Articoli correlati per WordPress: il più delle volte non funzionano

Ho in mente questo pezzo da un po’, non fosse altro che gli articoli correlati sono amatissimi dai SEO – e non a torto: sono un modo intelligente e low-cost per linkare interamente il proprio sito, se ben fatti.

Se ben fatti.

Appunto: avrete forse notato che il più delle volte i post correlati sono automatici e sono di bassa, bassissima qualità. Correlano cose che non c’entrano nulla, ed il bello è che non c’è, in genere, un modo per risolvere il problema della bassa pertinenza – con forse l’unica eccezione dei blog acchiappa-click, che avendo titoli ultra-iper-mega ottimizzati vengono visitati comunque, anche se li estrai a caso.

Anche su questo sito potreste averne la prova, visto che qui sotto probabilmente troverete un articolo su nulla, perchè li ho disattivati, ed ho preferito attivare l’infinite scroll da oggi. Ammesso che ve ne freghi qualcosa, vi accorgerete da solo che sarebbe meglio, in prima istanza, impostare manualmente i post correlati sulla base di quello che l’utente si aspetta su quella pagina: ogni pagina è una potenziale landing page, per cui è bene non far scappare il cliente per nessuno motivo.

Una piccola cosa che guarderei lato SEO, del resto, è assicurarmi che i link correlati spazzino su tutti i post possibili (o almeno su quelli che ci interessa ottimizzare e portarci visite), e che non siano troppo casuali: vederli variare ad ogni impression è una tortura sia per Google (per il suo crawler) che per il visitatori, che in questo modo non potrà mai costruirsi una mappa mentale per tornare sui post che gli piacciono non accessibili dal menu. Spiego meglio: se i link correlati sono fissi, è più facile per l’utente navigare dove si aspetta di andare – e come visitatore di ritorno sarà più agevole farlo fruttare.

È una personalizzazione che non sempre è fattibile (il più delle volte devi programmare il plugin correlato a manina, via codice), pero’ secondo me se ben fatta da’ buoni margini di successo. Sarebbe anche carino, secondo me, che qualcuno rendesse il codice di un plugin per i correlati decente open source, con la possibilità di scegliere almeno un transient di durata un mese, per dire, in modo da stabilizzare e rendere fissi i post correlati alla fine di ognuno.

Cosa che su questo blog, ad esempio, per pura incoerenza e pigrizia non accade (ed infatti li ho tolti per sempre): ma voi che siete bravi col computer, provateci 🙂

Ragionare sui backlink: aspetti da non trascurare

L’ossessione per la ricerca spasmodica di link può facilmente portarci fuori strada: ecco perchè, ancora oggi, è importante ragionare su una strategia che possa portare frutti nel medio-lungo periodo, evitando di andare sullo spam e cercando sempre i migliori siti con cui instaurare collaborazioni e partnership di ogni genere.

Distribuire bene i link destinazione

Quando si fa link building, infatti, una delle cose più importanti sono senza dubbio i link: in particolare il link destinazione può andare sulla home oppure su una pagina interna del nostro sito (deep link, in questo caso), ma la cosa davvero importante è che i link siano distribuiti in modo uniforme all’interno della strategia, evitando di linkare sempre la stessa pagina da siti diversi: è irrealistico che avvenga nella realtà, e può portare a penalizzazioni da parte di Google.

Guardare tutte le caratteristiche della pagina che ci linka

Di solito badiamo all’anchor text, cercando di farla coincidere in tutto o in parte con la chiave di ricerca per cui ci stiamo posizionando; ma non è il solo fattore da prendere in considerazione. Anzitutto badiamo anche al title della pagina che ci linka, perchè potrebbe essere rilevante per portare traffico di riflesso da parte di visitatori che cercano cose affini o simili a quelle che trattiamo nel nostro sito web.

Poi badiamo al contesto della pagina, cercando di fare in modo che ad esempio il guest post che scriviamo sia ben contestualizzato e sia privo di forzature rispetto anche al resto del sito: se pubblichiamo un guest su un sito di trattori per un blog di fotografia, non lamentiamoci se poi ci penalizzano (a meno che il fotografo non abbia fatto le foto ai trattori, ovviamente!).

Trovare link di qualità

In molti casi, qualità è sinonimo di buon posizionamento: se ci linkano siti buoni, saliremo su Google prima o poi. Ed in molti casi la qualità si trova nei siti curati, in quelli che non fanno postare chiunque (altrimenti tutti finirebbero in prima pagina) e cercare sempre di cercare con una dose di originalità, facendosi venire idee che alla concorrenza non verrebbero mai. D’accordo provare ad imitare i link altrui, ma è anche importante cercare più modi diretti (chiedere link) e indiretti (scrivere bene nel proprio blog per ottenere link spontanei).

