Come usare la Search Console per aumentare il traffico sul sito

La Search Console di Google è uno strumento di analisi dei dati molto avanzato, in grado di capitalizzare al massimo i contenuti del nostro sito. Ovviamente in questo processo di valorizzazione molto dipende dalle strategie che abbiamo deciso di sfruttare, e da una serie di requisiti di base che devono essere rispettati a monte.

Requisiti necessari prima di procedere

Per poter sfruttare attivamente queste tecniche, è indispensabile che il nostro sito sia realizzato a regola d’arte e che non ci siano problemi tecnici di alcun genere su di esso; inoltre il sito deve essere scansionabile, indicizzato e (preferibilmente) posizionato su Google per almeno un paio di parole chiave (anche banali o ovvie).

Andando poi a vedere il rapporto Analisi delle ricerche, ad esempio, è opportuno che ci siano almeno una cinquantina di click, o che se non altro (nella peggiore delle ipotesi) siano presenti almeno un po’ di parole chiave nel sito. Se questo requisito non fosse soddisfatto a monte, suggerisco di usare un po’ il sito – ad esempio pubblicando articoli, FAQ o pagine con qualche contenuto utile o inedito – prima di procedere.

Chiariti i requisiti fondamentali, andiamo a vedere le tecniche che potete sfruttare nella pratica per aumentare il traffico sul vostro sito sulla base dei dati sulla Search Console del vostro sito.

Vedi anche: come indicizzare il tuo sito la prima volta

Stato dell’indicizzazione

In questa reportistica dovreste trovare un grafico crescente nel tempo, specie nel caso dei blog, oppure non decrescente o stabile nel caso di altri siti web; in genere non è necessario, ovviamente, che l’indicizzazione aumenti per forza (perchè non tutte le pagine web sono utili a Google allo stesso modo, chiaramente), pero’ è certamente un segnale da valutare bene se il vostro traffico non aumenta.

Se il sito non è ben indicizzato, pertanto, è improbabile che possa ricevere traffico da Google. Da qui ve ne accorgerete facilmente, di solito.

Valorizzare ricerche con potenziale “inesploso”

Aprite il report Analisi delle ricerche visualizzate le colonne Clic, Impression e CTR; se adesso ordinate per Impressions decrescenti (dalle più grandi alle più piccole), date uno sguardo alle ricerche con molte visualizzazioni che presentano pochi o nessun click: si tratta di ricerche per cui Google “riconosce” la vostra potenziale autorevolezza, tant’è che vengono mostrate tra i risultati, tuttavia vengono cliccate poco o nulla.

Esempio tratto da un mio sito: le ricerche interessanti da questo punto di vista sono in particolare alla seconda, terza, quinta e sesta riga (rispettivamente o, 1, 3 e 0 clic).

Ci sono varie strategie che si possono sfruttare per migliorare le prestazioni del CTR di queste ricerche che, ripeto:

  • abbiano il massimo delle impressions e
  • abbiano pochi o nessun clic (oppure equivalentemente CTR inferiore all’1%).

Un modo possibile, ad esempio, può essere quello di riscrivere o aggiornare l’articolo che dovrebbe portare a quella ricerca critica (e qui dovrete regolarvi a spanne oppure con l’operatore site), un altro può essere quello di linkare internamente l’articolo stesso da altre sezioni del sito, in modo da aumentarne la “visibilità” in termini topologici; eventualmente, inoltre, si può pensare di fare qualche redirect 301 strategico oppure, ancora, aggiungere la parola chiave in questione all’interno di qualche title o anchor text per facilitare o chiarificare l’utente nella ricerca.

Si può fare di tutto e di più, insomma, facendosi ispirare dalla Search Console: il problema è capire cosa abbia senso e cosa invece sia una forzatura. In molti casi, per inciso, fare questo distinguo in modo corretto fa la differenza tra un consulente dilettante ed un professionista.

Ottimizzare i CTR esistenti

Aprite il report Analisi delle ricerche e visualizzate la sola colonna CTR; se ordinate per CTR descrenti (dai più grandi ai più piccole), avrete individuato pagine (o ricerche, dipende da qualche report avete aperto) per cui ci sono già buone percentuali di clic. Si tratta insomma di pagine (o ricerche) che tendono a portare traffico dai motori di ricerca: per cui provate a sperimentare un po’ di cose, a seconda del tipo e dell’uso delle pagine.

Ad esempio:

  • cambiate i title per capire se il CTR migliori, nel lungo periodo;
  • cambiate le meta-description per capire se il CTR migliori, nel lungo periodo;
  • aggiungete eventuali rich snippets;
  • allungate o accorciate il corpo del testo dell’articolo, valutando le prestazioni prima o dopo;
  • inserite in modo non invasivo dei link affiliati o dei banner tematici con la ricerca che vi porta traffico: le conversioni nel medio-lungo periodo dovrebbero essere assicurate (o quasi);
  • valutate inoltre che si tratta molto spesso di pagine web, ordinate con questo criterio, per cui è abbastanza facile vendere link.

