Guida pratica ai KPI (Key Performance Indicators) per il web

Definizione KPI

Key performance Indicator” (in italiano riferito spesso come indicatore chiave di prestazione) è una metrica per misurare il livello di performance di un processo aziendale nel raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Per quanto sia applicato al web marketing in molti casi specifici, il KPI è mutuato dai principi di economia aziendale, e viene spesso riferito come un indice di prestazioni al fine di monitorare, in modo rapido e sintetico, l’andamento di un processo aziendale. I principali KPI possono essere indicatori generali, di qualità, di costo o di servizio: dipende da quello che si vuole misurare e dalle preferenze o necessità personali.

Non tutti i processi si prestano ad essere analizzati con i KPI, del resto, e – anzi – in molti casi le spiegazioni fornite in questo ambito (un po’ come avviene per il CRO, ad esempio) tendono ad essere fraintese, brutalmente semplificate e mal interpretate. Da un punto di vista più ampio, ovviamente, la mia sarà una sintesi del KPI applicata al web – chi dovesse occuparsi per lavoro di indici di prestazioni per aziende non sul web, del resto, farebbe bene a non sgranare troppo gli occhi e a non fare il “purista”.

KPI per la SEO

Sulla misurazione delle prestazioni in ambito SEO, da tempo, si tende a manipolare il significato del termine stesso “misurazione”: molti SEO, in effetti, hanno una formazione non scientifica e – ovviamente con rispetto parlando – in certi casi neanche si pongono il problema di misurare le prestazioni del proprio lavoro. Mi è capitato di parlare con SEO che, ad esempio, non sapevano nemmeno in cosa consistesse il core business della propria azienda, e si limitavano a procurare link al sito: va benissimo, per carità, ma alla lunga rischia di essere un’attività troppo miope.

Del resto i nostri clienti non sanno nulla di queste cose, in genere, o tendono ad usare un criterio del tutto soggettivo, arbitrario e grossolano (“voglio essere in prima pagina per qualsiasi ricerca“), per cui da molte consulenze SEO esce fuori semplicemente un casino amaro. Sarebbe carino, pertanto, utilizzare uno dei seguenti indicatori di prestazioni, facili o difficili che siano da misurare, e che elenco di seguito – elenco parziale per forza di cose, elenco solo quelli che ho utilizzato in varie attività e con i quali ho maggiore familiarità:

  1. Numero di conversioni: è il numero di vendite che facciamo col nostro sito, cioè il numero di prodotti che riusciamo a vendere mediante esso. Spesso si riferisce questa metrica in modo non assoluto (un numero) bensì mediante una frazione, e si parla in questo caso di tasso di conversione (a volte si esprime in percentuale: ad esempio 2 vendite su 10 arrivi sulla pagina dell’ecommerce equivale ad un tasso di conversione 2/10 = 0,2 ovvero, il che è la stessa cosa, il 20% di tasso di conversione)
  2. Numero di lead: se non vendiamo nulla, il numero di iscrizioni al sito (ad esempio ad una newsletter) può essere interessante e significativo da migliorare e misurare.
  3. Domain Authority / Zoom Authority: come si fa a misurare la prestazione SEO di un sito? Facile, in apparenza: misuriamo la ZA, ad esempio, prima dell’inizio delle attività SEO e facciamo di nuovo la misura alla fine del lavoro. È migliorata? È diminuita? Certo è un modo semplice di fare le cose, ma presenta uno svantaggio fondamentale: il SEO potrebbe aver aumentato la ZA senza produrre risultati tangibili per il sito, o portando traffico spam, artificiale o comunque non interessante per il proprietario del sito. E allora, forse, fermo restando qualsiasi metrica (nessuna delle quali è la Bibbia, lo ricordiamo), proviamo a vedere le cose in maniera un attimino più espansa.
  4. Page goal value: è una metrica di Google Analytics, che serve a misurare il valore medio di una pagina visitata dall’utente prima di concludere un acquisto (conversione) o raggiungere una pagina obiettivo (dove si concretizzerà il lead). Identificarne più di una significa riuscire a capire quali siano le pagine che portano maggiore valore aggiunto al nostro sito, cosa importante da focalizzare anche in previsione di ulteriori attività in prospettiva.
  5. Average Order Value o carrello medio, che rappresenta la spesa media di un utente attraverso il nostro sito. Per calcolarlo, in prima istanza, basta dividere il guadagno netto ottenuto dal sito per il numero di ordini effettuati.

KPI SEO farlocchi / fake

Ogni KPI è ovviamente una metrica misurabile, in qualche modo; ma non tutti gli indici possono essere usati come KPI. Ovviamente dipende molto dai casi, ma quello che noto è che in genere chi conosce meno (per pigrizia o altre ragioni) l’economia aziendale tende a capire poco, o a modo proprio, questo importantissimo indice.