I forum, in tal senso, se usati con accortezza possono ancora oggi essere una cosa interessante da sfuttare lato link building.

I link devono servire a qualcosa

Se li piazzate sitewide non servono a molto: sono evidentemente link di favore in almeno la metà dei casi e Google li penalizzerà, prima o poi; quindi lasciate perdere i link nei widget e nel footer, e cercate di ottenerli da articoli e pagine singole one-way, cioè senza linkare voi a vostra volta il sito che vi ha linkato. Non è facile che il link sia anche utile, ma se lo sarà potrà giovare moltissimo alla vostra SEO specie nel medio-lungo periodo.

Sfatiamo le paure sul nofollow

Da tempo il nofollow è oggetto di discordia tra i SEO: c’è chi dice che non servano a nulla (specie i SEO old school), c’è chi gli da’ un valore anche minimo (io e Di Biasi di SEOZoom, ad esempio, rientriamo in questa seconda scuola di pensiero). La verità credo stia nel mezzo, perchè se tutto il web diventasse nofollow come link offerti, come stava diventando da qualche tempo, come faremmo a quel punto a posizionare i nostri siti?

Il punto è proprio questo: non siamo in piazza e non siamo su Facebook, dove ognuno dice quello che gli pare senza pagarne le conseguenza. Se su una cosa non se ne sa nulla, bisogna rispettare questa idea – per cui i link nofollow valgono, almeno in teoria, quanto i dofollow e tutto fino a prova contraria. Sono un ottimo modo, comunque, per rendere il profilo di link sicuro nel suo insieme, “calmierando” eventuali azioni che abbiate effettuato che siano un po’ più spinte; da quello che ho visto, questa strategia alla lunga paga e i nofollow vi faranno un po’ da “scudo” da penalità, a mio parere.

Meno pippe mentali, quindi, e lavoriamo sempre sulla nostra SEO, ogni giorno.

Come indicizzare un sito fatto in Joomla!

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in Joomla! nella pratica, senza essere dei SEO e senza eccessive competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito in Joomla! si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito in WP non è su Google, che faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro blog in Joomla! indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito in Joomla

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in Joomla per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in Joomla, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Come indicizzare un sito qualsiasi

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito web nella pratica, senza essere dei SEO e senza troppe competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se un sito c’è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito non è su Google, cosa faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro sito indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito web, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Come si indicizza un sito in WordPress

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in WordPress nella pratica, senza essere dei SEO e senza eccessive competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Bing, Google, Yandex ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplice: per farlo basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito WordPress possa essere indicizzato

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito in WP non è su Google, che faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro blog in WordPress indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito in WordPress

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in WordPress per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in WordPress, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

SERP Google: come funzionano le pagine dei risultati di ricerca

Le SERP sono le pagine dei risultati di ricerca di Google, cioè la lista dei siti che escono fuori quando facciamo una ricerca. Chiarito che non si tratta di SERPenti velenosi o di quella SERPe di mia suocera, cerchiamo di scoprire meglio a cosa servano e perchè sia così importante ottimizzarle in ambito SEO:

Tutto quello che bisogna conoscere sulle SERP di Google

I risultati di ricerca di Google sono da sempre oggetto di affascinanti teorie e di studi effettuati per carpirne i segreti: del resto è comprensibile, questa cosa interessa tutti, in fondo. Il massimo sarebbe riuscire a comprendere criteri usati da Google per costruire le SERP (cioè le pagine dei risultati di ricerca, Search Engine Results Pages), ma come vedremo in realtà non serve spingersi così a fondo, e – anzi – rischia di diventare uno sforzo inutile.

Tutto quello che c’è da sapere sui risultati di ricerca di Google è legato ad un’analisi coerente e puntuale di ciò che cercano gli utenti, di cosa si aspettano di trovare nelle pagine Web, e delle idee più innovative per risolvere i loro problemi,

Keyword research: la ricerca di parole chiave utili

Le pagine di ricerca di Google (SERP, cioè la lista di risultati che vengono mostrati per una certa ricerca) possono cambiare in base al tipo di ricerca che facciamo, e mostrarci cose diverse come pagine web, luoghi da visitare, offerte da comprare e così via. Per rispondere alla domanda “quali ricerche ottimizzare”, usualmente si effettua una keyword research.