Link building interna

In questo caso l’idea è quella di selezionare una parte di pagine dal report Analisi delle ricerche, Pagine, e cercare di individuare quelle che siano posizionate meglio; per farlo, selezionate le colonne Impressioni e Posizione.

Ecco un esempio tratto dal mio sito: cercate di trovare le pagine che si posizionano meglio (entro le prime 10 posizioni, ad esempio), scartate quelle con poche impression (su cui c’è scarso margine di miglioramento, di norma, a meno che non si tratti di pagine che convertono o pensate per convertire, come le landing page) e concentrate l’attenzione sulle pagine con posizionamento tra 1 e 10 e impression elevate. La soglia di impression minima cambia da sito a sito, non ci sono regole; dipende da quanto traffico fate, e può essere 1000 come 5000 o 10000, difficile dirlo. Regolatevi a spanne sugli ordini di grandezza (quindi ad esempio da 100 o 1000 in poi), e trovate le pagine con questi requisiti.

Su queste pagine, che definiremo “autorevoli” per il vostro sito, avrete discrete possibilità sia di fare una buona link building interna (linkare pagine con poco traffico da quelle autorevoli, ad esempio), sia di provare a vendere qualche link, se vi capita. In genere ricordate quanto scritto al punto precedente: il problema è ancora una volta capire cosa abbia senso e cosa sia una forzatura da evitare. Molti SEO si sentono molto intelligenti nel linkare qualsiasi cosa in ogni modo possibile, quando in realtà sono semplicemente presuntuosi e dovrebbero rivedere le proprie strategie: ogni cosa che si fa, anche un banale link, deve avere una logica (editoriale, di marketing, ecc., ma deve averla), deve essere pensata per l’utente finale, e le convenzioni SEO in astratto – tipo: mettere la keyword all’inizio del title – non possono mai avere la meglio sul buonsenso. Si fanno figure veramente pessime, diversamente, ed il traffico che ci si procura “alla buona” rischia di essere poco utile.

Fare una lista di parole chiave da riutilizzare nel blog del sito

Aprite il report Analisi delle ricerche e visualizzate la sola colonna CTR; se ordinate per CTR descrenti (dai più grandi ai più piccole), avrete individuato le ricerche più frequenti che portano al vostro sito. Esportatele e create un po’ di articoli a tema con le parole chiave, in modo che pubblicandoli possiate potenziare ed estendere la coda lunga (es. le varianti di una parola chiave principale) nel medio-lungo periodo.

Selezionate sempre – consiglio generale – il 10-20% delle parole chiave partendo dalle più visualizzate (impressions alte), lasciate perdere quelle che non hanno buone prestazioni in termini di impressioni – a meno che, ovviamente, non siano molto competitive o vogliate comunque puntarci.

Sezione Link interni

Sbirciando nella sezione Link interni sottoTraffico di ricerca potrete rendervi conto di quanto sia bilanciata la vostra link building interna, di come siano distribuiti i link sulle varie pagine e così via. Se trovate un profilo molto sbilanciato cercate di non esagerare coi link interni, diversamente le cose andranno benone.

L’analisi di questa sezione permette anche di individuare le pagine più linkate come a maggiore potenziale sfruttabile, e fare delle modifiche su queste ultime potrebbe, a volte, essere utile per aumentare il traffico sul sito.

Manutenzione del profilo di backlink del nostro sito

La sezione Traffico di ricerca -> Link che puntano al mio sito può essere molto utile per verificare che la nostra link building stia funzionando: di solito i backlink vengono “assorbiti” e mostrati dal tool entro un paio di settimane da quando compaiono sul web. Da qui potrete anche verificare di non avere backlink penalizzanti (che potete mandare in  disavow), potrete verificare profili sospetti, link rotti e così via.

Questa sezione è utile anche in termini di classificazione e clusterizzazione dei link: se ordinate in base alle Pagine con link crescenti (dalle più piccole alle più grandi) ci sono discrete possibilità di vedere e verificare i backlink “migliori” – ammesso che siano migliori quelli che riportano un unico link in uscita verso il vostro, rispetto a quelli che lo ripetono su più pagine del loro sito.

Approfondimenti

Se vuoi saperne di più sulla Search Console di Google, consulta il corso online Guida pratica all’uso della Search Console.

Guida pratica alla nuova Search Console di Google

Come funziona la Search Console di Google

La Search Console di Google sostituisce integralmente il vecchio Webmaster Tools, mediante un cambio di interfaccia piuttosto radicale orientato ad un design molto minimale; da un certo punto di vista questo mi ha sorpreso in negativo, perché sembra che molte funzioni siano state rimosse dalle funzionalità. Tra l’altro a partire dal 12 dicembre 2018 non sarà più possibile accedere al webmaster tools, E sarà obbligatorio passare al nuovo sistema. Mi sembra quindi opportuno abituarsi definitivamente all’idea di farne uso, da ora in poi, per poter monitorare le prestazioni del proprio sito su Google.