Non sono considerabili metriche KPI valide, in genere, e ovviamente per come la vedo io (salvo casi particolari in cui, per intenderci, sia l’azienda a volerne misurare a prescindere da qualsiasi altra considerazione – della serie “contenti voi“):

  • numero di pagine indicizzate nel sito (di per sè, non dicono nulla)
  • attività social o numero di like (che possono pero’ essere contestualizzate in un KPI nel caso in cui, ad esempio, l’azienda abbia previsto un’attività finalizzata su Twitter o Facebook che sia)
  • indici di prestazioni derivanti da tool esterni, ad esempio, che si prestano spesso ad essere manipolati ad arte e rischiano di scindere la realtà aziendale dalla misurazione.

KPI per non economisti

La prima cosa da fare per individuare le migliori KPI per la propria attività, è quella di inquadrare i corretti obiettivi. Quali sono i tuoi obiettivi aziendali? Se non riesci a rispondere a questa domanda in modo chiaro, credo, è possibile che la tua attività non abbia un modello di business solido, o – detta in modo più splatter – sia destinata a fallire miseramente. Ovviamente non te lo auguro, ci mancherebbe altro: ma cerco solo di farti focalizzare un aspetto basilare per l’uso corretto del KPI, che molti consulenti e formatori (anche italiani, senza fare nomi) hanno maltrattato e fatto fraintendere al grande pubblico.

In genere gli obiettivi (i cosiddetti goals, per dirla in modo fico) coincidono con il core business dell’azienda, con lo scopo per cui è stato messo online il sito (visto che parliamo di KPI SEO). Per la SEO, ad esempio, l’obiettivo è quello di portare traffico dai motori di ricerca sul sito, con l’ovvia conseguenza (che è soltanto una conseguenza, per come la vedo io) di posizionarlo meglio su Google, renderlo più visibile e così via. Portare traffico mirato, ad esempio, è il KPI di quasi tutti i miei progetti monetizzati sul web, che chi mi segue dovrebbe conoscere: Trovalost.it, Pagare.online e molti altri.

L’unico modo per portare visibilità, produttività e ROI al proprio progetto web è questa, in definitiva.

Cos’è il KPI?

In genere, e semplificando un po’ per non impelagarci nella teoria, è un indice di prestazioni dato dal rapporto tra due numeri. Per la verità i KPI possono essere sia numeri (numero di visite al sito in un anno, ad esempio) che rapporti tra numeri (ad esempio un tasso di conversione: rapporto tra numero di vendite e numero di visitatori unici in un anno): per come la vedo io, è sempre preferibile usare un KPI basato su un rapporto – non un rapporto sessuale, ovviamente, che fa sempre piacere e mantiene giovani e soddisfatti – nello specifico un rapporto tra quello che hai “guadagnato” ed il potenziale che avevi a disposizione.

Perchè il KPI è importante?

A questo punto dovrebbe essere ovvia l’importanza del KPI: è una metrica vitale per misurare la capacità dell’azienda (e del suo sito) di impattare sul proprio utile. Questo può avvenire in vari modi: mediante banner pubblicitari, mediante vendite di prodotti, mediante pagine di pre-vendita (affiliazioni con link tracciabili), via vendita di link o banner, e così via.

Quali sono i migliori KPI?

In genere gli indici più appetibili per la KPI sono i seguenti:

  1. sono disponibili e facili da misurare
  2. impattano direttamente sull’obiettivo
  3. sono rilevanti per l’obiettivo stesso
  4. sono utili, se ne percepisce l’utilità
  5. sono disponibili in qualsiasi momento senza troppe complicazioni

Disponibili e facili da misurare?

Sì: la prima regola per la scelta di un buon KPI è che sia disponibile e sia agevole da misurare. Se non lo facciamo l’intera misurazione sarà completamente falsata, e questo è quanto: non utilizzate score troppo casuali o poco chiari, per intenderci. Anche eliminare le pippe mentali da markettari di periferia, del resto, sarebbe da evitare: come fare a misurare il “tasso di frustrazione degli utenti che abbandonano il carrello”? Molto meglio andare direttamente al dunque: misuriamo il numero di utenti che abbandonano il carrello senza comprare, visto che Analytics ce lo dice chiaramente, se ben impostato.

Impattano sull’obiettivo

Se prendiamo come metrica la DA, ad esempio, essa non impatta sul numero di conversioni per cui non sarà adeguata allo scopo. Nulla toglie di utilizzare metriche del genere, ovviamente: ma è importante chiarire bene cosa stiamo misurando e se possibile perchè.

Rilevanti rispetto all’obiettivo

Se la metrica impatta in modo rilevante sull’obiettivo è perfetta: ad esempio, se l’obiettivo è aumentare il fatturato aziendale la misura del tasso di conversione è perfetta.

Utili

In genere le KPI utili sono quelle che, senza ulteriori giri da parole, sono rilevanti rispetto all’obiettivo.

Disponibili in qualsiasi momento

Se non sono disponibili sempre e comunque, le metrice scelte malamente in questa situazione saranno difficili da monitorare nel tempo. Nulla vieta di considerare più di una KPI, in caso di dubbio, ma è importante fissarle bene all’inizio e su decisioni ed obiettivi sensati.

Esempi di KPI interessanti

Utile lordo

Detto anche gross profit, è la differenza tra costi e ricavi.

