Lascia perdere la keyword density

Keyword density, che passione: non fosse per lei l’argomento SEO avrebbe perso certamente molto del suo fascino. Si tratta di un’argomento dibattuto (inutilmente) per troppi anni, che si limita a misurare il numero di occorrenze di una parola chiave all’interno di un testo. Questo porta a considerazioni fuorvianti come, per intenderci, il fatto che per ottimizzare un testo sia necessario includerlo un numero ottimale di volte – di solito, la mitologia sull’argomento raccomanda, forse per darsi un tono di autorità, fino al 4%.

L’articolo forse più serio di cui sono a conoscenza sull’argomento risale al lontano 2005, anno in cui avremmo dovuto definitivamente dismettere l’argomento: scritto da Enrico Altavilla, è un significativo excursus che spiega perchè si tratti di una semplice misura di Information Retrieval, che non riesce a fornire nessun valore aggiunto alla SEO. Il motivo principale per cui la keyword density non dice nulla di significato in una consulenza SEO è legato al fatto che non tiene conto del contesto, aspetto fondamentale visto che ogni consulente deve conoscere il contesto in cui opera il sito per poterlo ottimizzare. Un altro articolo che ne ridimensiona i meriti è pubblicato sul sito di Studio Samo, che ribadisce i concetti precedenti ed invita a non basarsi su questa misura per “ottimizzare i testi“: spesso l’unico risultato che si riesce ad ottenere è quello di pubblicare testi che fanno semplicemente schifo!

Centinaia, migliaia di articoli descrivono “tecniche” per ottenere la migliore keyword density sul proprio sito: misura, per una volta, calcolabile sì con precisione, ma che (proprio alla luce della sua semplicità) ci porta fuori bersaglio! In genere qualsiasi tecnica SEO troppo semplice e troppo ovvia dovrebbe suscitare sospetto: non esiste alcuna tecnica per ottimizzare qualsiasi sito “in astratto”, e la KW è sostanzialmente una di queste (o almeno, pretende di esserlo ancora oggi in articoli del 2016).

Calcolare la keyword density è, peraltro, l’anticamera alla generazione di testi automatici mediante script: cosa che, sia detto per inciso, dicono funzioni pure. A questo punto uno potrebbe andare in crisi e non capire quale sia la strada corretta da seguire, ma niente paura: quello che funziona in un caso non va imitato perchè raramente il successo di una campagna SEO si basa sull’emulazione altrui. Più in generale, ci sta evidenziare i limiti di Google (che sono ancora pesantissimi in troppi settori), ma quello che facciamo per un cliente che ci paga il lavoro non può essere equivalente a – ed aggiungo, è vergognoso che lo sia –  smanettare con una cosa del genere.

E ricordiamo una cosa ulteriore: il fatto di credere di aver identificato la causa di un fenomeno (del tipo “questo sito è in prima pagina perchè ha la keyword density al 4%“) non significa affatto, come ingenuamente molti pensano, che la causa sia effettivamente quella. E le correlazioni spurie, in effetti, sono lì a dimostrarcelo. Se devo scrivere un buon testo da posizionare su un motore di ricerca, devo fare dei “calcoli” (in senso figurato) sul contesto, sul budget, sulla qualità e l’opportunità dei contenuti, non certo sul numero di volte in cui debba ripetere una parola chiave. Fosse così semplice, riusciremmo un po’ tutti a posizionarci a turno per chiavi di ricerca molto competitive e non staremmo qui a discuterne affatto.

Ma il punto è anche un altro: questo genere di calcoli sui contenuti di un sito sono profondamente fuorvianti, perchè non avrebbe senso (in ogni caso) mantenere un sito in prima pagina senza che sia “a misura” per gli utenti. Il mito della keyword density al 4% deriva da osservazioni molto superficiali e dalla sempiterna idea (sbagliata) che la correlazione implichi causalità. In giro nella rete troverete molti “studi” (le virgolette sono tutt’altro che casuali: pubblicare infografiche con statistiche è una delle più diffuse tattiche di link building) che giustificano, o provano a giustificare, calcoli in tal senso. Ma per quanto credibili si tratta di correlazioni spurie, le stesse mostrate su Tylervigen (tra le migliori: esiste una correlazione al 99% – quindi altissima – tra le spese USA per scienza, spazio e tecnologia e numero di suicidi per impiccagione, strangolamento e soffocamento). Del resto, anche se la considerassimo una tecnica furba, dovremmo convenire sul fatto che sia molto facilmente rilevabile da un “controllo” di Google: e se le telecamere mi stanno inquadrando durante un furto, è chiaro che non posso più percorrere quel tunnel pensando di non essere visto.