In ambito SEO anche se non esiste una classificazione universalmente accettata, le principali classi di ricerche sono le seguenti. Si fa riferimento al termine query di ricerca per indicare la stringa di parole usate fare materialmente la ricerca.

  • Transazionali – sono le ricerche più interessanti, perché spesso riescono a finalizzare un acquisto. Per cui l’ideale in molti casi è creare delle pagine Web in grado di far vendere un prodotto un servizio da parte di chi stava cercando proprio quello. Esempio: migliori VPN
  • Informazionali – sono le ricerche tipiche di chi sta cercando informazione, ovvero si tratta delle serve piegate ai tutorial alle guide E a tutte le azioni relative a prodotti servizi passioni attività. Esempio: come installare WordPress
  • Di brand – si tratta delle ricerche più fatte per ottimizzare perché legate ad un brand. Il più delle volte Google tende a portarci, in queste ricerche, sui siti ufficiali dei marchi che si cercano. Esempio di ricerca di questo tipo: Facebook

Cosa comporta il fatto che un risultato sia in prima pagina?

Quando un risultato si trova in prima pagina significa che, dal “punto di vista” Google, quella pagina web o quella risorsa è massimamente coerente o pertinente rispetto alla ricerca, all’utente, al contesto, alle precedenti ricerche, alla posizione dell’utente (cioè se fa la ricerca da Roma, Cosenza o Milano) e così via. In genere i primi risultati di ricerca sono considerati ovviamente di maggior pregio dei successivi, e molti utenti tendono istintivamente a fidarsi degli stessi come se fossero sinonimo di qualità (in realtà non è così per forza, ndr). Esiste anche un caso particolare: la cosidddetta posizione zero, che avviene soltanto per alcune ricerche e per siti impostati adeguatamente.

Per saperne di più sul posizionamento su Google leggi questo articolo.

Che criteri usa Google per determinare il ranking?

In giro troverete varie risposte: backlink, ottimizzazione interna, rich snippets, snippet in primo piano, addirittura numero di condivisioni sui social, secondo alcuni. La verità è che nessuno di noi ne sa nulla, a riguardo, e che Google è da sempre (giustamente) molto “abbottonato” sull’argomento. Di conseguenza il meglio che si può fare è avere come riferimento una lista di fattori di posizionamento (ranking factor) con l’accortezza di prenderli sempre col beneficio del dubbio.

Non ci sono metodi sicuri al 100% per portare il tuo sito in prima pagina su Google – leggi anche la FAQ SEO, a riguardo.

Modi di dire: allevare una SERP in seno

Modo di dire per indicare chi faccia della SEO a chi può rappresentare un potenziale pericolo, ad esempio un nostro competitor diretto (scherzo, eh: è che ste guide SEO sono tutte uguali e sono davvero una palla, a volte)

Fondamenti sulle SERP

Da un punto di vista puramente legato all’apparenza I motori di ricerca funzionano così:

  1. Un utente apre la pagina del motore ad esempio Google.it;
  2. Effettua una ricerca nella casella adibita allo scopo;
  3. Gli vengono mostrati dei risultati di ricerca;
  4. Clicca sul risultato che ritiene più consono, e soddisfa il proprio obiettivo (ricerca, acquisto, ecc.);
  5. Diversamente, prova a fare una ricerca diversa e torna al punto 2.

Formalmente questa sequenza non è sbagliata, ovviamente, ma di per sè non considera alcuni aspetti cruciali.

Su questo è necessario fare una serie di precisazioni: tanto per cominciare, infatti, la ricerca dell’utente raramente è “secca”, nel senso che è improbabile (ho comunque non è scontato) che che l’utente non solo riesca a trovare quello che vuole al primo colpo, ma anche che riesca anche solo a scriverlo in modo corretto.Non è quindi discorso esclusivamente di quali siti vengono inseriti nelle SERP, ma anche del modo in cui gli utenti effettuano le ricerche: processo, quest’ultimo, formalizzato il più delle volte attraverso una opportuna keyword research.

Il fatto che l’utente possa non cercare nel modo corretto quello che vuole È una probabilità tutt’altro che remota: questo ovviamente non perché il nostro amato sia un incapace, ma perché il processo di ricerca sui motori risponde ad un meccanismo complesso (ed ignorato, assurdamente, da molti SEO) noto come sessione di ricerca. Una sessione di ricerca è in genere una sequenza di ricerche di termini e di click sui risultati reputati più interessanti, E fa quindi riferimento ad una sessione un po’ più ampia in cui lo schema a cinque punti visto qui sopra può essere alterato, ripetuto e formalizzato in modi leggermente diversi.

