi di dire: allevare una SERP in seno

Modo di dire per indicare chi faccia della SEO a chi può rappresentare un potenziale pericolo, ad esempio un nostro competitor diretto (scherzo, eh: è che ste guide SEO sono tutte uguali e sono davvero una palla, a volte)

Fondamenti sulle SERP

Da un punto di vista puramente legato all’apparenza I motori di ricerca funzionano così:

  1. Un utente apre la pagina del motore ad esempio Google.it;
  2. Effettua una ricerca nella casella adibita allo scopo;
  3. Gli vengono mostrati dei risultati di ricerca;
  4. Clicca sul risultato che ritiene più consono, e soddisfa il proprio obiettivo (ricerca, acquisto, ecc.);
  5. Diversamente, prova a fare una ricerca diversa e torna al punto 2.

Formalmente questa sequenza non è sbagliata, ovviamente, ma di per sè non considera alcuni aspetti cruciali.

Su questo è necessario fare una serie di precisazioni: tanto per cominciare, infatti, la ricerca dell’utente raramente è “secca”, nel senso che è improbabile (ho comunque non è scontato) che che l’utente non solo riesca a trovare quello che vuole al primo colpo, ma anche che riesca anche solo a scriverlo in modo corretto.Non è quindi discorso esclusivamente di quali siti vengono inseriti nelle SERP, ma anche del modo in cui gli utenti effettuano le ricerche: processo, quest’ultimo, formalizzato il più delle volte attraverso una opportuna keyword research.

Il fatto che l’utente possa non cercare nel modo corretto quello che vuole È una probabilità tutt’altro che remota: questo ovviamente non perché il nostro amato sia un incapace, ma perché il processo di ricerca sui motori risponde ad un meccanismo complesso (ed ignorato, assurdamente, da molti SEO) noto come sessione di ricerca. Una sessione di ricerca è in genere una sequenza di ricerche di termini e di click sui risultati reputati più interessanti, E fa quindi riferimento ad una sessione un po’ più ampia in cui lo schema a cinque punti visto qui sopra può essere alterato, ripetuto e formalizzato in modi leggermente diversi.

Quello che fa la differenza in SERP il più delle volte E il numero di clic e vengono effettuati sul nostro risultato di ricerca: in questi termini abbiamo che spesso conta di più quanti clic facciamo sul risultato E non tanto il numero (1, 2, 3, … su Google) in cui riusciamo a posizionarci. Il criterio di scelta del risultato migliore da parte dell’utente, del resto, non è necessariamente il primo della lista, come una forma di SEO piuttosto ossessivo-compulsiva tende a farci credere: semmai, più realisticamente, è quello ritenuto più pertinente per l’utente, in modo del tutto soggettivo.

Per convincersi di questa cosa basta considerare una ricerca informazionale molto comune come a esempio hotel a Milano, che restituisce se e risultati diversi in base al periodo dell’anno, alla posizione geografica, alle ricerche precedenti, alle aspettative dell’utente che farà clic sui risultati Sulla base di preconcetti cultura personale aspettative e molti altri aspetti decisamente poco prevedibili.

Le SERP vengono aggiornate periodicamente da Google

In genere i risultati di ricerca di Google vengono aggiornati con periodicità, sulla base di più fattori: Google tende a “pingare” i siti web per verificare che non ci siano aggiornamenti sulle pagine, e nel caso in cui ne rilevi vengono assimilati e “digeriti” dal motore. In certi settori, quindi, come quelli dei tutorial e delle guide, è un bene aggiornare molto spesso le proprie pagine, sfruttando l’update di Google noto come Caffeine che vede di buon occhio le modifiche e gli aggiornamenti migliorativi. In altri settore come l’ecommerce invece potrebbe non essere necessariamente così, anche perchè magari uno non ha necessità nè modo di aggiornare le pagine o arricchirle.

Tutto questo processo, ovviamente, possiede inoltre un’influenza diretta in termini di posizionamento, e cambia dinamicamente le SERP nel tempo: ciò può avvenire con frequenza molto rapida su parole chiave molto competitive, anche se tendenzialmente i risultati migliori tendono a stabilizzarsi col tempo.

Le SERP possono migliorare o peggiorare

Per quanto possa sembrare una banalità, i risultati di ricerca dal punto di vista del sito che stiamo usando possono migliorare o peggiorare. Tale comportamento non è prevedibile a priori, e alla meglio si possono fare delle stime approssimate a riguardo.

In genere la valutazione delle SERP viene effettuata su base giornaliera; non ha senso considerare intervalli di tempo più piccoli (ed è anche molto dispendioso come lavoro), in casi critici e/o molto competitivi può avere senso considerare il ranking su base settimanale.

Le SERP possono migliorare se… lavori bene lato SEO

Anche qui rischia di scivolare una banalità ma resta come fatto direi quasi scientifico il fatto che se si lavora bene lato SEO ed in modo coerente con la natura del sito da ottimizzare, seguendo una linea editoriale che sia valida per quel particolare sito I risultati di ricerca possono migliorare sensibilmente soprattutto nel medio-lungo periodo. Non è detto che tutte le modifiche siano migliorative, E molte delle stesse possono sembrare del tutto irrilevanti.

Non tutte le modifiche che si fanno si notano in tempo reale, ma alcune legate all’esempio all’uso dei rich-snippet possono mostrare eccellenti risultati in modo quasi istantaneo rispetto alla data in cui sono stati introdotti.

Le SERP sono influenzate dai… ranking factor (ma anche no)

I ranking factor sono i fattori SEO che tendono ad influenzare l’aspetto delle sarà ed il loro comportamento. Bisognerà distinguere tra fattori quantitativi (legati al tipo ed al numero di backlink esterni, all’utilizzo della tecnologia di schema HTML schema.org, cosiddetti rich snippets) e fattori qualitativi (come ad esempio il tipo di <title>, il contenuto della meta description, …). In genere trovo questa visione tanto intuitiva quanto sostanzialmente ingannevole per i principianti: se ci si lega a questo schematismo dei fattori di ranking come “manopole” SEO, infatti, si rischia di compiere meccanicamente attività senza alcun senso, come esempio inserire per forza parole chiave all’ interno del <title>, anche qualora la natura della pagina Web non lo richieda affatto.

In genere gli unici ranking factor che siano degni di attenzione sono quelli coerenti con la natura del sito: esistono quindi fattori utili per gli e-commerce (ad esempio essere citati da un quotidiano nazionale, oppure da una rivista di settore, oppure ancora fare uso di rich snippet per i prodotti), fattori utili per i blog (essere linkati da altri blogger, ecc.) e così via.

Le SERP possono peggiorare se… lavori male

Questa è un’altra verità che emerge chiaramente dopo anni di lavoro del settore: se lavori male Google ti ignora o ti castiga. Ecco perché le attività SEO non dovrebbero mai essere affidate a presunti professionisti O pseudo esperti del settore. Chiunque e in grado di affibbiarsi l’etichetta di SEO specialist, ma sono davvero pochi quelli in grado di dare un miglioramento concreto alla SERP di interesse per la tua azienda.

Glossario SEO completo

Introduzione

In questa pagina troverete tutti i principali termini utilizzati in ambito SEO, con una breve spiegazione, esempi pratici e link di approfondimento. Sono stati inseriti i termini sia tecnici che operativi più utilizzati, cercando di evitare ripetizioni e neologismi che sarebbero stati poco chiari. Questa guida è per tutti, non solo per tecnici! Qui a fianco potete trovare un indice generale, ordinato, con oltre 120 voci utili tra i termini più comuni nel settore.

404

Pagina web non esistente perchè cancellata o spostata, ad esempio. Se un link restituisce una pagina 404, per intenderci, vuol dire che punta ad una locazione sbagliata e dovrebbe essere corretto.

Above the fold

Nel web l’above the fold (sopra la piega) fa riferimento ai contenuti visibili immediatamente dopo aver avuto accesso alla pagina: quindi, per intenderci, la parte visibile in alto senza scrollare. Ovviamente, ad oggi, con i diversi dispositivi in gioco per accedere al web, esiste più di un above the fold: uno per desktop (a varie risoluzioni), uno per mobile (e può cambiare in base al modello del telefono), uno per tablet o ebook reader. Tipicamente fornisce l’impatto della pagina web, e ne determina spesso l’efficacia in termini di obiettivi o scopo della stessa. Può essere corredato o meno da uan chiamata all’azione (call to action), il che determina la buona realizzazione di landing page.

Accessibilità

La opportunità per utenti e motori di ricerca di accedere ai contenuti e poterne fruire in comodità.

Acquisto di link

Pratica molto utilizzata in ambito SEO, per cui si propone di pubblicare un articolo ad un sito con buona authority, in cambio di denaro sonante. Ovviamente l’articolo dovrà contenere un link che punterà al sito che vogliamo promuovere. Ufficialmente non consentita da Google, ma praticata in larga parte nel mondo reale.

Affiliazione

Accordo commerciale tra un commerciante ed il proprietario di un sito, che può essere sia gratuito (come quasi sempre avviene) che a pagamento. Il primo propone dei banner, dei link di testo o dei contenuti ipertestuali tracciabili, il secondo li mette nel proprio sito. Il commerciante darà poi una percentuale su quello che il webmaster è riuscito a vendere mediante il proprio sito, che solitamente andrà dal 2 al 10% del prezzo del prodotto o servizio. Una delle affiliazioni più famose ed usate al mondo è quella dei prodotti di Amazon, ad esempio.

Aggregatore

Sito che raccoglie contenuti o link da altri portali, e li cataloga o raggruppa con vari criteri. Uno degli esempi più noti è senza dubbio Reddit.com, che propone subreddit tematici su qualsiasi cosa: software, notizie, curiosità, fotomontaggi e così via.

Algoritmo

In informatica, una sequenza di passi eseguiti da un programma per realizzare qualcosa. Nell’ambito SEO, gli algoritmi di Google sono i criteri con cui, mediante complesse valutazioni, si “decide” il posizionamento di un sito.

allintitle:”X”

Operatore di Google utile per visualizzare tutte le pagine web che contengano una certa parola chiave, ad esempio X, solo all’interno del title.

allinanchor:”X”

Operatore di Google utile per visualizzare tutte le pagine web che contengano una certa parola chiave, ad esempio X, solo all’interno delle anchor text dei link.