I calcoli sulla keyword density mandano fuori strada, e dovremmo solo smetterla di parlarne.

Glossario SEO completo

Introduzione

In questa pagina troverete tutti i principali termini utilizzati in ambito SEO, con una breve spiegazione, esempi pratici e link di approfondimento. Sono stati inseriti i termini sia tecnici che operativi più utilizzati, cercando di evitare ripetizioni e neologismi che sarebbero stati poco chiari. Questa guida è per tutti, non solo per tecnici! Qui a fianco potete trovare un indice generale, ordinato, con oltre 120 voci utili tra i termini più comuni nel settore.

404

Pagina web non esistente perchè cancellata o spostata, ad esempio. Se un link restituisce una pagina 404, per intenderci, vuol dire che punta ad una locazione sbagliata e dovrebbe essere corretto.

Above the fold

Nel web l’above the fold (sopra la piega) fa riferimento ai contenuti visibili immediatamente dopo aver avuto accesso alla pagina: quindi, per intenderci, la parte visibile in alto senza scrollare. Ovviamente, ad oggi, con i diversi dispositivi in gioco per accedere al web, esiste più di un above the fold: uno per desktop (a varie risoluzioni), uno per mobile (e può cambiare in base al modello del telefono), uno per tablet o ebook reader. Tipicamente fornisce l’impatto della pagina web, e ne determina spesso l’efficacia in termini di obiettivi o scopo della stessa. Può essere corredato o meno da uan chiamata all’azione (call to action), il che determina la buona realizzazione di landing page.

Accessibilità

La opportunità per utenti e motori di ricerca di accedere ai contenuti e poterne fruire in comodità.

Acquisto di link

Pratica molto utilizzata in ambito SEO, per cui si propone di pubblicare un articolo ad un sito con buona authority, in cambio di denaro sonante. Ovviamente l’articolo dovrà contenere un link che punterà al sito che vogliamo promuovere. Ufficialmente non consentita da Google, ma praticata in larga parte nel mondo reale.

Affiliazione

Accordo commerciale tra un commerciante ed il proprietario di un sito, che può essere sia gratuito (come quasi sempre avviene) che a pagamento. Il primo propone dei banner, dei link di testo o dei contenuti ipertestuali tracciabili, il secondo li mette nel proprio sito. Il commerciante darà poi una percentuale su quello che il webmaster è riuscito a vendere mediante il proprio sito, che solitamente andrà dal 2 al 10% del prezzo del prodotto o servizio. Una delle affiliazioni più famose ed usate al mondo è quella dei prodotti di Amazon, ad esempio.

Aggregatore

Sito che raccoglie contenuti o link da altri portali, e li cataloga o raggruppa con vari criteri. Uno degli esempi più noti è senza dubbio Reddit.com, che propone subreddit tematici su qualsiasi cosa: software, notizie, curiosità, fotomontaggi e così via.

Algoritmo

In informatica, una sequenza di passi eseguiti da un programma per realizzare qualcosa. Nell’ambito SEO, gli algoritmi di Google sono i criteri con cui, mediante complesse valutazioni, si “decide” il posizionamento di un sito.

allintitle:”X”

Operatore di Google utile per visualizzare tutte le pagine web che contengano una certa parola chiave, ad esempio X, solo all’interno del title.

allinanchor:”X”

Operatore di Google utile per visualizzare tutte le pagine web che contengano una certa parola chiave, ad esempio X, solo all’interno delle anchor text dei link.