Utile Lordo = Ricavi – Costi

Margine di Gross Profit

È utile per misurare la convenienza nel proseguire l’attività in quei termini nel tempo. In genere si calcola in percentuale come:

Margine di gross profit = (Utile Lordo/ Vendite) x 100

Higher the gross profit margin, more the money is left over for operating expenses and net profit.

Utile netto

È uno dei KPI più importanti, in quanto permette di misurare il guadagno effettivo dell’azienda al netto di tutti i costi per la stessa.

Return on Investment (ROI)

È un classico indicatore del rientro economico derivante dall’investimento, e viene molto utilizzato anche per le aziende che operano seriamente sul web.

Costo per lead

Quanto costa generare un lead, in media? Basta dividere il costo totale per il numero di lead:

Cost per lead = costo complessivo/numero di lead complessivi

Per Visit Value

Indica il “valore medio” di un visitatore, ovviamente in relazione ad un modello di business ben definito (i visitatori, di per sè, non producono alcun utile per ovvie ragioni).

Per Visit Value = Vendite Complessivi / Visitatori totali

Conversion Rate

Percentuale di visite che portano ad una vendita.

Conversion rate = (transazioni totali/ numero di visite) *100

Valore medio dell’ordine

Altro KPI molto importante per gli ecommerce, è dato dal rapporto tra reddito complessivo e numero di transazioni.

Average order value = Reddito complessivo/ Numero di transazioni

Queste ovviamente sono solo alcune delle metriche decenti che potete pensare di adottare nella vostra strategia.

Come determinare il KPI corretto

Prima cosa: ne potrete anche trovare più di uno. Seconda cosa: seguite uno schema di massima in cui definite i vostri obiettivi di core business (banalmente, ad esempio, vendere di più), impostate delle strategia per raggiungere gli obiettivi (SEO, social, ecc.), definite a grana grossa un possibile KPI per ogni goal, condividete gli obiettivi con i vertici aziendali e discutetene. Cercate di mantenere realistica l’analisi, ovviamente, ed evitate di proporre goal che siano apertamente irragiungibili, per quanto sembrino appetibili al vostro cliente. Le strategie devono essere sempre funzionali all’obiettivo prefissato, ovviamente, e devono fare i conti con le disponibilità di budget e di personale da parte dell’azienda.

Definire obiettivi chiari di core business

Gli obiettivi da raggiungere dovranno essere chiari fin dall’inizio; è l’unico modo, infatti, per non ritrovarsi a rincorrere obiettivi non raggiungibili in seguito. Alcune delle domande a cui dovremmo provare a rispondere per definirli, del resto, potrebbero essere le seguenti:

  • qual è lo scopo del mio business?
  • cosa sto cercando di raggiungere?
  • qual è la mission aziendale?
  • quali sono gli obiettivi da raggiungere nel medio e lungo periodo?
  • quali sono le skill su cui possiamo contare ad oggi?

È molto importante, in questa sede, che la direzione strategia sia affidata ad una singola persona che abbia le necessarie competenze in tutti gli ambiti necessari – cosa che è spesso assimilabile alla fantascienza, nella realtà aziendale italiana, ma dovrebbe essere così in ogni caso.

Alcuni esempi di obiettivi di core business, pertanto, potrebbero essere:

  1. incrementare il numero di vendite
  2. aumentare i guadagni dell’azienda
  3. migliorare la presenza del brand
  4. migliorare il customer service
  5. aprirsi a nuovi mercati
  6. automatizzare le operazioni

Per un sito di e-commerce, invece:

  1. aumentare il numero di clienti
  2. fidelizzare i clienti esistenti mediante remarketing periodico
  3. aumentare le vendite
  4. diminuire i costi di acquisizione dei clienti (cosa che la SEO fa naturalmente, se ben fatta, visto che i buoni risultati permangono nel tempo e portano traffico da parte di pubblico interessato in modo costante nel tempo.

Non esistono, ad ogni modo, obiettivi di core business realmente replicabili ed adattabili in modo standard a qualsiasi realtà del web.

“Perchè usare questa strategia?”

Saper rispondere a questa domanda è fondamentale per delineare al meglio qualsiasi attività venga pianificata e realizzata in seguito. Le possibili strategie per potenziare lato web il proprio sito vanno dalla pianificazione di strategie editoriali sui social alla stesura di un piano editoriale per il sito, passando per il miglioramento dell’esistente e per delle buone PR. Ovviamente tutto questo non è detto che, specie nel breve periodo, abbia un’influenza diretta sui guadagni – vedi punti precedenti, a riguardo.

Cos’è Google News, e a cosa serve

Google News raccoglie le notizie dei principali siti di news mondiali. È raggiungibile dall’indirizzo:

news.google.it

Che cosa è Google News?

Google News è un aggregatore di notizie dal web. In pratica è un motore di ricerca “verticale”, cioè incentrato su un singolo argomento e nello specifico si tratta di notizie. All’interno del portale trovate le varie sezioni di notizie: Italia, Dal Mondo, Locali, Affari e via dicendo.

Quali siti entrano in Google News?

In genere riescono ad entrarvi, su richiesta, due tipi di siti:

  1. i portali dei quotidiani come Corriere della sera, Libero, ecc.;
  2. i blog di notizie che siano frequentamente aggiornati e ben curati tecnicamente.

