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Comprare link per la SEO senza farsi scoprire

Vista la complessità dell’argomento, a fronte di un numero di richieste considerevoli (specie da parte dei meno esperti e di chi, soprattutto, è convinto di aver capito tutto), ho diviso la trattazione in due parti. Prima parleremo dei criteri che certamente NON funzionano, o quantomeno possono guidarci solo in parte, e poi parleremo di tutti i possibili criteri per valutare un link, incluso il sistema che adotto io.

Amo da sempre andare alla ricerca delle tecniche di link building, il tutto mediante una domandina che mi ispira da anni:

Perchè una persona dovrebbe mettere un link al mio sito?

Se riuscite a trovare una pezza giustificativa decente a questa insidiosa domanda, la vostra link building sarà ben fatta, e non dovreste avere problemi di penalizzazioni. Diversamente, valutate bene la vostra scelta di acquisto di un link.

“…tutto un magna-magna”!

Prima di leggere qualsiasi altra cosa, fate pace con questo semplice concetto: non esistono oscuri complotti per non farvi uscire visibili sui motori, non è “tutto un magna-magna” e Google non è un mostro malvagio da combattere. È certamente un colosso che arriva ormai a dettare la linea editoriale del web – e questo va tenuto nel debito conto, naturalmente – ma guai a diventare complottisti, o pensare che nessuno ci voglia aiutare e che gli altri siano maliziosi e cattivi: molte volte, chi pensa così lo fa perchè è il primo a pensarla così.

Liberate la vostra mente, siate positivi e sognate un po’ di più, se possibile – anche in queste cose aiuta.

Cosa dice Google

Prima di procedere oltre, è bene tenere conto di un fatto importante: Google vieta l’acquisto di link al fine di migliorare il posizionamento in modo artificiale. Più precisamente, lo vieta qualora sia finalizzato ad alterare in modo forzato i posizionamenti del vostro sito, facendovi ottenere un ranking che (come dico sempre durante gli eventi formativi) “non vi meritate“. In altri termini non è permesso:

[…] l’acquisto o vendita di link per aumentare la classificazione PageRank. Ciò include lo scambio di denaro in relazione a link o post che contengono link, lo scambio di beni o servizi in relazione a link o l’invio a qualcuno di un prodotto “gratuito” in cambio di una recensione positiva e dell’inclusione di un link.

Notiamo di passaggio come:

  1. “classificazione PageRank” sia da intendersi come posizionamento, dato il contesto.
  2. Non tutte le trattative di compra-vendita link sono “illegali” (si è usato il termine illegali per anni, in questo ambito: neanche Google fosse uno Stato!). Sono illecite le operazioni che alterano apertamente il PageRank, secondo una serie di situazioni abbastanza difficile da teorizzare. Per inciso: se dovessi pagare un tizio per pubblicare un articolo a favore della mia azienda su un altro portale, è sacrosanto che lo paghi. Semmai è sbagliato farlo con l’idea intenzionale e spudorata che questa mossa faccia il mio vantaggio in termini di ranking su Google. Differenza sottile: il lavoro altrui si retribuisce (e ci mancherebbe che no), pagare link per alterare il posizionamento invece è deleterio.
  3. Non è detto che una compra-vendita illegale preveda scambio in denaro (ovviamente Google non è l’Agenzia delle Entrate), perchè può anche prevedere scambio di “favori” o regali, in cambio di link. In questa sede ho sempre pensato che sia penalizzante un acquisto di backlink artificiali (schemi di link), riconoscibili anche dal fatto che normalmente non avreste mai avuto un backlink di quel tipo. Fate attenzione, quindi, a pubblicare link all’ecommerce del vostro amico che poi vi offre da bere, perchè tecnicamente rientra in un caso proibito.

In generale le cose sono purtroppo complicate, e in questo delicato scenario i SEO si regolano così: in linea di massima (almeno per me), le trattative di compra-vendita sono da scartare in 8 casi su 10. Questo per dei buoni motivi:

  • esiste un sottobosco di backlink di bassissima qualità venduti a peso d’oro (che convengono solo a chi vende, e rasentano la truffa, a volte); quasi sempre se vi affacciate sul mercato ne troverete con facilità;
  • molti link in vendita sono “pompati” ad arte, ad esempio si tende ad incrementare il valore dei vari indici senza badare alla qualità;
  • acquistare link illude le persone di aver finito magicamente di fare SEO, quando è solo una parte (eventuale, peraltro) di un processo editoriale lungo e dalle molteplici insidie.

Chiarito questo, parleremo dei 2 casi su 10 residui in cui convenga comprare backlink, o si debba scegliere – tra più offerte – quale ci convenga di più.

