Come indicizzare un sito fatto in Joomla!

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in Joomla! nella pratica, senza essere dei SEO e senza eccessive competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito in Joomla! si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito in WP non è su Google, che faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro blog in Joomla! indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito in Joomla

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in Joomla per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in Joomla, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Come indicizzare un sito qualsiasi

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito web nella pratica, senza essere dei SEO e senza troppe competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se un sito c’è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito non è su Google, cosa faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro sito indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito web, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Come si indicizza un sito in WordPress

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in WordPress nella pratica, senza essere dei SEO e senza eccessive competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Bing, Google, Yandex ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplice: per farlo basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito WordPress possa essere indicizzato

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito in WP non è su Google, che faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro blog in WordPress indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito in WordPress

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in WordPress per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in WordPress, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Google riconosce la direttiva crawl-delay?

Se state editando il file robots.txt del vostro sito, la direttiva crawl-delay potrebbe suscitare più di un dubbio, specialmente se rapportata a Google. In effetti, specificare nel suddetto file una cosa tipo:

crawl-delay: 10

significa imporre che il crawler debba aspettare 10 secondi tra una scansione (una crawl action, cioè un’azione di scansione che potrebbe anche riguardare una parte del sito) e la successiva. In alcuni casi, nel tool della Search Console dedicato all’analisi del robots.txt, potrebbe apparire una segnalazione di errore tipo:

crawl-delay ruled ignored

ovvero direttiva ignorata o non supportata da Google, nello specifico, per le ragioni seguenti.

Google tara la propria velocità di scansione in automatico al fine di non appensantire la velocità di caricamento del vostro sito, per cui non è affatto necessario specificare questa direttiva (che invece potrebbe essere utile per altri motori di ricerca). Se un criterio di schedulazione statica del crawler – statica nel senso di basata su un intervallo predefinito di secondi – poteva essere valido fino a qualche anno fa, infatti, sappiamo che i server moderni sono perfettamente in grado di gestire richieste multiple contemporaneamente ad altissima velocità, per cui un limite del genere per Google non ha alcun senso. Si può pensare quindi di rimuovere completamente la direttiva dal file robots.txt del proprio sito, limitandosi a farne uso per impedire al crawler di effettuare scansioni di specifiche, eventuali sottodirectory del proprio sito.

La spiegazione ufficiale è nel video successivo, direttamente da John Mueller di Google.

Come imparare a fare SEO

Introduzione

Imparare a fare SEO è una delle più grandi ambizioni, forse, degli imprenditori digitali: persone spesso disposte ad investire tempo e soldi nella formazione, ma che spesso non riescono a trovare un corso davvero su misura per le proprie necessità. Oggi cercheremo di capire un po’ meglio, pertanto, quale sia l’approccio migliore alla formazione SEO e come risolvere un po’ di problemi e dilemmi che potrebbero presentarsi.

Chiarire i propri obiettivi

Per quale motivo vorreste fare un corso SEO? Se il motivo è un dei seguenti, state facendo la scelta giusta:

  • vorreste migliorare la qualità del flusso di traffico e di visite al vostro sito dai motori di ricerca (ad esempio ricevete visite automatizzate o traffico artificiale da bot);
  • nessuno sembra andare nel vostro sito, a parte amici e parenti;
  • il vostro sito non è indicizzato su Google (in questo caso leggete qui);
  • il vostro sito è su Google, ma non è ben posizionato (in questo caso leggete qui);
  • vorreste far convertire il traffico dai motori di ricerca, cioè trasformare in clienti i visitatori da Google o almeno una parte di essi;
  • preferite fare la soli la vostra attività SEO per motivi vari (ad esempio perchè non vi fidate dei consulenti, vi costa troppo o vorreste essere autonomi nella vostra attività anche in futuro.

Se avete in mente altri obiettivi (ad esempio traffico dai social, non vi interessa apparire su Google ecc.) la SEO quasi certamente non fa per voi, sarebbe fuori target e non mi sentirei – seppur a malincuore 🙁 – di consigliarvela.