In alcuni casi, inoltre, ci riescono ad entrare pure i blog aziendali.

Un sito in WordPress può entrare su Google News?

In genere no: l’uso di WordPress non da’ diritto in automatico alla conquista di un posto su Google News. In genere i requisiti sono complicati da soddisfare e riguardano il feed RSS, il formato delle immagini e la frequenza di aggiornamento delle news.

Quasi qualsiasi sito WordPress con i giusti requisiti e ben impostato, del resto, potrebbe un giorno entrare in Google News. Clicca sul link per saperne di più!

Le news di Google News sono affidabili?

Non è detto: in generale, comunque, non lo sono. Su Google News trovate anche siti poco affidabili che hanno semplicemente i requisiti tecnici giusti per poterci stare.

Se entro su Google News mi arriveranno più visite?

In genere sì, anche se ci sono dei casi di mia conoscenza che smentiscono questa possibilità. Molto dipende, comunque, dalla frequenza di pubblicazione, dalla keyword research che avrete fatto sulle news da scrivere e, in definitiva, dalla qualità insita in quello che pubblicate.

Se entro su Google News sarò posizionato in prima pagina?

In genere no, purtroppo: esiste una vera e propria attività SEO, se vogliamo, da svolgersi in modo specifico per Google News, e può richiedere del tempo per essere attuata. Un conto infatti, come al solito, è essere indicizzati su Google news, decisamente un altro è posizionarsi su Google News – così come accade per la SEO normale, del resto: indicizzazione è diverso da posizionamento, sempre.

Come faccio a fare richiesta per Google News?

Devi farlo attraverso il Centro Editori (partnerdash) oppure via Google Producer.

Come ottimizzare il CRO

CRO: Conversion Rate Optimization, ovvero ottimizzazione del tasso di conversione. Messo in chiaro cosa significa, cerchiamo di capire meglio a cosa serva e cosa comporti.

Cos’è una conversione

Una conversione corrisponde in genere con la realizzazione di un obiettivo tangibile del sito, quindi che non sia una visita passiva bensì una generica azione associata ad un contesto di una pagina web. Ad esempio: poniamo di aver installato dei banner pubblicitari all’interno di un sito: è chiaro che una conversione sarà corrispondente ad un click se si tratta di una campagna pay per click (pagata per click), oppure (più comunemente) corrisponderà ad un click che porta ad un lead, cioè ad una conversione. La definizione specifica di conversione, quindi, dipende dal contesto:

  • per un sito di e-commerce, una conversione è la vendita di un prodotto;
  • per un blog, una conversione coincide con il tasso di vendita da una campagna pubblicitaria;
  • per un sito che cerca iscritti ad una newsletter, ad esempio, una conversione è una mail acquisita e verificata, oltre che realmente interessata all’argomento della lista.

Come si ottimizza il CRO

In genere non c’è un modo singolo ed unico per farlo, e soprattutto nulla sarà mai garantito: dipende sempre dal sito, perchè ci sono comunque una varietà di fattori da mettere in gioco. Anzitutto, conta la posizione nella pagina web in cui si pone il bottone di acquisto o il banner: per ottimizzarlo, va posto ad esempio nella sezione above the fold della pagina. Ci sono anche altri fattori che influenzano il CRO, almeno a livello prettamente tecnico: di fatto, ad esempio, potrebbero esserci dei punti critici nella gestione del carrello dell’ecommerce che rendono difficoltose le conversioni. In altri casi, poi, la landing page del banner potrebbe non essere adeguata e dovrebbe essere ripensata in funzione del “cammino” che l’utente ha fatto: se ad esempio proviene da un blog che parla di tecnologia, potrebbe essere spiazzato ed abbandonare una landing che non è quello che si aspettava.

In questo contesto è anche importante misurare i risultati: motivo per cui è importante utilizzare strumenti come Google Analytics e gli eventi, in particolare, facendo attenzione al flusso di visitatori e monitorandolo per un po’. Ulteriori strumenti come le heatmap (mappe di calore delle zone più cliccate) e registrazione delle sessioni utenti (con il loro consenso, quindi avvisando della circostanza) possono essere di grande aiuto per individuare criticità nelle conversioni, e porvi rimedio a seconda dei casi. Un’altra strategia molto usata per convertire meglio è quella di ridurre il numero di bottoni e link della pagina al massimo, in modo che l’utente sia portato naturalmente a porsi verso il click utile per noi.

In genere una consulenza specializzata sarà in grado di stabilire per voi, nel tempo, come ottimizzare il CRO delle vostre pagine web.

Gli 8 brevetti di Googleit potenzialmente più importanti per la SEO

Questo articolo è andato a curiosare sui brevetti di Google, quelli utilizzati per classificare i risultati di ricerca e venire incontro alle esigenze degli utenti. Prima di procedere oltre, è bene precisare cosa sia un brevetto e cosa comporti a livello pratico per la SEO.