Anchor text

Detti solitamente “ancore” o “ancore di testo”, sono i testi descrittivi che accompagnano la definizione di un link: ad esempio nel markup HTML seguente<a href=’http://miosito.com’>questa è un’ancora</a>. Tipicamente aiutano l’utente ed i motori di ricerca a capire la natura del link (quindi danno anche un “indizio” a Google, quando ci passerà), in altri casi sono del tutto generici. Sono state proposte varie classificazioni delle ancore testuali, in effetti: anonime, ad esempio, se sono tipo “clicca qui”, oppure corrispondenti ad una chiave di ricerca, il che può essere sia a livello esatto che di match parziale. In generale cercare di renderle pertinenti e diversificate nel lungo periodo, ed ovviamente con un occhio di riguardo ad evitare forzature evidenti (manipolare “bene” le anchor text è SEO a tutti gli effetti). Non è detto, comunque, che questa operazione debba essere eseguita manualmente poichè i link di ritorno possono anche essere naturali (es. classico: vi citano il sito in un forum, in un blog oppure su Yahoo! Answers). I testi àncora, in definitiva, servono ad orientare il lettore sul contenuto del link destinazione (in modo contestuale al resto del testo ma anche, spesso, non contestuale), e indirettamente – quindi senza reali prove a riguardo – a “spingere” un link sui motori sfruttando sia keyword a corrispondenza “secca” che “approssimativamente simili”. È importante quando distribuite ancore nei vari siti di evitare sovraottimizzazioni, cercando di variare al massimo sia i link destinazione che i testi.

Applet

Widget scritto in linguaggio di programmazione Java che si può integrare nelle pagine web. Tecnologia poco supportata e non più consigliabile, ad oggi, dato che è incompatibile con quasi tutti i browser, i dispositivi Apple le bloccano ed i motori di ricerca non sono in grado di leggerli.

Article Marketing

Strategia di link building molto diffusa, che consiste nel postare su un altro sito un contenuto, tipicamente promozionale.

ASP (Active Server Pages)

Linguaggio di programmazione lato web creato da Microsoft.

Attributo alt

Attributo HTML consentito sui tag immagine, che rappresenta il testo alternativo della stessa o la sua descrizione. Esempio: <img alt=”Immagine fica” src=”/path/img.jpg”/>

Attributo title

Attributo HTML consentito su vari tag (tra cui i link), che rappresenta il testo descrittivo della stessa oppure una vera e proprio call to action. Esempio: <a title=”Guarda l’offerta ” href=”https://path/to/site”/>clicca qui</a>

Authority

Indica l’autorevolezza di un dominio, in termini di potenzialità SEO, sulla base di numerose metriche disponibili: alcuni esempi possono essere lo ZA (Zoom Authority), ma ce ne sono molte altre.

AuthorShip

Sorta di “firma” che era possibile, fino a qualche anno fa, apportare sui propri contenuti web (ad esempio a fine di ogni articolo) per accreditatarsi digitamente come autori del testo delle pagina. Molto probabilmente, inoltre, è stato un fattore di posizionamento per i siti che ne facevano uso. Era una buona cosa, in effetti, ma – ormai da anni – Google ha pensato di rimuoverla.

Bad Neighborhood

Nell’ambito SEO ha due significati simili: può indicare il “cattivo vicinato” di un sito, ad esempio ospitato all’interno di un hosting condiviso che ospita siti di spam (quindi con indirizzo IP comune), ma può anche riferirsi ad un sito di qualità bassa che ne linka uno di qualità più alta.

Backlink

Rappresentano i collegamenti ipertestuali al nostro sito da parte di altri siti. Ci sono vari modi per ottenerli, anche se nella migliore delle ipotesi si ottengono spontaneamente (ad esempio quando vi citano su Quora come referenza attendibile), oppure se venite citati dentro un articolo di un altro blog e via dicendo. Nella maggioranza dei casi i backlink influenzano il ranking solo nel medio-lungo periodo, ed è molto difficile capire quanto (e se) davvero possano condizionare la posizione di un sito.

I backlink degli altri siti possono essere visionati mediante strumenti a pagamento come SEOZoom, mentre quelli del nostro sono visibili via Search Console.

Backlink generator

Sono dei tool automatici diffusi nella rete, a volte free altre addirittura a pagamento, che effettuano link building in automatico mediante segnalazioni automatiche. Questo avviene sia mediante apposite API disponibili in alcuni siti (perlopiù scadenti), sia sfruttando falle di sicurezza all’interno degli stessi che, ad esempio, pingando pagine web che creano contenuti in automatico (un caso molto comune sono i siti che forniscono lo “stato di salute” di un dominio: basta manipolare l’URL di quei siti per creare una pagina web con backlink brandizzato). In genere sono tool controversi: la loro efficacia è alquanto discutibile, anche se alla prova dei fatti non sembrano dare un contributo nè in positivo nè in negativo.

Bait-and-switch

Tecnica utilizzata per aumentare il traffico (ed il ranking, sperabilmente) di un sito mediante anchor text ingannevoli ed alettanti, che puntano invece ad apposite landing page che non c’entrano nulla (e che di solito vendono qualcosa). A livello teorico possono funzionare, se è vero che il navigatore medio del web spesso si trova davanti pagine che non ricordava di avere mai aperto, ammesso che funzioni il marketing dietro la pagina stessa, ovviamente. Un esempio potrebbe essere: foto di donne nude (che in questo caso diventa una “scusa” per linkare Pixabay). Se preferite, un bel rickrolling in chiave SEO.

Ban

Operazione mediante la quale Google elimina, in tutto o in parte, i contenuti di un sito web precedentemente indicizzato, ad esempio per via di contenuti spam, problemi di sicurezza nel sito ed uso di schemi di link.

Bid

Nell’ambito del Search Engine Marketig, l’offerta che viene proposta per un click all’interno di una campagna pay per click (PPC).

Black Hat

Tecniche di posizionamento di un sito ufficialmente non ammesse da Google, e che riguardano solitamente violazioni di siti altrui, abuso dei termini e condizioni, inserimento fraudolento di link, backlink nascosti via CSS, uso improprio di altri siti. Può portare a penalizzazioni di vario genere, se utilizzato.

Blog

Un sito che pubblica articoli, tipicamente tematici e suddivisi per categorie. Può essere di un singolo (blog personale), di un’azienda (blog aziendale), o anche parte di uno schema di link (PBN).

Blog Comment

Strategia di link building molto cheap e semplice da effettuare: si tratta di trovare blog che accettino commenti e linkare nel campo “Sito” o “URL” il proprio sito o la propria pagina. Si tenga conto che l’ancora, di solito, corrisponde con il campo nome del form per commentare. L’efficacia di questa strategia è dubbia, anche se un link nei commenti ben piazzato su un blog molto famoso può aiutare, quantomeno, in termini di maggiore numero di visite.

Blog Farm

Insieme di blog, creati da una o più persone e popolati artificialmente mediante feed RSS esterni: molto utilizzate per fare link building alla buona, da diversi anni anche in Italia.

Body

Rappresenta la parte centrale e principale della pagina HTML, ovvero tutti i suoi contenuti visibili ed utilizzabili dall’utente finale.

Bookmark

Letteralmente, segnalibro: in ambito SEO ci sono vari siti che permettono di salvare link, catalogarli e soprattutto pubblicarli. È anche una tecnica di link building molto cheap e veloce, anche se l’efficacia della tecnica è dubbia, soprattutto in italia dove i siti di bookmark sono poco o per nulla utilizzati.

BOT

Software che esegue operazioni in automatico.

Cache

Copia di una pagina web che il browser, ma anche Google, può mantenere dentro di sè per motivi di efficenza (ad esempio: per risparmiare banda).

Call-to-action

Chiamata all’azione, ovvero: un link o un pulsante messo in una pagina web che invita inequivocabilmente all’acquisto o all’iscrizione al sito.

Churn

Oscillazioni sostanziali nei risultati della ricerca, in gergo SEO (genericamente indica il “salire” o lo “scendere” di un risultato): dovute ad esempio alle continue modifiche che Google effettua al suo algoritmo, oppure – se preferite – agli aggiustamenti dei risultati al variare di testi, backlink, title e via dicendo.

Codice di stato HTTP

Codice numerico di tre cifre che rappresenta lo stato del server: può indicare status particolari della pagina, errori, problemi secondari, correttezza della risposta, redirezionamenti di pagine ed altro ancora.

Content marketing

Il marketing dei contenuti può essere molto utile per generare interesse nei confronti di un brand nato da poco, ad esempio proponendo contenuti informativi (tutorial, tipicamente) e poi firmandosi alla fine col nome della propria azienda o inserendo una call-to-action ad un’offerta pertinente. È una delle strategie più lunghe, migliori, oltre che più sicure, per fare una buona SEO e garantire un minimo ritorno d’investimento (ROI).

Copywriter

Figura professionale che si occupa di scrivere ed ideare contenuti, nello specifico per i siti web. Si può occupare del piano editoriale di un sito oppure di singoli articoli.

Copywriter SEO

Figura professionale quasi del tutto immaginaria in grado di scrivere testi che si posizionano bene su Google (mediante tecniche più o meno formalizzate, tipo le botte di cu*o), e che normamente non sa quasi nulla di SEO (anche se è convinto del contrario).

Clickbait

Contenuti “acchiappa-click” pubblicati su un sito allo scopo di indurre un interesse nei lettori, e sperare di ottenere maggiori visite sul sito. Spesso veicolato ai social network, è una tecnica black hat in senso lato molto utilizzata dai siti di news.

Cloaking

Pratica black hat diffusa allo scopo di presentare ai motori di ricerca un contenuto diverso rispetto a quello mostrato agli utenti. Si usa, anche qui, a scopo di marketing subdolo e per spiattellarvi, ad esempio, banner pubblicitari subdoli o nascosti.

Crawl-budget

Definizione molto diffusa in ambito SEO per indicare, almeno in teoria, il numero di pagine web che sono effettivamente scansionate e considerate da Google. Tuttavia non esiste alcuna pagina web di Google che fornisca tale definizione; la tendenza di molti SEO, comunque, è che ottimizzare il crawl-budget sia preferibile, dato che dovrebbe essere limitato e non deve essere sprecato, ovvero evitare di far indicizzare pagine web poco utili, intermedie o errate.