Capire le basi di HTML e di HTTP(S)

Non credete a nessun fenomeno che vi racconti (spesso mediante video promozionali o articoli sui blog) che la tecnica non serva a nulla e che la SEO sia alla portata di chiunque, anche che non capisca nulla di tecnologia: è semplicemente falso. Alla base di qualsiasi corso SEO di qualità, infatti, vi è la corretta comprensione di:

  1. HTML – cos’è e come funziona;
  2. tag HTML;
  3. meta-tag HTML;
  4. HTML per mobile;
  5. HTTP e HTTPS;

In breve: HTML è un linguaggio di markup per definire la struttura di una pagina (ad esempio una landing page ad uso commerciale), i tag definiscono i vari elementi della stessa (quindi grassetto, corsivo, link nel testo, titoli e sottotitoli delle pagine e così via), i meta-tag sono utili a scopi SEO (soprattutto title e meta-description), HTML per mobile viene sfruttato mediante framework CSS già pronti all’uso ed al “montaggio” modulare come Bootstrap. Infine HTTP è il protocollo di trasporto dei dati dal server al client (e viceversa), mentre HTTPS è la sua versione protetta e sicura, molto utile per non farsi spiare o intercettare la connessione.

Da qualche tempo, per inciso, spiego questi aspetti nella parte introduttiva del corso che faccio periodicamente coi colleghi di SEO Roma.

Imparare a costruire pagine web

Questo compito non è banale, di solito, e richiederebbe la presenza di un web designer; ad oggi, almeno in parte, ma può essere effettuato in almeno due modi:

  1. aprendo un sito con Weebly o WordPress.com ed editando con gli editor integrati HTML; spesso offrono anche grafiche o template già pronti all’suo;
  2. aprendo un sito in WordPress (leggi qui come fare).

Le pagine web ben realizzate rispondono a due principi base:

  1. equilibrio grafico, definibile in vari modi (niente elementi fuori misura, buon fit con tutti gli schermi, scalabilità lato mobile e tablet);
  2. utilità e fruibilità delle pagine: devono essere semplici, facili da consultare e senza link inutili.

Se invece volete fare un e-commerce, è un po’ più complicato: per maggiori informazioni scopri il corso per imparare a creare il tuo negozio online.

Apprendere i principali fattori onpage

Quando si parla di pagine singole è abbastanza semplice, lato tecnico, editarsi le pagine da soli: di solito i fattori onpage SEO più importanti sono il title e la meta description della pagina, e basta mettere mano a quelli. WordPress li rende automaticamente editabili grazie al plugin Yoast, Joomla e Drupal allo stesso modo mediante appositi addon, in genere il lato SEO è ben coperto da qualsiasi e-commerce come Prestashop o Magento, al limite mediante componenti a pagamento. Il problema semmai è prendere le decisioni giuste:

  • conviene mettere la keyword all’inizio o alla fine del title?
  • conviene davvero mettere la keyword da ottimizzare in tutte le pagine, o solo in quelle pertinenti;
  • quante volte deve comparire la parola chiave nella pagina?

Sono tutte domande a cui solo gli esperti sanno rispondere: e fanno parte della definizione della tua strategia SEO. Non esiste una strategia valida universalmente: ogni volta, per ogni sito, vanno fatte valutazioni a sè.

Imparare i fattori offpage

Un altro aspetto rilevante per imparare a fare SEO riguarda la parte promozionale dall’esterno, ovvero la link building: su questo molto (pure troppo) è stato scritto, e sta tutto nel capire di cosa stiamo parlando. La link building è la procedura mediante cui aggiungeremo dei backlink attivi (e durevoli nel tempo) da siti esterni al nostro, il tutto mediante:

  • richieste dirette di link (a pagamento o free);
  • aggiunta del link in community o siti web visibili a Google (anche in directory, che ormai non sono più utili);
  • pubblicazione di guest post o articoli più o meno spudoratamente autopromozionali (ove consentiti).

Una buona strategia a riguardo potrebbe riguardare il far parte di una PBN, anche se il fattore di rischio penalità da Google in questo caso può essere abbastanza alto (se non si prendono le opportune contromisure).

Definire una strategia

Come si fa a fare una strategia SEO? Bisogna porsi varie domande prima di farla, e rispondere a domande tipo:

  • cosa cercano più spesso i potenziali visitatori del mio sito?
  • quali tra le ricerche che fanno possiedono intento commerciale?
  • come è stata indicizzata la concorrenza del mio settore su Google?
  • chi ha linkato la concorrenza potrebbe, a certe condizioni, linkare anche me?

Sono tutte domande interessante e non sempre le risposte potrebbero bastare: ci vogliono esperienza, spirito di iniziativa ed originalità per una buona strategia. Non esistono strategie jolly: dipende sempre dal contesto in cui lavorate.

Misurare i risultati e … correggere il tiro

Dopo aver avviato la strategia, si misurano i risultati e mensilmente si cerca di capire se le cose vadano bene o meno; strumenti di misurazione molto validi sono la Search Console di Google e SEOZoom. Anche qui, le scelte dipendono dal consulente: i corsi insegnano qualche criterio di massima da adottare, ma poi dipenderà sempre da noi decidere quale percorso intraprendere.