Gli Stati Uniti – scrive l’autorevole Lunati & Mazzoni – sono all’avanguardia nel campo dei brevetti e gli stessi sono molto rispettati e considerati un punto fermo sia per le aziende che per i consumatori. I brevetti costituiscono infatti anche una sorta di certificato di garanzia o di qualità che influenza fortemente le scelte commerciali.

Anzitutto, quindi, un brevetto è un’idea realizzativa associato ad un “qualcosa”: nello specifico, un algoritmo oppure un sistema per fare qualcosa. Sulla brevettabilità del software esistono delle differenze sostanziali tra USA ed Europa (detta molto in breve e sacrificando qualche dettaglio sull’altare della sintesi, in Europa non possiamo brevettare i software, in USA invece si può fare, e da molto tempo). In linea generale, non è detto che un brevetto software – nello specifico, una “regola” o criterio proprietario usata da Google per posizionare i siti, ad esempio – comporti un qualcosa che realmente esiste: ci sono brevetti relativi a progetti mai realizzati, esattamente come non tutti gli articoli scientifici sono relativi a cose esistenti.

Generazione di ricerche simili ed assegnazione di un punteggio ad ogni sito

Si parte da uno scenario classico: nel brevetto US9031929 si pone il caso di un utente che fa una ricerca su Google, ed in risposta a tale “domanda” viene calcolato un conteggio di tutte le query categorizzate rivolte a quel sito. Fatta una ulteriore scrematura, al sito viene assegnato un punteggio. L’insieme di query generate (le query sono ricerche associate a quel sito, ad esempio se parto dalla ricerca di un “SEO” arrivo a definire {“blog SEO”, “consulenti SEO”, “come fare SEO”, ecc.} sulla base dei contenuti, dei link e della struttura del sito oggetto. Anche se non abbiamo prove su come venga applicato questo primo criterio, possiamo immaginare (idea mia, ovviamente, da prendere con le pinze) che l’insieme di query calcolate e filtrate dall’algoritmo possano corrispondere a quelle associate alle ricerche di Google relative alla Search Console, cioè quelle che vediamo all’interno del nostro tool di ricerca.

Più semplicemente, tale insieme di ricerche generate o “indotte” viene utilizzato per capire quanto sia pertinente, cioè utile per gli utenti e rispondente al search intent (l’intenzione o l’obiettivo dell’utente che cerca, cioè quello che si aspetta di trovare quando cerca qualcosa), e ci ricorda quanto sia importante creare siti tematici, focalizzati sull’utilità dell’utente e, se possibile, unici ed originali nel loro genere, in modo da poterli posizionare naturalmente.

Query semantiche

Da tempo ci ammorbano con la semantica su Google, e molti SEO ne hanno tratto considerazioni a volte arbitrarie, altre volte corrette da un punto di vista formale: qui si immagina un criterio per associare “entità” ad una ricerca, cioè Google riesce a capire dal fatto che cerchiamo ad esempio “hotel” una geolocalizzazione (se siamo a Milano, cerchiamo hotel in quella zona).

Anche qui viene calcolato un punteggio per il sito, ed i punteggi migliori sono ovviamente ben rankati a parità di ulteriori, complesse condizioni. Questo è il brevetto: WO2016028696A1, e che potete spulciarvi per ulteriori dettagli.

Calcolo del sentiment di un’entità

Un’entità, per quello che abbiamo appena visto, può essere semplicemente una pagina web che parla di qualcuno o qualcosa: come fare a capire quanto quel qualcosa sia attendibile? È qui che viene incontro uno dei brevetti secondo me più incredibili mai registrati da Google: US8417713, ovvero il calcolo del “sentiment” (parola intraducibile in questo contesto, e che potremmo rendere con feeling o attendibilità) di un’entità. Come avviene tutto questo? Sulla base di un complesso calcolo delle recensioni che puntano a quel sito, e che – a determinate condizioni – permette di effettuare un ranking su Google basato sulla fiducia o trust di un sito.

A livello SEO: fate SEO con il cuore in mano, e senza fare troppe furbate. Google vi vede 🙂

Previsione dei posti che ti piaceranno

Altro brevetto davvero complicato e, almeno in apparenza, significativo: si brevetta (US8949013) un metodo per prevedere i posti che ti potrebbero piacere quando fai una ricerca locale, il tutto in base all’analisi dello storico dei luoghi in cui sei stato. Un aspetto sul quale la SEO non può, com’è ovvio, intervenire direttamente, ma che deve essere tenuto in conto quando esponiamo determinati dettagli: ad esempio se un luogo è low cost come molti altri, si possono utilizzare parole simili o contenuti analoghi ai competitor, ad esempio.

L’organizzazione e l’ordinamento dei risultati è stabilito su base probabilistica, ovviamente, e potrebbe non essere corretta in molti casi reali.

Risolvere le ambiguità di ricerca

In questo brevetto viene evidenziato un metodo ( US9336211 ) finalizzato ad associare ad una ricerca generica tutti i possibili risultati, sfruttando un sistema di espansione di query analogo a quello visto qualche punto fa: l’espansione delle query, nell’information retrieval, è da sempre alla base dell’interpretazione e dell’ottimizzazione dei risultati di ricerca.