Come valutare quali backlink prendere

In genere se vogliamo aumentare il valore SEO del nostro sito e migliorarne i posizionamenti, dobbiamo fare una serie di scelte sensate nell’ecosistema del web. Scegliere i link giusti è fondamentale ed è difficile, visto che non avremo garanzie di successo in nessun caso – e dobbiamo fare attenzione a non comprare link irrilevanti o (peggio) penalizzanti.

Per fare questo, la scelta può essere guidata da criteri quantitativi (indici, stima del bacino di utenza, indicizzazione, stima del ROI) ma anche qualitativi (valutazioni puntuali sui singoli siti “ospitanti”, qualità dei testi, utilità del sito).

Partiremo dall’analisi dei criteri quantitativi, o numerici.

Criteri per valutare un link: gli indici PA, PR, DA, …

Ho parlato approfonditamente di cosa significhino i principali indici SEO, che poi non solo altro che l’equivalente di un FTSE MIB o di un FTSE Italia Mid Cap (gli indici che rappresentano sinteticamento l’andamento in Borsa). In pratica, i vari PA, DA, e compagnia offrono una valutazione numerica sintetica, cioè un numero (ad esempio da 1 a 100) che tipicamente non dovrebbe essere troppo basso – altrimenti significa che il link “vale poco”. Ogni indice misura una cosa diversa, per cui è opportuno effettuare sempre una valutazione collettiva su più indici e non basarsi mai su uno solo.

Un solo indice dal valore elevato non implica automaticamente che un link da quel sito valga i soldi che ci spendiamo, così come uno basso non significa che il link faccia schifo. Sono valutazioni approssimative in cui conta moltissimo la buonafede di chi quel link ve lo piazza sul mercato. Rientra nella valutazione, tra l’altro:

  • il fattore tempo: gli indici del database dei vari PA, DA, CF, TF o ZoomAuthority sono aggiornati non sempre in tempo reale (specie nelle versioni free o di prova). Questo significa che il valore che valuteremo (ad esempio 43/100) potrebbe essere vecchio o non attualissimo, e quindi poco utile alle nostre valutazioni. In un certo senso, quindi, investire su un backlink è anche un investimento a medio-lungo periodo, visto che ci aspettiamo un rientro di visibilità sui motori dalla sua presenza – e per inciso andrebbe fatto lo stesso discorso per quello che riguarda i contenuti.
  • le circostanze: si può comprare un link anche da un sito “piccolo” che abbia grosse prospettive di crescita, ad esempio. Nessuno vi vieta di comprare link da bei piccoli siti, con l’idea che quel backlink possa portare benefici nel lungo periodo (ad esempio se sapete che il webmaster ci sta investendo tanto in tecnologia, contenuti e via dicendo). È anche un azzardo, chiaramente, e fare questa scelta implica un livello di fiducia sopra la norma, ma in molti casi mi è capitato di provarci – e nel medio-lungo periodo ha quasi sempre funzionato.
  • rivalutare il significato del dire che un sito “vale poco” – nella mia esperienza i siti che valgono poco dal punto di vista di MOZ o di SEOZoom sono – detto in modo più garbato – siti che esistono da poco. Attenzione quindi a snobbare siti potenzialmente validi accecati dalle valutazioni dell’indice SEO di turno. Certo se siete venditori tenderete a magnificare gli indici alti e a nascondere o ignorare quelli bassi, viceversa se siete compratori vi esalterete per un PA a 90: bisogna capire, pertanto, che si tratta di indici approssimativi (che non possono tenere conto, ad esempio, dell’eventuale idea “geniale” dietro ad un sito) e che le metriche non sono la Bibbia: vanno sapute leggere e contestualizzare.
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Ma quanto è affidabile un indice SEO?

Si tratta comunque di una stima, quella degli indici SEO, che potrebbe essere sbagliata (per motivi tecnici) o “dopata” (perchè il venditore vuole vendervi fuffa, in sostanza). Ho sempre sostenuto che molti indici SEO non valgono quanto i loro promotori vorrebbero, e questo per una falla logica fondamentale: contrappongono alla “scatola nera” in cui funziona Google una “scatola nera col fiocchetto” preparata da loro, che tecnicamente non dice nulla di più.

Non mi è mai capitato di vedere pubblicati i dettagli con cui viene calcolato un indice PA, ad esempio, e certo se ciò avvenisse sarebbe un vantaggio per tutti. Un indice SEO è un indice, e se fanno i misteriosi su come lo calcolano non aiutano nessuno. Ecco perchè nessun indice è la Bibbia: dal mio punto di vista, poi, varrà di più se i programmatori ci diranno come lo calcolano (in modo scientifico e senza vaghezza, ovviamente). Sarebbe un fattore di trasparenza importante per il mercato dei link, ed aiuterebbe ad evitare truffe e valutazioni sovrastimate o “dopate”, finalmente. Chi obietta a questo ragionamento il fatto che rendere un indice open porterebbe le persone a sfruttare quell’algoritmo open per dopare la valutazione, non ha ben chiaro il problema: il doping degli indici è spudorato anche ora, quantomeno rendendo gli algoritmi open source avremmo modo di scoprire facilmente chi bara. Cosa, come noto, impossibile ad oggi.