CMS

Content Management System, ovvero sito web che fornisce un backend amministrativo per gestire grafica e contenuti. Uno dei più famosi è senza dubbio WordPress, seguito da Joomla!.

Crawler

Il software incaricato da Google di leggere i dati dalle nostre pagine, informarlo degli aggiornamenti delle stesse e di carpire tutte le informazioni utili alla fase di indicizzazione della pagina web.

CSS

Cascading Style Sheets, ovvero linguaggio strutturato utile per definire l’aspetto grafico delle pagine web, il posizionamento delle colonne, l’altezza e la larghezza di ogni contenuto e così via.

CTR

Click-through Rate, ovvero tasso di click: può fare riferimento sia al numero di click su un banner rispetto al numero di visualizzazioni, oppure (in ambito SEO) al numero di volte che un risultato di ricerca visualizzato su Google viene anche cliccato. È un indice significativo del tasso di successo di una campagna, in molti casi.

Deep link

Solitamente in ambito SEO un deep link è un backlink che punta verso una pagina interna, diversa dalla home page.

Disavow

Procedura di Google mediante la quale si può screditare un backlink malevolo, ed evitare che influenzi in negativo il posizionamento di un sito. Si veda anche qui.

DNS

Domain Name System, l’algoritmo distribuito che fa funzionare il web (ed in particolare i domini) per come lo conosciamo oggi.

Dominio

Il nome di un sito web, ad esempio capolooper.it. I domini sono gestiti via DNS (Domain Name System), e permettono di usare nomi mnemonici o facili da ricordare per accedere a vari contenuti e servizi web.

Editoria sociale

Fa riferimento ad una serie di siti web che permettono, gratuitamente, agli utenti di postare news e votarle; può essere usata, con le dovute precauzioni (ad es. evitare title e contenuti duplicati o copia-incollati) come strategia di link building veloce.

Fattore di ranking (ranking factor)

Un aspetto specifico legato ad un sito (ad esempio la composizione del title, il tipo di backlink in ingresso) che in teoria dovrebbe influenzare il posizionamento della pagina stessa su Google. Tra i fattori di ranking più usati troviamo, ad esempio, le anchor text dei link in ingresso al sito. I ranking factor sono orientativi, cambiano in base al criterio della strategia SEO e non sono ufficialmente noti o riconosciuti da Google (che comunque dovrebbe utilizzarne da un minimo di 200 a diverse migliaia).

Feed RSS

Formato di distribuzione di contenuti sul WEB. Offre agli utenti la possibilità di “abbonarsi” mediante appositi reader (che tipicamente i browser integrano al proprio interno) ed essere così informati dei nuovi contenuti del sito. Si presta a diffuse (quanto discutibili) applicazioni in ambito SEO, specialmente per quello che riguarda: tipo il republishing dei contenuti altrui (ma è davvero una buona idea? Qui a Voyager pensiamo di no).

Flash

Tecnologia, ritenuta dai più obsoleta, sviluppata Adobe Systems Incorporated e dedicata alla creazione di giochi, audio, video e animazioni. Supereroe della DC Comics.

Footer

Corrisponde alla parte finale di HTML dedicata all’inserimento dei vari script Javascript, utili variamente a seconda degli scopi.

Focus

L’argomento trattato da una pagina web. Ovviamente un motore di ricerca deve utilizzare degli algoritmi per provare ad identificarlo, ad esempio in base ai termini utilizzati da altri siti del settore ed alla pertinenza dei contenuti. Se metto a fuoco in modo corretto l’argomento di una pagina, in altri termini, è più probabile che venga meglio posizionata su Google.

Funnel

Letteralmente significa “imbuto”, nell’ambito del web marketing viene riferito in vari modi: purchase funnel, sales funnel o conversion funnel. Rappresenta i vari livelli di acquisizione di un potenziale cliente (prospect) fino a farlo diventare cliente o addirittura abbonato al vostro servizio. A livello visuale, all’estremità superiore si collocano tutti i potenziali clienti, scendendo verso il basso verranno scremati gradualmente per motivi seri (ad esempio non hanno budget e non ce l’hanno detto subito) o più gravi (ad esempio abbiamo inserito delle “distrazioni” nella pagina web di arrivo, per cui il funnel è scorretto) Il funnel è anche il setaccio, potremmo dire, il percorso che porta alcuni visitatori, ad esempio quelli che arrivano nel vostro sito, a scremarsi naturalmente e ad attraversare varie fasi di acquisizione fino alla sospirata conversione, vendita o acquisto.

Google Adsense

Programma di affiliazione pubblicitaria di Google, in grado di generare in automatico annunci pertinenti alle pagine web in cui viene inserito (per cui si parla di annunci contestuali, diversi dai banner inseriti manualmente via affiliazioni).

Google Ads

Il programma di inserzionisti di Google, coloro che mettono le pubblicità sul motore di ricerca e su altri siti (mediante circuiti come Adsense).

Google Update

Aggiornamento degli algoritmi di ranking di Google, formalmente per ridurre l’impatto dello spam e fornire risultati di ricerca migliori. Ne esistono di vari tipi, ad esempio Google Caffeine, Google Panda, Google Penguin, ma il più delle volte il loro funzionamento è noto per sommi capi, e non si sa quasi nulla dei dettagli effettivi di ognuno (vedi anche qui).

Googlebombing

Tecnica black-hat utilizzata per forzare il posizionamento di alcuni siti rispetto ad alcune query di ricerca. Di recente, ad esempio, i fan delusi della saga di Games of thrones hanno fatto in modo che cercando “bad writers” (pessimi scrittori) uscissero fuori i nomi degli autori, Benioff e Weiss.

Googlebot

Googlebot è lo spider web di Google, che serve a scansionare nuovi contenuti in rete e proporli per l’indicizzazione.

Grey Hat

Tecniche di posizionamento di un sito “via di mezzo” tra white hat e black hat, ovvero che sfruttano in parte tecniche lecite ed in parte no.

Guest Post

Strategia di link building molto diffusa, che consiste nel postare su un altro sito un contenuto, tipicamente informativo, e linkare il proprio sito in firma o contestualizzato allo scopo di promuoverlo in modo indiretto.

<head> (intestazione)

Corrisponde alla parte di intestazione della pagina HTML; contiene meta informazioni e dati, che vengono interpretati sia dal browser che dai motori di ricerca, e che non verranno esplicitamente mostrate all’utente. In questa porzione di HTML troviamo, normalmente, i fogli di stile CSS. Se non capisci di cosa stiamo parlando, probabilmente non sei ancora pronto per fare attività SEO da solo.

Hidden text

Testo nascosto, all’interno di una pagina web, nel quale si inserisce un link ad un contenuto e lo si nasconde via CSS (ad esempio mettendolo dello stesso colore dello sfondo della pagina).

Home

La pagina principale del sito, non appena lo apriamo.

htaccess

Il file di configurazione del server Apache, messo solitamente nella cartella principale ed in grado di definire il comportamento dello stesso. Molto utile per abilitare gli URL SEO-friendly, ad esempio.

HTML

HyperText Model Language, ovvero un markup per i contenuti del web (e non un linguaggio, come molto spesso si legge in giro). HTML permette di strutturare l’aspetto di una pagina web, ma non possiede un modo per essere modificato, programmato o alterato graficamente.

Viene utilizzato per comporre pagine web di ogni genere. Può contenere immagini, video, testi e link, ma anche contenuti interattivi di vario genere, mediante opportuni plugin (tipicamente Javascript e sempre meno Flash e Java). In genere in una pagina HTML si possono distinguere la parte di intestazione (<head>), il corpo (body) e la parte finale (footer); header e footer hanno tipicamente scopi “di servizio”, mentre il body è la parte di contenuto visibile. Se non sai di cosa stiamo parlando, probabilmente non sei ancora pronto per fare attività SEO da solo.

Host

Un nodo generico della rete internet, adibito all’interconnessione con gli altri.

Hosting

Servizi internet a pagamento o gratuiti, i quali permettono ai siti web di funzionare e di ospitarne (host) e memorizzarne i contenuti. Ne possono esistere di vari tipi a seconda delle necessità: dedicati, cloud, condivisi, VPS.

HTTP

HyperText Transfer Protocol: il protocollo di comunicazione usato sul web, nella sua primissima versione. Contiene tutti i dati trasmessi e ricevuti in un’architettura client-server, anche se attualmente non si usa più ed andrebbe sostituito da HTTPS.

HTTP/2

Nuova versione del protocollo HTTP, che supporta anche la parallelizzazione delle connessioni (posso scaricare più dati in una singola chiamata, in sostanza) e riduce, così facendo, i tempi di caricamento delle pagine web.

HTTP/3

Versione attualmente sperimentale del protocollo HTTP, derivante dalla versione 2 e con ulteriori miglioramenti in termini di velocità.

HTTPS

Secure HyperText Transfer Protocol: il protocollo di comunicazione sicuro usato sul web, nella sua primissima versione. Contiene tutti i dati trasmessi e ricevuti in un’architettura client-server, protetti da eventuali intercettazioni e crittografato in modo tale da essere sicuri che stiamo davvero visitando il sito corretto.

Impressione

La visualizzazione di una pagina, a prescindere dal cliente che l’ha prodotta. Un visitatore singolo potrebbe, quindi, generare anche 50 impression consecutive e contare comunque come visitatore unico singolo.

inurl:stringa

Permette di cercare una stringa all’interno dell’URL del sito, ad esempio tutti gli URL che contengono la parola SEO:

site:capolooper.it inurl:seo

Indicizzazione

Il processo di creazione dell’indice delle pagine all’interno del motore di ricerca (ad esempio Google), in seguito alla scansione di un crawler. Da non confondersi con posizionamento.

IP

Un indirizzo IP rappresenta un identificativo unico di un host (e non necessariamente di un utente, come spesso si crede). È alla base del funzionamento di internet, e permette di ricevere ed inviare dati mediante adeguati protocolli. Esistono IPv4 (versione 4, quasi satura) e si stanno diffondendo da tempo anche gli IPv6 (versione 6), che indirizzano più spazio per i vari host.

Javascript

Linguaggio di programmazione lato client per il web, utile per definirne la parte interattiva (ad esempio i menù che si aprono al passaggio del mouse). JS permette anche di alterare l’aspetto di una pagina web, e di effettuare operazioni anche malevole (clickjacking, apertura subdola di pagine web, iniezione di virus). Può funzionare anche lato server mediante Node.js, da qualche anno.