I SEO potrebbero sfruttare questa informazione per rendere distinguibile il proprio contenuto rispetto a quello degli utenti, finalizzandolo al meglio e specificando le caratteristiche (ad esempio di un prodotto) che lo rendano associabile alla ricerca che si desidera ottimizzare.

Analisi del contesto e delle espressioni più utilizzate nel settore

Qui si entra in un argomento davvero molto importante, che spesso molti SEO tendono a dimenticare nella redazione dei testi: non è solo il dominio ed il link con cui fai link building, ma è anche importante capire in che contesto stai mettendo quel link. Il brevetto US9449105 sottolinea esattamente questo aspetto: come fa Google a determinare il contesto di una pagina web? Certo se riusciamo a mettere un link da un articolo che parla di macchine da cucire all’interno di un sito di tecnologia, il punteggio (anche qui calcolato sulla base di vari criteri, abbastanza complessi da descrivere in modo divulgativo) del contesto sarà ridicolmente basso; diverso se il dominio che ci linka è simile al nostro.

Nello specifico, vengono definiti delle liste di termini più comunemente utilizzate, sia parole singole che espressioni o frasi tipiche (ad esempio gergali del settore), poi vengono clusterizzate, suddivise per tipo e frequenza, e poi date in pasto ad un ulteriore algoritmo che non fa altro che definire dei “domini” – intesi come gruppi tematici, non come domini internet – di appartenenza per ognuno.

A che serve tutto questo? A dire: fatevi sempre linkare da siti tematici, e la vostra SEO dovrebbe giovarne nel medio-lungo periodo.

Analisi del comportamento dell’utente sui backlink

Basta infilare link dove capita e ti posizioni? Non si direbbe proprio, anche sulla base del brevetto US7716225 che racconta di un metodo per analizzare non solo il contesto di un link, ma anche il comportamento dell’utente sullo stesso: se ci clicca, almeno in teoria, il link vale di più. In quest’ottica sembra che i classici link ancorati a ricerche (un classico della SEO e della link building da almeno vent’anni, ormai) abbiano una valenza quasi ridimensionata, anche se ovviamente dipende da come si lavora.

Alla base dell’algoritmo, che ripeto non sappiamo se e quando venga applicato da Google (e che è piuttosto complesso da dettagliare, anche qui) vi è un calcolo di ranking e punteggi intermedi, finalizzati al fatto di riuscire ad ottenere risultati di qualità in prima posizione ed esplicitamente consapevoli che alcuni utenti tenteranno sempre di manipolarli facendo spam o black hat. Si noti che è interessante il presupposto da cui si parte: ovvero che gli utenti del web siano privi di esperienza, per cui si dovrà fare i conti con questo aspetto.

A livello SEO – molto in breve – occhio a non inserire troppi link inutili per l’utente, o che difficilmente saranno cliccati (ad esempio quelli nel footer o nei widget).

Classificazione tassonomica delle pagine web linkanti

Finisco la carrellata di brevetti con uno altrettanto importante, ovvero US9367814: il documento fa riferimento al contesto di classificazione delle pagine web, questa volta sulla base di un generico insieme di documenti esterni – presumibilmente linkanti dall’esterno – che vengono raggruppati per tassonomia, questa volta: ad esempio, una serie di comparatori di prezzi che linkano un sito che vende un certo prodotto. Anche qui, solito discorso: sempre meglio mantenere la corrispondenza tassonomica (quindi categorie ed eventuali tag) più stringenti possibili.

Conclusioni

Spero di avervi fornito spunti interessanti di lavoro: in definitiva, quindi, se esiste un brevetto non è detto che Google lo usi sul serio, e anche ammesso che lo usi le modalità con cui lo applica realmente non sono così scontate ed ovvie come potrebbero sembrare. Per ulteriori informazioni invito a fare riferimento ad esempio al documento Guida pratica alla Proprietà Intellettuale negli USA.

7 miti da sfatare sulla SEO nel settore adult

Salve, signori della SEO: quest’oggi parleremo di un argomento di quelli che la vostra mamma non dovrebbe mai leggere. Parleremo di come fare SEO a livelli accettabili sui siti per adulti, e di quali siano i principali miti di settore da sfatare.

Usare i server all’estero non è una buona idea

Nascondersi all’estero non sarà per forza una cosa che vi preserverà da eventuali problemi a lungo periodo: se una cosa non va bene su internet, può essere oscurata comunque via DNS – e se hostate il vostro sito all’estero potreste avere più complicazioni che altro. Trovate nel web molte liste di hosting che accettano adult (una un po’ vecchiotta ma ancora valida è questa, ad esempio), per cui basatevi su quella e sull’idea di business.

So anche che dal punto di vista legale e diritto d’autore la normativa italiana è controversa e dubbia, per cui: informatevi bene prima di far partire il vostro progetto.

Il problema principale è posizionare i contenuti

A parte trovare i contenuti che costa abbastanza e non è nemmeno agevole farlo, c’è la possibilità che abbiate molti video e foto da posizionare su Google senza riuscire a farvi notare: questo perchè il settore è saturo, per cui è indispensabile capire cosa faccia la differenza ed analizzare pazientemente le SERP messe meglio. Cosa tutt’altro che facile, visto che cambiano parecchio giorno dopo giorno.

