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Come arrivare primi su Google

Vantaggi dall’essere primi su Google

Google raccoglie gran parte del traffico web di ogni ordine e grado: dovrebbe essere ovvio che apparire nelle prime pagine di ricerca sia un vantaggio enorme per le realtà commerciali che possiedono un sito, così come per chi volesse vendere servizi, consulenze o farsi conoscere per quello che è, o per ciò che sa fare. I vantaggi al comparire nelle prime pagine dei risultati di ricerca si possono elencare in una serie di vantaggi:

  • Aumento del numero di visite al sito;
  • Aumento del numero di iscrizione al sito;
  • Aumento della visibilità del brand;
  • Aumento del numero di vendite di prodotti o conversioni;
  • Aumento dei guadagni derivanti da banner pubblicitari;
  • Incremento del potenziale the commerciabilità di una pagina Web – ad esempio per quanto riguarda la vendita di banner o di link.

A questo si aggiunga il prestigio di comparire su Google per una certa ricerca, anche agli occhi del proprio pubblico, dei potenziali clienti o della concorrenza: non è poco. Contrariamente a quello che potete aver letto su questo argomento, pero’, è bene far presente che:

  1. Essere in prima pagina su Google purtroppo non è per tutti; è inutile, penso, illudersi o banalizzare la questione. Non sempre c’è spazio per noi nelle ricerche che ci piacerebbero.
  2. Le tecniche utilizzabili per migliorare il posizionamento sui motori non sono banali, e richiedono di conoscere come funzioni il Web, almeno per certi aspetti;
  3. Non esistono ricette predefinite e sicure per finire prima pagina;
  4. Non esiste la certezza assoluta di finire in prima pagina;
  5. Anche se non riuscite a posizionarvi per la ricerca che vorreste, potete comunque riuscire a soddisfare quasi tutti i punti precedenti facendo ricerca di nuove parole chiave (keyword research);
  6. Se ripropongono di finire in prima pagina garantita a pochi euro, quasi certamente si riferiscono a risultati a pagamento (per saperne di più leggi l’articolo Google Adwords non è SEO)

Requisiti per essere primi su Google

Per essere primi su Google e comparire per un buon numero di ricerche è necessario, anche se può sembrare banale, disporre di un sito web che sia ben realizzato: Google negli ultimi anni, infatti, ha iniziato a badare molto all’aspetto tecnologico e funzionale delle pagine Web, invitando i webmaster a seguire una serie di procedure specifiche e di buone pratiche al fine di rendere il sito fruibile per il target di riferimento. Se non avessi presente questo termine, ti basti sapere che il target di riferimento e il gruppo di potenziali clienti e visitatori del tuo sito che potrebbero essere interessati ai contenuti dello stesso: ci sono vari modi per definire un target, ed è indispensabile farlo prima (e durante) le attività SEO.

Ma cosa vuol dire sito web “ben realizzato“? In quest’ottica, le indicazioni riportate dalle istruzioni per i webmaster sono molto utili, e basterebbe rispettare i requisiti riportati su quella pagina per avere un sito già di medio livello, quasi pronto a entrare nelle prime pagine di Google. Se molti requisiti sono di natura intuitiva (per esempio Fai in modo che il tuo sito web si distingua dagli altri nel tuo campo), molti altri sono di natura più tecnica, e possono richiedere l’intervento di personale o consulenti specializzati, soprattutto se avete avuto problemi di spam ho con contenuti autogenerati. Diversamente lo spirito generale per fare in modo che un sito arrivi nelle prime pagine di Google è riassumibile in una lista di requisiti:

Prestazioni del sito

A questi possiamo aggiungere l’utilizzo di servizi di hosting efficienti (in particolare in termini di TTFB e SRT, quest’ultimo ad esempio dovrebbe essere al massimo di 200 ms) per caricare le pagine del sito Web più velocemente possibile, e l’uso generalizzato di SSL sulle pagine Web – e vale anche per i semplici blog. Del resto è noto da diversi studi come i visitatori nella metà dei casi (53%) tendano ad abbandonare subito i siti Web che impieghino più di 3 secondi a caricare la pagina.