Keyphrase

Indica una sequenza sensata di keyword (parole chiave) che forma, solitamente, la query di ricerca che l’utente pone a Google, Bing, Yahoo! ecc. A volte se è molto specifica, cioè è formata da almeno 2 parole chiave combinate, forma un termine della long-tail, molto adatta ad essere ottimizzata in termini di motori di ricerca. Molti SEO le intendono come variazioni sulla coda lunga (long tail) delle keyword.

Keyword

Una parola, semplicemente. Una parola che viene detta, per meglio dire, parola chiave, nel senso che definisce ad es. l’argomento del sito o l’obiettivo della ricerca. Usarle in modo avveduto, distribuirle nel testo e decidere come debbano apparire sul web (per quello che possiamo controllare, ovviamente) è compito degli esperti SEO.

Keyword-Density

Il numero di occorrenze di una certa parola chiave rispetto a tutte quelle presenti nella pagina: nulla di più, nulla di meno. Un concetto da ABC di Information Retrieval vecchio più o meno 50 anni, riciclato erroneamente e senza pudore da svariati siti, come se fosse la causa ultima del posizionamento (ovviamente falso). Si veda anche qui.

link:X

Operatore di Google utile per visionare le pagine web che linkano un sito X; nella realtà, per ovvie ragioni, vengono mostrati solo una parte dei link (eventualmente nessuno).

Link Baiting

Tecnica di promozione SEO per ottenere backlink in ingresso che consiste nel cercare di realizzare widget, pagine web, contenuti o software originali, tool/applicazioni o giochi che possano naturalmente attrarre backlink (ad esempio da parte di aggregatori di settore). Il senso è: questo contenuto è figo e lo linkeranno gli altri webmaster in modo spontaneo. Anche qui: ciò avviene spesso solo a livello teorico, e da parte di webmaster che non sappiano nulla di SEO.

Link Building

Tecnica fondamentale nella SEO per ottenere o aumentare il numero di link in ingresso da altri siti. Si veda anche qui.

Link Exchange

Scambio di link tra siti nella speranza, di solito, di posizionarsi bene entrambi (speranza spesso vanificata dai fatti) o più semplicemente per amicizia o stima reciproca.

Link farm

“Fabbriche di link”, ovvero siti che esistono al solo scopo di potenziare i ranking altrui. Sono tipicamente penalizzanti e rischiosi, a livello SEO, di possibili penalizzazioni.

Link Juice

Metrica indicativa molto usata nella SEO che indica il “succo” di un link, spesso inteso come media tra autorevolezza del dominio, pertinenza tra dominio linkante e linkato e così via.

Link Piramidali

Fa riferimento alla struttura topologica dei link in ingresso, ovvero al modo in cui state linkando il vostro sito dall’esterno. Al vertice della piramide, quindi, ci siete voi: in basso ci saranno i vari siti che vi linkano. Modello ovviamente del tutto teorico, difficile da realizzare nella pratica e dall’utilità dubbia: se c’è una piramide, insomma, è anche più facile che Google si accorga della sua presenza e possa penalizzarli per schemi di link.

Link Popularity

Rappresenta il livello di popolarità di un sito web ed il numero di volte in cui lo stesso viene semplicemente citato (sia come testo semplice che come ipertesto).

Link Spam

Un back link che punta al nostro sito senza che ne esista una reale necessità, o – se preferite – un link in ingresso proveniente da un sito di bassa qualità o comunque fuori target rispetto agli argomenti che usualmente trattiamo nel nostro sito.

Link Wheel

Fa riferimento alla struttura topologica dei link in ingresso: nella pratica, A linka B, B linka C, C linka D, D linka nuovamente A. Modello solo teorico di moda sui blog SEO americani fino a qualche anno fa, dalla dubbia utilità pratica e fonte di possibili penalizzazioni.

Long tail (coda lunga)

L’insieme delle keyword “derivate” da una principale, secondo vari criteri (marketing, geografici, ricerche più popolari, ecc.) ad esempio partendo dalla keyword hosting la coda lunga sarà composta da hosting economici, hosting php italiani, ecc.

Sono solitamente più “facili” da posizionare delle keyword secche.

Marketing virale

Tipologia di marketing non convenzionale che sfrutta il passaparola per promuovere un prodotto, spesso puntando su fake news, clickbait e sensazionalismo.

Menù a tendina

Un sistema che consente di selezionare contenuti da un menu. Quando si fa clic
sul menu, le opzioni disponibili vengono visualizzate in un elenco “prolungato”.

Meta-description

Un meta-tag non visibile agli utenti ma interpretato dai motori di ricerca, in grado di fornire la parte descrittiva, per esteso, del contenuto di una pagina. Può contenere call to action, in alcuni casi.

Meta-Keyword

Meta tag attualmente inutile per la SEO, che conteneva le parole chiave della pagina. Si sperava questo campo fosse riempito in buona fede; poichè ciò non è mai avvenuto, Google ha deciso di non considerarli più (tiè).

Meta-tag

Un tag HTML usato per scopi interni, e tipicamente non visibile nella pagina.

Motore di ricerca

Un software che funziona sul web (ma può funzionare su qualsiasi database strutturato, in effetti) allo scopo di consentire la ricerca di contenuti di ogni genere. L’ordinamento dei risultati è in genere per pertinenza decrescente (dal più pertinente a scendere).

Negative SEO

Attività SEO fatte allo scopo di penalizzare altri siti, ad es. dei competitori, mediante webspam o Google Bombing. Il più delle volte è una pratica sopravvalutata, anche perchè Google tende ad ignorarla (almeno in teoria, visto che sa dell’esistenza di questa possibilità), e se già è difficile far salire il proprio sito, far scendere apposta quello altrui lo è anche di più.

nofollow (meta)

Meta-tag usato nelle pagine web che indica ai motori di non seguire alcun link all’interno della stessa.

noindex (meta)

Meta-tag usato nelle pagine web che indica ai motori di non indicizzare la stessa (ammesso che non sia già presente in SERP, ovviamente).

Open Directory Project (ODP)

Noto anche come DMOZ, rappresenta un progetto open che coinvolgeva diversi volontari, impegnati nel classificare un grande numero di siti web mondiali per lingua e categorie. Il progetto è stato definitivamente dismesso ad inizio 2017.

Ottimizzare un sito

Significa effettuare una serie di azioni atte a migliorare il posizionamento su Google di un sito web. Tali azioni possono includere sia attività onpage (sulla pagina stessa) chee offpage (dall’esterno del sito).

PageRank (PR)

Indice numerico, il cui nome è brevettato da Google, che rappresentava in scala da 0 a 10 una “classificazione” del sito limitativa, ingannevole e ormai obsoleta. Ad oggi, praticamente, nella SEO non si usa più. Rimane tuttavia uno dei parametri che vengono valutati per decidere il posizionamento di un sito, sommato a molti altri fattori. Nella pratica un sito di riferimento sul SEO potrebbe avere PR 6, quello ufficiale di un attore italiano PR 8, un blog appena nato PR 0 oppure 1: tuttavia tale valore viene stimato dagli utenti con margini di errore piuttosto grossolani, e sarebbe quindi del tutto inapplicabile.

Penalizzazione

Provvedimento manuale o algoritmico preso da Google per ridurre l’impatto di un sito nei risultati di ricerca, il che si traduce in un calo di visite provenienti da Google stessa per il sito penalizzato. Le principali cause di penalizzazione, ad oggi, sono i siti non protetti da malware, l’uso di theme piratati, l’acquisto di link da siti di bassa qualità e via dicendo.

Percentuale di rimbalzo

Indice di web analytics che indica, senza scendere in dettagli tecnici, il tasso di permanenza di un utente nella pagina; in assoluto non deve essere alta o bassa, perchè dipende dai casi. Una landing page che converte, ad esempio, può avere un rimbalzo elevatissimo ed essere comunque buona (la persona arriva nella pagina e compra immediatamente, perchè il funnel funziona molto bene); un blog che monetizza con Adsense, al contrario, dovrebbe averne una più alta (perchè così facendo è più probabile che clicchi su qualche banner o link a pagamento).

Permalink

In WordPress ed altri CMS, rappresenta l’URL finale di riferimento di un articolo, pagina o tassonomia (categoria o tag). È solitamente editabile e modificabile a piacere.

Pertinenza

Concetto di Information Retrieval, usato anche nella SEO, che è determinata da fattori interni di ranking e misura il grado di “vicinanza” di una pagina web rispetto alla ricerca che è stata fatta. In teoria, maggiore è la pertinenza, prima il risultato dovrebbe comparire in SERP.

PBN (Private Blog Network)

Rete privata di blog, ovvero: gruppo di blogger o SEO che si mettono d’accordo sottobanco per avere a disposizione un parco sito più ampio in cui poter pubblicare contenuti. Generalmente funziona a sottoscrizione periodica a pagamento, ma se ne trovano anche di gratuite. È un buon sistema per evitare di dover pagare singolarmente i backlink, ma ovviamente non è esente da rischi di penalizzazione.

PHP (Hypertext Preprocessor)

Linguaggio di programmazione lato web utilizzato da WordPress, Joomla!, Laravel e molti altri.

Posizionamento organico

Nella SERP (Search Engine Result Page) rappresenta la posizione in cui il sito si propone per una certa ricerca (query) espressa ad es. in parole chiave. Da non confondersi con indicizzazione.

Query di ricerca

La ricerca effettuata dall’utente sul motore, composta da uno o più termini: ad esempio ipad oppure corsi SEO. Quello che cerca l’utente, in sostanza.

Recupero domini

Operazione grey-hat in ambito SEO, fatta per migliorare l’autorevolezza di un dominio sfruttando quella di domini scaduti, che vengono ricomprati e rimessi in circolo. Se quel dominio aveva dei backlink, per intenderci, mediante redirect 301 o redirect 302 è possibile ereditarli in modo definitivo (come più spesso di fa), o solo a livello di traffico (come si fa volendo essere più cauti).

Redirect

Operazione di reindirizzamento da una pagina A ad una B, che può essere provvisorio (302) o permanente (301). Viene usata sia per scopi ordinari (ad esempio evitare errori 404 e portare gli utenti su un’altra pagina interessante) che per scopi di miglioramento del ranking (ad esempio portare le visite di un articolo molto visitato via Google su un altro sito, in modo che – via 301 – se ne ereditino i vantaggi).