Anchor text

Detti solitamente “ancore” o “ancore di testo”, sono i testi descrittivi che accompagnano la definizione di un link: ad esempio nel markup HTML seguente<a href=’http://miosito.com’>questa è un’ancora</a>. Tipicamente aiutano l’utente ed i motori di ricerca a capire la natura del link (quindi danno anche un “indizio” a Google, quando ci passerà), in altri casi sono del tutto generici. Sono state proposte varie classificazioni delle ancore testuali, in effetti: anonime, ad esempio, se sono tipo “clicca qui”, oppure corrispondenti ad una chiave di ricerca, il che può essere sia a livello esatto che di match parziale. In generale cercare di renderle pertinenti e diversificate nel lungo periodo, ed ovviamente con un occhio di riguardo ad evitare forzature evidenti (manipolare “bene” le anchor text è SEO a tutti gli effetti). Non è detto, comunque, che questa operazione debba essere eseguita manualmente poichè i link di ritorno possono anche essere naturali (es. classico: vi citano il sito in un forum, in un blog oppure su Yahoo! Answers). I testi àncora, in definitiva, servono ad orientare il lettore sul contenuto del link destinazione (in modo contestuale al resto del testo ma anche, spesso, non contestuale), e indirettamente – quindi senza reali prove a riguardo – a “spingere” un link sui motori sfruttando sia keyword a corrispondenza “secca” che “approssimativamente simili”. È importante quando distribuite ancore nei vari siti di evitare sovraottimizzazioni, cercando di variare al massimo sia i link destinazione che i testi.

Applet

Widget scritto in linguaggio di programmazione Java che si può integrare nelle pagine web. Tecnologia poco supportata e non più consigliabile, ad oggi, dato che è incompatibile con quasi tutti i browser, i dispositivi Apple le bloccano ed i motori di ricerca non sono in grado di leggerli.

Article Marketing

Strategia di link building molto diffusa, che consiste nel postare su un altro sito un contenuto, tipicamente promozionale.

ASP (Active Server Pages)

Linguaggio di programmazione lato web creato da Microsoft.

Attributo alt

Attributo HTML consentito sui tag immagine, che rappresenta il testo alternativo della stessa o la sua descrizione. Esempio: <img alt=”Immagine fica” src=”/path/img.jpg”/>

Attributo title

Attributo HTML consentito su vari tag (tra cui i link), che rappresenta il testo descrittivo della stessa oppure una vera e proprio call to action. Esempio: <a title=”Guarda l’offerta ” href=”https://path/to/site”/>clicca qui</a>

Authority

Indica l’autorevolezza di un dominio, in termini di potenzialità SEO, sulla base di numerose metriche disponibili: alcuni esempi possono essere lo ZA (Zoom Authority), ma ce ne sono molte altre.

AuthorShip

Sorta di “firma” che era possibile, fino a qualche anno fa, apportare sui propri contenuti web (ad esempio a fine di ogni articolo) per accreditatarsi digitamente come autori del testo delle pagina. Molto probabilmente, inoltre, è stato un fattore di posizionamento per i siti che ne facevano uso. Era una buona cosa, in effetti, ma – ormai da anni – Google ha pensato di rimuoverla.

Bad Neighborhood

Nell’ambito SEO ha due significati simili: può indicare il “cattivo vicinato” di un sito, ad esempio ospitato all’interno di un hosting condiviso che ospita siti di spam (quindi con indirizzo IP comune), ma può anche riferirsi ad un sito di qualità bassa che ne linka uno di qualità più alta.

Backlink

Rappresentano i collegamenti ipertestuali al nostro sito da parte di altri siti. Ci sono vari modi per ottenerli, anche se nella migliore delle ipotesi si ottengono spontaneamente (ad esempio quando vi citano su Quora come referenza attendibile), oppure se venite citati dentro un articolo di un altro blog e via dicendo. Nella maggioranza dei casi i backlink influenzano il ranking solo nel medio-lungo periodo, ed è molto difficile capire quanto (e se) davvero possano condizionare la posizione di un sito.

I backlink degli altri siti possono essere visionati mediante strumenti a pagamento come SEOZoom, mentre quelli del nostro sono visibili via Search Console.

Backlink generator

Sono dei tool automatici diffusi nella rete, a volte free altre addirittura a pagamento, che effettuano link building in automatico mediante segnalazioni automatiche. Questo avviene sia mediante apposite API disponibili in alcuni siti (perlopiù scadenti), sia sfruttando falle di sicurezza all’interno degli stessi che, ad esempio, pingando pagine web che creano contenuti in automatico (un caso molto comune sono i siti che forniscono lo “stato di salute” di un dominio: basta manipolare l’URL di quei siti per creare una pagina web con backlink brandizzato). In genere sono tool controversi: la loro efficacia è alquanto discutibile, anche se alla prova dei fatti non sembrano dare un contributo nè in positivo nè in negativo.

