Come usare la Search Console per aumentare il traffico sul sito

La Search Console di Google è uno strumento di analisi dei dati molto avanzato, in grado di capitalizzare al massimo i contenuti del nostro sito. Ovviamente in questo processo di valorizzazione molto dipende dalle strategie che abbiamo deciso di sfruttare, e da una serie di requisiti di base che devono essere rispettati a monte.

Requisiti necessari prima di procedere

Per poter sfruttare attivamente queste tecniche, è indispensabile che il nostro sito sia realizzato a regola d’arte e che non ci siano problemi tecnici di alcun genere su di esso; inoltre il sito deve essere scansionabile, indicizzato e (preferibilmente) posizionato su Google per almeno un paio di parole chiave (anche banali o ovvie).

Andando poi a vedere il rapporto Analisi delle ricerche, ad esempio, è opportuno che ci siano almeno una cinquantina di click, o che se non altro (nella peggiore delle ipotesi) siano presenti almeno un po’ di parole chiave nel sito. Se questo requisito non fosse soddisfatto a monte, suggerisco di usare un po’ il sito – ad esempio pubblicando articoli, FAQ o pagine con qualche contenuto utile o inedito – prima di procedere.

Chiariti i requisiti fondamentali, andiamo a vedere le tecniche che potete sfruttare nella pratica per aumentare il traffico sul vostro sito sulla base dei dati sulla Search Console del vostro sito.

Vedi anche: come indicizzare il tuo sito la prima volta

Stato dell’indicizzazione

In questa reportistica dovreste trovare un grafico crescente nel tempo, specie nel caso dei blog, oppure non decrescente o stabile nel caso di altri siti web; in genere non è necessario, ovviamente, che l’indicizzazione aumenti per forza (perchè non tutte le pagine web sono utili a Google allo stesso modo, chiaramente), pero’ è certamente un segnale da valutare bene se il vostro traffico non aumenta.

Se il sito non è ben indicizzato, pertanto, è improbabile che possa ricevere traffico da Google. Da qui ve ne accorgerete facilmente, di solito.

Valorizzare ricerche con potenziale “inesploso”

Aprite il report Analisi delle ricerche visualizzate le colonne Clic, Impression e CTR; se adesso ordinate per Impressions decrescenti (dalle più grandi alle più piccole), date uno sguardo alle ricerche con molte visualizzazioni che presentano pochi o nessun click: si tratta di ricerche per cui Google “riconosce” la vostra potenziale autorevolezza, tant’è che vengono mostrate tra i risultati, tuttavia vengono cliccate poco o nulla.

Esempio tratto da un mio sito: le ricerche interessanti da questo punto di vista sono in particolare alla seconda, terza, quinta e sesta riga (rispettivamente o, 1, 3 e 0 clic).

Ci sono varie strategie che si possono sfruttare per migliorare le prestazioni del CTR di queste ricerche che, ripeto:

  • abbiano il massimo delle impressions e
  • abbiano pochi o nessun clic (oppure equivalentemente CTR inferiore all’1%).

Un modo possibile, ad esempio, può essere quello di riscrivere o aggiornare l’articolo che dovrebbe portare a quella ricerca critica (e qui dovrete regolarvi a spanne oppure con l’operatore site), un altro può essere quello di linkare internamente l’articolo stesso da altre sezioni del sito, in modo da aumentarne la “visibilità” in termini topologici; eventualmente, inoltre, si può pensare di fare qualche redirect 301 strategico oppure, ancora, aggiungere la parola chiave in questione all’interno di qualche title o anchor text per facilitare o chiarificare l’utente nella ricerca.

Si può fare di tutto e di più, insomma, facendosi ispirare dalla Search Console: il problema è capire cosa abbia senso e cosa invece sia una forzatura. In molti casi, per inciso, fare questo distinguo in modo corretto fa la differenza tra un consulente dilettante ed un professionista.

Ottimizzare i CTR esistenti

Aprite il report Analisi delle ricerche e visualizzate la sola colonna CTR; se ordinate per CTR descrenti (dai più grandi ai più piccole), avrete individuato pagine (o ricerche, dipende da qualche report avete aperto) per cui ci sono già buone percentuali di clic. Si tratta insomma di pagine (o ricerche) che tendono a portare traffico dai motori di ricerca: per cui provate a sperimentare un po’ di cose, a seconda del tipo e dell’uso delle pagine.

Ad esempio:

  • cambiate i title per capire se il CTR migliori, nel lungo periodo;
  • cambiate le meta-description per capire se il CTR migliori, nel lungo periodo;
  • aggiungete eventuali rich snippets;
  • allungate o accorciate il corpo del testo dell’articolo, valutando le prestazioni prima o dopo;
  • inserite in modo non invasivo dei link affiliati o dei banner tematici con la ricerca che vi porta traffico: le conversioni nel medio-lungo periodo dovrebbero essere assicurate (o quasi);
  • valutate inoltre che si tratta molto spesso di pagine web, ordinate con questo criterio, per cui è abbastanza facile vendere link.

Link building interna

In questo caso l’idea è quella di selezionare una parte di pagine dal report Analisi delle ricerche, Pagine, e cercare di individuare quelle che siano posizionate meglio; per farlo, selezionate le colonne Impressioni e Posizione.

Ecco un esempio tratto dal mio sito: cercate di trovare le pagine che si posizionano meglio (entro le prime 10 posizioni, ad esempio), scartate quelle con poche impression (su cui c’è scarso margine di miglioramento, di norma, a meno che non si tratti di pagine che convertono o pensate per convertire, come le landing page) e concentrate l’attenzione sulle pagine con posizionamento tra 1 e 10 e impression elevate. La soglia di impression minima cambia da sito a sito, non ci sono regole; dipende da quanto traffico fate, e può essere 1000 come 5000 o 10000, difficile dirlo. Regolatevi a spanne sugli ordini di grandezza (quindi ad esempio da 100 o 1000 in poi), e trovate le pagine con questi requisiti.

Su queste pagine, che definiremo “autorevoli” per il vostro sito, avrete discrete possibilità sia di fare una buona link building interna (linkare pagine con poco traffico da quelle autorevoli, ad esempio), sia di provare a vendere qualche link, se vi capita. In genere ricordate quanto scritto al punto precedente: il problema è ancora una volta capire cosa abbia senso e cosa sia una forzatura da evitare. Molti SEO si sentono molto intelligenti nel linkare qualsiasi cosa in ogni modo possibile, quando in realtà sono semplicemente presuntuosi e dovrebbero rivedere le proprie strategie: ogni cosa che si fa, anche un banale link, deve avere una logica (editoriale, di marketing, ecc., ma deve averla), deve essere pensata per l’utente finale, e le convenzioni SEO in astratto – tipo: mettere la keyword all’inizio del title – non possono mai avere la meglio sul buonsenso. Si fanno figure veramente pessime, diversamente, ed il traffico che ci si procura “alla buona” rischia di essere poco utile.

Fare una lista di parole chiave da riutilizzare nel blog del sito

Aprite il report Analisi delle ricerche e visualizzate la sola colonna CTR; se ordinate per CTR descrenti (dai più grandi ai più piccole), avrete individuato le ricerche più frequenti che portano al vostro sito. Esportatele e create un po’ di articoli a tema con le parole chiave, in modo che pubblicandoli possiate potenziare ed estendere la coda lunga (es. le varianti di una parola chiave principale) nel medio-lungo periodo.

Selezionate sempre – consiglio generale – il 10-20% delle parole chiave partendo dalle più visualizzate (impressions alte), lasciate perdere quelle che non hanno buone prestazioni in termini di impressioni – a meno che, ovviamente, non siano molto competitive o vogliate comunque puntarci.

Sezione Link interni

Sbirciando nella sezione Link interni sottoTraffico di ricerca potrete rendervi conto di quanto sia bilanciata la vostra link building interna, di come siano distribuiti i link sulle varie pagine e così via. Se trovate un profilo molto sbilanciato cercate di non esagerare coi link interni, diversamente le cose andranno benone.

L’analisi di questa sezione permette anche di individuare le pagine più linkate come a maggiore potenziale sfruttabile, e fare delle modifiche su queste ultime potrebbe, a volte, essere utile per aumentare il traffico sul sito.

Manutenzione del profilo di backlink del nostro sito

La sezione Traffico di ricerca -> Link che puntano al mio sito può essere molto utile per verificare che la nostra link building stia funzionando: di solito i backlink vengono “assorbiti” e mostrati dal tool entro un paio di settimane da quando compaiono sul web. Da qui potrete anche verificare di non avere backlink penalizzanti (che potete mandare in  disavow), potrete verificare profili sospetti, link rotti e così via.

Questa sezione è utile anche in termini di classificazione e clusterizzazione dei link: se ordinate in base alle Pagine con link crescenti (dalle più piccole alle più grandi) ci sono discrete possibilità di vedere e verificare i backlink “migliori” – ammesso che siano migliori quelli che riportano un unico link in uscita verso il vostro, rispetto a quelli che lo ripetono su più pagine del loro sito.

Approfondimenti

Se vuoi saperne di più sulla Search Console di Google, consulta il corso online Guida pratica all’uso della Search Console.

Guida pratica alla nuova Search Console di Google

Un tempo nota con il nome di webmaster tools (strumenti per webmaster), la nuova Search Console di Google offre un sacco di strumenti utili per i SEO.

Come funziona la Search Console di Google

La Search Console di Google, quindi, sostituisce integralmente il vecchio Webmaster Tools, mediante un cambio di interfaccia piuttosto radicale orientato ad un design molto minimale; da un certo punto di vista questo mi ha sorpreso in negativo, perché sembra che molte funzioni siano state rimosse dalle funzionalità. Tra l’altro a partire dal 12 dicembre 2018 non sarà più possibile accedere al webmaster tools, E sarà obbligatorio passare al nuovo sistema. Mi sembra quindi opportuno abituarsi definitivamente all’idea di farne uso, da ora in poi, per poter monitorare le prestazioni del proprio sito su Google.

Panoramica generale

L’aspetto della nuova interfaccia della Search Console di Google è la seguente: si nota fin da subito che è stata concepita in un modo molto più minimale, e che potrebbe sembrare limitativo rispetto alle vecchie funzionalità. Google in questi anni ci ha abituati a dare e togliere parecchio, in effetti, per cui le prime paura possono sembrare del tutto giustificate almeno prima vista: c’è anche il problema di doversi abituare alla nuova interfaccia, E soprattutto al fatto che alcune funzionalità sono state sostanzialmente dismesse E non si potranno più utilizzare.

Indicizza solo quello che ti serve

L’approccio corretto al problema secondo me parte da una conoscenza adeguata di come funziona Google e di come indicizza il nostro sito: in prima istanza infatti il crawler si occuperà di scansionare periodicamente le pagine alla ricerca di contenuti interessanti, per fare questo È necessario che il sito funzioni correttamente e che tutte le pagine abbiano i meta tag opportuni (INDEX, FOLLOW) oppure al limite nessun metatag robots.

È anche piuttosto importante configurare in modo corretto il file robots.txt, perché mediante questo viene stabilito cosa Google posso scaricare o meno: soprattutto nel caso di modifiche, o la prima volta che sottoponiamo il nostro sito alla console, è essenziale che questo file permetta al crawler di leggere tutti percorsi che ci interessano, senza limitarne nessuno.