Panoramica generale

L’aspetto della nuova interfaccia della Search Console di Google è la seguente: si nota fin da subito che è stata concepita in un modo molto più minimale, e che potrebbe sembrare limitativo rispetto alle vecchie funzionalità. Google in questi anni ci ha abituati a dare e togliere parecchio, in effetti, per cui le prime paura possono sembrare del tutto giustificate almeno prima vista: c’è anche il problema di doversi abituare alla nuova interfaccia, E soprattutto al fatto che alcune funzionalità sono state sostanzialmente dismesse E non si potranno più utilizzare.

Indicizza solo quello che ti serve

L’approccio corretto al problema secondo me parte da una conoscenza adeguata di come funziona Google e di come indicizza il nostro sito: in prima istanza infatti il crawler si occuperà di scansionare periodicamente le pagine alla ricerca di contenuti interessanti, per fare questo È necessario che il sito funzioni correttamente e che tutte le pagine abbiano i meta tag opportuni (INDEX, FOLLOW) oppure al limite nessun metatag robots.

È anche piuttosto importante configurare in modo corretto il file robots.txt, perché mediante questo viene stabilito cosa Google posso scaricare o meno: soprattutto nel caso di modifiche, o la prima volta che sottoponiamo il nostro sito alla console, è essenziale che questo file permetta al crawler di leggere tutti percorsi che ci interessano, senza limitarne nessuno.

Questo si ricollega ad un altro aspetto molto importante per la nuova interfaccia: ovvero superare la mentalità per cui più pagine si indicizzano meglio è, e passare all’idea di consumare le risorse solo strettamente necessaria per i nostri scopi. Questo significa l’esempio porre in noi index tutte le pagine generate automaticamente da WordPress che non utilizziamo, che sono in molti casi le pagine dei dati, quelle dei risultati di ricerca e a volte addirittura quelle delle categoria. Questo è ciò che intendevo quando ho scritto nel titolo di questo paragrafo con indicizza solo quello che ti serve: ovviamente dovrai anche saper valutare a dovere quello di cui ha bisogno il tuo sito.

L’idea alla base di un corretto uso della Search Console passa per saper riconoscere in modo critico quelli che sono i contenuti davvero importanti per Google e quelli che, invece, non lo sono. Se andiamo fa sovraccaricare il crawler di richieste, infatti, ci sono maggiori probabilità di commettere errori in fase di indicizzazione, di ritrovarsi pagine ambigue o duplicate E di peggiorare globalmente le prestazioni del nostro sito.

Chiarito questo, cerchiamo di vedere un po’ per volta le varie sezioni che sono disponibili nella search console di nuova generazione. Ho fatto un piccolo video che prova a spiegare gli aspetti più importanti, e che vi metterà in condizione di utilizzare lo strumento in meno di 15 minuti.

Nuova Search Console in breve

In breve, quindi:

  1. le funzionalità della Search Console di Google sono state riviste, in particolare per quello che riguarda i link: si possono visionare per tutti i siti sui quali abbiamo il controllo sia le anchor text esterne che quelle interne, con tanto di dettaglio alle singole pagine destinazione;
  2. lo strumento è pensato più essenzialmente per testare accuratamente i singoli URL del nostro sito;
  3. il taglio generale dell’interfaccia è decisamente più semplice da usare rispetto al Webmaster Tools;
  4. molte funzioni sono state dismesse definitivamente, ma questo;
  5. altre novità potrebbero essere inserite nel seguito all’interno della console;

 

I siti privi di HTTPS vengono notificati nella Search Console: meglio aggiungerlo!

Da qualche tempo c’è aria di grosse novità in casa Google: la campagna pro-HTTPS da utilizzare su tutti i siti, almeno a lungo termine, sta iniziando a mostrare risultati concreti. Ho già esplicitato altrove il mio scetticismo di fondo legato a questa iniziativa: questo non tanto per l’utilità tecnologica in sè (che non si discute: HTTPS è uno standard di sicurezza elevato ed utile) quanto per l’uso che tenderanno a farne la maggiorparte delle persone (soprattutto quelle che si baseranno su quello che leggeranno, soprattutto da parte di web hosting interessati a vendere certificati SSL e indirettamente “poco obiettivi” sull’argomento: si veda anche WordPress e SSL in generale).

La morale della favola è sempre la stessa: se non siete skillati in informatica e non vi rivolgete ad un consulente serio, è difficile che possiate configurare a dovere un certificato SSL, anche se ovviamente nessuno vi vieterà di farlo.

Notifiche da parte di Google nella Search Console

Peraltro, ormai da tempo, i siti senza HTTPS vengono da qualche tempo, come mi suggeriva qualche collega giorni fa, notificati nella Search Console via email: ovvero i webmaster vengono avvisati in questi termini che il sito non supporta SSL, e che sarebbe preferibile farne uso.

La prima parte del comunicato mi ha notificato il sito web interessato:

La seconda mi ha fornito una descrizione dettagliata, con un URL di esempio (NB mandano solo un esempio, potrebbero esserci altre pagina analoghe: apparentemente le notifiche degli URL specifici riguardano pagina indicizzate e, nel mio caso, ben posizionate su Google). Viene anche esplicitato che si tratta di una prima fase, e che ne seguiranno altre per cui, presto o tardi che sia, tutti i siti senza HTTPS saranno notificati.