Per misurare le prestazioni del sito è consigliabile fare uso di tool che misurino I tempi di caricamento della pagina e possono aiutare ad individuare eventuali colli di bottiglia, ovvero criticità che possono essere eliminate o snellite al fine di velocizzare il caricamento delle pagine.

Alcuni di questi tool sono elencati di seguito: in linea di massima, possono dare risultati diversi sulla base di criteri diversi, per cui cercate di ottimizzare il vostro sito almeno per un paio di essi.

Non tutti gli strumenti sono affidabili allo stesso modo per qualsiasi sito, per cui si consiglia di testarne Massimo un paio alla volta e di cercare di dare priorità alle notifiche realmente significative.

Diminuire i tempi di caricamento delle pagine Web

Snellire le pagine Web è tipicamente un lavoro per professionisti, e passa per una fase di test del sito di analisi delle componenti coinvolte, dell’eliminazione di eventuali componenti software che non funzionino o siano obsoleti, del cambio del servizio di hosting se necessario della rimozione di plugin e dell’integrazione nel sito di funzioni specifiche per velocizzare il caricamento delle pagine. Purtroppo non esistono ricette valide in tutti casi, bisognerà procedere per esperienza e per tentativi, ovviamente senza stravolgere il sito attuale e senza modificarne troppo l’assetto (se possibile).

La principale complicazione di questa attività è dettata dall’esigenza di non stravolgere l’assetto del sito, ma anche dal fatto che le ottimizzazioni possono produrre esiti diversi su pagine diverse: quindi, ad esempio, potreste riuscire a ottimizzare bene la home page, e poi dover ripetere il lavoro per le singole pagine degli articoli, per quell’archivio, per le pagine autore, per i risultati di ricerca e così via. In genere le ottimizzazioni locali, cioè quelle specifiche per la pagina Web in questione, sono quelle che funzionano meglio; a livello di ottimizzazioni globali, più facile ma spesso meno efficaci, È possibile intervenire sugli indici del database sul potenziamento del server che fa girare il sito, sull’aumento della RAM dello stesso, sul potenziamento della vCPU e così via.

A livello di server, può essere utile implementare una politica di cache sia lato client che lato server (ci sono varie opzioni disponibili, e sono praticamente impossibili da riassumere in un singolo articolo), sfruttare dei moduli di caricamento per le pagine che vadano ad alleggerire il carico di lavoro (per esempio moduli di Apache o NGINX), evitare l’uso di hosting condivisi – su cui potreste non avere a disposizione il massimo della potenza computazionale che vi serve.

Un criterio molto “alla buona” per alleggerire i tempi di caricamento di una pagina è determinato dalla rimozione dei widget inutili all’interno delle pagine Web, che tipicamente occupano risorse computazionali e non sempre vengono usati dagli utenti finali (per cui appesantiscono il sito senza fornire valore aggiunto). In genere, infine, si riescono a ridurre i tempi di caricamento delle pagine riducendo al minimo il plugin installati, specialmente nel caso di WordPress che viene spesso “appesantito” da un numero di plugin superiore a una decina.

Verificare la coerenza dei contenuti

Questo è un altro punto fondamentale, che dovrebbe far parte di una qualsiasi politica SEO: la coerenza dei contenuti è un fattore difficile da misurare in numeri, ma di fatto è determinante rispetto agli utenti finali. Tutto dipende dal sito: mi è capitato ad esempio di occuparmi di un paio di blog di ricette, per il quale era fondamentale non proporre le solite cose presenti da anni su svariati siti Web, ma puntare a contenuti originali (ad esempio ricette tipiche, non scopiazzate dal web) e cercare – al tempo stesso – di spaziare al massimo con gli argomenti pertinenti alla cucina. Ho fatto lo stesso per un blog che si occupa di carte di credito: visto che il target del sito sono potenziali clienti di servizi finanziari, è importante utilizzare i giusti termini tecnici, massimizzare il rapporto tra visualizzazioni e conversioni sulle pagine e saper rispondere alle domande più frequenti, ad esempio mediante articoli approfonditi e di confronto tra le offerte. Per quanto riguarda il mio sito di comparazione offerte Trovalost.it, ancora, sono partito dal presupposto che dicono contenuti davvero coerenti dovessero andare aldilà dei soliti tutorial, per cui ha lavorato per creare dei plugin personalizzati che permettessero di confrontare agevolmente le offerte, una cosa che raramente si sarebbe vista su siti concorrenti, che – da quello che avevo visto – lavorano esclusivamente di copywriting.