Conclusioni

Trovare un buon corso SEO, ad oggi, non è difficile: le opportunità non sono poche, e spesso sono disponibili sia come corsi offline (da fare di persona) che online (video lezioni scaricabili come quelle del Corso SEO di Madri). Comunque si decida di fare, solo la pratica sarà in grado di rendere chiaro come procedere, o valutare l’opportunità di affidarsi ad un professionista del settore.

Non abbiamo capito niente di article marketing

È possibile fare decentemente article marketing senza farsi prendere a pesci in faccia? È una domanda che mi pongo da quando ho iniziato ad occuparmi di SEO, e devo riconoscere che nella prima fase del mio lavoro, durante i primi esperimenti, ho probabilmente abusato di questa tecnica.

Cosa che peraltro vedevo fare un po’ a tutti, per cui non mi sono mai posto troppi scrupoli a fare uso di article marketing. Cosa che, per inciso, facevano un po’ tutti e tendono ancora oggi a fare tutti, presi dal ragionare sulla falsariga de:

  • inserisco un link al mio sito con la parola chiave in questione;
  • inserisco un link al mio sito con la parola chiave in questione;
  • piango perchè Google mi ha penalizzato / il maestro mi ha scoperto.

Troppo semplicistico ragionare così, al limite del dilettantismo da bar.

Dove trovare buoni siti per fare article marketing? La cosa peggiore da fare, almeno attualmente, è usare Google per cercarli, perchè sono SERP molto spammate e non è raro beccato siti di scarsa qualità in semplice ricerca di traffico. Per cui meglio basarsi su risorse statiche: una delle migliori si trova indubbiamente sul portale di Taverniti:
http://liste.giorgiotave.it/article-marketing
Moltissimi URL sono validi per inserire i vostri articoli a scopo SEO, non tutti sono della stessa qualità e (per inciso, se qualcuno dello staff mi leggesse) la lista andrebbe aggiornata, visto che alcuni URL non sono più attivi o riguardano siti di natura differente.

Si tratta comunque di una delle migliori liste del settore, quasi il DMOZ dell’article marketing che, a proposito, trovate qui:
http://www.dmoz.org/World/Italiano/Notizie/Agenzie/Comunicati_Stampa
Adesso tocca a voi: le risorse ci sono, sta solo al SEO chiamato in causa utilizzarle al meglio. Non sarà semplice, soprattutto perchè ogni sito ha le sue linee editoriali e non sempre sono facilissime da rispettare, ma voi potete prepararvi fin dall’inizio:

  1. un logo del vostro sito in multi-formato (PNG/JPG) e multi-dimensione (120×90, 120×100 sono i format più diffusi);
  2. un file in cui avrete fatto brainstorming, eventualmente col cliente, degli argomenti da trattare.

Per evitare penalizzazioni, è a mio avviso obbligatorio evitare di linkare parole chiave, e limitarsi a farlo sul nome del sito o su parole casuali: tecnica safe in molti anni di attività SEO, che mi sento di consigliare a chiunque salvo casi particolari.

Come scrivere bene un guest post

Alcune regole pratiche per scrivere al meglio il tuo guest post o articolo promozionale per il web. Si tratta di accorgimenti utili per far rendere il tuo lavoro al meglio, fare bella figura con il tuo articolo  e (cosa non da poco) evitare penalizzazioni da parte di Google.

Non scrivere periodi troppo lunghi

I suggerimenti per scrivere bene un guest post dipendono ovviamente dalla nicchia di riferimento, per cui non esiste un modo unico per definirli: la prima cosa da considerare, in ogni caso, è di scrivere in modo comprensibile.

Non usare periodi troppo lunghi è una buona idea per approcciare bene alla questione.

Non copiare

Pratica sempre sconsigliata, inutile e poco elegante: non copiate da altri articoli, ed evitate anche di ricopiare in parte o scopiazzare contenuti altrui. Anche se non ve ne importasse nulla degli autori originali – cosa probabilissima, se avete scelto di copiarli – tenete conto che gli articoli per il web sono un servizio a vantaggio del vostro pubblico. Se pubblicate testi scopiazzati – quindi inutili per il lettore – non ci guadagnarete nulla ed avrete lavorato tanto (copiare e scopiazzare costa tempo) e per nulla (il ROI sarà scarso o nullo).