Redirect o reindirizzamento 301

Rappresenta formalmente uno dei tanti codici di stato del server: è utile in particolare per trasferire contenuto informativo da una pagina sorgente ad una destinazione, sia dello stesso sito che verso due domini distinti.

Referrer

Il sito da cui ha origine il traffico di un altro sito. Classico esempio: il traffico che arriva ad un sito mediante backlink da un altro sito famoso, quindi visite che arrivano mediante click su quel link.

rel=canonical

Attributo di una pagina che indica l’URL standard del sito, in modo che il motore di ricerca non faccia confusione e non indicizzi pagine inutili o doppie.

rel=nofollow

Attributo di un link che suggerisce la natura “commerciale” dello stesso, o il fatto che non debba essere preso “alla lettera” in termini di posizionamento. Si veda anche qui.

rel=sponsored

Attributo di un link, utile per segnalare a Google che quel link è stato venduto. Si veda anche qui.

rel=ugc

Attributo di un link, utile per segnalare a Google che quel link è stato generato da un utente esterno al sito (ad esempio nel caso di forum e community). Si veda anche qui.

Rich-text snippet

Un blocco di testo ed immagini che rappresenta informazioni utili a chi cerca su Google, sulla base della sintassi HTML definita sul sito Schema.org: esempi possono essere le recensioni del sito di un ristorante, le recensioni utenti di un film o di un album musicale, le caratteristiche di un prodotto su un e-commerce e così via.

robots.txt

Un file posto via FTP nella cartella principale del sito, con indicazioni (o suggerimenti) ai motori su cosa si possa scaricare dal sito (a livello di crawl) o meno.

Sandbox, Effetto Sandbox

Fenomeno di filtraggio che pare venga attuato da Google, in fase di valutazione del ranking, sui siti molto giovani; questo allo scopo di evitarne posizionamenti improvvisi a discapito dei competitor e che non siano “meritevoli”. Non ci sono prove ufficiali che esista davvero, ma buona parte dei SEO la pensano (a mio avviso giustamente) così.

Scambio di link

Si tratta di una pratica comune tra webmaster che vogliono farsi conoscere dai visitatori: ad esempio la pagina A fornisce un link a B, e viceversa B ad A. Se questo può aiutare le visite (e non sempre lo fa), non può essere considerato come parte integrante di una strategia SEO se non, di fatto, per provare ad indicizzare uno dei due siti – ammesso che l’altro, ovviamente, lo sia già. Google ufficialmente penalizza gli scambi “eccessivi” di link, stando alla documentazione ufficiale.

Scansione

Operazione effettuata da un bot (ad esempio quello di Google, googlebot) ai fini di analisi delle varie pagine web con l’obiettivo di indicizzarle, se opportuno.

Scimmie

Messe davanti ad una macchina da scrivere o davanti ad un PC, producono rapidamente contenuti in grado di posizionarsi, scrivono articoli sul “copywriting SEO” e sostituiscono i copywriter professionisti. Almeno, nella mente di alcuni.

Search Console di Google

Lo strumento ufficiale di Google per misurare le prestazioni del proprio sito sui motori di ricerca. Vedi anche qui.

SERP (Search Engine Result Page)

Rappresenta l’insieme dei risultati di ricerca, con descrizione e cliccabili, di un motore di ricerca.

SEO

Search Engine Optimization, ovvero: ottimizzazione di pagine web per i motori di ricerca, in modo da renderle comprensibili ai motori, scansionabili correttamente e posizionate nel migliore dei modi.

site:X

Operatore di Google utile per visionare le pagine web indicizzate di un sito X; ad esempio, di questo.

Sito

Un portale web che risponde ad un certo nome di dominio, e che fornisce vari tipi di contenuti: news, servizi, PA, giochi, contenuti per adulti e via dicendo.

Sito statico

Un sito fatto interamente in HTML, CSS e JS, senza PHP o alcun tipo di CMS.

Sito dinamico

Un sito realizzato mediante CMS (WordPress) o software cloud (tipo Wix).

Sitemap

Un file XML contente tutti i suoi URL aggiornati dinamicamente. E’ utile sottoporla agli appositi strumenti SEO come il Webmaster Tools di Bing! o Google allo scopo di sincronizzare i contenuti delle SERP con il contenuto reale delle pagine, nel caso in cui esistano diversita’ tra le due o siano stati fatti aggiornamenti. Serve a mantenere l’indice aggiornato ed a sincronizzare i contenuti tra crawler e sito: ma questo, ovviamente, non sempre si verifica nella pratica.

Snippet

Testo visualizzato sotto il titolo della pagina web corrispondente all’interno delle
pagine dei risultati di ricerca di un motore di ricerca. Generalmente consiste in un
riepilogo della pagina web e/o parti della pagina corrispondenti alle parole chiave
della ricerca.

Sottodominio

Un dominio di almeno terzo livello che faccia riferimento ad un dominio principale: ad esempio blog.nomesito.it oppure italia.blog.nomesito.it.

Strategia SEO

Il modus operandi che abbiamo stabilito, o che definiamo in corsa, durante un’attività SEO.

Tag HTML

Componente di una pagina web, delimitato dai simboli < e > ed adibita a vari scopi: rappresentare immagini <img>, link <a>, paragrafi <p>, titoli <h1>,<h2>,… e così via.

Test A/B

Si riferisce nella SEO all’azione di creare due pagine (documenti o siti web) dalle caratteristiche piuttosto simili, allo scopo di determinare il fattore che influenzi di più il posizionamento e capire cosa funzioni meglio.

Target

L’obiettivo da raggiungere durante l’ottimizzazione del funnel (ad esempio di conversione): il numero di vendite, il numero di iscrizioni alla newsletter e così via.

Title

La sezione HTML di una pagina web che contiene il titolo del documento web. Secondo la dottrina SEO è uno dei parametri più importanti da ottimizzare durante la SEO On-Page. Contrariamente a quello che si pensa, inoltre, non è detto che debba per forza corrispondere con il titolo cliccabile che compare in SERP (dipende sempre dalla ricerca che si fa, vedi anche qui).

URL (Uniform Resource Locator)

Si tratta dell’indirizzo WEB del sito, e si intende solitamente comprensivo del prefisso https://.

URL SEO-friendly

Sono URL ottimizzati per la SEO, composti da lettere, trattini e numeri, e che contengono anche un’eventuale gerarchia all’interno. Sono molto importanti per gli utenti ed i motori per far capire la struttura della pagina corrispondente all’interno del sito, ad esempio:

https://negozio.online/prodotti/ipad

User-agent

Applicazione lato client che richiede un contenuto ad un web server, “presentandosi” con determinate credenziali (una stringa di testo che dice: sono un computer Apple che sta usando Firefox 54, ad esempio). All’atto pratico gli user-agent possono servire, in fase di realizzazione o test di un sito (anche in caso di checkup SEO, a volte), a capire come venga visualizzato da vari dispositivi.

User-agent switcher

Plugin disponibile su vari browser per simulare l’accesso ad internet da un dispositivo mobile su desktop, o viceversa. I più evoluti permettono anche di cambiare anche sistema operativo, dispositivo e risoluzione dello schermo.

Unici

Il numero di visitatori unici fa riferimento ai singoli visitatori (secondo Google Analytics, singole sessioni di accesso) che arrivano su un sito web. Quindi se ci sono 10 persone che da 10 postazioni diverse visualizzano una pagina web, quella pagina conterà 10 unici.

UX (User eXperience)

L’esperienza acquisita da un utente grazie all’utilizzo di prodotti, servizi e così via.
Viene data importanza alla garanzia di un’esperienza veramente desiderata
dall’utente, ad esempio “divertimento”, “praticità” e “comfort”.

White Hat

Tecniche di posizionamento di un sito ufficialmente ammesse da Google, e che si basano sull’uso corretto del web e degli strumenti che lecitamente mette a disposizione.

WEB

La rete, ovvero l’insieme dei siti internet attuali collegati dai vari link, è nota attualmente come web.

Webspam

Tutti i contenuti ed i link che, in generale, sono costruiti esclusivamente per i motori di ricerca – in una sorta di sottinteso reverse engineering – e non per gli utenti, allo scopo di forzare una valutazione positiva di un sito (o il suo rank in prima pagina, se preferite). Esempi classici sono lo stuffing delle parole chiave nei titoli, nelle descrizioni o nel testo, la costruzione di backlink inutili sulla base del criterio PageRank / dofollow ed altro ancora.

Indici SEO: ZA, PA, DA, TF, CF, PageRank

ZA (Zoom Authority)

La ZA è uno dei parametri più valutati in ambito SEO italiano, soprattutto quando si tratta di valutare il potenziale di un backlink dalla pagina di un sito: uno ZA alto è indice di un sito web che funziona bene su Google, ad es. se riesce ad andare oltre una certa soglia minima (ad es. ZA 30). Lo ZA è stato ideato da Ivano Di Biasi e dai creatori della suite SEO SEOZoom, ed è uno dei parametri più usati per valutare la convenienza di una eventuale vendita di backlink.

Si tratta di un indice predittivo che si riferisce ad una singola pagina (ad esempio la home page) e che cerca di stimarne l’effettiva potenzialità in ambito SEO, apparentemente in relazione al tipo ed alla quantità di traffico dai motori che arriva sullo stesso. Come per tutti gli altri indici, deve essere sempre valutato in modo critico e non deve essere mai preso troppo alla lettera.

Per migliorare la ZA del tuo sito, devi aumentare il numero, la qualità e la quantità di link in ingresso al tuo sito mediante link building. È inoltre plausibile che sia più “facile” aumentare gli ZA piccoli (ad esempio da 10 a 20) che incrementare ulteriormente quelli già buoni (ad esempio da 50 a 60)

PA (Page Authority)

La PA è uno dei parametri più valutati in ambito SEO internazionale, soprattutto quando si tratta di valutare il potenziale di un backlink dalla pagina di un sito: un PA alto viene considerato in modo indicativo come più significativo di uno basso, e questo sulla base di una serie di fattori interni di un algoritmo di machine learning.