Il problema è capire che criterio utilizzare: cosa è più importante per il nostro sito? Si parte dal presupposto che gli utenti debbano trarre beneficio, o almeno essere interessati ai contenuti delle nostre pagine Web. Altrimenti nostro lavoro rischia di diventare inutile, purtroppo non è neanche facile far passare quest’idea ai clienti, che la considerano spesso troppo dispendiosa e si intestardiscono nel fare di testa loro.

Creare delle aree per attrarre visite

Questa è un’altra tecnica che vedo immensamente sottovalutata dai webmaster e dai blogger: creare delle pagine Web come ad esempio landing page con le migliori offerte del momento, ho comunque raggruppamenti di dati che offrono una qualche utilità all’utente finale (per il motivo più banale: perché li ricercano spesso) è una tecnica eccellente per aumentare le visite al sito, e per finire in modo naturale tra i primi risultati di ricerca. Quello che è importante capire è quando valga la pena di farlo, visto che la maggior parte di queste aree tematiche sono già occupate da molti anni dai nostri concorrenti, che ci hanno pensato prima e meglio di noi. Ecco perché, ancora una volta, il tocco di personalità all’interno del sito è fondamentale: se ci limitiamo a imitare le cose fatte da altri, è difficile che Google e gli utenti si accorgano di noi.

Un modo per attirare visite può essere quello di scrivere articoli incentrati su ricerche effettuate molto di frequente, ovviamente che abbiano un qualche legame con l’argomento principale del sito: in questo ci può aiutare molto consultare Google Trends.

Adottare una politica di link/anchor text contestuali

Molto spesso per quanto riguarda questo aspetto ci facciamo ingannare dalle tecniche di link building, che la maggior parte delle persone:

  1. non capiscono per nulla
  2. capiscono a modo proprio (e spesso sono peggiori dei primi)
  3. tendono a declinare linkando a caso e in abbondanza
  4. imponendosi regole assurde e astratte per farlo
  5. seguendo passivamente gli inutili suggerimenti del primo blog SEO che trovano per strada.

Il processo di link interni ad un sito, invece, deve essere naturale: il link serve infatti a fornire approndimenti, materiale supporto di quello che si scrive, fonti autorevoli, simpatie per un brand o una persona e così via. Non esistono regole matematiche nè intuitive per linkare bene le sezioni del sito: ricordatevi che il menù del sito crea già da solo dei link interni, e che è sempre opportuno variare le anchor text (le parole linkate) che vengono utilizzate all’ interno del sito.

Evitate inoltre di utilizzare chiavi di ricerca esatte all’interno dei link: nella lingua italiana questa tecnica è piuttosto orribile da vedere, vi espone a rischi enormi di penalizzazioni da parte di Google e, a confronto, linkare parole chiave della coda lunga alternate con ancore anonime È una tecnica molto più naturale efficiente lato SEO e redditizia.

Il problema, a questo punto, è che molti di voi non vogliono crederci 🙂

Ottimizzazione on-site

In questa parte di lavoro rientrano varie attività che vanno dalla revisione dei testi all’uso di plugin SEO, passando per la scrittura / riscrittura almeno di title e meta description delle pagine, per la creazione di rich snippets, per la verifica di sitemap e robots.txt, per un controllo di scansionabilità del sito e così via. L’ottimizzazione di questo tipo non è soggetta regole troppo stringenti, per quanto valgano delle regole basilari ed il principio del buon senso.