Scrivi per il target di riferimento

Non sempre è necessario usare un linguaggio accademico, anzi – direi che nella pratica del copywriting SEO non è quasi mai necessario nè consigliabile farlo. Scrivete bene in modo che il lettore medio a cui vi state rivolgendo possa capirvi. Periodi semplici, chiari e concisi.

Evita le ripetizioni

Danno l’impressione di testi scritti in modo dilettantesco, e fanno fare brutta figura al vostro cliente.

Usa correttamente paragrafi e punteggiatura

Dividi bene il testo in paragrafi, evita gli errori di punteggiatura. Leggi e documentati bene sull’argomento, prima di scrivere: e mentre lo fai, controlla bene i punti precedenti.

Consulta un buon testo sulla scrittura commerciale

Libro consigliatissimo: Come non scrivere di Claudio Giunta

Non linkare le anchor text in modo secco

Questa è una pessima abitudine abbastanza diffusa, e che vorrei cercare di correggere: per fare una buona SEO non bisogna per forza far corrispondere l’anchor text del link con la ricerca che state ottimizzando. Il testo finale risulterà orribile, e non si scrive solo per i motori di ricerca (mai) ma sempre, prima, per gli utenti ed i lettori.

Evitate quindi di scrivere male in italiano per favorire la SEO: è un modo infantile e semplicistico di lavorare. A forme del genere:

[…] trovare un buon avvocato penalista Roma […]

[…] azienda leader nel settore degli acciai antiusura Mantova […]

preferite sempre queste (equivalenti):

[…] trovare un buon avvocato penalista a Roma […]

[…] azienda leader nel settore degli acciai antiusura nella città di Mantova […]

Si tratta, lo ribadisco, di accorgimenti per non farci penalizzare, quindi nell’interesse di tutti.

Non usare il bold per “ottimizzare”

È una scemenza a cui non dovete credere: il bold è questione di tipografia, non di SEO; se pensi il contrario sei ingenuo o ignorante sull’argomento – vedi anche qui.

I post che non rispettano queste regole saranno tendenzialmente non pubblicati dai siti che vi ospitano.

Come indicizzare un sito Drupal

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in Drupal, senza essere dei SEO veri e propri (molti, si sa, amano fare da soli) e senza troppe competenze tecniche.

Che vuol dire indicizzare un sito?

Indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina. Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler.

Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione (quindi posizionare un sito è diverso da indicizzarlo). Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori. L’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo (non l’unico) di un generale, e molto più complicato, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca, che include la definizione di una strategia adeguata.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio), oppure utilizzare l’operatore site: (per esempio: site:seomilano.agency).

In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato, basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non dovete cercare pure termini generici legati al vostro sito – semmai cercate solo il suo nome di dominio, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate sempre qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere qualche giorno.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

L’indicizzazione, fino a prova contraria, può essere anche automatica: l’importante è che sia registrato sulla Search Console e che ci sia almeno un backlink in ingresso allo stesso, in alternativa.

Requisiti perchè il sito in Drupal si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il  mio sito in Drupal non è su Google, che devo fare?

Le cause per cui non vedete il vostro portale in Drupal indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche pratiche per indicizzare un sito in Drupal

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in Drupal per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della nuova Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in Drupal, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

I 12 miti SEO più dannosi di sempre

Non è arte, non è una scienza esatta e periodicamente ci fa disperare, divertire e lavorare duramente: nel mondo dell’ottimizzazione e della sua divulgazione su internet, come in altri ambiti, è naturale che possano diffondersi dei falsi miti. Leggende urbane e bufale SEO sono all’ordine del giorno, ma questo soprattutto dato l’interesse editoriale di molti siti nel farsi leggere ad ogni costo.

Con questo articolo propongo una rassegna dei miti più assurdi e pericolosi, se vogliamo, per lavorare correttamente nella SEO.

1) Alla fine è solo questione di PageRank…

Il PageRank è solo l’indice più intuitivo e più semplice da spiegare che possa esistere, ma ciò non vuol dire che sia il più utile: la fissazione di molti SEO nel semplificare i termini del discorso, spesso calati nella (tragica) buonafede di chi vorrebbe farsi apprezzare anche dai clienti più ottusi, è diventata un must all’interno delle liste di miti SEO, ed è quasi invulnerabile a qualsiasi considerazione contraria si possa farne. No, non è solo questione di PageRank nella SEO – purtroppo o per fortuna: nella valutazione dei siti in ambito ottimizzazione sui motori intervengono (per citarne giusto altri tre) anche la user experience, le ottimizzazioni interne, il numero di backlink al sito. Ottimizzare un sito passa per capirne il contesto, per stabilire cosa sia meglio per un sito di tipo X, Y o Z, e non può per questo essere questione di PageRank e numeretti vari, isolati dal contesto e considerati totem da adorare. La mentalità riduzionista di molti SEO, alla fine, significa spesso che state avendo a che fare con improvvisazione ed incompetenza: diffidate sempre dai mercanti di PageRank.