Il PA è stato ideato da MOZ, e va da un minimo di 0 (indicativo di un sito molto giovane, o per cui è ancora stato fatto poco in ambito SEO) ad un massimo di 100 (indicativo della massima capacità di posizionarsi, per intenderci) in scala logaritmica, in modo che cresca velocemente per i valori piccoli (fino a 30) e meno rapidamente per quelli da 70 in poi, riducendo le probabilità che venga manipolato per speculare sul valore del link.

Si tratta di un indice predittivo che si riferisce ad una singola pagina (ad esempio la home page) e che cerca di stimarne l’effettiva potenzialità in ambito SEO, specificatamente in relazione al PA del sito di riferimento che vogliamo ottimizzare. Essendo un indice singolo è per sua natura olistico, nel senso che tiene conto di una molteplicità di fattori e, in questo, cerca di evocare il funzionamento del ranking di Google – con efficenza quantomeno criticabile: se voglio costruire l’alternativa ad una tecnologia, difficilmente riuscirò a farlo rendendola complicata basandomi su quanto immagino debba essere l’originale. Per questo, va tenuto come parametro di riferimento generale e non come se fosse una Bibbia sacra. All’atto pratico, la vendita di link si basa su questo come su altri indici analoghi.

Per migliorare il PA del tuo sito, devi aumentare il numero, la qualità e la quantità di link in ingresso al tuo sito via link building.

Il PA ha senso, secondo quanto riportato sulla pagina ufficiale, più come indice assoluto che relativo: questo vuol dire che ha senso raffrontarlo con il valore del sito da posizionare per effettuare dei confronti quantitativi, piuttosto che vederlo (come fanno, sbagliando, molti) come 0=qualità nulla, 100=qualità massima. Non considera ottimizzazioni specifiche sulla pagina nè riesce a valutare la qualità del testo, e fa riferimento all’indice proprietario di MOZ Mozscapes (fonte).

DA (Domain Authority)

La DA è uno dei parametri più valutati in ambito SEO, soprattutto quando si tratta di valutare il potenziale di un backlink da un certo dominio di secondo livello: una DA di valore alto viene associata ad un buon sito da cui prendere backlink.

La DA è stato ideata anch’essa da MOZ, e va da un minimo di 1 (indicativo di un sito molto giovane o appena nato, o per cui è ancora stato fatto poco in ambito SEO) ad un massimo di 100 (indicativo della massima capacità di ranking) anche qui in scala logaritmica, in modo che cresca velocemente per i valori piccoli (fino a 30) e meno rapidamente per quelli da 70 in poi, riducendo le probabilità che venga manipolato per speculare sul valore del link.

Si tratta di un indice predittivo che si riferisce globalmente al dominio in questione, e che cerca di stimarne l’effettiva potenzialità in ambito SEO, specificatamente in relazione al PA del sito di riferimento che vogliamo ottimizzare. Essendo un indice singolo è per sua natura olistico, nel senso che tiene conto di una molteplicità di fattori e, in questo, cerca di evocare il funzionamento del ranking di Google – con efficenza quantomeno criticabile: se voglio costruire l’alternativa ad una tecnologia, difficilmente riuscirò a farlo rendendola complicata basandomi su quanto immagino debba essere l’originale. Per questo, va tenuto come parametro di riferimento generale e non come se fosse una Bibbia sacra. All’atto pratico, la vendita di link si basa su questo come su altri indici analoghi.

Per migliorare la DA del tuo sito, devi aumentare il numero, la qualità e la quantità di link in ingresso al tuo sito via link building.

La DA ha senso, secondo quanto riportato sulla pagina ufficiale, più come indice assoluto che relativo: questo vuol dire che ha senso raffrontarlo con il valore del sito da posizionare per effettuare dei confronti quantitativi, piuttosto che vederlo (come fanno, sbagliando, molti) come 0=qualità nulla, 100=qualità massima. Non considera ottimizzazioni specifiche sulla pagina nè riesce a valutare la qualità del testo, e fa riferimento all’indice proprietario di MOZ Mozscapes (fonte).

CF (Citation Flow)

Il Citation Flow (CF) è un indice ideato da Majestic e cerca di predire che influenza abbia un URL sulla base del numero di link in ingresso che possiede. Una metrica abbastanza semplice da definire a patto che si disponga di un indice di siti aggiornato, e che fornisce una misura abbastanza affidabile sulla quantità di link ricevuti dal sito. Dice qualcosa sulla quantità ma nulla sulla qualità di backlink.

Per aumentare il CF devi aumentare il numero di backlink al tuo sito.

Attenzione che il CF di www.miosito.it è in genere diverso da quello di miosito.it.

TF (Trust Flow)

Il Trust Flow (TF) è un indice ideato da Majestic, e come il CF cerca di predire che affidabilità possa fornire l’URL sulla base della presenza, tra i backlink in ingresso (e a prescindere dal numero), di domini affidabili e con uno storico consistente (Wikipedia.org, Repubblica.it, …). Una metrica anche qui piuttosto semplice da definire, a patto che si disponga di un indice di siti aggiornato, e che fornisce una misura abbastanza affidabile sulla quantità di link ricevuti dal sito. Dice qualcosa sulla qualità ma nulla sulla quantità di backlink.

Per aumentare il TF devi aumentare il numero di backlink autorevoli al tuo sito.

Attenzione che il TF di www.miosito.it è in genere diverso da quello di miosito.it.

PageRank

Il PageRank è un algoritmo usato da Google, ideato nel 1997, in grado di assegnare un peso ad ogni collegamento del World Wide Web, allo scopo di quantificare la sua importanza in termini di priorità nei risultati di ricerca: per estensione, si riferisce come PageRank il numero da 1 a 10 calcolato dall’algoritmo stesso (i dettagli sono qui). Si tratta dell’indice storico di Google per classificare i risultati di ricerca, almeno nelle sue primissime versioni, che ormai fa parte di un insieme di complesse tecniche di link analysis ranking. I SEO principianti sono soliti utilizzare ancora oggi questo numerino per le proprie valutazioni, spesso dimenticando che è solo una parte del gioco e diventando sempre più miopi al resto delle attività di una SEO davvero efficace e corretta.

Ad oggi, pertanto, è solo il piccolo tassello di una macchina molto più complessa, anche se in molti casi viene tenuto in considerazione per valutare la capacità di alterare le SERP a proprio vantaggio: criterio, di per sè, solo accidentalmente valido e del tutto sbagliato, anche perchè non c’è modo di calcolarlo in modo certo e Google stesso non lo aggiorna pubblicamente da molti anni – Sul PageRank leggi anche qui.

 

Ricerche no-click: ma sono davvero un dramma?

Quasi la metà delle ricerche su Google non produce click (il 49%): un dato preoccupante, almeno a prima vista, che è stato raccontato in Italia da Studio Samo, e che nasce da un articolo di Search Engine Land. Per quanto studi del genere siano da prendere con le pinze – e non mi stancherò mai di ripeterlo – se fosse davvero così sarebbe tutto da rivedere: anche chi si trova stabilmente in prima pagina di Google da anni, alla fine, dovrebbe considerare la possibilità di non essere cliccato.

Essere in prima pagina senza ricevere visite o click può sembrare un caso-limite, ma non lo è: se il vostro sito fa schifo e siete lì senza meritarlo, gli utenti che fanno un po’ gli schizzinosi se ne accorgeranno e non vi premieranno, scorrendo i risultati di ricerca alla ricerca (scusate il gioco di parole) di qualcosa di meglio.

Le ricerche no click sono esattamente questo, quindi: un insieme di risultati in SERP che possiedono tasso di click o CTR nullo, cioè che la gente legge, consulta, ma non clicca. Appartemente il motivo per cui non cliccano è semplice: i vostri siti non incoraggiano a farlo (ed in quel caso si possono testare title e meta-description più accattivanti, ad esempio), oppure – detta in modo brutale – i vostri siti fanno (un pochino) schifo.

Del resto le ricerche no-click non sono per forza una cosa negativa: in molti settori local search, ad esempio, si usa inserire il numero di telefono dei servizi offerti all’interno del title o della meta-description. Per quanto non si tratti di una pratica troppo ortodossa o consigliata, è molto comune – e come spesso accade in questi casi, bisogna adattarsi all’andazzo: caso tipico in cui, peraltro, la gente guarda i risultati e compone il numero (action o lead) leggendolo dai risultati, senza avvertire il bisogno di approfondire ulteriormente o di cliccare – ma solo quelli di listare. Altro caso tipico, poi, è quando cerco qualcosa per scrivere un articolo, mi interessa o mi basta leggere la risposta e tanti saluti.

Non voglio costruire un ennesimo futile caso su questa questione, ovviamente: le ricerche no-click sono generalmente un problema, ma ogni sito fa storia a sè e le statistiche, spesso, sono più fuorvianti che altro. La cosa importante è rimanere sempre focalizzati su obiettivi concreti, pratici, reali e che aiutino a sviluppare il modello di business del nostro sito.

Come simulare ricerche su Google da qualsiasi posizione e con qualsiasi dispositivo

La SEO, si sa, non è una scienza esatta: Google può comunque decidere in autonomia, e fare quello che gli pare, al netto dei nostri sforzi e good practices applicate sui nostri siti. In molti casi, del resto, la simulazione della ricerca da vari dispositivi (mobile, desktop, tablet) e da varie posizioni geografiche è utile (per non dire necessaria) per la local SEO, e anche per avere un’idea di come si possa ottimizzare il posizionamento rispetto ai vari casi. E ce ne sono tanti, da considerare:

  • una ricerca da desktop, infatti, produce dei risultati;
  • una ricerca da mobile ne produce quasi certamente altri, sempre per la stessa ricerca;
  • la SERP potrebbe inoltre variare se siamo loggati o meno in Gmail, come se non bastasse;
  • la SERP, inoltre, potrebbe cambiare anche in base al dispositivo usato ed alla posizione geografica rilevata.

Per evitare di doversi spostare fisicamente da Roma a Milano, ad esempio, e simulare le stesse ricerche andandosene in giro (“un attimo che testo da ricerca da Bologna, 3 ore e lo faccio asp“), ci sono vari tool software che ci possono dare una grossa mano.