Questo si ricollega ad un altro aspetto molto importante per la nuova interfaccia: ovvero superare la mentalità per cui più pagine si indicizzano meglio è, e passare all’idea di consumare le risorse solo strettamente necessaria per i nostri scopi. Questo significa l’esempio porre in noi index tutte le pagine generate automaticamente da WordPress che non utilizziamo, che sono in molti casi le pagine dei dati, quelle dei risultati di ricerca e a volte addirittura quelle delle categoria. Questo è ciò che intendevo quando ho scritto nel titolo di questo paragrafo con indicizza solo quello che ti serve: ovviamente dovrai anche saper valutare a dovere quello di cui ha bisogno il tuo sito.

L’idea alla base di un corretto uso della Search Console passa per saper riconoscere in modo critico quelli che sono i contenuti davvero importanti per Google e quelli che, invece, non lo sono. Se andiamo fa sovraccaricare il crawler di richieste, infatti, ci sono maggiori probabilità di commettere errori in fase di indicizzazione, di ritrovarsi pagine ambigue o duplicate E di peggiorare globalmente le prestazioni del nostro sito.

Chiarito questo, cerchiamo di vedere un po’ per volta le varie sezioni che sono disponibili nella search console di nuova generazione. Ho fatto un piccolo video che prova a spiegare gli aspetti più importanti, e che vi metterà in condizione di utilizzare lo strumento in meno di 15 minuti.

Nuova Search Console in breve

In breve, quindi:

  1. le funzionalità della Search Console di Google sono state riviste, in particolare per quello che riguarda i link: si possono visionare per tutti i siti sui quali abbiamo il controllo sia le anchor text esterne che quelle interne, con tanto di dettaglio alle singole pagine destinazione;
  2. lo strumento è pensato più essenzialmente per testare accuratamente i singoli URL del nostro sito;
  3. il taglio generale dell’interfaccia è decisamente più semplice da usare rispetto al Webmaster Tools;
  4. molte funzioni sono state dismesse definitivamente, ma questo;
  5. altre novità potrebbero essere inserite nel seguito all’interno della console;

 

I siti privi di HTTPS vengono notificati nella Search Console: meglio aggiungerlo!

Da qualche tempo c’è aria di grosse novità in casa Google: la campagna pro-HTTPS da utilizzare su tutti i siti, almeno a lungo termine, sta iniziando a mostrare risultati concreti. Ho già esplicitato altrove il mio scetticismo di fondo legato a questa iniziativa: questo non tanto per l’utilità tecnologica in sè (che non si discute: HTTPS è uno standard di sicurezza elevato ed utile) quanto per l’uso che tenderanno a farne la maggiorparte delle persone (soprattutto quelle che si baseranno su quello che leggeranno, soprattutto da parte di web hosting interessati a vendere certificati SSL e indirettamente “poco obiettivi” sull’argomento: si veda anche WordPress e SSL in generale).

La morale della favola è sempre la stessa: se non siete skillati in informatica e non vi rivolgete ad un consulente serio, è difficile che possiate configurare a dovere un certificato SSL, anche se ovviamente nessuno vi vieterà di farlo.

Notifiche da parte di Google nella Search Console

Peraltro, ormai da tempo, i siti senza HTTPS vengono da qualche tempo, come mi suggeriva qualche collega giorni fa, notificati nella Search Console via email: ovvero i webmaster vengono avvisati in questi termini che il sito non supporta SSL, e che sarebbe preferibile farne uso.

La prima parte del comunicato mi ha notificato il sito web interessato:

La seconda mi ha fornito una descrizione dettagliata, con un URL di esempio (NB mandano solo un esempio, potrebbero esserci altre pagina analoghe: apparentemente le notifiche degli URL specifici riguardano pagina indicizzate e, nel mio caso, ben posizionate su Google). Viene anche esplicitato che si tratta di una prima fase, e che ne seguiranno altre per cui, presto o tardi che sia, tutti i siti senza HTTPS saranno notificati.

Infine propongono come risolvere il problema:

Mi pare opportuno, a questo punto, fare un paio di approfondimenti per evitare gli inevitabili fraintendimenti sull’argomento.

La notifica non è una penalizzazione!

Le notifiche di questo tipo arrivano alla Gmail su cui avete registrato la vostra Search Console; non si tratta, per quello che ne sappiamo, di notifiche di penalizzazione (in senso manuale tipo per vendita di link, tantomeno algoritmica tipo Penguin, Panda o altri). Quindi, se riceverete una mail del genere da Google, non vuol dire che siete stati penalizzati: significa semplicemente che è stata rilevata una pagina con un form di login che non usa HTTPS (o comunque almeno una sezione che, secondo la traduzione italiana, “pagine che raccolgono password o dati di carte di credito“: “raccolgono”, in questo caso, va inteso come “ricevono”, “utilizzano” password, ovvero form di login ed eventualmente form di pagamento con numero di carta di credito, data di scadenza e codice CVC: vedi anche come funzionano i pagamenti online).

Il fatto che sia stata rilevata almeno una pagina senza HTTPS non significa, a mio modesto avviso, che ci saranno per forza “guai in vista” se non passate ad SSL: certo, è buona cosa farlo (nessuno lo nega), e sarebbe obbligatorio farne uso, ma questo vale soprattutto per coloro i quali hanno implementato form di pagamento, login o registrazione in HTTP.

La notifica non arriva per tutte le pagine

Sui circa 40 siti che controllo via Search Console, per intenderci, solo in un caso mi è arrivata questa notifica, mentre per i blog ed i portali con pagina di login separata dal resto, per quello che si è capito ad oggi, questa notifica dovrebbe arrivare – almeno, meno probabilmente.

Non è corretto, pertanto, sostenere – come molti stanno facendo – che la notifica arrivi indistintamente su tutte le pagine che usino HTTP (come detto, sembra arrivare solo su pagine con determinate caratteristiche): certo, l’idea di fondo resta quella di passare ad HTTPS su tutte le pagine (anche perchè è più facile farlo, visto che il certificato si attiva a livello di dominio, di norma), per un web più bello e per avere l’iconcina carina di colore verde su tutti i browser da Chrome versione 56 in poi.

Tecnicamente parlando, pero’, le pagine più interessate a questo genere di notifica, cioè quelle per cui sarebbe richiesto avere HTTPS obbligatoriamente, sono quelle che contengono dei form (caselline in cui digitare password o numeri di carte di credito) 1) di login 2) di pagamento. Dipende comunque dalla struttura del sito e da come viene implementato il form di login nelle pagine del front-end, ad esempio.

Messa così, non ci voleva Google per accorgersene: è ovviamente corretto che avvisino i webmaster e li invitino a passare quanto prima ad HTTPS, ma è piuttosto improprio (e a mio avviso molto meno corretto) puntare sul terrorismo psicologico per cercare di cavalcare l’onda e vendere certificati.

Il messaggio corretto che dovrebbe passare, in effetti, è che bisogna quanto passare ad HTTPS per tutte le pagine di login e di pagamento dei vari siti, soprattutto quelli che vogliono lavorare bene e ridurre i rischi. Ma qui non è questione di SEO, scusatemi: è questione di web ben realizzato. C’è anche una questione di “immagine”, ovviamente, per cui chi usa HTTPS è un po’ come chi veste firmato, ma il punto non è tanto questo. Anche se questo è un blog sulla SEO, diffido da sempre dall’idea – trapelata fin dall’inizio – che HTTPS sia solo un “fattore di ranking” perchè, soprattutto per come ho visto che si lavora in Italia, messa così il potenziale protettivo della tecnologia SSL rischia di andare in malora.

HTTPS universale (su tutte le pagine dei nostri siti) non sarà una modifica “indolore”

Un paradosso, quello di SSL/TLS universalizzati su tutti i siti, che rischia di diventare di dimensioni epiche: da un lato, infatti, le pagine in HTTP già indicizzate andranno reindicizzate, e questa cosa sarà poco ovvia per molti di noi, e sono pronto a scommettere sui duplicati in SERP (stessa pagina indicizzata in HTTP e in HTTPS) che fioccheranno un po’ ovunque. La cosa che mi turba maggiormente, in questa fase, è pensare a tutti coloro che useranno, o che già hanno usato, HTTPS come fattore di ranking, senza neanche rendersi conto di ciò che comporta fare uso di SSL.

HTTPS non risolverà in automatico tutti i problemi di sicurezza

A parte quest’ultimo aspetto squisitamente SEO, in tanti passeranno a breve ad HTTPS con annessi certificati (spesso abbastanza costosi) non solo con la beata speranza di migliorare il proprio posizionamento su Google (in bocca al lupo: ci sono tuttavia tante altre cose, all’ordine del giorno, per migliorare il proprio ranking): altri ancora sfrutteranno la questione per ribadire una maggiore sicurezza sulle proprie pagine, pensando di aver potenziato la sicurezza del proprio sito ed archiviando definitivamente la pratica: in fondo, se lo dice Chrome che il sito è sicuro, di cosa preoccuparsi?

Parliamo di HTTPS, ma ci sono ancora persone che usano irresponsabilmente la propria data di nascita come password. HTTPS in altri termini, mi permetto di ricordare, non ti protegge dall’uso di “12345” come password: per cui secondo me un problema esiste, ma si sta affrontando in modo poco efficace.

HTTPS non è una tecnologia universalmente sicura

Qualche tempo fa (2014) uscirono fuori almeno tre falle informatiche su HTTPS, e molte di queste non sono ancora state risolte ad oggi (vedi ad esempio: 148 mila siti affetti da Heartbleed). Questo vuole dire che, da un certo punto di vista, è ancora prematuro che Chrome etichetti come “sicuro” un sito perchè usa SSL / TLS: in teoria, anche un sito con HTTPS può essere attaccato come qualsiasi altro, per quanto tale probabilità tenda ovviamente a ridursi in presenza di HTTPS. La notifica di “sito sicuro”, se da un lato aiuterà i visitatori a riconoscere i siti truffa (almeno, quelli che non usano SSL), dall’altro potrebbe finire per deresponsabilizzare ulteriormente i proprietari dei siti sull’aspetto legato alla sicurezza.

A: Il mio sito è sicuro, uso HTTPS!

B: Ma usi l’autenticazione a due fattori?

A: No, e la mia password è “password”.

Possiamo poi ipotizzare che il mercato, in questi casi, tenderà a seguire la “coda lunga”, per cui la maggiorparte dei certificati installati saranno certificati gratuiti (per cui, temo, non troppe garanzie) o saranno di qualità  non sempre eccelsa (esempio: da una delle falle di cui parlavo è emerso che su OpenSSL, una delle implementazioni più popolari di HTTPS, c’erano all’attivo solo 5 programmatori, di cui solo uno stipendiato!). Questo dilagare di tecnologia cheap, peraltro brandizzata ed ampiamente promossa da Google e da Chrome, mi pare che finisca per avere dei tratti vagamente inquietanti.

HTTPS è un problema ancora, ad oggi, complesso, e molti aspetti sono squisitamente destinati agli “addetti ai lavori” (perdonerete il taglio “poco SEO” di questo articolo, ma purtroppo da sempre HTTPS è stata legata a questo genere di discorsi): a me questa mossa di invitare tutti a farne uso sembra piuttosto prematura, anche se riconosco la sua bontà di fondo, ovviamente. Darlo in pasto alle masse come stanno facendo, tuttavia, in questo momento, mi pare comunque una strategia poco azzeccata.