Non si lavora per forza di spam

Che nell’adult si debba per forza spammare sembra la regola: lo fanno tutti, per cui bisognerà adeguarsi e prendersi i rischi del caso, usando tecniche black hat ammesso che non facciano danni. Ovviamente questo è vero solo in parte, in alcuni settori, visto il proliferare di nicchie di mercato incentrate sulla verticalità, ad esempio siti porno su un certo sottogenere – che sono anche quelli relativamente più facili da posizionare di quelli generalisti come, ad esempio, i tube porno gratuiti come questo.

Gli scambi di link si fanno ancora

Da quello che ho potuto constatare analizzando vari siti con Semrush e SEOZoom, la link building per siti porno si basa moltissimo sullo scambio di link, nonostante sia una pratica sconsigliata da Google da sempre: questo è tipico del settore e corrisponde ad accordi commerciali di scambio di traffico, tant’è che questi link sono tipicamente nel footer, nei widget (quindi si diffondono ovunque sulle pagine: link cosiddetti sitewide) e via dicendo. Lo scambio, per quanto funzionale a livello di click (se visito siti porno, per intenderci, passo naturalmente da uno all’altro anche cliccando su banner e link di testo) presuppone un discreto fattore di rischio penalità, ovviamente, soprattutto nel caso in cui l’attributo nofollow venisse trascurato.

Non è agevole fare guest post

Questo avviene per ovvie ragioni: a parte l’imbarazzo che un link builder potrebbe legittimamente provare in tal senso, linkare un sito porno con un articolo è una cosa che non è facile da proporre, da impostare e da trattare come argomento; in molti casi, basta pagare per ottenere link da qualsiasi parte, tant’è che mi è capitato più volte di trovare siti su Google News che facevano questa pratica.

La cosa essenziale rimane la regola di sempre: contestualizzare il link e trovare sempre delle “scuse” accettabili per linkare. Ed abbandonare le inibizioni per un attimo: in fondo, si tratta comunque di un lavoro.

I siti adult impiegano più tempo a posizionarsi di altri settori

Il settore è molto competitivo, ed i siti in prima pagina possono cambiare da un giorno all’altro, senza preavviso; per questo a mio modo di vedere la costruzione di link e l’ottimizzazione onpage debbono procedere con grande cautela ed accortezza. Il tempo ci vorrà e sarà anche necessario stare dietro agli aggiornamenti del sito, impostare una strategia editoriale accettabile e così via.

I backlink sono difficili da trovare in forma permanente

Se cercate link permanenti nella SEO adult di oggi, difficilmente ne troverete: quasi tutti spazzano via i link da siti porno senza preavviso, per cui bisogna stare dietro alla cosa e cercare di compensare i link persi con altri, sempre nuovi, e se possibile da domini differenti.

Articoli correlati per WordPress: il più delle volte non funzionano

Ho in mente questo pezzo da un po’, non fosse altro che gli articoli correlati sono amatissimi dai SEO – e non a torto: sono un modo intelligente e low-cost per linkare interamente il proprio sito, se ben fatti.

Se ben fatti.

Appunto: avrete forse notato che il più delle volte i post correlati sono automatici e sono di bassa, bassissima qualità. Correlano cose che non c’entrano nulla, ed il bello è che non c’è, in genere, un modo per risolvere il problema della bassa pertinenza – con forse l’unica eccezione dei blog acchiappa-click, che avendo titoli ultra-iper-mega ottimizzati vengono visitati comunque, anche se li estrai a caso.

Anche su questo sito potreste averne la prova, visto che qui sotto probabilmente troverete un articolo su nulla, perchè li ho disattivati, ed ho preferito attivare l’infinite scroll da oggi. Ammesso che ve ne freghi qualcosa, vi accorgerete da solo che sarebbe meglio, in prima istanza, impostare manualmente i post correlati sulla base di quello che l’utente si aspetta su quella pagina: ogni pagina è una potenziale landing page, per cui è bene non far scappare il cliente per nessuno motivo.

Una piccola cosa che guarderei lato SEO, del resto, è assicurarmi che i link correlati spazzino su tutti i post possibili (o almeno su quelli che ci interessa ottimizzare e portarci visite), e che non siano troppo casuali: vederli variare ad ogni impression è una tortura sia per Google (per il suo crawler) che per il visitatori, che in questo modo non potrà mai costruirsi una mappa mentale per tornare sui post che gli piacciono non accessibili dal menu. Spiego meglio: se i link correlati sono fissi, è più facile per l’utente navigare dove si aspetta di andare – e come visitatore di ritorno sarà più agevole farlo fruttare.

È una personalizzazione che non sempre è fattibile (il più delle volte devi programmare il plugin correlato a manina, via codice), pero’ secondo me se ben fatta da’ buoni margini di successo. Sarebbe anche carino, secondo me, che qualcuno rendesse il codice di un plugin per i correlati decente open source, con la possibilità di scegliere almeno un transient di durata un mese, per dire, in modo da stabilizzare e rendere fissi i post correlati alla fine di ognuno.