2) Il tool per i disavow / per lo spam / per segnalare i link a pagamento è inutile!

Secondo me questo genere di ragionamento denota solo una scarsa propensione al settore: scarso ottimismo, scarsa flessibilità, scarsa mentalità imprenditoriale oltre che scarsa voglia di fare, unita ala voglia morbosa di rimanere nella propria comfort zone. Il vero problema di questi tool, in effetti, è che (a parte il disavow nel caso di penalizzazioni esplicite) praticamente mai – almeno nella mia esperienza – danno un riscontro misurabile. Ovvero se segnali un link di spam o comprato Google non ti dirà mai “bravo” o “adesso ti premio”; superato questo scoglio di mentalità “scolastica”, l’uso di questo come di altri strumenti SEO è, prima che utile, a mio avviso doveroso per migliorare la qualità del lavoro di tutti. Dubito che se tutti segnalassero spam ed irregolarità a Google non succederebbe nulla di buono: il problema, appunto, è che chi non segnala o svilisce spesso, purtroppo, ha ottime ragioni per farlo.

3) Ho calcolato la keyword density “ottimale” (al 4%) e…

La keyword density rientra in quelle che il buon Enrico Altavilla ha etichettato come “ca**te SEO” ed ha spiegato egregiamente: La keyword density non è mai stata usata dai motori di ricerca moderni per stabilire quanto un documento è attinente ad una query. L’ultimo utilizzo pratico che io conosco risale ad alcuni vecchi algoritmi in voga in ambito universitario negli anni settanta! Per cui se il vostro consulente di fiducia o il vostro collega vi parla di keyword density, direi che tanto “di fiducia” e tanto “collega” magari non è.

Ripetiamo, per brevità: non solo la keyword density è una metrica di Information Retrieval obsoleta e stupidella (si limita a considerare il numero di occorrenze di una parola chiave in un contesto), ma non c’è nemmeno  traccia storica del fatto che sia mai stata usata dai motori.

4) Consideriamo i SEO factor (stagionali: oggi va il blu, domani chissà)

Si tratta di uno dei miti SEO forse meno banali da smontare, poichè perchè si basa su un frainteso statistico ed esprime (mi si passino i termini poco garbati) un mix letale di analfabetismo funzionale e smanìa da marketing a basso costo. Ci sono numerosi articoli, soprattutto stranieri (spesso ripresi dai SEO italiani, purtroppo) che parlano dei SEO factor del momento: adesso “va di moda” ottimizzare i title, domani si lavora sui contenuti (Come a dire: normalmente cosa fate, se lavorate sui contenuti a sprazzi o solo se lo scrive MOZ?), dopodomani chissà. Il problema di questo approccio – che, per inciso, anche se fosse valido porterebbe i SEO a fare tutti le stesse operazioni, in massa, su ogni sito! – è che si trova ad essere sbagliato in partenza: da un lato, infatti, è figlio di un fraintendimento legato alla correlazione, dall’altro esprime la necessità di certe agenzie e guru di fare link building pubblicando i SEO factor 2016, 2015, 2014 e così via. La correlazione statistica non implica causalità: qualsiasi SEO factor troviate in giro, anche il più convincente, sarà comunque frutto di uno studio statistico. Ogni statistica è limitata ad un campione, ed il campione in esame potrebbe non essere pertinente al vostro scopo o essere stato manipolato ad arte. Inoltre, il fatto che ci siano correlazioni molto forti (cioè prossime ad 1) tra due fattori non vuol dire che uno causi l’altro (metto le parole chiave all’inizio del titolo -> mi posiziono meglio). Il fraintendimento della correlazione e dei SEO factor porta un condizionamento subdolo e terrificante nel nostro lavoro e nell’indipendenza di giudizio, ed è uno dei mali della nostra professione, da sempre. Se consideriamo che a volte vengono discusse correlazioni dello 0.1 o 0.2 (correlazioni molto deboli, o spurie) e sono anch’esse considerate ranking factor, si capisce ancor più quanto sia stupido discutere di SEO in questi termini.

5) I meta tag keyword della pagina sono sbagliati!