Introduzione agli strumenti basic e gratis per la SEO: Analytics, Search Console e SEO Panel

Farsi aiutare dai software è doveroso durante qualsiasi attività SEO, e questo perchè i dati da analizzare sono quasi sempre di diversa (backlink, fonti di traffico, citazioni) e numerosa natura (proporzionale alla popolarità ed al numero di visitatori). Se rinunciamo a questi tool, le nostre analisi rischiano di essere fuorvianti e di portarci decisamente fuori strada: vediamo quindi quattro software free che sarebbe doveroso utilizzare periodicamente.

Il primo da mettere in lista è la Search Console (l’ormai ex Webmaster Tools) di Google, che fornisce indicazioni molto dettagliate anzitutto sullo stato di indicizzazione del sito: andando all’indirizzo https://www.google.com/webmasters/tools/ col nostro account Gmail, ovviamente dopo aver configurato il nostro sito, troveremo tutte le informazioni sul livello di ottimizzazione del sito. Le principali informazioni che possiamo ricavare da questo strumento sono l’analisi delle ricerche (quali ricerche portano al nostro sito, su quali pagine, con quale frequenza e con quale CTR), lo stato della sitemap (se presente), i link interni, i link che rimandano al nostro sito ed altri tool da usare all’occorrenza, come quello per la ri-scansione delle pagine e la notifica di penalizzazioni.

I test per la verifica dell’indicizzazione sono, infine, stati da me descritti nell’articolo linkato; dalla SC si ottengono, più che altro, dati statistici e prestazionali.

Il secondo tool che possiamo sfruttare per le analisi SEO, in realtà, non è un vero e proprio software bensì il risultato delle attività del sito: i log del server (di errore, ma anche di semplici attività del sito) possono infatti dare indicazioni molto interessanti sui migliori contenuti del sito, sui link non ancora rilevati dalla Search Console e sulle ricerche avvenute internamente nel nostro portale. Ne ho parlato diffusamente su trovalost.it in maniera approfondita, per cui rimando a quell’articolo per maggiori informazioni. Trovare i log sul server non è difficile, cambia solo lievemente in funzione del tipo di webserver e del sistema operativo installato dall’hosting. Per analizzare i log, conviene utilizzare dei buoni editor di testo come TextWrangler per Mac e TextEdit per Windows.

Il terzo strumento da considerare è senza dubbio Google Analytics, che è uno strumento impareggiabile per tracciare i visitatori, la provenienza, le fonti di traffico (ovvero i backlink “attivi”), il rimbalzo ed altro ancora. Installare Google Analytics è quindi indispensabile per qualsiasi sito, dai siti vetrina fino ai siti di news con migliaia di visitatori giornalieri.

L’ultimo strumento utile potrebbe infine essere SEO Panel (scopri come installarlo), il tool open source per le analisi SEO che, rispetto alle prime versioni, offre molte opzioni extra, tra cui la generazione di report ed uan rilevazione più precisa dei risultati. Permette infatti di tracciare i ranking delle parole chiave sito per sito, effettuando una verifica del posizionamento in automatico e mostrando poi i risultati all’utente finale. Si scarica da seopanel.in, e richiede un hosting con cron job e PHP/MySQL.

Guida pratica all’uso della Search Console di Google [PDF video gratis]

Una delle migliori guide gratuite (video + slide) completamente gratis!

Contenuto del pacchetto

slide-capolupo-seo.m4v (slide in formato video)
slide-capolupo-seo.ppt (slide in formato Powerpoint con video interattivi)
slide-capolupo-seo.pdf (slide in PDF senza video)

Per scaricarlo gratis il materiale (circa 500MB): clicca qui

Nota: con il click sul link accetti di scaricare gratis le slide, a costo di un po’ della potenza di calcolo del tuo computer (in pratica aspetti un po’, e poi ti arriva il link diretto; link fornito mediante miner di bitcoin – cliccando accetti di aspettare la fine del caricamento della pagina)

Descrizione. Vuoi scoprire a cosa serve la Search Console e come ne fanno uso i professionisti della SEO? Queste slide ti guideranno attraverso dei comodi video dimostrativi e delle chiare ed essenziali spiegazioni attraverso questo mondo, insegnandoti a riconoscere le diagnostiche, le penalità, gli errori sul tuo sito, i link in ingresso e le ricerche che vi arrivano.

A chi si rivolge il corso – Le slide fanno parte di un corso SEO di base frontale, che ho già tenuto un paio di volte; all’interno sono svelati varie tecniche utilizzate realmente sul mio portale Trovalost.it per promuoverlo nel modo migliore sui motori di ricerca. Utilissimo per aziende di hosting, webmaster, imprenditori e blogger freelance.

Glossario SEO completo

Introduzione

In questa pagina troverete tutti i principali termini utilizzati in ambito SEO, con una breve spiegazione, esempi pratici e link di approfondimento. Sono stati inseriti i termini sia tecnici che operativi più utilizzati, cercando di evitare ripetizioni e neologismi che sarebbero stati poco chiari. Questa guida è per tutti, non solo per tecnici! Qui a fianco potete trovare un indice generale, ordinato, con oltre 120 voci utili tra i termini più comuni nel settore.

404

Pagina web non esistente perchè cancellata o spostata, ad esempio. Se un link restituisce una pagina 404, per intenderci, vuol dire che punta ad una locazione sbagliata e dovrebbe essere corretto.

Above the fold

Nel web l’above the fold (sopra la piega) fa riferimento ai contenuti visibili immediatamente dopo aver avuto accesso alla pagina: quindi, per intenderci, la parte visibile in alto senza scrollare. Ovviamente, ad oggi, con i diversi dispositivi in gioco per accedere al web, esiste più di un above the fold: uno per desktop (a varie risoluzioni), uno per mobile (e può cambiare in base al modello del telefono), uno per tablet o ebook reader. Tipicamente fornisce l’impatto della pagina web, e ne determina spesso l’efficacia in termini di obiettivi o scopo della stessa. Può essere corredato o meno da uan chiamata all’azione (call to action), il che determina la buona realizzazione di landing page.

Accessibilità

La opportunità per utenti e motori di ricerca di accedere ai contenuti e poterne fruire in comodità.

Acquisto di link

Pratica molto utilizzata in ambito SEO, per cui si propone di pubblicare un articolo ad un sito con buona authority, in cambio di denaro sonante. Ovviamente l’articolo dovrà contenere un link che punterà al sito che vogliamo promuovere. Ufficialmente non consentita da Google, ma praticata in larga parte nel mondo reale.

Affiliazione

Accordo commerciale tra un commerciante ed il proprietario di un sito, che può essere sia gratuito (come quasi sempre avviene) che a pagamento. Il primo propone dei banner, dei link di testo o dei contenuti ipertestuali tracciabili, il secondo li mette nel proprio sito. Il commerciante darà poi una percentuale su quello che il webmaster è riuscito a vendere mediante il proprio sito, che solitamente andrà dal 2 al 10% del prezzo del prodotto o servizio. Una delle affiliazioni più famose ed usate al mondo è quella dei prodotti di Amazon, ad esempio.

Aggregatore

Sito che raccoglie contenuti o link da altri portali, e li cataloga o raggruppa con vari criteri. Uno degli esempi più noti è senza dubbio Reddit.com, che propone subreddit tematici su qualsiasi cosa: software, notizie, curiosità, fotomontaggi e così via.

Algoritmo

In informatica, una sequenza di passi eseguiti da un programma per realizzare qualcosa. Nell’ambito SEO, gli algoritmi di Google sono i criteri con cui, mediante complesse valutazioni, si “decide” il posizionamento di un sito.

allintitle:”X”

Operatore di Google utile per visualizzare tutte le pagine web che contengano una certa parola chiave, ad esempio X, solo all’interno del title.

allinanchor:”X”

Operatore di Google utile per visualizzare tutte le pagine web che contengano una certa parola chiave, ad esempio X, solo all’interno delle anchor text dei link.

Anchor text

Detti solitamente “ancore” o “ancore di testo”, sono i testi descrittivi che accompagnano la definizione di un link: ad esempio nel markup HTML seguente<a href=’http://miosito.com’>questa è un’ancora</a>. Tipicamente aiutano l’utente ed i motori di ricerca a capire la natura del link (quindi danno anche un “indizio” a Google, quando ci passerà), in altri casi sono del tutto generici. Sono state proposte varie classificazioni delle ancore testuali, in effetti: anonime, ad esempio, se sono tipo “clicca qui”, oppure corrispondenti ad una chiave di ricerca, il che può essere sia a livello esatto che di match parziale. In generale cercare di renderle pertinenti e diversificate nel lungo periodo, ed ovviamente con un occhio di riguardo ad evitare forzature evidenti (manipolare “bene” le anchor text è SEO a tutti gli effetti). Non è detto, comunque, che questa operazione debba essere eseguita manualmente poichè i link di ritorno possono anche essere naturali (es. classico: vi citano il sito in un forum, in un blog oppure su Yahoo! Answers). I testi àncora, in definitiva, servono ad orientare il lettore sul contenuto del link destinazione (in modo contestuale al resto del testo ma anche, spesso, non contestuale), e indirettamente – quindi senza reali prove a riguardo – a “spingere” un link sui motori sfruttando sia keyword a corrispondenza “secca” che “approssimativamente simili”. È importante quando distribuite ancore nei vari siti di evitare sovraottimizzazioni, cercando di variare al massimo sia i link destinazione che i testi.

Applet

Widget scritto in linguaggio di programmazione Java che si può integrare nelle pagine web. Tecnologia poco supportata e non più consigliabile, ad oggi, dato che è incompatibile con quasi tutti i browser, i dispositivi Apple le bloccano ed i motori di ricerca non sono in grado di leggerli.

Article Marketing

Strategia di link building molto diffusa, che consiste nel postare su un altro sito un contenuto, tipicamente promozionale.

ASP (Active Server Pages)

Linguaggio di programmazione lato web creato da Microsoft.

Attributo alt

Attributo HTML consentito sui tag immagine, che rappresenta il testo alternativo della stessa o la sua descrizione. Esempio: <img alt=”Immagine fica” src=”/path/img.jpg”/>

Attributo title

Attributo HTML consentito su vari tag (tra cui i link), che rappresenta il testo descrittivo della stessa oppure una vera e proprio call to action. Esempio: <a title=”Guarda l’offerta ” href=”https://path/to/site”/>clicca qui</a>

Authority

Indica l’autorevolezza di un dominio, in termini di potenzialità SEO, sulla base di numerose metriche disponibili: alcuni esempi possono essere lo ZA (Zoom Authority), ma ce ne sono molte altre.

AuthorShip

Sorta di “firma” che era possibile, fino a qualche anno fa, apportare sui propri contenuti web (ad esempio a fine di ogni articolo) per accreditatarsi digitamente come autori del testo delle pagina. Molto probabilmente, inoltre, è stato un fattore di posizionamento per i siti che ne facevano uso. Era una buona cosa, in effetti, ma – ormai da anni – Google ha pensato di rimuoverla.