Quello che fa la differenza in SERP il più delle volte E il numero di clic e vengono effettuati sul nostro risultato di ricerca: in questi termini abbiamo che spesso conta di più quanti clic facciamo sul risultato E non tanto il numero (1, 2, 3, … su Google) in cui riusciamo a posizionarci. Il criterio di scelta del risultato migliore da parte dell’utente, del resto, non è necessariamente il primo della lista, come una forma di SEO piuttosto ossessivo-compulsiva tende a farci credere: semmai, più realisticamente, è quello ritenuto più pertinente per l’utente, in modo del tutto soggettivo.

Per convincersi di questa cosa basta considerare una ricerca informazionale molto comune come a esempio hotel a Milano, che restituisce se e risultati diversi in base al periodo dell’anno, alla posizione geografica, alle ricerche precedenti, alle aspettative dell’utente che farà clic sui risultati Sulla base di preconcetti cultura personale aspettative e molti altri aspetti decisamente poco prevedibili.

Le SERP vengono aggiornate periodicamente da Google

In genere i risultati di ricerca di Google vengono aggiornati con periodicità, sulla base di più fattori: Google tende a “pingare” i siti web per verificare che non ci siano aggiornamenti sulle pagine, e nel caso in cui ne rilevi vengono assimilati e “digeriti” dal motore. In certi settori, quindi, come quelli dei tutorial e delle guide, è un bene aggiornare molto spesso le proprie pagine, sfruttando l’update di Google noto come Caffeine che vede di buon occhio le modifiche e gli aggiornamenti migliorativi. In altri settore come l’ecommerce invece potrebbe non essere necessariamente così, anche perchè magari uno non ha necessità nè modo di aggiornare le pagine o arricchirle.

Tutto questo processo, ovviamente, possiede inoltre un’influenza diretta in termini di posizionamento, e cambia dinamicamente le SERP nel tempo: ciò può avvenire con frequenza molto rapida su parole chiave molto competitive, anche se tendenzialmente i risultati migliori tendono a stabilizzarsi col tempo.

Le SERP possono migliorare o peggiorare

Per quanto possa sembrare una banalità, i risultati di ricerca dal punto di vista del sito che stiamo usando possono migliorare o peggiorare. Tale comportamento non è prevedibile a priori, e alla meglio si possono fare delle stime approssimate a riguardo.

In genere la valutazione delle SERP viene effettuata su base giornaliera; non ha senso considerare intervalli di tempo più piccoli (ed è anche molto dispendioso come lavoro), in casi critici e/o molto competitivi può avere senso considerare il ranking su base settimanale.

Le SERP possono migliorare se… lavori bene lato SEO

Anche qui rischia di scivolare una banalità ma resta come fatto direi quasi scientifico il fatto che se si lavora bene lato SEO ed in modo coerente con la natura del sito da ottimizzare, seguendo una linea editoriale che sia valida per quel particolare sito I risultati di ricerca possono migliorare sensibilmente soprattutto nel medio-lungo periodo. Non è detto che tutte le modifiche siano migliorative, E molte delle stesse possono sembrare del tutto irrilevanti.

Non tutte le modifiche che si fanno si notano in tempo reale, ma alcune legate all’esempio all’uso dei rich-snippet possono mostrare eccellenti risultati in modo quasi istantaneo rispetto alla data in cui sono stati introdotti.

Le SERP sono influenzate dai… ranking factor (ma anche no)

I ranking factor sono i fattori SEO che tendono ad influenzare l’aspetto delle sarà ed il loro comportamento. Bisognerà distinguere tra fattori quantitativi (legati al tipo ed al numero di backlink esterni, all’utilizzo della tecnologia di schema HTML schema.org, cosiddetti rich snippets) e fattori qualitativi (come ad esempio il tipo di <title>, il contenuto della meta description, …). In genere trovo questa visione tanto intuitiva quanto sostanzialmente ingannevole per i principianti: se ci si lega a questo schematismo dei fattori di ranking come “manopole” SEO, infatti, si rischia di compiere meccanicamente attività senza alcun senso, come esempio inserire per forza parole chiave all’ interno del <title>, anche qualora la natura della pagina Web non lo richieda affatto.

In genere gli unici ranking factor che siano degni di attenzione sono quelli coerenti con la natura del sito: esistono quindi fattori utili per gli e-commerce (ad esempio essere citati da un quotidiano nazionale, oppure da una rivista di settore, oppure ancora fare uso di rich snippet per i prodotti), fattori utili per i blog (essere linkati da altri blogger, ecc.) e così via.