Infine propongono come risolvere il problema:

Mi pare opportuno, a questo punto, fare un paio di approfondimenti per evitare gli inevitabili fraintendimenti sull’argomento.

La notifica non è una penalizzazione!

Le notifiche di questo tipo arrivano alla Gmail su cui avete registrato la vostra Search Console; non si tratta, per quello che ne sappiamo, di notifiche di penalizzazione (in senso manuale tipo per vendita di link, tantomeno algoritmica tipo Penguin, Panda o altri). Quindi, se riceverete una mail del genere da Google, non vuol dire che siete stati penalizzati: significa semplicemente che è stata rilevata una pagina con un form di login che non usa HTTPS (o comunque almeno una sezione che, secondo la traduzione italiana, “pagine che raccolgono password o dati di carte di credito“: “raccolgono”, in questo caso, va inteso come “ricevono”, “utilizzano” password, ovvero form di login ed eventualmente form di pagamento con numero di carta di credito, data di scadenza e codice CVC: vedi anche come funzionano i pagamenti online).

Il fatto che sia stata rilevata almeno una pagina senza HTTPS non significa, a mio modesto avviso, che ci saranno per forza “guai in vista” se non passate ad SSL: certo, è buona cosa farlo (nessuno lo nega), e sarebbe obbligatorio farne uso, ma questo vale soprattutto per coloro i quali hanno implementato form di pagamento, login o registrazione in HTTP.

La notifica non arriva per tutte le pagine

Sui circa 40 siti che controllo via Search Console, per intenderci, solo in un caso mi è arrivata questa notifica, mentre per i blog ed i portali con pagina di login separata dal resto, per quello che si è capito ad oggi, questa notifica dovrebbe arrivare – almeno, meno probabilmente.

Non è corretto, pertanto, sostenere – come molti stanno facendo – che la notifica arrivi indistintamente su tutte le pagine che usino HTTP (come detto, sembra arrivare solo su pagine con determinate caratteristiche): certo, l’idea di fondo resta quella di passare ad HTTPS su tutte le pagine (anche perchè è più facile farlo, visto che il certificato si attiva a livello di dominio, di norma), per un web più bello e per avere l’iconcina carina di colore verde su tutti i browser da Chrome versione 56 in poi.

Tecnicamente parlando, pero’, le pagine più interessate a questo genere di notifica, cioè quelle per cui sarebbe richiesto avere HTTPS obbligatoriamente, sono quelle che contengono dei form (caselline in cui digitare password o numeri di carte di credito) 1) di login 2) di pagamento. Dipende comunque dalla struttura del sito e da come viene implementato il form di login nelle pagine del front-end, ad esempio.

Messa così, non ci voleva Google per accorgersene: è ovviamente corretto che avvisino i webmaster e li invitino a passare quanto prima ad HTTPS, ma è piuttosto improprio (e a mio avviso molto meno corretto) puntare sul terrorismo psicologico per cercare di cavalcare l’onda e vendere certificati.

Il messaggio corretto che dovrebbe passare, in effetti, è che bisogna quanto passare ad HTTPS per tutte le pagine di login e di pagamento dei vari siti, soprattutto quelli che vogliono lavorare bene e ridurre i rischi. Ma qui non è questione di SEO, scusatemi: è questione di web ben realizzato. C’è anche una questione di “immagine”, ovviamente, per cui chi usa HTTPS è un po’ come chi veste firmato, ma il punto non è tanto questo. Anche se questo è un blog sulla SEO, diffido da sempre dall’idea – trapelata fin dall’inizio – che HTTPS sia solo un “fattore di ranking” perchè, soprattutto per come ho visto che si lavora in Italia, messa così il potenziale protettivo della tecnologia SSL rischia di andare in malora.

HTTPS universale (su tutte le pagine dei nostri siti) non sarà una modifica “indolore”

Un paradosso, quello di SSL/TLS universalizzati su tutti i siti, che rischia di diventare di dimensioni epiche: da un lato, infatti, le pagine in HTTP già indicizzate andranno reindicizzate, e questa cosa sarà poco ovvia per molti di noi, e sono pronto a scommettere sui duplicati in SERP (stessa pagina indicizzata in HTTP e in HTTPS) che fioccheranno un po’ ovunque. La cosa che mi turba maggiormente, in questa fase, è pensare a tutti coloro che useranno, o che già hanno usato, HTTPS come fattore di ranking, senza neanche rendersi conto di ciò che comporta fare uso di SSL.