Bad Neighborhood

Nell’ambito SEO ha due significati simili: può indicare il “cattivo vicinato” di un sito, ad esempio ospitato all’interno di un hosting condiviso che ospita siti di spam (quindi con indirizzo IP comune), ma può anche riferirsi ad un sito di qualità bassa che ne linka uno di qualità più alta.

Backlink

Rappresentano i collegamenti ipertestuali al nostro sito da parte di altri siti. Ci sono vari modi per ottenerli, anche se nella migliore delle ipotesi si ottengono spontaneamente (ad esempio quando vi citano su Quora come referenza attendibile), oppure se venite citati dentro un articolo di un altro blog e via dicendo. Nella maggioranza dei casi i backlink influenzano il ranking solo nel medio-lungo periodo, ed è molto difficile capire quanto (e se) davvero possano condizionare la posizione di un sito.

I backlink degli altri siti possono essere visionati mediante strumenti a pagamento come SEOZoom, mentre quelli del nostro sono visibili via Search Console.

Backlink generator

Sono dei tool automatici diffusi nella rete, a volte free altre addirittura a pagamento, che effettuano link building in automatico mediante segnalazioni automatiche. Questo avviene sia mediante apposite API disponibili in alcuni siti (perlopiù scadenti), sia sfruttando falle di sicurezza all’interno degli stessi che, ad esempio, pingando pagine web che creano contenuti in automatico (un caso molto comune sono i siti che forniscono lo “stato di salute” di un dominio: basta manipolare l’URL di quei siti per creare una pagina web con backlink brandizzato). In genere sono tool controversi: la loro efficacia è alquanto discutibile, anche se alla prova dei fatti non sembrano dare un contributo nè in positivo nè in negativo.

Bait-and-switch

Tecnica utilizzata per aumentare il traffico (ed il ranking, sperabilmente) di un sito mediante anchor text ingannevoli ed alettanti, che puntano invece ad apposite landing page che non c’entrano nulla (e che di solito vendono qualcosa). A livello teorico possono funzionare, se è vero che il navigatore medio del web spesso si trova davanti pagine che non ricordava di avere mai aperto, ammesso che funzioni il marketing dietro la pagina stessa, ovviamente. Un esempio potrebbe essere: foto di donne nude (che in questo caso diventa una “scusa” per linkare Pixabay). Se preferite, un bel rickrolling in chiave SEO.

Ban

Operazione mediante la quale Google elimina, in tutto o in parte, i contenuti di un sito web precedentemente indicizzato, ad esempio per via di contenuti spam, problemi di sicurezza nel sito ed uso di schemi di link.

Bid

Nell’ambito del Search Engine Marketig, l’offerta che viene proposta per un click all’interno di una campagna pay per click (PPC).

Black Hat

Tecniche di posizionamento di un sito ufficialmente non ammesse da Google, e che riguardano solitamente violazioni di siti altrui, abuso dei termini e condizioni, inserimento fraudolento di link, backlink nascosti via CSS, uso improprio di altri siti. Può portare a penalizzazioni di vario genere, se utilizzato.

Blog

Un sito che pubblica articoli, tipicamente tematici e suddivisi per categorie. Può essere di un singolo (blog personale), di un’azienda (blog aziendale), o anche parte di uno schema di link (PBN).

Blog Comment

Strategia di link building molto cheap e semplice da effettuare: si tratta di trovare blog che accettino commenti e linkare nel campo “Sito” o “URL” il proprio sito o la propria pagina. Si tenga conto che l’ancora, di solito, corrisponde con il campo nome del form per commentare. L’efficacia di questa strategia è dubbia, anche se un link nei commenti ben piazzato su un blog molto famoso può aiutare, quantomeno, in termini di maggiore numero di visite.

Blog Farm

Insieme di blog, creati da una o più persone e popolati artificialmente mediante feed RSS esterni: molto utilizzate per fare link building alla buona, da diversi anni anche in Italia.

Body

Rappresenta la parte centrale e principale della pagina HTML, ovvero tutti i suoi contenuti visibili ed utilizzabili dall’utente finale.

Bookmark

Letteralmente, segnalibro: in ambito SEO ci sono vari siti che permettono di salvare link, catalogarli e soprattutto pubblicarli. È anche una tecnica di link building molto cheap e veloce, anche se l’efficacia della tecnica è dubbia, soprattutto in italia dove i siti di bookmark sono poco o per nulla utilizzati.

BOT

Software che esegue operazioni in automatico.

Cache

Copia di una pagina web che il browser, ma anche Google, può mantenere dentro di sè per motivi di efficenza (ad esempio: per risparmiare banda).

Call-to-action

Chiamata all’azione, ovvero: un link o un pulsante messo in una pagina web che invita inequivocabilmente all’acquisto o all’iscrizione al sito.

Churn

Oscillazioni sostanziali nei risultati della ricerca, in gergo SEO (genericamente indica il “salire” o lo “scendere” di un risultato): dovute ad esempio alle continue modifiche che Google effettua al suo algoritmo, oppure – se preferite – agli aggiustamenti dei risultati al variare di testi, backlink, title e via dicendo.

Codice di stato HTTP

Codice numerico di tre cifre che rappresenta lo stato del server: può indicare status particolari della pagina, errori, problemi secondari, correttezza della risposta, redirezionamenti di pagine ed altro ancora.

Content marketing

Il marketing dei contenuti può essere molto utile per generare interesse nei confronti di un brand nato da poco, ad esempio proponendo contenuti informativi (tutorial, tipicamente) e poi firmandosi alla fine col nome della propria azienda o inserendo una call-to-action ad un’offerta pertinente. È una delle strategie più lunghe, migliori, oltre che più sicure, per fare una buona SEO e garantire un minimo ritorno d’investimento (ROI).

Copywriter

Figura professionale che si occupa di scrivere ed ideare contenuti, nello specifico per i siti web. Si può occupare del piano editoriale di un sito oppure di singoli articoli.

Copywriter SEO

Figura professionale quasi del tutto immaginaria in grado di scrivere testi che si posizionano bene su Google (mediante tecniche più o meno formalizzate, tipo le botte di cu*o), e che normamente non sa quasi nulla di SEO (anche se è convinto del contrario).

Clickbait

Contenuti “acchiappa-click” pubblicati su un sito allo scopo di indurre un interesse nei lettori, e sperare di ottenere maggiori visite sul sito. Spesso veicolato ai social network, è una tecnica black hat in senso lato molto utilizzata dai siti di news.

Cloaking

Pratica black hat diffusa allo scopo di presentare ai motori di ricerca un contenuto diverso rispetto a quello mostrato agli utenti. Si usa, anche qui, a scopo di marketing subdolo e per spiattellarvi, ad esempio, banner pubblicitari subdoli o nascosti.

Crawl-budget

Definizione molto diffusa in ambito SEO per indicare, almeno in teoria, il numero di pagine web che sono effettivamente scansionate e considerate da Google. Tuttavia non esiste alcuna pagina web di Google che fornisca tale definizione; la tendenza di molti SEO, comunque, è che ottimizzare il crawl-budget sia preferibile, dato che dovrebbe essere limitato e non deve essere sprecato, ovvero evitare di far indicizzare pagine web poco utili, intermedie o errate.

CMS

Content Management System, ovvero sito web che fornisce un backend amministrativo per gestire grafica e contenuti. Uno dei più famosi è senza dubbio WordPress, seguito da Joomla!.

Crawler

Il software incaricato da Google di leggere i dati dalle nostre pagine, informarlo degli aggiornamenti delle stesse e di carpire tutte le informazioni utili alla fase di indicizzazione della pagina web.

CSS

Cascading Style Sheets, ovvero linguaggio strutturato utile per definire l’aspetto grafico delle pagine web, il posizionamento delle colonne, l’altezza e la larghezza di ogni contenuto e così via.

CTR

Click-through Rate, ovvero tasso di click: può fare riferimento sia al numero di click su un banner rispetto al numero di visualizzazioni, oppure (in ambito SEO) al numero di volte che un risultato di ricerca visualizzato su Google viene anche cliccato. È un indice significativo del tasso di successo di una campagna, in molti casi.

Deep link

Solitamente in ambito SEO un deep link è un backlink che punta verso una pagina interna, diversa dalla home page.

Disavow

Procedura di Google mediante la quale si può screditare un backlink malevolo, ed evitare che influenzi in negativo il posizionamento di un sito. Si veda anche qui.

DNS

Domain Name System, l’algoritmo distribuito che fa funzionare il web (ed in particolare i domini) per come lo conosciamo oggi.

Dominio

Il nome di un sito web, ad esempio capolooper.it. I domini sono gestiti via DNS (Domain Name System), e permettono di usare nomi mnemonici o facili da ricordare per accedere a vari contenuti e servizi web.

Editoria sociale

Fa riferimento ad una serie di siti web che permettono, gratuitamente, agli utenti di postare news e votarle; può essere usata, con le dovute precauzioni (ad es. evitare title e contenuti duplicati o copia-incollati) come strategia di link building veloce.

Fattore di ranking (ranking factor)

Un aspetto specifico legato ad un sito (ad esempio la composizione del title, il tipo di backlink in ingresso) che in teoria dovrebbe influenzare il posizionamento della pagina stessa su Google. Tra i fattori di ranking più usati troviamo, ad esempio, le anchor text dei link in ingresso al sito. I ranking factor sono orientativi, cambiano in base al criterio della strategia SEO e non sono ufficialmente noti o riconosciuti da Google (che comunque dovrebbe utilizzarne da un minimo di 200 a diverse migliaia).

Feed RSS

Formato di distribuzione di contenuti sul WEB. Offre agli utenti la possibilità di “abbonarsi” mediante appositi reader (che tipicamente i browser integrano al proprio interno) ed essere così informati dei nuovi contenuti del sito. Si presta a diffuse (quanto discutibili) applicazioni in ambito SEO, specialmente per quello che riguarda: tipo il republishing dei contenuti altrui (ma è davvero una buona idea? Qui a Voyager pensiamo di no).

Flash

Tecnologia, ritenuta dai più obsoleta, sviluppata Adobe Systems Incorporated e dedicata alla creazione di giochi, audio, video e animazioni. Supereroe della DC Comics.

Footer

Corrisponde alla parte finale di HTML dedicata all’inserimento dei vari script Javascript, utili variamente a seconda degli scopi.

Focus

L’argomento trattato da una pagina web. Ovviamente un motore di ricerca deve utilizzare degli algoritmi per provare ad identificarlo, ad esempio in base ai termini utilizzati da altri siti del settore ed alla pertinenza dei contenuti. Se metto a fuoco in modo corretto l’argomento di una pagina, in altri termini, è più probabile che venga meglio posizionata su Google.

Funnel

Letteralmente significa “imbuto”, nell’ambito del web marketing viene riferito in vari modi: purchase funnel, sales funnel o conversion funnel. Rappresenta i vari livelli di acquisizione di un potenziale cliente (prospect) fino a farlo diventare cliente o addirittura abbonato al vostro servizio. A livello visuale, all’estremità superiore si collocano tutti i potenziali clienti, scendendo verso il basso verranno scremati gradualmente per motivi seri (ad esempio non hanno budget e non ce l’hanno detto subito) o più gravi (ad esempio abbiamo inserito delle “distrazioni” nella pagina web di arrivo, per cui il funnel è scorretto) Il funnel è anche il setaccio, potremmo dire, il percorso che porta alcuni visitatori, ad esempio quelli che arrivano nel vostro sito, a scremarsi naturalmente e ad attraversare varie fasi di acquisizione fino alla sospirata conversione, vendita o acquisto.