Le SERP possono peggiorare se… lavori male

Questa è un’altra verità che emerge chiaramente dopo anni di lavoro del settore: se lavori male Google ti ignora o ti castiga. Ecco perché le attività SEO non dovrebbero mai essere affidate a presunti professionisti O pseudo esperti del settore. Chiunque e in grado di affibbiarsi l’etichetta di SEO specialist, ma sono davvero pochi quelli in grado di dare un miglioramento concreto alla SERP di interesse per la tua azienda.

Snippet in primo piano su Google: come si ottiene la “posizione zero”

Introduzione

Hai cercato per tutto il web e non sei riuscito a capire un emerito su questo argomento. Non ti preoccupare: qui troverai la risposta giusta e riuscirai finalmente a capire cosa siano questi benedetti snippet in primo piano. Sì, sono quelli che appaiono come primissimo risultato per certe ricerche, e che ti mettono al top del top su Google: non c’è nessun SEO della concorrenza che possa toglierti da lì, salvo tu faccia davvero schifo con il tuo sito o sia un po’ sfigato – e in questo caso non potresti comunque farci nulla. Per cui sorridi, in ogni caso: mettiti comodo in poltrona e leggi con attenzione quello che ho scritto – la soluzione è giusto qui sotto!

(sì, ultimamente mi piacciono gli incipit alla Aranzulla – anche se probabilmente lui non avrebbe mai usato certe parole.)

Cosa sono i featured snippet

Per capire un po’ meglio cosa siano gli snippet di questo tipo, bisogna considerare ciò che dice Google a riguardo (fonte):

  1. il risultato zero viene estratto programmaticamente dal testo della pagina web, quindi ci si aspetta che sia delimitato e ben riconoscibile (ad esempio in un paragrafo a sè stante, oppure utilizzando un paragrafo ed una lista puntata o numerata).
  2. viene abilitato per le ricerche che corrispondano più chiaramente a domande;
  3. lo snippet non è necessario che riporti verità assolute o il Vangelo secondo qualcuno, bensì – secondo Google, eh – un punto di vista chiaro ed inequivocabile di quel sito;
  4. la feature potrebbe subire modifiche in futuro, o essere comunque alterata o rimossa.
  5. cliccando su “Fornisci feedback” in basso a destra qualsiasi utente può segnalare eventuali snippet impropri o poco comprensibili.

Quali siti possono ottenere il featured snippet?

Apparentemente tutti, non ci sono limitazioni effettive.

Sono ovviamente preferiti, e più probabili allo snippet in “posizione zero”:

  • i blog molto curati, soprattutto se sanno approfondire e pubblicare post evergreen (cioè post diversi da notizie, che durino sempre nel tempo e mantengano la propria validità);
  • i siti di tutorial e guide, cioè idealmente quelli modello Aranzulla: è molto frequente che questi siti diano risposte utili e concise (come vedremo tra un attimo) alle domande (o ricerche) degli utenti;
  • i giornali online, per quanto sia un caso particolare e di solito non sia banalissimo ottenerne uno; anche qui, l’approfondimento di un topic e la capacità di sintetizzare le risposte la faranno da padrone.

Cos’è la posizione zero

La posizione zero, detta anche featured snippet, risultato zero o snippet in primo piano snippet nella ricerca, secondo Google è un risultato di ricerca che si pone al di sopra di tutti gli altri, quindi come unico risultato in evidenza nell’above the fold (cioè la sezione della finestra visibile senza scorrere verso il basso)

Quando un utente o un’utentessa di Google pone la propria (intelligentissima, il più delle volte) domanda dentro Google, la risposta restituita potrebbe – a determinate condizioni – essere mostrata in un riquadro speciale di snippet in primo piano.

Attenzione: solo Google sa a chi e per quale ragione concedere questo onore. Per cui a noi poveri (in ogni senso) SEO non rimane che provare a dare l’ennesima sistemata ai nostri siti, e vedere se eventualmente riusciamo a conquistare la posizione zero con qualche piccolo accorgimento sul testo e sul markup HTML.

Esempio di featured snippet italiano

Per capire bene di cosa parliamo, provate a cercare ad esempio “cos’è una mappa catastale“: almeno ad oggi, dovreste vedere una cosa del genere, con lo snippet in primo piano bene in vista.

 

Come ottenere lo snippet in primo piano

Non ci sono regole precise per ottenerlo: da un punto di vista di copy, sembra che le definizioni concise di un qualcosa funzionino alla grande. Fossi in loro, per inciso, proverei una decina di definizioni test e le infilerei in un blog, anche per capire quali siano viste e quali no: in caso di successo, le visite sono assicurate – immagino tassi di click se non prossimi al 100%, quasi – ovviamente poi dipende: se la vostra pagina fa schifo, oggi avrete lo snippet e domani, magari, lo perderete per sempre.