Se state cercando di capire quali meta tag keyword siano meglio nelle vostre pagine a scopo SEO, magari non siete troppo aggiornati e fareste bene a riguardare un post ufficiale del blog di Google: dal 21 settembre 2009 non ha molto senso parlare di questo tag, infatti, perchè è stato ufficialmente dismesso. In pratica non viene più usato da Google, o se preferite: “Google doesn’t use the “keywords” meta tag in our web search ranking”.

In pratica non serve riempire questo campo con una lista di parole chiave separate da vingola, non cambia nulla nella pratica ed è molto meglio dedicarsi ad altre attività. Anche Bing è sulla stessa linea, per inciso (“Today, it’s pretty clear the meta keyword tag is dead in terms of SEO value”), ma rimane l’opinione diffusa che un uso sbagliato dei meta tag keyword sia comunque penalizzante. Per la cronaca, e per quello che vale, ho fatto un test sul mio sito qualche tempo fa – inserendo volutamente keyword sbagliate o fuori tema – e non è successo nulla di interessante nè in positivo nè in negativo. Per il resto sono opinioni, non fatti, e sulle opinioni mi rifaccio spesso alla celebre frase attribuita all’ex CEO di Netscape, Jim Barksdale: se disponiamo di dati, analizziamoli. Se tutto ciò che abbiamo sono opinioni, consideriamo la mia (o, se preferite, ognuno consideri la propria).

6) Il meta tag noindex basta, da solo, a deindicizzare le pagine

Su questo si è diffusa una cattiva idea simile a quella diffusa sul file .htaccess per il mod_rewrite: si pensa, infatti, che usare il meta tag noindex basti a deindicizzare “magicamente” quella pagina da Google, così come attivare il mod_rewrite metta in automatico gli URL SEO-friendly. In realtà il noindex impedisce l’indicizzazione di una pagina non ancora indicizzata, mentre se la pagina esiste va rimossa manualmente mediante Search Console di Google (così come è il PHP a creare gli URL SEO friendly, htaccess in un certo modo è solo una condizione necessaria, non sufficente).

In genere possiamo rimuovere a mano dall’indice di Google sia le pagine 404 che quelle con noindex. In proposito potete leggere il mio articolo su come deindicizzare una pagina.

7) Il file robots.txt serve a deindicizzare le pagine

Anche qui abbiamo un equivoco simile al precedente: a parte il fatto che il file robots.txt da’ solo delle direttive opzionali che i motori possono seguire o meno (di solito lo fanno), ma in genere il robots.txt stabilisce cosa si possa scansionare del sito, partendo dai suoi link nella pagina principale. Non c’è motivo di limitare il robots, insomma, con strane espressioni al suo interno, ma ha senso (io dimentico sempre di farlo, ad esempio) inserire l’indirizzo assoluto della sitemap del sito al suo interno.

Molti forum e blog si sono scatenati a proporre versioni di robots.txt al limite della poesia ermetica, ma dubito parecchio che ciò possa aver fatto una qualche differenza significativa in ambito SEO.

8) La link building è superata / non serve a niente

L’ho sentita e letta varie volte, ed è come dire ad un gommista che tutti i copertoni sono superati o ad un cineasta che tutte macchine da presa sono roba vecchia, perchè da oggi si va tutti a piedi (neanche coi mezzi). Chiacchiere da bar che servono solo a scoraggiare la concorrenza più ingenua e a scatenare inutili discussioni nel settore. Lo scredito sulla link building è poco credibile, peraltro, anche perchè proviene spesso da semplici “rosiconi”: chi non è in grado di farla, o peggio ancora non l’ha mai davvero capita.

9) La SEO è morta: adesso alle aziende serve il social media manager marketer sbricchenbàuer tarapìa-tapioco

Una volta per tutte, diffidiamo in massa dai professionisti (?) della supercazzola sul web, e smettiamola di screditare i colleghi che cercano di lavorare seriamente: se è vero che in certi casi la SEO è inapplicabile o non serve a molto (ne parlo nel mio ebook in un capitolo apposito), essere tassativi sul fatto che sia addirittura morta al 100% mi pare eccessivo. Sono morte semmai le pratiche viste nei punti precedenti, e quella mentalità “isolazionista” che tende a considerare i singoli fattori e non la somma degli stessi. Anche qui, come nel caso dei SEO factor, siamo di fronte a (presunti) SEO che non riconoscono chiare strategie SEO (e le amplificano loro malgrado!): nel caso precedente, citavano nei propri blog studi statistici che lasciano il tempo che trovano (e fanno link building a quei siti in massa), in questo caso fanno lo stesso coi blog di (presunti) professionisti che affermano che l’ottimizzazione dei motori non serva più a nulla.