In generale abbiamo che:

  • il metatag <title> Deve contenere una descrizione sintetica del contenuto della pagina, in certi casi può corrispondere almeno in parte con la ricerca che stiamo ottimizzando,e soprattutto le parole che usiamo al suo interno devono trovare riscontro effettivo all’interno della pagina. È opportuno che ognuno di questi campi sia unico rispetto tutte le altre pagine Web.
  • il metatag description deve contenere una descrizione estesa del contenuto della pagina, in certi casi può corrispondere in parte con la ricerca che stiamo ottimizzando, e soprattutto le parole che usiamo al suo interno devono trovare riscontro effettivo all’interno della pagina. È opportuno che ognuno di questi campi sia unico rispetto tutte le altre pagine Web.
  • La sitemap Deve essere XML ben formato, non deve contenere errori Deve includere tutti gli URL che desideriamo indicizzare su Google;
  • I robots.txt devono essere utilizzati in modo corretto, che servono sia ad indicare le parti scaricabili del sito (e quelle eventualmente non scaricabili).

In molti casi per lavorare sull’onsite si adotta una strategia try & test, della serie:

  1. Fissiamo una metrica, ad esempio la posizione della pagina, il CTR o il numero di clic rilevati dal webmaster tools Giorno 1;
  2. Proviamo ad effettuare una modifica all’interno di uno dei campi elencati in precedenza;
  3. Andiamo a verificare il valore di quella metrica successivamente alla modifica, ad esempio Giorno 15;
  4. Se non è cambiato nulla torniamo al punto 2, proviamo ad effettuare altre modifiche.
  5. Se non è possibile effettuare il punto 4, si torna a quello 1 e si verifica se non sia il caso di adottare un’altra metrica di riferimento.

I linea di massima si possono utilizzare metriche di qualsiasi genere (ad es. numero di visite sulla pagina), anche generate da software esterni, se è necessario: la cosa essenziale è che queste metriche ci siano, diversamente il nostro lavoro non sarà misurabile nè in positivo, né in negativo.

LEGGI ANCHE:   Guida pratica alla nuova Search Console di Google

Farsi linkare dall’esterno – Ottimizzazione off-site

Su questo bisogna fare un discorso parte, distinguendo tra i link guadagnati in modo spontaneo (ad esempio farci citare come fonti da Wikipedia, cosiddetta link earning) e quelli procurati in modo forzoso, a pagamento oppure mediante richieste. Sono anni che non distinguo più le due pratiche: per me quello che conta che ci sia qualcuno nell’ecosistema del Web che si sia accorto di me, e mi conceda un link. Ovviamente bisogna fare una serie di discorsi preliminari e mettersi – anche qui – nella giusta ottica: per ulteriori informazioni vi rimando al posto specifico sulla link building.

In linea di massima, in questa sede, non abusate link nei commenti, fate attenzione ai link che inserite sui forum (specialmente se sono forum poco curati o abbandonati), preferite sempre i link esterni singoli, che provengano dall’interno di altri articoli, e non da widget o link in aree strane (es. footer).

Aggiornare le pagine periodicamente

Di solito i siti che si posizionano meglio su Google riescono a mantenere questo privilegio nel tempo anche perché vengono aggiornati periodicamente: Google infatti si accorge di questi cambiamenti, e tende a mantenere le informazioni aggiornate “a galla” tra i risultati di ricerca. Questa caratteristica, nota dal 2010 come Google Caffeine, è una modifica strutturale al trattamento dei risultati di ricerca, e si può sfruttare nella pratica aggiornando le nostre pagine Web periodicamente, ad esempio aggiungendo dettagli ad un tutorial, correggendo le pagine 404 linkate, rimuovendo porzione di testo obsolete e cercando di mantenere la massima pertinenza tra ricerca che porta alla pagina (“come fare SEO“, ad esempio) e contenuto della stessa (ad esempio, l’articolo di questa pagina).

Segnalare il proprio sito a Google

Su questo argomento vi suggerisco di leggere la guida apposita:

Come indicizzare un sito

Si consideri che il sito potrebbe essere stato già rilevato in automatico.

Organizzare i topic (argomenti) del sito

Questo argomento è particolarmente ostico per i principianti, può essere affrontato in modo più razionale da chi abbia presente anche per sentito dire delle tecniche di clustering: i cluster infatti non sono altro che raggruppamenti omogenei di dati che rispondono ad un determinato criterio.