Google Adsense

Programma di affiliazione pubblicitaria di Google, in grado di generare in automatico annunci pertinenti alle pagine web in cui viene inserito (per cui si parla di annunci contestuali, diversi dai banner inseriti manualmente via affiliazioni).

Google Ads

Il programma di inserzionisti di Google, coloro che mettono le pubblicità sul motore di ricerca e su altri siti (mediante circuiti come Adsense).

Google Update

Aggiornamento degli algoritmi di ranking di Google, formalmente per ridurre l’impatto dello spam e fornire risultati di ricerca migliori. Ne esistono di vari tipi, ad esempio Google Caffeine, Google Panda, Google Penguin, ma il più delle volte il loro funzionamento è noto per sommi capi, e non si sa quasi nulla dei dettagli effettivi di ognuno (vedi anche qui).

Googlebombing

Tecnica black-hat utilizzata per forzare il posizionamento di alcuni siti rispetto ad alcune query di ricerca. Di recente, ad esempio, i fan delusi della saga di Games of thrones hanno fatto in modo che cercando “bad writers” (pessimi scrittori) uscissero fuori i nomi degli autori, Benioff e Weiss.

Googlebot

Googlebot è lo spider web di Google, che serve a scansionare nuovi contenuti in rete e proporli per l’indicizzazione.

Grey Hat

Tecniche di posizionamento di un sito “via di mezzo” tra white hat e black hat, ovvero che sfruttano in parte tecniche lecite ed in parte no.

Guest Post

Strategia di link building molto diffusa, che consiste nel postare su un altro sito un contenuto, tipicamente informativo, e linkare il proprio sito in firma o contestualizzato allo scopo di promuoverlo in modo indiretto.

<head> (intestazione)

Corrisponde alla parte di intestazione della pagina HTML; contiene meta informazioni e dati, che vengono interpretati sia dal browser che dai motori di ricerca, e che non verranno esplicitamente mostrate all’utente. In questa porzione di HTML troviamo, normalmente, i fogli di stile CSS. Se non capisci di cosa stiamo parlando, probabilmente non sei ancora pronto per fare attività SEO da solo.

Hidden text

Testo nascosto, all’interno di una pagina web, nel quale si inserisce un link ad un contenuto e lo si nasconde via CSS (ad esempio mettendolo dello stesso colore dello sfondo della pagina).

Home

La pagina principale del sito, non appena lo apriamo.

htaccess

Il file di configurazione del server Apache, messo solitamente nella cartella principale ed in grado di definire il comportamento dello stesso. Molto utile per abilitare gli URL SEO-friendly, ad esempio.

HTML

HyperText Model Language, ovvero un markup per i contenuti del web (e non un linguaggio, come molto spesso si legge in giro). HTML permette di strutturare l’aspetto di una pagina web, ma non possiede un modo per essere modificato, programmato o alterato graficamente.

Viene utilizzato per comporre pagine web di ogni genere. Può contenere immagini, video, testi e link, ma anche contenuti interattivi di vario genere, mediante opportuni plugin (tipicamente Javascript e sempre meno Flash e Java). In genere in una pagina HTML si possono distinguere la parte di intestazione (<head>), il corpo (body) e la parte finale (footer); header e footer hanno tipicamente scopi “di servizio”, mentre il body è la parte di contenuto visibile. Se non sai di cosa stiamo parlando, probabilmente non sei ancora pronto per fare attività SEO da solo.

Host

Un nodo generico della rete internet, adibito all’interconnessione con gli altri.

Hosting

Servizi internet a pagamento o gratuiti, i quali permettono ai siti web di funzionare e di ospitarne (host) e memorizzarne i contenuti. Ne possono esistere di vari tipi a seconda delle necessità: dedicati, cloud, condivisi, VPS.

HTTP

HyperText Transfer Protocol: il protocollo di comunicazione usato sul web, nella sua primissima versione. Contiene tutti i dati trasmessi e ricevuti in un’architettura client-server, anche se attualmente non si usa più ed andrebbe sostituito da HTTPS.

HTTP/2

Nuova versione del protocollo HTTP, che supporta anche la parallelizzazione delle connessioni (posso scaricare più dati in una singola chiamata, in sostanza) e riduce, così facendo, i tempi di caricamento delle pagine web.

HTTP/3

Versione attualmente sperimentale del protocollo HTTP, derivante dalla versione 2 e con ulteriori miglioramenti in termini di velocità.

HTTPS

Secure HyperText Transfer Protocol: il protocollo di comunicazione sicuro usato sul web, nella sua primissima versione. Contiene tutti i dati trasmessi e ricevuti in un’architettura client-server, protetti da eventuali intercettazioni e crittografato in modo tale da essere sicuri che stiamo davvero visitando il sito corretto.

Impressione

La visualizzazione di una pagina, a prescindere dal cliente che l’ha prodotta. Un visitatore singolo potrebbe, quindi, generare anche 50 impression consecutive e contare comunque come visitatore unico singolo.

inurl:stringa

Permette di cercare una stringa all’interno dell’URL del sito, ad esempio tutti gli URL che contengono la parola SEO:

site:capolooper.it inurl:seo

Indicizzazione

Il processo di creazione dell’indice delle pagine all’interno del motore di ricerca (ad esempio Google), in seguito alla scansione di un crawler. Da non confondersi con posizionamento.

IP

Un indirizzo IP rappresenta un identificativo unico di un host (e non necessariamente di un utente, come spesso si crede). È alla base del funzionamento di internet, e permette di ricevere ed inviare dati mediante adeguati protocolli. Esistono IPv4 (versione 4, quasi satura) e si stanno diffondendo da tempo anche gli IPv6 (versione 6), che indirizzano più spazio per i vari host.

Javascript

Linguaggio di programmazione lato client per il web, utile per definirne la parte interattiva (ad esempio i menù che si aprono al passaggio del mouse). JS permette anche di alterare l’aspetto di una pagina web, e di effettuare operazioni anche malevole (clickjacking, apertura subdola di pagine web, iniezione di virus). Può funzionare anche lato server mediante Node.js, da qualche anno.

Keyphrase

Indica una sequenza sensata di keyword (parole chiave) che forma, solitamente, la query di ricerca che l’utente pone a Google, Bing, Yahoo! ecc. A volte se è molto specifica, cioè è formata da almeno 2 parole chiave combinate, forma un termine della long-tail, molto adatta ad essere ottimizzata in termini di motori di ricerca. Molti SEO le intendono come variazioni sulla coda lunga (long tail) delle keyword.

Keyword

Una parola, semplicemente. Una parola che viene detta, per meglio dire, parola chiave, nel senso che definisce ad es. l’argomento del sito o l’obiettivo della ricerca. Usarle in modo avveduto, distribuirle nel testo e decidere come debbano apparire sul web (per quello che possiamo controllare, ovviamente) è compito degli esperti SEO.

Keyword-Density

Il numero di occorrenze di una certa parola chiave rispetto a tutte quelle presenti nella pagina: nulla di più, nulla di meno. Un concetto da ABC di Information Retrieval vecchio più o meno 50 anni, riciclato erroneamente e senza pudore da svariati siti, come se fosse la causa ultima del posizionamento (ovviamente falso). Si veda anche qui.

link:X

Operatore di Google utile per visionare le pagine web che linkano un sito X; nella realtà, per ovvie ragioni, vengono mostrati solo una parte dei link (eventualmente nessuno).

Link Baiting

Tecnica di promozione SEO per ottenere backlink in ingresso che consiste nel cercare di realizzare widget, pagine web, contenuti o software originali, tool/applicazioni o giochi che possano naturalmente attrarre backlink (ad esempio da parte di aggregatori di settore). Il senso è: questo contenuto è figo e lo linkeranno gli altri webmaster in modo spontaneo. Anche qui: ciò avviene spesso solo a livello teorico, e da parte di webmaster che non sappiano nulla di SEO.

Link Building

Tecnica fondamentale nella SEO per ottenere o aumentare il numero di link in ingresso da altri siti. Si veda anche qui.

Link Exchange

Scambio di link tra siti nella speranza, di solito, di posizionarsi bene entrambi (speranza spesso vanificata dai fatti) o più semplicemente per amicizia o stima reciproca.

Link farm

“Fabbriche di link”, ovvero siti che esistono al solo scopo di potenziare i ranking altrui. Sono tipicamente penalizzanti e rischiosi, a livello SEO, di possibili penalizzazioni.

Link Juice

Metrica indicativa molto usata nella SEO che indica il “succo” di un link, spesso inteso come media tra autorevolezza del dominio, pertinenza tra dominio linkante e linkato e così via.

Link Piramidali

Fa riferimento alla struttura topologica dei link in ingresso, ovvero al modo in cui state linkando il vostro sito dall’esterno. Al vertice della piramide, quindi, ci siete voi: in basso ci saranno i vari siti che vi linkano. Modello ovviamente del tutto teorico, difficile da realizzare nella pratica e dall’utilità dubbia: se c’è una piramide, insomma, è anche più facile che Google si accorga della sua presenza e possa penalizzarli per schemi di link.

Link Popularity

Rappresenta il livello di popolarità di un sito web ed il numero di volte in cui lo stesso viene semplicemente citato (sia come testo semplice che come ipertesto).

Link Spam

Un back link che punta al nostro sito senza che ne esista una reale necessità, o – se preferite – un link in ingresso proveniente da un sito di bassa qualità o comunque fuori target rispetto agli argomenti che usualmente trattiamo nel nostro sito.

Link Wheel

Fa riferimento alla struttura topologica dei link in ingresso: nella pratica, A linka B, B linka C, C linka D, D linka nuovamente A. Modello solo teorico di moda sui blog SEO americani fino a qualche anno fa, dalla dubbia utilità pratica e fonte di possibili penalizzazioni.

Long tail (coda lunga)

L’insieme delle keyword “derivate” da una principale, secondo vari criteri (marketing, geografici, ricerche più popolari, ecc.) ad esempio partendo dalla keyword hosting la coda lunga sarà composta da hosting economici, hosting php italiani, ecc.

Sono solitamente più “facili” da posizionare delle keyword secche.

Marketing virale

Tipologia di marketing non convenzionale che sfrutta il passaparola per promuovere un prodotto, spesso puntando su fake news, clickbait e sensazionalismo.

Menù a tendina

Un sistema che consente di selezionare contenuti da un menu. Quando si fa clic
sul menu, le opzioni disponibili vengono visualizzate in un elenco “prolungato”.

Meta-description

Un meta-tag non visibile agli utenti ma interpretato dai motori di ricerca, in grado di fornire la parte descrittiva, per esteso, del contenuto di una pagina. Può contenere call to action, in alcuni casi.

Meta-Keyword

Meta tag attualmente inutile per la SEO, che conteneva le parole chiave della pagina. Si sperava questo campo fosse riempito in buona fede; poichè ciò non è mai avvenuto, Google ha deciso di non considerarli più (tiè).

Meta-tag

Un tag HTML usato per scopi interni, e tipicamente non visibile nella pagina.