Da un lato è pure un bene, per una volta, che questo mito si diffonda: serve a ripulire un po’ il settore, liberandolo da gente che farebbe bene a fare altro nella vita. Come, ad esempio, raccogliere patate.

10) Abbiamo già fatto SEO, grazie.

Obiezione abbastanza diffusa, specie tra chi ha semplicemente poca voglia di investire: certo, è vero che la SEO è un’attività che tende a far vedere i propri effetti e benefici più che altro nel lungo periodo. Questo senza dubbio, ma ciò non vuol dire che basti farla una volta e basta: dipende dal traffico, dipende da come vanno le conversioni, ci sono tanti fattori che vanno considerati.

Rimane l’ulteriore considerazione legata al fatto che in certi contesti sia necessario applicarla costantemente: questo avviene soprattutto nell’ambito di siti editoriali (news). In questi casi, fare la SEO una volta tanto e poi basta può essere molto deludente: perchè non rifarla su base periodica, proprio per affiancarsi al flusso di pubblicazioni e post giornalieri?

11) Google odia i SEO!

Non è proprio così, anzitutto perchè esiste una guida ufficiale alla SEO redatta da Google (un po’ vecchiotta ma sempre valida: la trovate nel mio sito in copia PDF (guida_ottimizzazione_motori_ricerca.pdf, search-engine-optimization-starter-guide.pdf), e se non vi basta la trovate qui in italiano e in inglese). Dire che Google odia i SEO è una leggenda urbana che ci ha screditato negli anni, e che è figlia della confusione che regna sovrana: sarebbe come dire, tornando all’esempio precedente, che i gommisti odino le macchine. Ovvio che non sia così: odiano le macchine che cercano di investirli per strada (Google non sopporta, parimenti, che qualcuno manipoli i propri risultati), ma non possono odiarli tutti perchè sono parte del loro pane quotidiano.

Se non vi convince neanche questo, Google ci tiene a far capire all’utente che la SEO è un’attività importante, ma non sempre necessaria: l’articolo ufficiale Hai bisogno di un SEO? spiega nel dettaglio proprio questo aspetto. Se vuoi saperne ancora di più, c’è anche una guida SEO che ho preparato e che puoi leggere gratuitamente

12) Bisogna ottimizzare ogni pagina del sito per una singola parola chiave (one page, one keyword)

Più che un mito, questo tende a diventare un limite che i SEO si auto-impongono: del resto il traffico che può arrivare su una pagina tende ad essere vario, da più fonti e non per forza dai motori. Una volta isolato il traffico di ricerca, con Google Analytics è semplice capire da quali ricerche provenga: non è che sia sbagliato mirare una parola chiave per una certa pagina, certo è che ragionare in modo più flessibile, testare più opzioni su più pagine e capire quale funzioni meglio nella pratica è decisamente più consigliabile. Il concetto è che su una pagina raramente arriverà traffico da una singola chiave di ricerca, anzi è molto più comune che arrivi traffico da numerose varianti della stessa ricerca (ed è anche più sano, corretto e sicuro che sia così).

Non che sia sbagliato ragionare in quei termini in assoluto, anzi: in caso di siti molto complessi o concorrenziali, quello è un modo ottimo per focalizzare l’obiettivo. Obiettivo che deve essere chiaro e non può mai essere, secondo me, troppo rigidamente stabilito. Di fatto, l’ottimizzazione di ogni pagina può e deve indirizzare un buon numero di parole chiave: la cosa essenziale (e spesso difficile da realizzare) è che siano realmente pertinenti. Quello è il difficile.

A proposito, quanti SEO saprebbero spiegare ad un cliente cosa significa la parola “pertinente“?

Introduzione al meraviglioso mondo della SEO

Vuoi scoprire tutti i segreti della SEO? Sapere meglio come funziona, come si fa, cosa ti serve sapere e come agire? Questa è guida per SEO principianti che vorrei offrirti dal mio blog: grazie ad essa potrai scoprire le principali informazioni per l’ottimizzazione dei motori.

Si partirà dalle basi, cercando di capire quando davvero vi serve un SEO, e passando poi a inquadrare che cosa stiamo ottimizzando, come misurarlo, come rendersi conto da soli se stiamo lavorando bene o no, per poi complicare un po0 il discorso e passare alle azioni pratiche che si possono eseguire. Il tutto con esempi pratici, strategie applicabili ad ogni settore ed un esempio di ottimizzazione per siti di e-commerce.

Ogni articolo andrebbe letto nell’ordine in cui viene presentato in questa pagina, in modo da garantire un apprendimento graduale.