Il trucco per quello che sono riuscito a capire, visto che qualcuno l’ho beccato su qualche sito ottimizzato in passato, è legato:

  1. a quanto sia concisa e calzante la definizione;
  2. all’uso corretto di tag paragrafo (<p>) in cui inserire definizione e titolo (<h2>,<p>);
  3. alla scelta corretta della query da ottimizzare per la posizione zero (funziona per le richieste tipo “cos’è X”, di norma)
  4. ad una discreta dose di fortuna (che quella aiuta sempre, nella vita).

Come verificare di aver ottenuto lo snippet

La verifica può avvenire mediante una semplice ricerca tra quelle piazzate in prima posizione secondo la Search Console, anche se al momento questo strumento non segnala l’evenienza della cosa. Basta in generare cercare qualcosa su Google, e verificare che sia effettivamente attivo come risultato zero.

Sembra banale, ma è così: per verificare se avete ottenuto uno snippet per la ricerca “cos’è la seduzione“, non vi resta che provare a cercare su Google “cos’è la seduzione” e verificare di essere al vostro posto (al momento trovate una definizione da dizionario, per cui non vi illudete, vecchi lupi di mare o Casanova.

Suggerimenti per ottimizzare on-page la tua pagina per gli snippet

Se andiamo ad analizzare la struttura HTML del sito che ha ottenuto il posizionamento, troviamo una cosa del genere in corrispondenza del testo evidenziato: apparentemente l’HTML, ben formato (nel senso che ci sono tag di apertura e chiusura ben innestati e basta), presenta un semplice paragrafo <p> preceduto nello specifico da uno in cui è presente approssimativamente la query di ricerca “cos’è un (estratto estratto di) mappa catastale”.

In prima approssimazione, quindi (regole orientative non rigide, da prendere con le pinze):

  1. bisogna inserire una domanda frequente (cos’è X, come funziona Y, ecc.) in un <p></p> o in un heading (<h2></h2>, ad esempio)
  2. bisogna inserire una risposta o definizione secca in un altro blocco <p></p>;
  3. title e meta description sembrerebbero ininfluenti in tal senso (il title c’è ma è diverso, mentre la meta description era del tutto assente, quando ho fatto il check)
  4. la risposta non deve essere troppo lunga perchè, comunque, il numero di parole visualizzate nello snippet è comunque limitato per esigenze grafiche;
  5. mi sembra anche plausibile che nella definizione non debbano esserci contenuti commerciali di alcun genere, come link a siti partner, link venduti o banner pubblicitari (secondo me, ovviamente); se vedete, si tratta di semplice testo conciso e funzionale;
  6. la creazione dello snippet non è forzabile in alcun modo: dalle mie parti si direbbe “cce vo culu” (bisogna essere fortunati, ndr)

Ho visto altri featured snippet che presentavano un paragrafo con una lista <ul>, <li> oppure <ol>, <li> all’interno, ma questo della lista non sembra essere un requisito obbligatorio. Se mettete la lista, potrebbe essere vista nel risultato zero – in questo modo occupate anche più spazio nella SERP, tra l’altro.

Come evitare gli snippet in primo piano

Come spesso accade per Google, non è nota la procedura per fare direttamente qualcosa di ambìto (come posizionare un sito in prima pagina, tanto per fare un esempio casuale), ma è possibile fare in modo che lo snippet NON venga attivato.

Per evitare questa possibilità (anche se non riesco ad immaginare per quale motivo farlo sinceramente), basta inserire il testo da non “snippare” nel tag <meta name="googlebot" content="nosnippet">

Quattro domande a cui la SEO non potrà mai rispondere

A volte nella SEO, al di là delle singole strategie e delle tecniche utilizzate, si pongono semplicemente le domande sbagliate. Questo alla lunga è un problema serio, perchè illude il committente di aver fatto la scelta giusta, tendendo a sprecare il suo tempo (ed il suo budget) in attività SEO del tutto inutili.

Ma quali sono le domande che non bisognerebbe mai fare alla SEO? Si sono fatti, e si faranno, addirittura eventi a pagamento su questi temi: ma, secondo me, la risposta non sarà mai soddisfacente o non potrà affatto essere data. Chiedere alla SEO determinate cose è un po’ come aspettarsi che una moto possa farci il caffè – per quanto con la moto, con qualche giro di parole, può essere comunque usata per arrivare ad un bar.

Vediamo quali sono le domande più inutili da fare alla SEO, perchè questo ci aiuterà a capire meglio come muoversi nel settore.