Cosa che su questo blog, ad esempio, per pura incoerenza e pigrizia non accade (ed infatti li ho tolti per sempre): ma voi che siete bravi col computer, provateci 🙂

Ragionare sui backlink: aspetti da non trascurare

L’ossessione per la ricerca spasmodica di link può facilmente portarci fuori strada: ecco perchè, ancora oggi, è importante ragionare su una strategia che possa portare frutti nel medio-lungo periodo, evitando di andare sullo spam e cercando sempre i migliori siti con cui instaurare collaborazioni e partnership di ogni genere.

Distribuire bene i link destinazione

Quando si fa link building, infatti, una delle cose più importanti sono senza dubbio i link: in particolare il link destinazione può andare sulla home oppure su una pagina interna del nostro sito (deep link, in questo caso), ma la cosa davvero importante è che i link siano distribuiti in modo uniforme all’interno della strategia, evitando di linkare sempre la stessa pagina da siti diversi: è irrealistico che avvenga nella realtà, e può portare a penalizzazioni da parte di Google.

Guardare tutte le caratteristiche della pagina che ci linka

Di solito badiamo all’anchor text, cercando di farla coincidere in tutto o in parte con la chiave di ricerca per cui ci stiamo posizionando; ma non è il solo fattore da prendere in considerazione. Anzitutto badiamo anche al title della pagina che ci linka, perchè potrebbe essere rilevante per portare traffico di riflesso da parte di visitatori che cercano cose affini o simili a quelle che trattiamo nel nostro sito web.

Poi badiamo al contesto della pagina, cercando di fare in modo che ad esempio il guest post che scriviamo sia ben contestualizzato e sia privo di forzature rispetto anche al resto del sito: se pubblichiamo un guest su un sito di trattori per un blog di fotografia, non lamentiamoci se poi ci penalizzano (a meno che il fotografo non abbia fatto le foto ai trattori, ovviamente!).

Trovare link di qualità

In molti casi, qualità è sinonimo di buon posizionamento: se ci linkano siti buoni, saliremo su Google prima o poi. Ed in molti casi la qualità si trova nei siti curati, in quelli che non fanno postare chiunque (altrimenti tutti finirebbero in prima pagina) e cercare sempre di cercare con una dose di originalità, facendosi venire idee che alla concorrenza non verrebbero mai. D’accordo provare ad imitare i link altrui, ma è anche importante cercare più modi diretti (chiedere link) e indiretti (scrivere bene nel proprio blog per ottenere link spontanei).

I forum, in tal senso, se usati con accortezza possono ancora oggi essere una cosa interessante da sfuttare lato link building.

I link devono servire a qualcosa

Se li piazzate sitewide non servono a molto: sono evidentemente link di favore in almeno la metà dei casi e Google li penalizzerà, prima o poi; quindi lasciate perdere i link nei widget e nel footer, e cercate di ottenerli da articoli e pagine singole one-way, cioè senza linkare voi a vostra volta il sito che vi ha linkato. Non è facile che il link sia anche utile, ma se lo sarà potrà giovare moltissimo alla vostra SEO specie nel medio-lungo periodo.

Sfatiamo le paure sul nofollow

Da tempo il nofollow è oggetto di discordia tra i SEO: c’è chi dice che non servano a nulla (specie i SEO old school), c’è chi gli da’ un valore anche minimo (io e Di Biasi di SEOZoom, ad esempio, rientriamo in questa seconda scuola di pensiero). La verità credo stia nel mezzo, perchè se tutto il web diventasse nofollow come link offerti, come stava diventando da qualche tempo, come faremmo a quel punto a posizionare i nostri siti?

Il punto è proprio questo: non siamo in piazza e non siamo su Facebook, dove ognuno dice quello che gli pare senza pagarne le conseguenza. Se su una cosa non se ne sa nulla, bisogna rispettare questa idea – per cui i link nofollow valgono, almeno in teoria, quanto i dofollow e tutto fino a prova contraria. Sono un ottimo modo, comunque, per rendere il profilo di link sicuro nel suo insieme, “calmierando” eventuali azioni che abbiate effettuato che siano un po’ più spinte; da quello che ho visto, questa strategia alla lunga paga e i nofollow vi faranno un po’ da “scudo” da penalità, a mio parere.

Meno pippe mentali, quindi, e lavoriamo sempre sulla nostra SEO, ogni giorno.

Come indicizzare un sito fatto in Joomla!

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in Joomla! nella pratica, senza essere dei SEO e senza eccessive competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito in Joomla! si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito in WP non è su Google, che faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro blog in Joomla! indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito in Joomla

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in Joomla per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in Joomla, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Come indicizzare un sito qualsiasi

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito web nella pratica, senza essere dei SEO e senza troppe competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se un sito c’è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito non è su Google, cosa faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro sito indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito web, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Come si indicizza un sito in WordPress

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in WordPress nella pratica, senza essere dei SEO e senza eccessive competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Bing, Google, Yandex ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplice: per farlo basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito WordPress possa essere indicizzato

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito in WP non è su Google, che faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro blog in WordPress indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito in WordPress

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in WordPress per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in WordPress, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).