A fine di ogni articolo troverete il link per tornare a questa pagina. Buona lettura!

…ma ti serve davvero un SEO?

Partiamo dalle basi: hai davvero bisogno di un SEO? Può sembrare una domanda strana, ma non lo è: in realtà molti siti hanno carenze sotto altri punti di vista, ad esempio usabilità o grafica, ma non hanno affatto bisogno di attività SEO al loro interno. Tutto questo si rifletterà poi nelle aspettative del cliente, che spesso saranno sovradimensionate o distorte se non si risolvono dall’inizio i problemi nell’approccio ben noti. Ne parlo nel primo articolo, Come capire se hai bisogno di un SEO.

Cosa aspettarsi dalla SEO, oggi

In secondo luogo, sempre nell’ambito del voler ridimensionare le aspettative, dobbiamo imparare a capire cosa aspettarci dalla SEO: esistono i risultati garantiti, i posizionamenti sicuri, la garanzia di finire in prima pagina? Ne parliamo qui, ma sono abbastanza sicuro che se siamo in sintonia da subito la risposta, in parte, già la conosci.

Conosci bene Google ed i motori di ricerca?

Adesso siamo pronti a fare un bel tuffo nella SEO pratica: come prima cosa dobbiamo imparare ad utilizzare bene Google, e per farlo è necessario conoscere i principali operatori per la ricerca. Fatto questo, andremo a scoprire come si possa indicizzare un sito, e – dopo aver capito la differenza tra posizionamento ed indicizzazione, andremo a vedere come forzare l’indicizzazione, se necessario.

Come gestire la SEO on-page?

A livello di gestione del vostro sito, dovrete sapere come impostare title e meta-description (gli altri tag sono secondari o poco utili) e come utilizzare in modo corretto i meta tag robots: si tratta di tag non visibili dall’utente ma importanti per i motori, in quanto in grado di stabilire se una pagina o un link debbano essere visibili ai motori, oppure no. In realtà è tutto abbastanza semplice, e ne parlo qui.

Tecniche di ottimizzazione di base

A questo punto siamo pronti ad affrontare l’argomento successivo, quello che riguarda l’ottimizzazione base di un sito per i motori: qui parleremo delle tecniche più importanti per ottimizzarlo velocemente. Qualunque sia la vostra strategia di promozione, a questo punto, ci sono due cose da tenere in forte considerazione: la prima è trovare un modo per portare traffico, cioè visitatori, sul vostro sito web; la seconda è che la prima pagina non è tutto, e a volte esistono anche altre priorità – per esempio, far convertire il sito (cioè guadagnare dalle sue vendite).

Link building: cos’è e come si fa

Se avete già un minimo di esperienza saprete che la link building è una delle componenti fondamentali di qualsiasi attività SEO: ne parlo in modo molto approfondito in un lungo articolo. Ad ogni modo, dopo averlo letto ed applicato, sappiate che spesso questo potrebbe non bastare, purtroppo: a volte ci sono delle difficoltà dovute al settore in cui si opera, che neanche il SEO più abile sarà in grado di aggirare. In questi casi bisogna intervenire su altri livelli, fermo restando che il lavoro ben fatto in ambito SEO è sempre un investimento concreto nel medio-lungo periodo, anche se non sempre è in grado di produrre un rientro economico.

E se il traffico non arriva? 🙁

Problemi di visite sul sito? Ne parlo qui: eccovi un argomento un po’ più tecnico, ovvero le 5 verifiche da fare subito se il traffico del tuo sito è in calo. Se poi sei stato un bambino molto cattivo, Google potrebbe averti penalizzato: ecco cosa fare per uscire da una penalizzazione.

Bufale sulla SEO

Ecco cinque approfondimenti per evitare di commettere errori madornali durante l’ottimizzazione del tuo sito. Parleremo di indici SEO (come MOZ o AlexaRank), keyword density (una unità di misura delle ripetizioni di una parola in un testo), article marketing (una strategia spesso usata malissimo), PageRank (il celebre indice di Google) e gli incessanti Google Update (o aggiornamenti algoritmici che riguardano il motore di ricerca e in particolare come “tratta” i nostri siti).

  1. L’iper-valutazione degli indici SEO
  2. La keyword density
  3. L’article marketing usato male
  4. L’iper-valutazione del PageRank
  5. L’iper-valutazione dei Google Update

Approfondimenti finali e conclusioni

Da leggere solo dopo aver considerato tutto il resto, per capire ancora meglio il discorso.

7 idee sbagliate in ambito SEO che ti hanno fregato fino ad oggi