Google-dance: risultati di ricerca instabili

Se i risultati di ricerca in SERP sono instabili, tendono a farvi salire e a farvi scendere improvvisamente e senza una logica, ci sono due possibilità: la prima, secondo me più probabile, è che il vostro settore sia più competitivo di quanto pensiate. Non conviene ostinarsi ad ottimizzare quella singola keyword, a quel punto: tanto vale variarla e rifare l’analisi delle chiavi più convenienti. La seconda possibilità è che stiate comunque lavorando bene, ma che sia necessario aspettare l’effetto della vostra campagna SEO.

Soluzione possibile: continuare ad ottimizzare il sito per gli utenti, pensando alle loro esigenze, alle parole che usano per cercare ed alle risposte che, in qualche modo, si aspettano. Aggiungere altri backlink di “rinforzo”, ripensare meglio i contenuti in funzione degli utenti del sito. Non ragionare le pagine troppo sui motori di ricerca. Utilizzare le keyword che usano gli utenti (es. Google Trends, Google suggest) non quelle che piacciono a noi, al cliente o che “suonano bene”.

Cercare la keyword density “perfetta”

Non c’è nulla da fare in questi casi: la keyword density è inderogabilmente una cavolata, e fa solo perdere tempo lavorarci o inventarsi percentuali ottimali da raggiungere (quella del 3-4% è una delle più inossidabili, ma sempre una stronzata rimane). Quindi, come dico sempre ai corsi che mi capita di fare dal vivo e come ho scritto fino alla sfinimento su questo blog: non c’entra nulla la keyword density, è un parametro troppo elementare da ottimizzare e se bastasse aumentare il numero di parole chiave nella pagina prima o poi chiunque riuscirebbe ad andare in prima pagina. I fatti dicono che non tutti ci riescono, per cui l’approccio è semplicistico e porta fuori strada.

Soluzione possibile: ripensate i vostri contenuti affidandovi ad un copywriter che conosca e sia soprattutto ben documentato sull’argomento di cui scrive.

Pagine che non convertono

Se le pagine si posizionano bene ma non convertono, ovviamente è un problema in termini di rientro dell’investimento fatto (ROI): ma in questi casi non è un problema di come hai fatto la SEO, ma di come l’hai gestita fino a quel punto a livello di web marketing. Se un sito non vende, in molti casi di mia conoscenza, potrebbero esserci problemi tecnici nascosti che impediscono all’utente di finalizzare l’acquisto – ad esempio certificati assenti o HTTPS mal configurato, carrello poco intuitivo, sito impostato in modo caotico, troppe scelte per l’utente che non sa dove cliccare e così via.

Soluzione possibile: ideare una strategia di web marketing a prescindere dalla SEO tecnica. Rivedere il funnel e l’intero processo di conversione, anche dai dati di Google Analytics.

Concorrenza troppo forte

Se non riuscite a posizionarvi su una singola chiave di ricerca, c’è il rischio di “affezionarsi” alla stessa – il che non è per forza una buona idea: ogni strategia deve essere adattativa e flessibile al massimo. Quello che conta è portare visite utili al sito, per cui: se non riuscite a posizionarvi per una chiave di ricerca X, trovate una chiave di ricerca Y che sia alternativa e per cui ci sia meno concorrenza.

Soluzione possibile: cambiare le keyword o rifare completamente la keyword research per quel sito

Differenze tra Googleit e .com nei risultati di ricerca

Quando si ottimizza un sito sui motori è lecito chiedersi quale sia la differenza, in termini di indicizzazione dei risultati e di posizionamento, tra le varie versioni per nazionalità che Google offre. Quello che sappiamo, in generale, è che ogni versione di Google – ad esempio Google.it e Google.com – offrono risultati che possono essere diversi, e che possono cambiare sulla base della lingua rilevata nella pagina, della nazionalità di chi cerca, dell’estensione del dominio che stai posizionando e così via.

I due fattori principali sono pertanto il target linguistico e quello geografico, anche se possono esistere situazioni intermedie: ad esempio siti hostati all’estero (hosting in Germania, ad esempio) che pero’ vengono listati correttamente dentro Google.it, perchè sono in lingua italiana ed attirano naturalmente traffico dall’Italia. La nazionalità dell’hosting, in generale, non è vincolante in tal senso, e mentre il target linguistico è legato alla lingua in cui è scritto il sito (e, di riflesso, probabilmente anche quella dei link che lo citano), quello geografico è legato alla nazionalità del server e all’estensione di dominio che viene utilizzata.