Esempio classico che si fa in questi casi, per capirci, è quello di una cesta in cui siano presenti palline colorate. Se proponessimo ad una persona di sceglierne una molto probabilmente finiremmo per metterlo in difficoltà, perché non saprebbe quale scegliere ed avrebbe difficoltà non solo a scegliere, ma anche a focalizzare le scelte di cui dispone, visto che – ad esempio – la sua pallina preferita potrebbe essere in fondo alla cesta. Gli algoritmi di clustering cercano di mettere ordine a questo disordine, separando le palline per colore e creando delle piccole montagne ordinate, in modo che ognuno a prima vista possa riconoscere ed individuare subito ciò che vuole.

Esempio di palline suddivise per colore, quando inizialmente erano alla rinfusa – By Chire [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], from Wikimedia Commons
Riportando il discorso del Web, organizzare gli argomenti o topic del sito è come raggruppare le palline per colore diverso: ci sono varie tecniche che si possono utilizzare, così come ci sono molti concetti di “colore” che si possono sfruttare. Ad esempio, i colori potrebbero essere le categorie del sito, anche essere i tag (anche se è un po’ una forzatura), potrebbero essere aree tematiche e così via. È chiaro che, qualunque sia la scelta del criterio, i cluster che decidiamo di mettere all’interno del nostro sito – ad esempio sfruttando l’ottima tecnica del SEO siloing – devono essere un numero ragionevole, perché altrimenti abbiamo solo spostato il problema, senza risolverlo.

Di solito la classificazione dei contenuti del sito riflette quella del menu dello stesso, anche se – meglio specificare – mi sono capitati siti molto complessi per i quali questa regola non era applicabile, le voci del menu diventavano troppe (anche facendo siloing) e si doveva ricorrere a criteri diversi: ad esempio attivare i suggerimenti per la ricerca interna nel sito. La semplicità, in ogni caso, è un criterio che dovrebbe guidare qualsiasi sito web, così come la riduzione al minimo delle parti con cui si interagisce con lo stesso – soprattutto per evitare confusione nell’interfaccia.

L’analisi dei tempi di reazione dell’utente alla visualizzazione della pagina, e la facilitazione del compito nel fargli trovare subito quello che gli serve, va oltre la SEO e si colloca in quella più generale della User eXperience (UX).

Filtra, seleziona, targetizza i title

La tendenza generale che ho registrato leggendo libri, tutorial, ascoltando colleghi e clienti, è che a volte sembra che fare SEO implichi dover ottimizzare tutti i title del sito indistintamente. Se si legge su un blog (magari autorevole) che le parole chiave vanno messe sempre a sinistra nel title, o comunque prima possibile, c’è il rischio che siate tentati a fare cose senza senso, e vi illudiate di aver ottimizzato il sito applicando la regoletta pure alla pagina Chi siamo. Falso!

In altri termini:

  • Filtra: non tutti i title vanno ottimizzati indistintamente, perchè non tutti hanno la stessa importanza. Se desideri massimizzare i contatti, ottimizza la pagina Contattaci, ma fallo sempre in modo funzionale al contesto. Meglio una pagina alla volta, manualmente.
  • Seleziona: punta le pagine web che, ad esempio, ti portano più traffico o più guadagni. Se fai sempre le stesse cose su qualsiasi pagina il sito ne risulterà appiattito, globalmente peggiorato.
  • Targetizza: non fare mai siti web alla “di tutto un po’“, danno un’idea di dilettantismo e piacciono poco a Google. Specializza il tuo sito su argomenti specifici e pubblica molte pagine originali su quegli argomenti, settori commerciali o categorie che siano.

È anche questione di ottimizzare le risorse, velocizzare il lavoro e renderlo efficente.

Ottimizzazione degli URL

Stesso discorso di prima: sembra che fare SEO implichi dover ottimizzare tutti gli URL del sito indistintamente. Giustamente se uno legge su un blog (magari autorevole) che è opportuno inserire sempre una parola chiave negli URL, c’è il rischio che uno crei URL anche senza senso:

miosito.it/hosting-PHP (che è ok, contiene la chiave “hosting PHP”)

miosito.it/chi-siamo-hosting-PHP (che ha molto meno senso, contiene la chiave “hosting PHP” ma la pagina non parla di quello)

In altri termini:

  • Filtra: non tutti gli URL vanno ottimizzati indistintamente, perchè non tutti valgono lo stesso. Se vuoi massimizzare i contatti, ottimizza la pagina Contattaci, ma fallo sempre in modo funzionale al contesto. Meglio una pagina alla volta, manualmente.
  • Seleziona: punta le pagine web che, ad esempio, ti portano più traffico o più guadagni. Se fai sempre le stesse cose su qualsiasi pagina il sito ne risulterà appiattito, globalmente peggiorato.
  • Targetizza: non fare mai siti web alla “di tutto un po’“, danno un’idea di dilettantismo e piacciono poco a Google. Specializza il tuo sito su argomenti specifici e pubblica molte pagine originali su quegli argomenti, settori commerciali o categorie che siano.