Simulare ricerche da mobile

Il modo più semplice per simulare le ricerche da smartphone è quello di usare uno user-agent differente, e per cambiarlo ci sono degli addon per browser molto pratici e veloci

User-agent Switcher (Firefox)

Funziona molto bene ed è quello che uso anch’io: permette di effettuare il cambio di user agent e di fare le ricerche da mobile pure se siete su desktop. Tecnicamente la cosa è nota col nome di spoofing, e consente di vedere il modo in cui diversi siti web vengono visualizzati su browser e dispositivi diversi. Cosa che permettono anche altre soluzioni, ma per vedere i risultati in SERP è l’unico modo pratico. Funziona, se servisse specificarlo, su qualunque sistema operativo: Windows, Mac e Linux.

Link (solo per firefox): https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/user-agent-switcher-revived/

User-agent Switcher (Chrome)

Equivalente al precedente, per browser Chrome e per qualsiasi sistema operativo Windows, Mac e Linux.

Link (solo per Chrome): https://chrome.google.com/webstore/detail/user-agent-switcher-for-c/djflhoibgkdhkhhcedjiklpkjnoahfmg

Come simulare ricerche geolocalizzate

Per simulare le ricerche dalle città italiane bisognerebbe manipolare l’URL di ricerca di Google, il che non è pratico e presenta un problema di fondo: la città è crittografata nell’URL, per cui non esiste un sistema per farlo da soli a mano, a meno di sbattersi un po’.

Molto meglio, in mancanza di soluzioni specifiche e di tool a pagamento, usare uno strumento free quale isearchfrom.com a quel punto, che vi permette di selezionare paese, lingua e città da cui effettuare la ricerca. Molto comodo, pratico e funzionale, per cui vi fornisce in automatico l’URL di Google che potrete eventualmente condividere con colleghi e clienti.

Il tool permette di effettuare ricerche geolocalizzate anche dall’estero, eventualmente.

7 miti da sfatare sulla SEO nel settore adult

Salve, signori della SEO: quest’oggi parleremo di un argomento di quelli che la vostra mamma non dovrebbe mai leggere. Parleremo di come fare SEO a livelli accettabili sui siti per adulti, e di quali siano i principali miti di settore da sfatare.

Usare i server all’estero non è una buona idea

Nascondersi all’estero non sarà per forza una cosa che vi preserverà da eventuali problemi a lungo periodo: se una cosa non va bene su internet, può essere oscurata comunque via DNS – e se hostate il vostro sito all’estero potreste avere più complicazioni che altro. Trovate nel web molte liste di hosting che accettano adult (una un po’ vecchiotta ma ancora valida è questa, ad esempio), per cui basatevi su quella e sull’idea di business.

So anche che dal punto di vista legale e diritto d’autore la normativa italiana è controversa e dubbia, per cui: informatevi bene prima di far partire il vostro progetto.

Il problema principale è posizionare i contenuti

A parte trovare i contenuti che costa abbastanza e non è nemmeno agevole farlo, c’è la possibilità che abbiate molti video e foto da posizionare su Google senza riuscire a farvi notare: questo perchè il settore è saturo, per cui è indispensabile capire cosa faccia la differenza ed analizzare pazientemente le SERP messe meglio. Cosa tutt’altro che facile, visto che cambiano parecchio giorno dopo giorno.

Non si lavora per forza di spam

Che nell’adult si debba per forza spammare sembra la regola: lo fanno tutti, per cui bisognerà adeguarsi e prendersi i rischi del caso, usando tecniche black hat ammesso che non facciano danni. Ovviamente questo è vero solo in parte, in alcuni settori, visto il proliferare di nicchie di mercato incentrate sulla verticalità, ad esempio siti porno su un certo sottogenere – che sono anche quelli relativamente più facili da posizionare di quelli generalisti come, ad esempio, i tube porno gratuiti come questo.

Gli scambi di link si fanno ancora

Da quello che ho potuto constatare analizzando vari siti con Semrush e SEOZoom, la link building per siti porno si basa moltissimo sullo scambio di link, nonostante sia una pratica sconsigliata da Google da sempre: questo è tipico del settore e corrisponde ad accordi commerciali di scambio di traffico, tant’è che questi link sono tipicamente nel footer, nei widget (quindi si diffondono ovunque sulle pagine: link cosiddetti sitewide) e via dicendo. Lo scambio, per quanto funzionale a livello di click (se visito siti porno, per intenderci, passo naturalmente da uno all’altro anche cliccando su banner e link di testo) presuppone un discreto fattore di rischio penalità, ovviamente, soprattutto nel caso in cui l’attributo nofollow venisse trascurato.

Non è agevole fare guest post

Questo avviene per ovvie ragioni: a parte l’imbarazzo che un link builder potrebbe legittimamente provare in tal senso, linkare un sito porno con un articolo è una cosa che non è facile da proporre, da impostare e da trattare come argomento; in molti casi, basta pagare per ottenere link da qualsiasi parte, tant’è che mi è capitato più volte di trovare siti su Google News che facevano questa pratica.

La cosa essenziale rimane la regola di sempre: contestualizzare il link e trovare sempre delle “scuse” accettabili per linkare. Ed abbandonare le inibizioni per un attimo: in fondo, si tratta comunque di un lavoro.

I siti adult impiegano più tempo a posizionarsi di altri settori

Il settore è molto competitivo, ed i siti in prima pagina possono cambiare da un giorno all’altro, senza preavviso; per questo a mio modo di vedere la costruzione di link e l’ottimizzazione onpage debbono procedere con grande cautela ed accortezza. Il tempo ci vorrà e sarà anche necessario stare dietro agli aggiornamenti del sito, impostare una strategia editoriale accettabile e così via.

I backlink sono difficili da trovare in forma permanente

Se cercate link permanenti nella SEO adult di oggi, difficilmente ne troverete: quasi tutti spazzano via i link da siti porno senza preavviso, per cui bisogna stare dietro alla cosa e cercare di compensare i link persi con altri, sempre nuovi, e se possibile da domini differenti.

Quattro domande a cui la SEO non potrà mai rispondere

A volte nella SEO, al di là delle singole strategie e delle tecniche utilizzate, si pongono semplicemente le domande sbagliate. Questo alla lunga è un problema serio, perchè illude il committente di aver fatto la scelta giusta, tendendo a sprecare il suo tempo (ed il suo budget) in attività SEO del tutto inutili.

Ma quali sono le domande che non bisognerebbe mai fare alla SEO? Si sono fatti, e si faranno, addirittura eventi a pagamento su questi temi: ma, secondo me, la risposta non sarà mai soddisfacente o non potrà affatto essere data. Chiedere alla SEO determinate cose è un po’ come aspettarsi che una moto possa farci il caffè – per quanto con la moto, con qualche giro di parole, può essere comunque usata per arrivare ad un bar.

Vediamo quali sono le domande più inutili da fare alla SEO, perchè questo ci aiuterà a capire meglio come muoversi nel settore.

Google-dance: risultati di ricerca instabili

Se i risultati di ricerca in SERP sono instabili, tendono a farvi salire e a farvi scendere improvvisamente e senza una logica, ci sono due possibilità: la prima, secondo me più probabile, è che il vostro settore sia più competitivo di quanto pensiate. Non conviene ostinarsi ad ottimizzare quella singola keyword, a quel punto: tanto vale variarla e rifare l’analisi delle chiavi più convenienti. La seconda possibilità è che stiate comunque lavorando bene, ma che sia necessario aspettare l’effetto della vostra campagna SEO.

Soluzione possibile: continuare ad ottimizzare il sito per gli utenti, pensando alle loro esigenze, alle parole che usano per cercare ed alle risposte che, in qualche modo, si aspettano. Aggiungere altri backlink di “rinforzo”, ripensare meglio i contenuti in funzione degli utenti del sito. Non ragionare le pagine troppo sui motori di ricerca. Utilizzare le keyword che usano gli utenti (es. Google Trends, Google suggest) non quelle che piacciono a noi, al cliente o che “suonano bene”.

Cercare la keyword density “perfetta”

Non c’è nulla da fare in questi casi: la keyword density è inderogabilmente una cavolata, e fa solo perdere tempo lavorarci o inventarsi percentuali ottimali da raggiungere (quella del 3-4% è una delle più inossidabili, ma sempre una stronzata rimane). Quindi, come dico sempre ai corsi che mi capita di fare dal vivo e come ho scritto fino alla sfinimento su questo blog: non c’entra nulla la keyword density, è un parametro troppo elementare da ottimizzare e se bastasse aumentare il numero di parole chiave nella pagina prima o poi chiunque riuscirebbe ad andare in prima pagina. I fatti dicono che non tutti ci riescono, per cui l’approccio è semplicistico e porta fuori strada.

Soluzione possibile: ripensate i vostri contenuti affidandovi ad un copywriter che conosca e sia soprattutto ben documentato sull’argomento di cui scrive.

Pagine che non convertono

Se le pagine si posizionano bene ma non convertono, ovviamente è un problema in termini di rientro dell’investimento fatto (ROI): ma in questi casi non è un problema di come hai fatto la SEO, ma di come l’hai gestita fino a quel punto a livello di web marketing. Se un sito non vende, in molti casi di mia conoscenza, potrebbero esserci problemi tecnici nascosti che impediscono all’utente di finalizzare l’acquisto – ad esempio certificati assenti o HTTPS mal configurato, carrello poco intuitivo, sito impostato in modo caotico, troppe scelte per l’utente che non sa dove cliccare e così via.

Soluzione possibile: ideare una strategia di web marketing a prescindere dalla SEO tecnica. Rivedere il funnel e l’intero processo di conversione, anche dai dati di Google Analytics.

Concorrenza troppo forte

Se non riuscite a posizionarvi su una singola chiave di ricerca, c’è il rischio di “affezionarsi” alla stessa – il che non è per forza una buona idea: ogni strategia deve essere adattativa e flessibile al massimo. Quello che conta è portare visite utili al sito, per cui: se non riuscite a posizionarvi per una chiave di ricerca X, trovate una chiave di ricerca Y che sia alternativa e per cui ci sia meno concorrenza.

Soluzione possibile: cambiare le keyword o rifare completamente la keyword research per quel sito

Il mio sito non appare su Googleit: piangi (oppure leggi qui)

Se il tuo sito non viene indicizzato o non è visibile su Google, leggi quello che segue e potrai chiarirti le idee. Uno dei comportamenti più difficili da affrontare in ambito SEO, infatti,  riguarda il caso in cui il nostro sito non appare per nulla o viene ignorato dai motori di ricerca. Proviamo a capire anzitutto se si tratta di un problema di indicizzazione oppure di posizionamento.