Motore di ricerca

Un software che funziona sul web (ma può funzionare su qualsiasi database strutturato, in effetti) allo scopo di consentire la ricerca di contenuti di ogni genere. L’ordinamento dei risultati è in genere per pertinenza decrescente (dal più pertinente a scendere).

Negative SEO

Attività SEO fatte allo scopo di penalizzare altri siti, ad es. dei competitori, mediante webspam o Google Bombing. Il più delle volte è una pratica sopravvalutata, anche perchè Google tende ad ignorarla (almeno in teoria, visto che sa dell’esistenza di questa possibilità), e se già è difficile far salire il proprio sito, far scendere apposta quello altrui lo è anche di più.

nofollow (meta)

Meta-tag usato nelle pagine web che indica ai motori di non seguire alcun link all’interno della stessa.

noindex (meta)

Meta-tag usato nelle pagine web che indica ai motori di non indicizzare la stessa (ammesso che non sia già presente in SERP, ovviamente).

Open Directory Project (ODP)

Noto anche come DMOZ, rappresenta un progetto open che coinvolgeva diversi volontari, impegnati nel classificare un grande numero di siti web mondiali per lingua e categorie. Il progetto è stato definitivamente dismesso ad inizio 2017.

Ottimizzare un sito

Significa effettuare una serie di azioni atte a migliorare il posizionamento su Google di un sito web. Tali azioni possono includere sia attività onpage (sulla pagina stessa) chee offpage (dall’esterno del sito).

PageRank (PR)

Indice numerico, il cui nome è brevettato da Google, che rappresentava in scala da 0 a 10 una “classificazione” del sito limitativa, ingannevole e ormai obsoleta. Ad oggi, praticamente, nella SEO non si usa più. Rimane tuttavia uno dei parametri che vengono valutati per decidere il posizionamento di un sito, sommato a molti altri fattori. Nella pratica un sito di riferimento sul SEO potrebbe avere PR 6, quello ufficiale di un attore italiano PR 8, un blog appena nato PR 0 oppure 1: tuttavia tale valore viene stimato dagli utenti con margini di errore piuttosto grossolani, e sarebbe quindi del tutto inapplicabile.

Penalizzazione

Provvedimento manuale o algoritmico preso da Google per ridurre l’impatto di un sito nei risultati di ricerca, il che si traduce in un calo di visite provenienti da Google stessa per il sito penalizzato. Le principali cause di penalizzazione, ad oggi, sono i siti non protetti da malware, l’uso di theme piratati, l’acquisto di link da siti di bassa qualità e via dicendo.

Percentuale di rimbalzo

Indice di web analytics che indica, senza scendere in dettagli tecnici, il tasso di permanenza di un utente nella pagina; in assoluto non deve essere alta o bassa, perchè dipende dai casi. Una landing page che converte, ad esempio, può avere un rimbalzo elevatissimo ed essere comunque buona (la persona arriva nella pagina e compra immediatamente, perchè il funnel funziona molto bene); un blog che monetizza con Adsense, al contrario, dovrebbe averne una più alta (perchè così facendo è più probabile che clicchi su qualche banner o link a pagamento).

Permalink

In WordPress ed altri CMS, rappresenta l’URL finale di riferimento di un articolo, pagina o tassonomia (categoria o tag). È solitamente editabile e modificabile a piacere.

Pertinenza

Concetto di Information Retrieval, usato anche nella SEO, che è determinata da fattori interni di ranking e misura il grado di “vicinanza” di una pagina web rispetto alla ricerca che è stata fatta. In teoria, maggiore è la pertinenza, prima il risultato dovrebbe comparire in SERP.

PBN (Private Blog Network)

Rete privata di blog, ovvero: gruppo di blogger o SEO che si mettono d’accordo sottobanco per avere a disposizione un parco sito più ampio in cui poter pubblicare contenuti. Generalmente funziona a sottoscrizione periodica a pagamento, ma se ne trovano anche di gratuite. È un buon sistema per evitare di dover pagare singolarmente i backlink, ma ovviamente non è esente da rischi di penalizzazione.

PHP (Hypertext Preprocessor)

Linguaggio di programmazione lato web utilizzato da WordPress, Joomla!, Laravel e molti altri.

Posizionamento organico

Nella SERP (Search Engine Result Page) rappresenta la posizione in cui il sito si propone per una certa ricerca (query) espressa ad es. in parole chiave. Da non confondersi con indicizzazione.

Query di ricerca

La ricerca effettuata dall’utente sul motore, composta da uno o più termini: ad esempio ipad oppure corsi SEO. Quello che cerca l’utente, in sostanza.

Recupero domini

Operazione grey-hat in ambito SEO, fatta per migliorare l’autorevolezza di un dominio sfruttando quella di domini scaduti, che vengono ricomprati e rimessi in circolo. Se quel dominio aveva dei backlink, per intenderci, mediante redirect 301 o redirect 302 è possibile ereditarli in modo definitivo (come più spesso di fa), o solo a livello di traffico (come si fa volendo essere più cauti).

Redirect

Operazione di reindirizzamento da una pagina A ad una B, che può essere provvisorio (302) o permanente (301). Viene usata sia per scopi ordinari (ad esempio evitare errori 404 e portare gli utenti su un’altra pagina interessante) che per scopi di miglioramento del ranking (ad esempio portare le visite di un articolo molto visitato via Google su un altro sito, in modo che – via 301 – se ne ereditino i vantaggi).

Redirect o reindirizzamento 301

Rappresenta formalmente uno dei tanti codici di stato del server: è utile in particolare per trasferire contenuto informativo da una pagina sorgente ad una destinazione, sia dello stesso sito che verso due domini distinti.

Referrer

Il sito da cui ha origine il traffico di un altro sito. Classico esempio: il traffico che arriva ad un sito mediante backlink da un altro sito famoso, quindi visite che arrivano mediante click su quel link.

rel=canonical

Attributo di una pagina che indica l’URL standard del sito, in modo che il motore di ricerca non faccia confusione e non indicizzi pagine inutili o doppie.

rel=nofollow

Attributo di un link che suggerisce la natura “commerciale” dello stesso, o il fatto che non debba essere preso “alla lettera” in termini di posizionamento. Si veda anche qui.

rel=sponsored

Attributo di un link, utile per segnalare a Google che quel link è stato venduto. Si veda anche qui.

rel=ugc

Attributo di un link, utile per segnalare a Google che quel link è stato generato da un utente esterno al sito (ad esempio nel caso di forum e community). Si veda anche qui.

Rich-text snippet

Un blocco di testo ed immagini che rappresenta informazioni utili a chi cerca su Google, sulla base della sintassi HTML definita sul sito Schema.org: esempi possono essere le recensioni del sito di un ristorante, le recensioni utenti di un film o di un album musicale, le caratteristiche di un prodotto su un e-commerce e così via.

robots.txt

Un file posto via FTP nella cartella principale del sito, con indicazioni (o suggerimenti) ai motori su cosa si possa scaricare dal sito (a livello di crawl) o meno.

Sandbox, Effetto Sandbox

Fenomeno di filtraggio che pare venga attuato da Google, in fase di valutazione del ranking, sui siti molto giovani; questo allo scopo di evitarne posizionamenti improvvisi a discapito dei competitor e che non siano “meritevoli”. Non ci sono prove ufficiali che esista davvero, ma buona parte dei SEO la pensano (a mio avviso giustamente) così.

Scambio di link

Si tratta di una pratica comune tra webmaster che vogliono farsi conoscere dai visitatori: ad esempio la pagina A fornisce un link a B, e viceversa B ad A. Se questo può aiutare le visite (e non sempre lo fa), non può essere considerato come parte integrante di una strategia SEO se non, di fatto, per provare ad indicizzare uno dei due siti – ammesso che l’altro, ovviamente, lo sia già. Google ufficialmente penalizza gli scambi “eccessivi” di link, stando alla documentazione ufficiale.

Scansione

Operazione effettuata da un bot (ad esempio quello di Google, googlebot) ai fini di analisi delle varie pagine web con l’obiettivo di indicizzarle, se opportuno.

Scimmie

Messe davanti ad una macchina da scrivere o davanti ad un PC, producono rapidamente contenuti in grado di posizionarsi, scrivono articoli sul “copywriting SEO” e sostituiscono i copywriter professionisti. Almeno, nella mente di alcuni.

Search Console di Google

Lo strumento ufficiale di Google per misurare le prestazioni del proprio sito sui motori di ricerca. Vedi anche qui.

SERP (Search Engine Result Page)

Rappresenta l’insieme dei risultati di ricerca, con descrizione e cliccabili, di un motore di ricerca.

SEO

Search Engine Optimization, ovvero: ottimizzazione di pagine web per i motori di ricerca, in modo da renderle comprensibili ai motori, scansionabili correttamente e posizionate nel migliore dei modi.

site:X

Operatore di Google utile per visionare le pagine web indicizzate di un sito X; ad esempio, di questo.

Sito

Un portale web che risponde ad un certo nome di dominio, e che fornisce vari tipi di contenuti: news, servizi, PA, giochi, contenuti per adulti e via dicendo.

Sito statico

Un sito fatto interamente in HTML, CSS e JS, senza PHP o alcun tipo di CMS.

Sito dinamico

Un sito realizzato mediante CMS (WordPress) o software cloud (tipo Wix).

Sitemap

Un file XML contente tutti i suoi URL aggiornati dinamicamente. E’ utile sottoporla agli appositi strumenti SEO come il Webmaster Tools di Bing! o Google allo scopo di sincronizzare i contenuti delle SERP con il contenuto reale delle pagine, nel caso in cui esistano diversita’ tra le due o siano stati fatti aggiornamenti. Serve a mantenere l’indice aggiornato ed a sincronizzare i contenuti tra crawler e sito: ma questo, ovviamente, non sempre si verifica nella pratica.

Snippet

Testo visualizzato sotto il titolo della pagina web corrispondente all’interno delle
pagine dei risultati di ricerca di un motore di ricerca. Generalmente consiste in un
riepilogo della pagina web e/o parti della pagina corrispondenti alle parole chiave
della ricerca.

Sottodominio

Un dominio di almeno terzo livello che faccia riferimento ad un dominio principale: ad esempio blog.nomesito.it oppure italia.blog.nomesito.it.

Strategia SEO

Il modus operandi che abbiamo stabilito, o che definiamo in corsa, durante un’attività SEO.

Tag HTML

Componente di una pagina web, delimitato dai simboli < e > ed adibita a vari scopi: rappresentare immagini <img>, link <a>, paragrafi <p>, titoli <h1>,<h2>,… e così via.

Test A/B

Si riferisce nella SEO all’azione di creare due pagine (documenti o siti web) dalle caratteristiche piuttosto simili, allo scopo di determinare il fattore che influenzi di più il posizionamento e capire cosa funzioni meglio.

Target

L’obiettivo da raggiungere durante l’ottimizzazione del funnel (ad esempio di conversione): il numero di vendite, il numero di iscrizioni alla newsletter e così via.

Title

La sezione HTML di una pagina web che contiene il titolo del documento web. Secondo la dottrina SEO è uno dei parametri più importanti da ottimizzare durante la SEO On-Page. Contrariamente a quello che si pensa, inoltre, non è detto che debba per forza corrispondere con il titolo cliccabile che compare in SERP (dipende sempre dalla ricerca che si fa, vedi anche qui).