È questione, ancora una volta, di ottimizzare le risorse, velocizzare il lavoro e renderlo efficente.

Ottimizzazione della meta description

Stesso discorso di prima: sembra che fare SEO implichi dover ottimizzare tutte le meta description del sito indistintamente. In genere è opportuno che le meta description siano riscritte da zero e non contengano cose già presenti nel testo della pagina, o che al limite le contengano ma senza tag di alcun genere (sono campi di testo puro, ricordo).

In altri termini:

  • Filtra: non tutte le meta description vanno ottimizzate, perchè non tutte valgono allo stesso modo. Se desideri massimizzare i contatti, ottimizza la pagina Contattaci, ma fallo sempre in modo funzionale al contesto. Meglio una pagina alla volta, manualmente.
  • Seleziona: punta le pagine web che, ad esempio, ti portano più traffico o più guadagni. Se fai sempre le stesse cose su qualsiasi pagina il sito ne risulterà appiattito, globalmente peggiorato.
  • Targetizza: non creare mai ottimizzazioni alla “di tutto un po’“, giusto per acchiappare traffico: danno un’idea di dilettantismo al lettore, e piacciono poco a Google. Specializza il tuo sito su argomenti specifici e pubblica molte pagine originali su quegli argomenti, settori commerciali o categorie che siano.

È questione, ancora una volta, di ottimizzare le risorse, velocizzare il lavoro e renderlo efficente.

Ottimizzazione dei testi

Ripeti sempre all’interno del sito le parole chiave che vorresti ottimizzare, ripetile fino allo sfinimento anche se il testo non ha senso, se riuscirai a farlo finirà in prima posizione. E invece no, stavo scherzando! Per ottimizzare i testi devi chiedere l’aiuto di un copy professionista, non c’è altro modo.

E poi: la corretta formata italiana ha sempre la precedenza su qualsiasi “calcolo” SEO ti posso venire in mente; i veri professionisti, in questo, riescono a scrivere buoni testi SEO senza stravolgere la forma italiana.

Ottimizzazione delle immagini

Da quando faccio questo mestiere (2009) ho da sempre l’impressione che l’ottimizzazione di immagini sia sopravvalutata: ci hanno sempre insegnato a riempire l’attributo alt del tag img, ma sono sempre stato molto scettico sull’utilità effettiva di questa pratica. Certo, nessuno ci vieta di inserire parole chiave anche qui, ma a livello di rientro concreto che cosa otterremo?

Se abbiamo un sito di fotografia posso comprendere il privilegio, ma per tutti gli altri portali la mia impressione è che, a volte, non convenga affatto ottimizzare le immagini, ma sia molto meglio ottimizzare le pagine web. Il nostro scopo, ovviamente, può essere anche quello di regalare belle immagini ai nostri visitatori, ma se poi non visiteranno il sito – cosa che avviene di frequente: chi cerca immagini poi difficilmente va ad aprire il sito, anche se Google per desktop (da qualche tempo) impedisce di scaricare le pagine direttamente ed obbliga ad andarci – questo lavoro sarà stato inutile. Ecco perché sono scettico su questa pratica, ma poi ovviamente bisognerebbe vedere nel concreto.

Una cosa che ho notato e posso affermare con una discreta certezza è che caricare nel proprio sito immagini originali non presenti in precedenza sul Web è – in genere – più funzionale ad un buon posizionamento di quanto non sia riciclarle da altri siti. Motivo per cui chiedo sempre nei clienti di darmi foto e materiale promozionale che siano inediti sul Web, perché in questo modo è relativamente più facile emergere.