HTTPS non risolverà in automatico tutti i problemi di sicurezza

A parte quest’ultimo aspetto squisitamente SEO, in tanti passeranno a breve ad HTTPS con annessi certificati (spesso abbastanza costosi) non solo con la beata speranza di migliorare il proprio posizionamento su Google (in bocca al lupo: ci sono tuttavia tante altre cose, all’ordine del giorno, per migliorare il proprio ranking): altri ancora sfrutteranno la questione per ribadire una maggiore sicurezza sulle proprie pagine, pensando di aver potenziato la sicurezza del proprio sito ed archiviando definitivamente la pratica: in fondo, se lo dice Chrome che il sito è sicuro, di cosa preoccuparsi?

Parliamo di HTTPS, ma ci sono ancora persone che usano irresponsabilmente la propria data di nascita come password. HTTPS in altri termini, mi permetto di ricordare, non ti protegge dall’uso di “12345” come password: per cui secondo me un problema esiste, ma si sta affrontando in modo poco efficace.

HTTPS non è una tecnologia universalmente sicura

Qualche tempo fa (2014) uscirono fuori almeno tre falle informatiche su HTTPS, e molte di queste non sono ancora state risolte ad oggi (vedi ad esempio: 148 mila siti affetti da Heartbleed). Questo vuole dire che, da un certo punto di vista, è ancora prematuro che Chrome etichetti come “sicuro” un sito perchè usa SSL / TLS: in teoria, anche un sito con HTTPS può essere attaccato come qualsiasi altro, per quanto tale probabilità tenda ovviamente a ridursi in presenza di HTTPS. La notifica di “sito sicuro”, se da un lato aiuterà i visitatori a riconoscere i siti truffa (almeno, quelli che non usano SSL), dall’altro potrebbe finire per deresponsabilizzare ulteriormente i proprietari dei siti sull’aspetto legato alla sicurezza.

A: Il mio sito è sicuro, uso HTTPS!

B: Ma usi l’autenticazione a due fattori?

A: No, e la mia password è “password”.

Possiamo poi ipotizzare che il mercato, in questi casi, tenderà a seguire la “coda lunga”, per cui la maggiorparte dei certificati installati saranno certificati gratuiti (per cui, temo, non troppe garanzie) o saranno di qualità  non sempre eccelsa (esempio: da una delle falle di cui parlavo è emerso che su OpenSSL, una delle implementazioni più popolari di HTTPS, c’erano all’attivo solo 5 programmatori, di cui solo uno stipendiato!). Questo dilagare di tecnologia cheap, peraltro brandizzata ed ampiamente promossa da Google e da Chrome, mi pare che finisca per avere dei tratti vagamente inquietanti.

HTTPS è un problema ancora, ad oggi, complesso, e molti aspetti sono squisitamente destinati agli “addetti ai lavori” (perdonerete il taglio “poco SEO” di questo articolo, ma purtroppo da sempre HTTPS è stata legata a questo genere di discorsi): a me questa mossa di invitare tutti a farne uso sembra piuttosto prematura, anche se riconosco la sua bontà di fondo, ovviamente. Darlo in pasto alle masse come stanno facendo, tuttavia, in questo momento, mi pare comunque una strategia poco azzeccata.

Introduzione agli strumenti basic e gratis per la SEO: Analytics, Search Console e SEO Panel

Farsi aiutare dai software è doveroso durante qualsiasi attività SEO, e questo perchè i dati da analizzare sono quasi sempre di diversa (backlink, fonti di traffico, citazioni) e numerosa natura (proporzionale alla popolarità ed al numero di visitatori). Se rinunciamo a questi tool, le nostre analisi rischiano di essere fuorvianti e di portarci decisamente fuori strada: vediamo quindi quattro software free che sarebbe doveroso utilizzare periodicamente.

Il primo da mettere in lista è la Search Console (l’ormai ex Webmaster Tools) di Google, che fornisce indicazioni molto dettagliate anzitutto sullo stato di indicizzazione del sito: andando all’indirizzo https://www.google.com/webmasters/tools/ col nostro account Gmail, ovviamente dopo aver configurato il nostro sito, troveremo tutte le informazioni sul livello di ottimizzazione del sito. Le principali informazioni che possiamo ricavare da questo strumento sono l’analisi delle ricerche (quali ricerche portano al nostro sito, su quali pagine, con quale frequenza e con quale CTR), lo stato della sitemap (se presente), i link interni, i link che rimandano al nostro sito ed altri tool da usare all’occorrenza, come quello per la ri-scansione delle pagine e la notifica di penalizzazioni.

I test per la verifica dell’indicizzazione sono, infine, stati da me descritti nell’articolo linkato; dalla SC si ottengono, più che altro, dati statistici e prestazionali.

Il secondo tool che possiamo sfruttare per le analisi SEO, in realtà, non è un vero e proprio software bensì il risultato delle attività del sito: i log del server (di errore, ma anche di semplici attività del sito) possono infatti dare indicazioni molto interessanti sui migliori contenuti del sito, sui link non ancora rilevati dalla Search Console e sulle ricerche avvenute internamente nel nostro portale. Ne ho parlato diffusamente su trovalost.it in maniera approfondita, per cui rimando a quell’articolo per maggiori informazioni. Trovare i log sul server non è difficile, cambia solo lievemente in funzione del tipo di webserver e del sistema operativo installato dall’hosting. Per analizzare i log, conviene utilizzare dei buoni editor di testo come TextWrangler per Mac e TextEdit per Windows.