URL (Uniform Resource Locator)

Si tratta dell’indirizzo WEB del sito, e si intende solitamente comprensivo del prefisso https://.

URL SEO-friendly

Sono URL ottimizzati per la SEO, composti da lettere, trattini e numeri, e che contengono anche un’eventuale gerarchia all’interno. Sono molto importanti per gli utenti ed i motori per far capire la struttura della pagina corrispondente all’interno del sito, ad esempio:

https://negozio.online/prodotti/ipad

User-agent

Applicazione lato client che richiede un contenuto ad un web server, “presentandosi” con determinate credenziali (una stringa di testo che dice: sono un computer Apple che sta usando Firefox 54, ad esempio). All’atto pratico gli user-agent possono servire, in fase di realizzazione o test di un sito (anche in caso di checkup SEO, a volte), a capire come venga visualizzato da vari dispositivi.

User-agent switcher

Plugin disponibile su vari browser per simulare l’accesso ad internet da un dispositivo mobile su desktop, o viceversa. I più evoluti permettono anche di cambiare anche sistema operativo, dispositivo e risoluzione dello schermo.

Unici

Il numero di visitatori unici fa riferimento ai singoli visitatori (secondo Google Analytics, singole sessioni di accesso) che arrivano su un sito web. Quindi se ci sono 10 persone che da 10 postazioni diverse visualizzano una pagina web, quella pagina conterà 10 unici.

UX (User eXperience)

L’esperienza acquisita da un utente grazie all’utilizzo di prodotti, servizi e così via.
Viene data importanza alla garanzia di un’esperienza veramente desiderata
dall’utente, ad esempio “divertimento”, “praticità” e “comfort”.

White Hat

Tecniche di posizionamento di un sito ufficialmente ammesse da Google, e che si basano sull’uso corretto del web e degli strumenti che lecitamente mette a disposizione.

WEB

La rete, ovvero l’insieme dei siti internet attuali collegati dai vari link, è nota attualmente come web.

Webspam

Tutti i contenuti ed i link che, in generale, sono costruiti esclusivamente per i motori di ricerca – in una sorta di sottinteso reverse engineering – e non per gli utenti, allo scopo di forzare una valutazione positiva di un sito (o il suo rank in prima pagina, se preferite). Esempi classici sono lo stuffing delle parole chiave nei titoli, nelle descrizioni o nel testo, la costruzione di backlink inutili sulla base del criterio PageRank / dofollow ed altro ancora.

Gli 8 brevetti di Googleit potenzialmente più importanti per la SEO

Questo articolo è andato a curiosare sui brevetti di Google, quelli utilizzati per classificare i risultati di ricerca e venire incontro alle esigenze degli utenti. Prima di procedere oltre, è bene precisare cosa sia un brevetto e cosa comporti a livello pratico per la SEO.

Gli Stati Uniti – scrive l’autorevole Lunati & Mazzoni – sono all’avanguardia nel campo dei brevetti e gli stessi sono molto rispettati e considerati un punto fermo sia per le aziende che per i consumatori. I brevetti costituiscono infatti anche una sorta di certificato di garanzia o di qualità che influenza fortemente le scelte commerciali.

Anzitutto, quindi, un brevetto è un’idea realizzativa associato ad un “qualcosa”: nello specifico, un algoritmo oppure un sistema per fare qualcosa. Sulla brevettabilità del software esistono delle differenze sostanziali tra USA ed Europa (detta molto in breve e sacrificando qualche dettaglio sull’altare della sintesi, in Europa non possiamo brevettare i software, in USA invece si può fare, e da molto tempo). In linea generale, non è detto che un brevetto software – nello specifico, una “regola” o criterio proprietario usata da Google per posizionare i siti, ad esempio – comporti un qualcosa che realmente esiste: ci sono brevetti relativi a progetti mai realizzati, esattamente come non tutti gli articoli scientifici sono relativi a cose esistenti.

Generazione di ricerche simili ed assegnazione di un punteggio ad ogni sito

Si parte da uno scenario classico: nel brevetto US9031929 si pone il caso di un utente che fa una ricerca su Google, ed in risposta a tale “domanda” viene calcolato un conteggio di tutte le query categorizzate rivolte a quel sito. Fatta una ulteriore scrematura, al sito viene assegnato un punteggio. L’insieme di query generate (le query sono ricerche associate a quel sito, ad esempio se parto dalla ricerca di un “SEO” arrivo a definire {“blog SEO”, “consulenti SEO”, “come fare SEO”, ecc.} sulla base dei contenuti, dei link e della struttura del sito oggetto. Anche se non abbiamo prove su come venga applicato questo primo criterio, possiamo immaginare (idea mia, ovviamente, da prendere con le pinze) che l’insieme di query calcolate e filtrate dall’algoritmo possano corrispondere a quelle associate alle ricerche di Google relative alla Search Console, cioè quelle che vediamo all’interno del nostro tool di ricerca.

Più semplicemente, tale insieme di ricerche generate o “indotte” viene utilizzato per capire quanto sia pertinente, cioè utile per gli utenti e rispondente al search intent (l’intenzione o l’obiettivo dell’utente che cerca, cioè quello che si aspetta di trovare quando cerca qualcosa), e ci ricorda quanto sia importante creare siti tematici, focalizzati sull’utilità dell’utente e, se possibile, unici ed originali nel loro genere, in modo da poterli posizionare naturalmente.

Query semantiche

Da tempo ci ammorbano con la semantica su Google, e molti SEO ne hanno tratto considerazioni a volte arbitrarie, altre volte corrette da un punto di vista formale: qui si immagina un criterio per associare “entità” ad una ricerca, cioè Google riesce a capire dal fatto che cerchiamo ad esempio “hotel” una geolocalizzazione (se siamo a Milano, cerchiamo hotel in quella zona).

Anche qui viene calcolato un punteggio per il sito, ed i punteggi migliori sono ovviamente ben rankati a parità di ulteriori, complesse condizioni. Questo è il brevetto: WO2016028696A1, e che potete spulciarvi per ulteriori dettagli.

Calcolo del sentiment di un’entità

Un’entità, per quello che abbiamo appena visto, può essere semplicemente una pagina web che parla di qualcuno o qualcosa: come fare a capire quanto quel qualcosa sia attendibile? È qui che viene incontro uno dei brevetti secondo me più incredibili mai registrati da Google: US8417713, ovvero il calcolo del “sentiment” (parola intraducibile in questo contesto, e che potremmo rendere con feeling o attendibilità) di un’entità. Come avviene tutto questo? Sulla base di un complesso calcolo delle recensioni che puntano a quel sito, e che – a determinate condizioni – permette di effettuare un ranking su Google basato sulla fiducia o trust di un sito.

A livello SEO: fate SEO con il cuore in mano, e senza fare troppe furbate. Google vi vede 🙂

Previsione dei posti che ti piaceranno

Altro brevetto davvero complicato e, almeno in apparenza, significativo: si brevetta (US8949013) un metodo per prevedere i posti che ti potrebbero piacere quando fai una ricerca locale, il tutto in base all’analisi dello storico dei luoghi in cui sei stato. Un aspetto sul quale la SEO non può, com’è ovvio, intervenire direttamente, ma che deve essere tenuto in conto quando esponiamo determinati dettagli: ad esempio se un luogo è low cost come molti altri, si possono utilizzare parole simili o contenuti analoghi ai competitor, ad esempio.

L’organizzazione e l’ordinamento dei risultati è stabilito su base probabilistica, ovviamente, e potrebbe non essere corretta in molti casi reali.

Risolvere le ambiguità di ricerca

In questo brevetto viene evidenziato un metodo ( US9336211 ) finalizzato ad associare ad una ricerca generica tutti i possibili risultati, sfruttando un sistema di espansione di query analogo a quello visto qualche punto fa: l’espansione delle query, nell’information retrieval, è da sempre alla base dell’interpretazione e dell’ottimizzazione dei risultati di ricerca.

I SEO potrebbero sfruttare questa informazione per rendere distinguibile il proprio contenuto rispetto a quello degli utenti, finalizzandolo al meglio e specificando le caratteristiche (ad esempio di un prodotto) che lo rendano associabile alla ricerca che si desidera ottimizzare.

Analisi del contesto e delle espressioni più utilizzate nel settore

Qui si entra in un argomento davvero molto importante, che spesso molti SEO tendono a dimenticare nella redazione dei testi: non è solo il dominio ed il link con cui fai link building, ma è anche importante capire in che contesto stai mettendo quel link. Il brevetto US9449105 sottolinea esattamente questo aspetto: come fa Google a determinare il contesto di una pagina web? Certo se riusciamo a mettere un link da un articolo che parla di macchine da cucire all’interno di un sito di tecnologia, il punteggio (anche qui calcolato sulla base di vari criteri, abbastanza complessi da descrivere in modo divulgativo) del contesto sarà ridicolmente basso; diverso se il dominio che ci linka è simile al nostro.

Nello specifico, vengono definiti delle liste di termini più comunemente utilizzate, sia parole singole che espressioni o frasi tipiche (ad esempio gergali del settore), poi vengono clusterizzate, suddivise per tipo e frequenza, e poi date in pasto ad un ulteriore algoritmo che non fa altro che definire dei “domini” – intesi come gruppi tematici, non come domini internet – di appartenenza per ognuno.

A che serve tutto questo? A dire: fatevi sempre linkare da siti tematici, e la vostra SEO dovrebbe giovarne nel medio-lungo periodo.

Analisi del comportamento dell’utente sui backlink

Basta infilare link dove capita e ti posizioni? Non si direbbe proprio, anche sulla base del brevetto US7716225 che racconta di un metodo per analizzare non solo il contesto di un link, ma anche il comportamento dell’utente sullo stesso: se ci clicca, almeno in teoria, il link vale di più. In quest’ottica sembra che i classici link ancorati a ricerche (un classico della SEO e della link building da almeno vent’anni, ormai) abbiano una valenza quasi ridimensionata, anche se ovviamente dipende da come si lavora.

Alla base dell’algoritmo, che ripeto non sappiamo se e quando venga applicato da Google (e che è piuttosto complesso da dettagliare, anche qui) vi è un calcolo di ranking e punteggi intermedi, finalizzati al fatto di riuscire ad ottenere risultati di qualità in prima posizione ed esplicitamente consapevoli che alcuni utenti tenteranno sempre di manipolarli facendo spam o black hat. Si noti che è interessante il presupposto da cui si parte: ovvero che gli utenti del web siano privi di esperienza, per cui si dovrà fare i conti con questo aspetto.

A livello SEO – molto in breve – occhio a non inserire troppi link inutili per l’utente, o che difficilmente saranno cliccati (ad esempio quelli nel footer o nei widget).

Classificazione tassonomica delle pagine web linkanti

Finisco la carrellata di brevetti con uno altrettanto importante, ovvero US9367814: il documento fa riferimento al contesto di classificazione delle pagine web, questa volta sulla base di un generico insieme di documenti esterni – presumibilmente linkanti dall’esterno – che vengono raggruppati per tassonomia, questa volta: ad esempio, una serie di comparatori di prezzi che linkano un sito che vende un certo prodotto. Anche qui, solito discorso: sempre meglio mantenere la corrispondenza tassonomica (quindi categorie ed eventuali tag) più stringenti possibili.