Il senso del discorso è: in mancanza d’altro, non valutate mai un backlink con un singolo indice, ma usatene almeno un paio diversi. Se le valutazioni sono tutte negative o tutte positive, potete stare abbastanza sicuri dell’affidabilità della valutazione – diversamente l’indice potrebbe essere stato “gonfiato” artificialmente dal SEO per avere un valore più alto (ci sono tecniche per alterare questi valori disponibili per tutti, sul web), o potrebbero essere situazioni in corso di cambiamento.

Criteri per valutare la convenienza di un backlink: il contesto

Il contesto è uno degli elementi principe per valutare in positivo la possibilità di un backlink, e si potrebbero identificare alcuni casi ideali in tal senso:

  • un sito del settore o della concorrenza che per qualche ragione ci linki (sembra strano, ma succede: un paio di web hosting con cui lavoro, ad esempio, ha citato il mio sito come esempio di affiliato virtuoso, e che convertiva più di altri)
  • un sito simile al nostro che ci citi come fonte, sia in positivo che in negativo (classiche discussioni tra punti di vista da blogger, ad esempio)
  • il sito di un partner a qualsiasi livello a cui si chieda un link, o che ce lo conceda per qualche ragione, e che abbia ragione di esistere ovviamente.

Ovviamente i link da siti che non c’entrano nulla con il nostro sono da scartare a prescindere, a meno che non si tratti di casi di casi particolari di cross-posting: ad esempio, il mio sito sui pagamenti online è stato linkato qualche settimana fa da un travel blog, e questo perchè avevo postato un tutorial su come regolarsi con le prenotazioni e gli annessi pagamenti mediante Booking.

Insomma se c’è un link dovrebbe sempre esistere un collegamento tra gli argomenti dei due siti, diversamente il rischio penalità è alto.

Criteri per valutare la convenienza di un backlink: la posizione

In genere i backlink preferibili provengono dal corpo degli articoli, con qualche eccezione di rilievo: questo sia perchè sono visibili, che perchè sono funzionali e perchè potrebbero essere cliccati dai visitatori di quel sito (criterio essenziale, quest’ultimo, quanto sottovalutato). Solitamente, poi, preferisco un unico link secco da un singolo sito, a tanti che si propaghino su varie pagine dello stesso – è spesso un difetto di molti theme, ad esempio nei link dei commenti, ma è ovvio che non sia una regola generale.

Criteri per valutare un backlink: Google

Google può darci criteri molto interessanti per valutare un link da un sito, ad esempio:

  1. proviamo a cercare il nome del sito, eventualmente con l’operatore site:, giusto per capire se su Google il nostro amico ci sia o meno (ovviamente se il sito non c’è, non ha senso investire in link)
  2. proviamo a fare qualche ricerca a tema con il sito ospitante, giusto per capire come risponda, se ci sia qualcosa di significativo e se sia stato ottimizzato, orientativamente (molti siti che vendono link, infatti, sono orribili content farm buttate lì, senza alcuna reale ottimizzazione e con tanta voglia di monetizzare)
  3. diamo uno sguardo anche all’età del dominio: siamo d’accordo, è un fattore SEO che ritorna ciclicamente ed è abusato, ma in molti casi lo storico del dominio aiuta a capire tanto su come quel dominio si sia “comportato” e quanto traffico abbia avuto. Per cui prima fate un bel WHOIS per vedere quando sia stato registrato (è la prima data riportata nella risposta, di norma), e poi vedete se riuscite a vedere come è stato usato in passato da web.archive.org. Con questa tecnica ho evitato più volte di comprare link da siti che hanno contenuto spam per anni, ad esempio.
  4. diamo uno sguardo allo strumento SimilarWeb, perchè per alcuni siti riporta anche gli Analytics pubblici di accesso.

Criteri per valutare un link: fattori qualitativi

Prima di piazzare un link da un sito A (ospitante) al vostro, date un occhio a:

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  • la struttura del sito A: in genere i fattori qualitativi che considero sono il responsive, l’usabilità generale, un minimo di grafica decente e tempi di caricamento della pagina accettabili. Se ne manca qualcuno, qualcosa non va.
  • i contenuti del sito A: guardate bene a cosa serve il sito, se secondo voi è utile per l’utente finale, quante persone potrebbe attrarre realisticamente.
  • l’ottimizzazione regressa del sito A: se il sito è ben piazzato su Google su molte ricerche, è un fattore determinante per capire se valga la pena metterci un backlink. Per saperlo potete sfruttare il tool di SEOzoom o ricorrere a ricerche dirette su Google.

Originally posted 2018-06-21 15:55:56.