Il terzo strumento da considerare è senza dubbio Google Analytics, che è uno strumento impareggiabile per tracciare i visitatori, la provenienza, le fonti di traffico (ovvero i backlink “attivi”), il rimbalzo ed altro ancora. Installare Google Analytics è quindi indispensabile per qualsiasi sito, dai siti vetrina fino ai siti di news con migliaia di visitatori giornalieri.

L’ultimo strumento utile potrebbe infine essere SEO Panel (scopri come installarlo), il tool open source per le analisi SEO che, rispetto alle prime versioni, offre molte opzioni extra, tra cui la generazione di report ed uan rilevazione più precisa dei risultati. Permette infatti di tracciare i ranking delle parole chiave sito per sito, effettuando una verifica del posizionamento in automatico e mostrando poi i risultati all’utente finale. Si scarica da seopanel.in, e richiede un hosting con cron job e PHP/MySQL.

Guida pratica all’uso della Search Console di Google [PDF video gratis]

Una delle migliori guide gratuite (video + slide) completamente gratis!

Contenuto del pacchetto

slide-capolupo-seo.m4v (slide in formato video)
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Per scaricarlo gratis il materiale (circa 500MB): clicca qui

Nota: con il click sul link accetti di scaricare gratis le slide, a costo di un po’ della potenza di calcolo del tuo computer (in pratica aspetti un po’, e poi ti arriva il link diretto; link fornito mediante miner di bitcoin – cliccando accetti di aspettare la fine del caricamento della pagina)

Descrizione. Vuoi scoprire a cosa serve la Search Console e come ne fanno uso i professionisti della SEO? Queste slide ti guideranno attraverso dei comodi video dimostrativi e delle chiare ed essenziali spiegazioni attraverso questo mondo, insegnandoti a riconoscere le diagnostiche, le penalità, gli errori sul tuo sito, i link in ingresso e le ricerche che vi arrivano.

A chi si rivolge il corso – Le slide fanno parte di un corso SEO di base frontale, che ho già tenuto un paio di volte; all’interno sono svelati varie tecniche utilizzate realmente sul mio portale Trovalost.it per promuoverlo nel modo migliore sui motori di ricerca. Utilissimo per aziende di hosting, webmaster, imprenditori e blogger freelance.

Entrare su Google News – Inserisci il tuo blog

Non riesci ad inserire il tuo blog su Google News? Non accettano per qualche strano motivo? Non ti preoccupare: posso darti una mano a risolvere. Entrare in Google News è spesso un problema per i principianti e per chi non sia pratico con i software usati da Google, Search Console in particolare. Ci sono anche dei requisiti di contenuto da rispettare, ed il formato del sito deve essere conforme ad alcuni standard dettati da RSS e dal W3C.

Perchè non riesco ad entrare in Google News

Purtroppo non ci sono garanzie per questo genere di cose: dipende molto dai contenuti che proponi, che in molti casi possono non essere ritenuti idonei. Con un buon lavoro alla base, comunque, il problema si potrà risolvere: oggi un po’ chiunque riesce ad entrare in G News, anche siti non prettamente di notizie come siamo abituati a pensarli, ma alla base deve esserci un solido lavoro di adeguamento del sito.

Requisiti per entrare in Google News

La procedura per inserire un sito su Google News possiede dei requisiti che solo un tecnico, in genere, è in grado di soddisfare. Ci sono requisiti precisi da soddisfare, nello specifico, in termini di:

  • formato feed RSS (deve essere completo e deve contenere immagini in un formato standard)
  • formato banner grandi e piccoli (devono essere idonei alla visualizzazione su mobile e desktop secondo gli standard di Google)
  • funzionalità generali: è necessario che il sito funzioni perfettamente e sia registrato nella Search Console di Google
  • formato del sito: l’HTML generato deve essere conforme allo standard e contenere, se possibile, i meta tag Schema.org

Quali siti possono entrare in Google News

In genere qualsiasi blog in WordPress che risponda ai seguenti requisiti

  • che sia un blog di notizie (non si può fare su siti aziendali, generalisti, ecc.)
  • che sia fatto in WordPress (indispensabile per attuare questa consulenza)
  • che pubblichi regolarmente news (la pubblicazione di news non è inclusa nella consulenza, nota bene, ma il check del formato sì)

Cosa posso fare per aiutarti ad entrare in GNews

Con questa consulenza potrò seguire per te il processo dall’inizio, fino all’indicizzazione su Google News (no posizionamento, solo semplice indicizzazione del tuo sito). Inserire il tuo blog non sarà più un problema: fatti dare una mano e riusciremo a pervenire all’obiettivo entro circa 40 giorni. dall’inizio dei lavori.

Gli 8 brevetti di Googleit potenzialmente più importanti per la SEO

Questo articolo è andato a curiosare sui brevetti di Google, quelli utilizzati per classificare i risultati di ricerca e venire incontro alle esigenze degli utenti. Prima di procedere oltre, è bene precisare cosa sia un brevetto e cosa comporti a livello pratico per la SEO.