Problema di indicizzazione. Nel primo caso, la pagina non sarà visibile per nulla, cioè se la pagina che non è indicizzata fosse ad esempio

https://salvatorecapolupo.it/pagina-che-non-se-trova.html

cercando su Google l’URL tra virgolette non troveremo nulla:

In questo caso bisogna attendere che il crawler di Google faccia il proprio lavoro oppure, al limite, forzare l’indicizzazione della pagina.

Problema di posizionamento. Nel secondo caso, invece, il test precedente restituisce una pagina – per cui siamo presenti nell’indice di Google – ma il problema è il ranking che è scarso o non all’altezza delle aspettative. Qui è invece necessario un lavoro specializzato SEO e, con buona probabilità, anche di link building – vedi anche Come diventare primi su Google.

In questi casi, comunque, è difficile capire con certezza da cosa dipenda, ma le casistiche più comuni sono in effetti le seguenti:

  1. il sito non appare per alcune ricerche per cui si sta ottimizzando;
  2. il sito non appare su Google per nessuna ricerca (esempio: cercando il nome della home page)

Non è agevole determinare con certezza cosa possa causare un determinato comportamento, specialmente se non avete notifiche da parte di Google, per cui il responso sul vostro sito andrebbe emesso sulla base di un mix di esperienza ed analisi mirata.

Se avete problemi di visibilità su Google, comunque, non si tratta necessariamente di una penalizzazione, per quanto gli indizi possano convergere, a seconda delle circostanze, in questa direzione.

Ammettiamo che la chiave di ricerca sia X, tanto per fare un esempio, e che il sito sia ABC.it: il primo check da fare è verificare che compaia qualcosa nella ricerca locale del sito, quindi cerchiamo su Google ad esempio

X site:ABC.it

Se esce almeno un risultato, il primo di questi è solitamente quello “candidato” ad arrivare nella SERP per la ricerca di X. Se non esce nulla, invece, è probabile che:

  1. il sito non sia indicizzato perchè molto giovane (leggi: come indicizzare un sito);
  2. il sito non sia visibile su Google perchè ci sono competitor molto forti (in questo caso siamo solo surclassati dagli altri, ma non siamo penalizzati);
  3. il sito sia stato penalizzato a seguito di comportamenti scorretti, o non in linea con le indicazioni per webmaster di Google.

Analizzare il passato del nostro sito, quindi, diventa indispensabile per capire come comportarsi. Ci sono situazioni in cui la soluzione è più semplice di quello che si possa pensare, del tipo: se non apparite per la ricerca di X nel sito ABC.it, è opportuno verificare che nel sito ABC.it sia presente da qualche parte… la stringa X :-).

Nel secondo caso, la situazione è più “drammatica”: il nostro sito non compare su nessuna ricerca, neanche cercando il nome del sito:

ABC.it

Se da una ricerca del genere non esce fuori nulla, è molto probabile che il sito non sia stato indicizzato (ad esempio per un sito giovane, in presenza di attributi NOINDEX, NOFOLLOW scorretti) oppure che, come nel caso precedente, sia stato indicizzato. Ci sono casi che ho affrontato in cui, ad esempio, il dominio pagava lo scotto di penalizzazioni precedenti (precedenti SEO senza scrupoli, o webmaster non troppo esperti), di cui spesso il proprietario attuale non poteva sapere nulla, come ho raccontato quando ho comprato un dominio con molti backlink ed una certa anzianità (ne parlo nel post Domini che generano traffico “da soli”, una prova che smentisce parecchia mitologia).

Ci sono molti altri casi intermedi che possono capitare su un sito, e non è agevole discuterne in maniera approfondita in un post. Ad ogni modo, prima di arrivare a conclusioni affrettate, è bene controllare che non ci siano notifiche di penalizzazioni manuali su Google (se ci sono, le trovate nella Search Console), ed eventualmente analizzare tutti i backlink in ingresso e valutare se non sia il caso di effettuare un disavow dei link sospetti.

Google non prende per forza il valore del title che vuoi tu: ecco perchè

Secondo un diffuso modo di procedere nella SEO, si tende ad apportare spesso delle modifiche al campo <title> di una pagina, il più delle volte mediante plugin SEO (Yoast ad esempio) oppure direttamente dal backend editor del CMS che stiamo utilizzando: sappiamo che il title quasi sempre coincide con il campo titolo della pagina. Sappiamo anche che ci sono alcune “regolette” per provare a migliorare il posizionamento, a volte semplicemente cambiando un po’ il title o inserendo una parola chiave utile: tutte cose sacrosante (e di cui non abusare) che vale la pena sperimentare e capire un po’ meglio. Tuttavia c’è un problema che in pochi considerano, secondo me: Google non vede il cambiamento del title come una “regola” vera e propria. Non è detto, insomma, che se vedo una cosa del genere tra i risultati di ricerca:

il title della pagina sia per forza:

<title> Perchè il bold non serve ad ottimizzare – Capolooper.it </title>

e questo una serie di valide ragioni ed aspetti, osservabili sperimentalmente.

 

Google impiega del tempo a scansionare la pagina

Se facciamo una modifica, anzitutto, non è detto che Google la rilevi in tempo reale: se non avete fretta, aspettate pure qualche giorno e poi verificate che abbia preso le modifiche: se andate di fretta, sottoponete la pagina con il title modificato al tool di scansione. Prima regola da tenere in conto, quindi, è il tempo impiegato da crawler per ripassare sulla pagina modificata.

Google potrebbe aggiungere il nome del sito

Questa è una cosa che Google fa in molti casi, anche quando nel title non è presente il nome del brand o del sito; in molti casi, lo aggiunge e basta. C’è poco da fare in questi casi, e questo ha rafforzato una sensazione che ho da molti anni, ormai, che purtroppo è difficile da verificare con certezza ma che sembra se non altro ragionevole. Quindi un title come:

“Pippi Pappo Leader nel settore”

potrebbe diventare (senza la nostra volontà):

“Pippi Pappo Leader nel settore – pippipappo.it

Il title dipende anche dalla ricerca che fate

Questa è una cosa incredibilmente sottovalutata da chi usa Google o da chi si spaccia per SEO esperto, questa qui: ma il title sembra dipendere anche dalla ricerca che fate. Non è che Google fissi un title in modo monolitico e lo adatti come risultato di ricerca ovunque, insomma. Prova ne sia il fatto che molte pagine web possono essere indicizzate più volte con title diversi l’uno dall’altro, proprio perchè è perfettamente plausibile che su una pagina arrivi traffico da qualsiasi ricerca e da tutte le varianti della coda lunga, ad esempio.

Google si potrebbe basare sulle anchor text dei backlink al sito per dedurre il title

È chiaro, in sostanza, che il title può essere coincidente con quello che vediamo nei risultati di ricerca, ovviamente; ma questo non vuol dire che avvenga sempre e con certezza assoluta. In molti casi Google potrebbe ricavare il title più adatto anche dai backlink che puntano alla pagina, motivo per cercare di scriverli sempre con cura quando fate link building. Poi, altro aspetto fondamentale, se Google aggiunge il nome del sito potrebbe dipendere anche dal gran numero di anchor text brand che puntano al sito (faccio solo ipotesi speculative, prendetemi con le pinze).

Ci sono anche ulteriori fattori che potrebbero infuenzare i title che non “comandano” in SERP: differenze tra versione scansionata ed indicizzata, tentativi eccessivamente manipolativi, problemi di parsing nel title (tipico nel caso in cui, ad esempio, vediamo bene un title nel sito e lo vediamo male in SERP: Screaming Frog può aiutare, in queste situazioni).

 

Photo by Oleg Ivanov on Unsplash

Non abbiamo capito niente di article marketing

È possibile fare decentemente article marketing senza farsi prendere a pesci in faccia? È una domanda che mi pongo da quando ho iniziato ad occuparmi di SEO, e devo riconoscere che nella prima fase del mio lavoro, durante i primi esperimenti, ho probabilmente abusato di questa tecnica.

Cosa che peraltro vedevo fare un po’ a tutti, per cui non mi sono mai posto troppi scrupoli a fare uso di article marketing. Cosa che, per inciso, facevano un po’ tutti e tendono ancora oggi a fare tutti, presi dal ragionare sulla falsariga de:

  • inserisco un link al mio sito con la parola chiave in questione;
  • inserisco un link al mio sito con la parola chiave in questione;
  • piango perchè Google mi ha penalizzato / il maestro mi ha scoperto.

Troppo semplicistico ragionare così, al limite del dilettantismo da bar.

Dove trovare buoni siti per fare article marketing? La cosa peggiore da fare, almeno attualmente, è usare Google per cercarli, perchè sono SERP molto spammate e non è raro beccato siti di scarsa qualità in semplice ricerca di traffico. Per cui meglio basarsi su risorse statiche: una delle migliori si trova indubbiamente sul portale di Taverniti:
http://liste.giorgiotave.it/article-marketing
Moltissimi URL sono validi per inserire i vostri articoli a scopo SEO, non tutti sono della stessa qualità e (per inciso, se qualcuno dello staff mi leggesse) la lista andrebbe aggiornata, visto che alcuni URL non sono più attivi o riguardano siti di natura differente.

Si tratta comunque di una delle migliori liste del settore, quasi il DMOZ dell’article marketing che, a proposito, trovate qui:
http://www.dmoz.org/World/Italiano/Notizie/Agenzie/Comunicati_Stampa
Adesso tocca a voi: le risorse ci sono, sta solo al SEO chiamato in causa utilizzarle al meglio. Non sarà semplice, soprattutto perchè ogni sito ha le sue linee editoriali e non sempre sono facilissime da rispettare, ma voi potete prepararvi fin dall’inizio:

  1. un logo del vostro sito in multi-formato (PNG/JPG) e multi-dimensione (120×90, 120×100 sono i format più diffusi);
  2. un file in cui avrete fatto brainstorming, eventualmente col cliente, degli argomenti da trattare.

Per evitare penalizzazioni, è a mio avviso obbligatorio evitare di linkare parole chiave, e limitarsi a farlo sul nome del sito o su parole casuali: tecnica safe in molti anni di attività SEO, che mi sento di consigliare a chiunque salvo casi particolari.