Un tempo la Search Console permetteva, nella vecchia versione dell’interfaccia, di impostare esplicitamente la nazionalità di un dominio; ad oggi questa possibilità non è più disponibile per i webmaster.

Il mio sito non appare su Googleit: piangi (oppure leggi qui)

Se il tuo sito non viene indicizzato o non è visibile su Google, leggi quello che segue e potrai chiarirti le idee. Uno dei comportamenti più difficili da affrontare in ambito SEO, infatti,  riguarda il caso in cui il nostro sito non appare per nulla o viene ignorato dai motori di ricerca. Proviamo a capire anzitutto se si tratta di un problema di indicizzazione oppure di posizionamento.

Problema di indicizzazione. Nel primo caso, la pagina non sarà visibile per nulla, cioè se la pagina che non è indicizzata fosse ad esempio

https://salvatorecapolupo.it/pagina-che-non-se-trova.html

cercando su Google l’URL tra virgolette non troveremo nulla:

In questo caso bisogna attendere che il crawler di Google faccia il proprio lavoro oppure, al limite, forzare l’indicizzazione della pagina.

Problema di posizionamento. Nel secondo caso, invece, il test precedente restituisce una pagina – per cui siamo presenti nell’indice di Google – ma il problema è il ranking che è scarso o non all’altezza delle aspettative. Qui è invece necessario un lavoro specializzato SEO e, con buona probabilità, anche di link building – vedi anche Come diventare primi su Google.

In questi casi, comunque, è difficile capire con certezza da cosa dipenda, ma le casistiche più comuni sono in effetti le seguenti:

  1. il sito non appare per alcune ricerche per cui si sta ottimizzando;
  2. il sito non appare su Google per nessuna ricerca (esempio: cercando il nome della home page)

Non è agevole determinare con certezza cosa possa causare un determinato comportamento, specialmente se non avete notifiche da parte di Google, per cui il responso sul vostro sito andrebbe emesso sulla base di un mix di esperienza ed analisi mirata.

Se avete problemi di visibilità su Google, comunque, non si tratta necessariamente di una penalizzazione, per quanto gli indizi possano convergere, a seconda delle circostanze, in questa direzione.

Ammettiamo che la chiave di ricerca sia X, tanto per fare un esempio, e che il sito sia ABC.it: il primo check da fare è verificare che compaia qualcosa nella ricerca locale del sito, quindi cerchiamo su Google ad esempio

X site:ABC.it

Se esce almeno un risultato, il primo di questi è solitamente quello “candidato” ad arrivare nella SERP per la ricerca di X. Se non esce nulla, invece, è probabile che:

  1. il sito non sia indicizzato perchè molto giovane (leggi: come indicizzare un sito);
  2. il sito non sia visibile su Google perchè ci sono competitor molto forti (in questo caso siamo solo surclassati dagli altri, ma non siamo penalizzati);
  3. il sito sia stato penalizzato a seguito di comportamenti scorretti, o non in linea con le indicazioni per webmaster di Google.

Analizzare il passato del nostro sito, quindi, diventa indispensabile per capire come comportarsi. Ci sono situazioni in cui la soluzione è più semplice di quello che si possa pensare, del tipo: se non apparite per la ricerca di X nel sito ABC.it, è opportuno verificare che nel sito ABC.it sia presente da qualche parte… la stringa X :-).

Nel secondo caso, la situazione è più “drammatica”: il nostro sito non compare su nessuna ricerca, neanche cercando il nome del sito:

ABC.it

Se da una ricerca del genere non esce fuori nulla, è molto probabile che il sito non sia stato indicizzato (ad esempio per un sito giovane, in presenza di attributi NOINDEX, NOFOLLOW scorretti) oppure che, come nel caso precedente, sia stato indicizzato. Ci sono casi che ho affrontato in cui, ad esempio, il dominio pagava lo scotto di penalizzazioni precedenti (precedenti SEO senza scrupoli, o webmaster non troppo esperti), di cui spesso il proprietario attuale non poteva sapere nulla, come ho raccontato quando ho comprato un dominio con molti backlink ed una certa anzianità (ne parlo nel post Domini che generano traffico “da soli”, una prova che smentisce parecchia mitologia).

Ci sono molti altri casi intermedi che possono capitare su un sito, e non è agevole discuterne in maniera approfondita in un post. Ad ogni modo, prima di arrivare a conclusioni affrettate, è bene controllare che non ci siano notifiche di penalizzazioni manuali su Google (se ci sono, le trovate nella Search Console), ed eventualmente analizzare tutti i backlink in ingresso e valutare se non sia il caso di effettuare un disavow dei link sospetti.