Gli Stati Uniti – scrive l’autorevole Lunati & Mazzoni – sono all’avanguardia nel campo dei brevetti e gli stessi sono molto rispettati e considerati un punto fermo sia per le aziende che per i consumatori. I brevetti costituiscono infatti anche una sorta di certificato di garanzia o di qualità che influenza fortemente le scelte commerciali.

Anzitutto, quindi, un brevetto è un’idea realizzativa associato ad un “qualcosa”: nello specifico, un algoritmo oppure un sistema per fare qualcosa. Sulla brevettabilità del software esistono delle differenze sostanziali tra USA ed Europa (detta molto in breve e sacrificando qualche dettaglio sull’altare della sintesi, in Europa non possiamo brevettare i software, in USA invece si può fare, e da molto tempo). In linea generale, non è detto che un brevetto software – nello specifico, una “regola” o criterio proprietario usata da Google per posizionare i siti, ad esempio – comporti un qualcosa che realmente esiste: ci sono brevetti relativi a progetti mai realizzati, esattamente come non tutti gli articoli scientifici sono relativi a cose esistenti.

Generazione di ricerche simili ed assegnazione di un punteggio ad ogni sito

Si parte da uno scenario classico: nel brevetto US9031929 si pone il caso di un utente che fa una ricerca su Google, ed in risposta a tale “domanda” viene calcolato un conteggio di tutte le query categorizzate rivolte a quel sito. Fatta una ulteriore scrematura, al sito viene assegnato un punteggio. L’insieme di query generate (le query sono ricerche associate a quel sito, ad esempio se parto dalla ricerca di un “SEO” arrivo a definire {“blog SEO”, “consulenti SEO”, “come fare SEO”, ecc.} sulla base dei contenuti, dei link e della struttura del sito oggetto. Anche se non abbiamo prove su come venga applicato questo primo criterio, possiamo immaginare (idea mia, ovviamente, da prendere con le pinze) che l’insieme di query calcolate e filtrate dall’algoritmo possano corrispondere a quelle associate alle ricerche di Google relative alla Search Console, cioè quelle che vediamo all’interno del nostro tool di ricerca.

Più semplicemente, tale insieme di ricerche generate o “indotte” viene utilizzato per capire quanto sia pertinente, cioè utile per gli utenti e rispondente al search intent (l’intenzione o l’obiettivo dell’utente che cerca, cioè quello che si aspetta di trovare quando cerca qualcosa), e ci ricorda quanto sia importante creare siti tematici, focalizzati sull’utilità dell’utente e, se possibile, unici ed originali nel loro genere, in modo da poterli posizionare naturalmente.

Query semantiche

Da tempo ci ammorbano con la semantica su Google, e molti SEO ne hanno tratto considerazioni a volte arbitrarie, altre volte corrette da un punto di vista formale: qui si immagina un criterio per associare “entità” ad una ricerca, cioè Google riesce a capire dal fatto che cerchiamo ad esempio “hotel” una geolocalizzazione (se siamo a Milano, cerchiamo hotel in quella zona).

Anche qui viene calcolato un punteggio per il sito, ed i punteggi migliori sono ovviamente ben rankati a parità di ulteriori, complesse condizioni. Questo è il brevetto: WO2016028696A1, e che potete spulciarvi per ulteriori dettagli.

Calcolo del sentiment di un’entità

Un’entità, per quello che abbiamo appena visto, può essere semplicemente una pagina web che parla di qualcuno o qualcosa: come fare a capire quanto quel qualcosa sia attendibile? È qui che viene incontro uno dei brevetti secondo me più incredibili mai registrati da Google: US8417713, ovvero il calcolo del “sentiment” (parola intraducibile in questo contesto, e che potremmo rendere con feeling o attendibilità) di un’entità. Come avviene tutto questo? Sulla base di un complesso calcolo delle recensioni che puntano a quel sito, e che – a determinate condizioni – permette di effettuare un ranking su Google basato sulla fiducia o trust di un sito.

A livello SEO: fate SEO con il cuore in mano, e senza fare troppe furbate. Google vi vede 🙂

Previsione dei posti che ti piaceranno

Altro brevetto davvero complicato e, almeno in apparenza, significativo: si brevetta (US8949013) un metodo per prevedere i posti che ti potrebbero piacere quando fai una ricerca locale, il tutto in base all’analisi dello storico dei luoghi in cui sei stato. Un aspetto sul quale la SEO non può, com’è ovvio, intervenire direttamente, ma che deve essere tenuto in conto quando esponiamo determinati dettagli: ad esempio se un luogo è low cost come molti altri, si possono utilizzare parole simili o contenuti analoghi ai competitor, ad esempio.

L’organizzazione e l’ordinamento dei risultati è stabilito su base probabilistica, ovviamente, e potrebbe non essere corretta in molti casi reali.