Conclusioni

Spero di avervi fornito spunti interessanti di lavoro: in definitiva, quindi, se esiste un brevetto non è detto che Google lo usi sul serio, e anche ammesso che lo usi le modalità con cui lo applica realmente non sono così scontate ed ovvie come potrebbero sembrare. Per ulteriori informazioni invito a fare riferimento ad esempio al documento Guida pratica alla Proprietà Intellettuale negli USA.

Come indicizzare un sito fatto in Joomla!

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in Joomla! nella pratica, senza essere dei SEO e senza eccessive competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito in Joomla! si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito in WP non è su Google, che faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro blog in Joomla! indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito in Joomla

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in Joomla per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in Joomla, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Come indicizzare un sito qualsiasi

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito web nella pratica, senza essere dei SEO e senza troppe competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se un sito c’è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Google, Bing, ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplicemente, per farlo, basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito si possa indicizzare

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito non è su Google, cosa faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro sito indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito web, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).

Come si indicizza un sito in WordPress

Introduzione

In questo articolo parleremo di come indicizzare un sito fatto in WordPress nella pratica, senza essere dei SEO e senza eccessive competenze tecniche; indicizzare un sito, per la cronaca, significa far sapere a Google che esiste e poi eventualmente (se soddisfa determinati requisiti, ovvero se ci lavorate in modo corretto per un po’ di tempo) posizionarlo in prima pagina.

Indicizzare un sito equivale in altri termini a farlo conoscere ad un motore di ricerca (ad esempio Bing, Google, ecc.) in modo che le sue pagine possano essere adeguatamente scansionate: il tutto mediante il software detto crawler. Fatto questo, il sito sarà reperibile e ricercabile sui motori, ovviamente in base a vari fattori apparire in prima, seconda o centesima posizione. Senza scendere in ulteriori dettagli, le cose stanno sostanzialmente così: indicizzare un sito è importante per renderlo reperibile sui motori.

Di norma, poi, l’indicizzazione di una pagina web o di un sito è solo un primo passo di un generale, e molto più complesso, processo di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come verificare se il sito è su Google

Prima di capire come indicizzare un sito o lanciarsi subito in un’attività che potrebbe non essere fruttuosa, è opportuno effettuare una verifica di fondo; anzitutto, bisogna quindi controllare che il nostro sito sia presente o meno su Google, e la cosa più semplice da fare è quella di cercare il nome del sito all’interno del motore Bing, Google, Yandex ecc..

Come fare la verifica dell’indicizzazione di un sito? Molto semplice: per farlo basta cercare direttamente il nome del sito (esempio live), oppure utilizzare l’operatore site: (esempio: site:nomemiosito.it). In generale, quindi, se volessi verificare se nomemiosito.it sia indicizzato basterà cercare site:nomemiosito.it, e vedrò subito come risultato le pagine che sono reperibili su Google. Ricordatevi che se in questa fase non uscisse fuori nulla, il sito non è indicizzato ed abbiamo un problema – oppure potrebbe essere necessario attendere un po’ perchè ciò avvenga in automatico.

Attenzione: in questa fase non cercate termini generici legati al vostro sito, perchè non è il modo opportuno per verificare l’indicizzazione. Cercate piuttosto qualcosa di univoco come, ad esempio, il nome del sito o il suo URL. Per cui:

  • Esce qualche risultato? Il sito – in prima istanza, almeno – è indicizzato.
  • Non esce nulla? Il sito deve essere indicizzato, oppure è necessario attendere.

In caso affermativo, in altri termini, vedrete almeno un risultato all’interno di Google, in caso negativo potreste non vedere tutte le pagine, o addirittura potreste non vedere nulla.

Requisiti perchè il sito WordPress possa essere indicizzato

Un sito per essere indicizzabile da Google (e dagli altri motori) deve essere:

  • ben formato come HTML su ogni pagina utile;
  • non deve contenere l’attributo nofollow nei meta-tag;
  • non deve possedere direttive bloccanti nel file robots.txt;
  • deve restituire il codice 200 a livello di server (basta controllare dal terminale o con un tool online).

Se il sito in WP non è su Google, che faccio?

Le cause per cui non vedete il vostro blog in WordPress indicizzato sono, in linea di massima, di tre tipi:

  1. il sito è molto giovane, e non è stato ancora rilevato;
  2. il sito presenta impostazioni errate a livello di robots.txt oppure di attributi noindex, nofollow;
  3. il sito esiste da molto tempo ed è stato penalizzato da Google (penalità manuale o algoritmica).

Se nel primo caso basta aspettare (le varie submit ai motori di ricerca proposte ancora oggi, in molti casi, sono inutili, e portano solo spam nella vostra casella di posta), e per i siti ben fatti in effetti è sempre così, gli altri due casi sono decisamente più controversi e non possiedono un’unica possibile procedura di intervento.

Come riferimento per il punto 2, invece utilizzate le guide di Google in merito (qui e qui), per il punto 3 controllate di aver rispettato le istruzioni per webmaster , facendo attenzione in particolare ai meta-tag noindex, nofollow. Come riferimento per il punto 1, continuate a leggere questa guida.

Tecniche per indicizzare un sito in WordPress

Tra le più comuni tecniche per indicizzare una pagina X possiamo, in generale:

  1. utilizzare la Search Console, cioè installarla per il nostro sito ed attendere qualche giorno (metodo consigliato);
  2. se si tratta di un sito di notizie o di un blog da indicizzare, inserire un bookmark verso il nostro sito (ad esempio, una news) utilizzando DiggiIta opppure Reddit oppure, ancora, Fai.informazione.it; non ci sono certezze in questi casi, per quanto usualmente basti indicizzare una o due news per “far capire” a Google di inserire nell’archivio anche le altre. È anche chiaro che non potete postare link su queste piattaforme senza contestualizzare: invece di postare il link “giusto per”, provate a postarlo per rispondere in modo sensato ad una domanda di qualche utente, per commentare un contenuto (ammesso che il sito sia contestuale) ed evitate l’auto-promozione, che viene vista piuttosto male, in generale, da queste community.
  3. inserire un backlink verso X, ad esempio mediante richiesta via email ad un webmaster, oppure con un commento su un blog molto famoso, ammesso che quest’ultimo sia già indicizzato ed attivo da tempo; questa tecnica è più difficile e può essere utile anche per fare link building.
  4. segnalare X ad una directory di qualità il nostro sito (evitare tassativamente quelle a pagamento, se non avete abbastanza esperienza sul campo);
  5. segnalare l’URL di X a Google (tecnica obsoleta, vedi oltre).

Tenete conto che le tecniche non sono tutte equivalenti, ed andrebbero usate con cognizione di causa: il modo più corretto per indicizzare un sito è quello di usare e configurare la Search Console sul sito che volete indicizzare o posizionare.

Indicizzare un sito in WordPress per la prima volta: Search Console

Se dovete indicizzare il vostro sito per la prima volta, la cosa migliore è quella di impostare un account del tool di Google Search Console: le istruzioni per farlo sono semplici, e le trovate a questo indirizzo.

In pratica funziona così:

  • aprite il sito della Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it;
  • fate login con il vostro indirizzo Gmail;
  • fate clic su Aggiungi una proprietà;
  • selezionate “Sito web” ed inserite l’indirizzo del vostro sito (la home page);
  • cliccate su Aggiungi;
  • validate il sito con una delle tante tecniche disponibili: caricando un file HTML (consigliato), aggiungendo record DNS, aggiungendo un meta tag nel vostro sito, collegando la proprietà del sito a quella corrispondente di Google Analytics.
  • dopo aver concluso correttamente la validazione, il vostro sito verrà solitamente indicizzato dopo qualche giorno, e comunque avrete un feedback concreto sullo stato di indicizzazione delle vostre pagine e potrete, se necessario, agire di conseguenza.

Nota. Da un punto di vista di realizzazione del sito, assicuratevi poi che ogni pagina possieda almeno un link in entrata da qualche altro, ovvero che il sito sia correttamente navigabile e che non ci siano pagine “orfane” non linkate da nessuno: queste ultime, infatti, hanno buone possibilità di non essere mai indicizzate da Google.

Per saperne di più sulla Search Console e su come si usi a livello base, ti consiglio le mie slide formative Guida pratica all’uso della Search Console.

Segnalare il sito a Google (tecnica sconsigliata)

Esiste una tecnica di segnalazione semplice, abbastanza vecchiotta ma ancora disponibile sul web; potreste infatti decidere di segnalare il vostro sito a Google da questo indirizzo:

https://www.google.it/intl/it/add_url.html

Nella pagina che vi apparirà basterà inserire l’indirizzo del vostro sito (dove trovate scritto URL) per farlo conoscere a Google. Questo servizio possiede più che altro un valore storico e raramente, devo dire, mi è capitato di doverlo utilizzare per reale necessità. La Search Console è comunque preferibile perchè impostandola la prima volta vi permetterà di tenere sotto controllo sia l’indicizzazione che, di fatto, il posizionamento del vostro sito web.

Indicizzazione non è posizionamento!

Attenzione inoltre che, in linea di massima, “indicizzare” non equivale affatto a “posizionare”, per cui se un sito è indicizzato si controlla usualmente con l’operatore site, mentre (come accade in molti casi pratici) l’indicizzazione è corretta ma il sito non è posizionato correttamente nei risultati di ricerca.

Conclusioni

Abbiamo visto le varie tecniche per effettuare l’indicizzazione di un sito in WordPress, evidenziando i potenziali problemi che potremmo avere nel farne uso. Ricordo che la maggioranza delle skill richieste per questa attività sono riservate a professionisti, per cui potrebbe rivelarsi un azzardo voler fare il “fai da te” o affidare l’incarico a persone non realmente qualificate nel settore. Per concludere, riporto un esempio concreto di indicizzazione di un sito.

Non bisogna mai confondere indicizzazione (che è un processo relativamente agevole e prevedibile) con posizionamento (che è un processo più complicato e meno prevedibile) di un sito!

Poniamo come esempio, per capirci, di voler indicizzare un sito di e-commerce tecnologico; in primo luogo, se cerchiamo un termine di ricerca popolare per il sito stesso e non troviamo nulla, non è detto che il sito non sia indicizzato! È decisamente può probabile che sia comunque nell’indice di Google, ma che sia necessario effettuare delle attività SEO per portarlo nelle prime pagine.

Nota: la verifica dell’indicizzazione, ricordo, si fa cercando il nome del sito su Google, e non i termini di ricerca che ci piacciono. Non fate mai la verifica su termini arbitrari oppure che ci piacerebbero (ad esempio ipod se abbiamo un e-commerce tecnologico dal nome mionegozio.prova), perchè questo non serve a provare l’indicizzazione avvenuta del sito. Cercare mionegozio.prova su Google, invece, è utile a verificare se lo stesso sia stato indicizzato.

Pertanto, se voglio fare una verifica del posizionamento cerco ad esempio:

ipad

oppure

cellulari

e qui sto sto verificando il posizionamento del sito.

Per verificare l’indicizzazione di mionegozio.prova cerchiamo su Google il nome del vostro sito, ad esempio:

mionegozio.prova

e se ci viene restituto un risultato allora siamo a posto, in caso di nessuna risposta è necessario intervenire sull’indicizzazione come visto in precedenza (metodo consigliato: Search Console).