Ottimizzazione dei contenuti multimediali

In genere sui contenuti multimediali come i video si tende a lavorare su title e meta description, che possono essere manipolati in modo diverso a seconda dei casi. Tutto dipende da quello che ci mettono a disposizione, fermo restando che ci sono piattaforme per la pubblicazione di contenuti che non sono molto SEO oriented, E quindi non permettono di ottimizzare.

Ad esempio per ottimizzare i video su YouTube sono disponibili il titolo del video – che corrisponde con il title – e la descrizione dello stesso – che, in genere, corrisponde con la meta description.

HTTPS: la navigazione sicura

Sull’uso di SSL devo premettere una cosa: era molto scettico sull’adozione di HTTPS su tutte le pagine indistintamente, e questo soprattutto per un fatto di praticità.  Nello specifico mi sembra assurdo costringere tutti i blogger tutti webmaster, anche quelli meno esperti tecnicamente, a doversi configurare da soli un sito Web, senza contare che si trattava di un tipo di consulenza che tuttora svolgo. Per fortuna arrivo di certificati gratuiti come Let’s Encrypt hanno permesso di far passare i siti in HTTPS in modo molto più facile, ma ancora questa idea non è passata in modo universale come avrebbe dovuto.

Molti webmaster pensano che sia soltanto una questione di ranking, sostengono che sia una complicazione di troppo (quando in realtà non lo è, o almeno non lo è più) – quando in realtà è anche un fatto di ranking, ma è soprattutto una questione di sicurezza per il proprio sito: ed è in quest’ottica che il problema andrebbe inquadrato. Ad oggi HTTPS non è più una cosa opzionale, ma deve obbligatoriamente essere utilizzato dei siti Web: garantirà la sicurezza delle transazioni e la consultazione del sito in ogni sua pagina. Con qualche piccola accortezza tecnica, poi, si può anche migliorare grazie a SSL la velocità del caricamento delle pagine, sfruttando lo standard HTTP/2.

In sintesi: HTTPS permette di aumentare la sicurezza del vostro sito e di evitare che le connessioni tra il vostro sito e i vostri visitatori siano intercettabili. Oltre a questo, HTTP S può migliorare la velocità di caricamento della pagina (a determinate condizioni tecnologiche), ed è anche ufficialmente un fattore di posizionamento (vedi HTTPS as a ranking signal).

Qualità dei link esterni

Quando abbiamo iniziato a fare SEO periodicamente, dopo un po’ di tempo, ci saranno un po’ di siti che sperabilmente ci hanno citato o linkato: stabilire se valgo meno la pena di far mantenere questi back link o meno è uno dei compiti più importanti per poter mantenere il posizionamento su Google. L’effetto dei link solitamente è globale, quindi non è possibile identificare uno specifico backlink che ci faccia salire sui motori per una certa ricerca: la cosa essenziale è che il proprio profilo di link, cioè l’insieme di tutti backlink che ci siamo guadagnati, siano costanti nel tempo, siano uniformi e di qualità.

Se riusciamo a individuare backlink di spam niente panico: basta che li segnaliamo in disavow, il posizionamento del nostro sito potrà beneficiare anche di molto, per cui è opportuno effettuare questo controllo e l’aggiornamento del file del disavow periodicamente (ad esempio tre o quattro volte all’anno).

Strumenti utili per la SEO

Più o meno ho detto tutto quello che mi serviva sapere per far crescere il vostro sito si motori di ricerca. All’interno del blog potete trovare molti altri approfondimenti a partire dai link suggeriti che trovate qui in basso. Gli strumenti utili per monitorare le prestazioni del vostro sito sono quelli di Google, ovvero la search consolle Google analytics: per settori molto competitivi potete pensare di sfruttare software a pagamento di vario genere (SEOZoom, ad esempi). Sono software abbastanza costosi, c’è da dire, ma in genere valgono il prezzo che hanno, anche perché vi permettono di disporre di informazioni che diversamente sarebbero difficili o impossibili da reperire.

Su questo argomento vi suggerisco di leggere la guida:

Risorse e strumenti utili per la SEO

Grazie della lettura, e buona SEO a voi 🙂 .

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Originally posted 2018-09-20 05:20:51.