Risolvere le ambiguità di ricerca

In questo brevetto viene evidenziato un metodo ( US9336211 ) finalizzato ad associare ad una ricerca generica tutti i possibili risultati, sfruttando un sistema di espansione di query analogo a quello visto qualche punto fa: l’espansione delle query, nell’information retrieval, è da sempre alla base dell’interpretazione e dell’ottimizzazione dei risultati di ricerca.

I SEO potrebbero sfruttare questa informazione per rendere distinguibile il proprio contenuto rispetto a quello degli utenti, finalizzandolo al meglio e specificando le caratteristiche (ad esempio di un prodotto) che lo rendano associabile alla ricerca che si desidera ottimizzare.

Analisi del contesto e delle espressioni più utilizzate nel settore

Qui si entra in un argomento davvero molto importante, che spesso molti SEO tendono a dimenticare nella redazione dei testi: non è solo il dominio ed il link con cui fai link building, ma è anche importante capire in che contesto stai mettendo quel link. Il brevetto US9449105 sottolinea esattamente questo aspetto: come fa Google a determinare il contesto di una pagina web? Certo se riusciamo a mettere un link da un articolo che parla di macchine da cucire all’interno di un sito di tecnologia, il punteggio (anche qui calcolato sulla base di vari criteri, abbastanza complessi da descrivere in modo divulgativo) del contesto sarà ridicolmente basso; diverso se il dominio che ci linka è simile al nostro.

Nello specifico, vengono definiti delle liste di termini più comunemente utilizzate, sia parole singole che espressioni o frasi tipiche (ad esempio gergali del settore), poi vengono clusterizzate, suddivise per tipo e frequenza, e poi date in pasto ad un ulteriore algoritmo che non fa altro che definire dei “domini” – intesi come gruppi tematici, non come domini internet – di appartenenza per ognuno.

A che serve tutto questo? A dire: fatevi sempre linkare da siti tematici, e la vostra SEO dovrebbe giovarne nel medio-lungo periodo.

Analisi del comportamento dell’utente sui backlink

Basta infilare link dove capita e ti posizioni? Non si direbbe proprio, anche sulla base del brevetto US7716225 che racconta di un metodo per analizzare non solo il contesto di un link, ma anche il comportamento dell’utente sullo stesso: se ci clicca, almeno in teoria, il link vale di più. In quest’ottica sembra che i classici link ancorati a ricerche (un classico della SEO e della link building da almeno vent’anni, ormai) abbiano una valenza quasi ridimensionata, anche se ovviamente dipende da come si lavora.

Alla base dell’algoritmo, che ripeto non sappiamo se e quando venga applicato da Google (e che è piuttosto complesso da dettagliare, anche qui) vi è un calcolo di ranking e punteggi intermedi, finalizzati al fatto di riuscire ad ottenere risultati di qualità in prima posizione ed esplicitamente consapevoli che alcuni utenti tenteranno sempre di manipolarli facendo spam o black hat. Si noti che è interessante il presupposto da cui si parte: ovvero che gli utenti del web siano privi di esperienza, per cui si dovrà fare i conti con questo aspetto.

A livello SEO – molto in breve – occhio a non inserire troppi link inutili per l’utente, o che difficilmente saranno cliccati (ad esempio quelli nel footer o nei widget).

Classificazione tassonomica delle pagine web linkanti

Finisco la carrellata di brevetti con uno altrettanto importante, ovvero US9367814: il documento fa riferimento al contesto di classificazione delle pagine web, questa volta sulla base di un generico insieme di documenti esterni – presumibilmente linkanti dall’esterno – che vengono raggruppati per tassonomia, questa volta: ad esempio, una serie di comparatori di prezzi che linkano un sito che vende un certo prodotto. Anche qui, solito discorso: sempre meglio mantenere la corrispondenza tassonomica (quindi categorie ed eventuali tag) più stringenti possibili.

Conclusioni

Spero di avervi fornito spunti interessanti di lavoro: in definitiva, quindi, se esiste un brevetto non è detto che Google lo usi sul serio, e anche ammesso che lo usi le modalità con cui lo applica realmente non sono così scontate ed ovvie come potrebbero sembrare. Per ulteriori informazioni invito a fare riferimento ad esempio al documento Guida pratica alla Proprietà Intellettuale negli USA.

Come indicizzare un sito fatto in Joomla!

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in Joomla! nella pratica, senza essere dei SEO e senza eccessive competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito in Joomla! si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito in WP non è su Google, che faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro blog in Joomla! indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito in Joomla

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in Joomla per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in Joomla, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Come indicizzare un sito qualsiasi

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito web nella pratica, senza essere dei SEO e senza troppe competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se un sito c’è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito non è su Google, cosa faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro sito indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito web, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Come si indicizza un sito in WordPress

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in WordPress nella pratica, senza essere dei SEO e senza eccessive competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Bing, Google, Yandex ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplice: per farlo basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito WordPress possa essere indicizzato

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito in WP non è su Google, che faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro blog in WordPress indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito in WordPress

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in WordPress per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in WordPress, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).