Bait-and-switch

Tecnica utilizzata per aumentare il traffico (ed il ranking, sperabilmente) di un sito mediante anchor text ingannevoli ed alettanti, che puntano invece ad apposite landing page che non c’entrano nulla (e che di solito vendono qualcosa). A livello teorico possono funzionare, se è vero che il navigatore medio del web spesso si trova davanti pagine che non ricordava di avere mai aperto, ammesso che funzioni il marketing dietro la pagina stessa, ovviamente. Un esempio potrebbe essere: foto di donne nude (che in questo caso diventa una “scusa” per linkare Pixabay). Se preferite, un bel rickrolling in chiave SEO.

Ban

Operazione mediante la quale Google elimina, in tutto o in parte, i contenuti di un sito web precedentemente indicizzato, ad esempio per via di contenuti spam, problemi di sicurezza nel sito ed uso di schemi di link.

Bid

Nell’ambito del Search Engine Marketig, l’offerta che viene proposta per un click all’interno di una campagna pay per click (PPC).

Black Hat

Tecniche di posizionamento di un sito ufficialmente non ammesse da Google, e che riguardano solitamente violazioni di siti altrui, abuso dei termini e condizioni, inserimento fraudolento di link, backlink nascosti via CSS, uso improprio di altri siti. Può portare a penalizzazioni di vario genere, se utilizzato.

Blog

Un sito che pubblica articoli, tipicamente tematici e suddivisi per categorie. Può essere di un singolo (blog personale), di un’azienda (blog aziendale), o anche parte di uno schema di link (PBN).

Blog Comment

Strategia di link building molto cheap e semplice da effettuare: si tratta di trovare blog che accettino commenti e linkare nel campo “Sito” o “URL” il proprio sito o la propria pagina. Si tenga conto che l’ancora, di solito, corrisponde con il campo nome del form per commentare. L’efficacia di questa strategia è dubbia, anche se un link nei commenti ben piazzato su un blog molto famoso può aiutare, quantomeno, in termini di maggiore numero di visite.

Blog Farm

Insieme di blog, creati da una o più persone e popolati artificialmente mediante feed RSS esterni: molto utilizzate per fare link building alla buona, da diversi anni anche in Italia.

Body

Rappresenta la parte centrale e principale della pagina HTML, ovvero tutti i suoi contenuti visibili ed utilizzabili dall’utente finale.

Bookmark

Letteralmente, segnalibro: in ambito SEO ci sono vari siti che permettono di salvare link, catalogarli e soprattutto pubblicarli. È anche una tecnica di link building molto cheap e veloce, anche se l’efficacia della tecnica è dubbia, soprattutto in italia dove i siti di bookmark sono poco o per nulla utilizzati.

BOT

Software che esegue operazioni in automatico.

Cache

Copia di una pagina web che il browser, ma anche Google, può mantenere dentro di sè per motivi di efficenza (ad esempio: per risparmiare banda).

Call-to-action

Chiamata all’azione, ovvero: un link o un pulsante messo in una pagina web che invita inequivocabilmente all’acquisto o all’iscrizione al sito.

Churn

Oscillazioni sostanziali nei risultati della ricerca, in gergo SEO (genericamente indica il “salire” o lo “scendere” di un risultato): dovute ad esempio alle continue modifiche che Google effettua al suo algoritmo, oppure – se preferite – agli aggiustamenti dei risultati al variare di testi, backlink, title e via dicendo.

Codice di stato HTTP

Codice numerico di tre cifre che rappresenta lo stato del server: può indicare status particolari della pagina, errori, problemi secondari, correttezza della risposta, redirezionamenti di pagine ed altro ancora.

Content marketing

Il marketing dei contenuti può essere molto utile per generare interesse nei confronti di un brand nato da poco, ad esempio proponendo contenuti informativi (tutorial, tipicamente) e poi firmandosi alla fine col nome della propria azienda o inserendo una call-to-action ad un’offerta pertinente. È una delle strategie più lunghe, migliori, oltre che più sicure, per fare una buona SEO e garantire un minimo ritorno d’investimento (ROI).

Copywriter

Figura professionale che si occupa di scrivere ed ideare contenuti, nello specifico per i siti web. Si può occupare del piano editoriale di un sito oppure di singoli articoli.

Copywriter SEO

Figura professionale quasi del tutto immaginaria in grado di scrivere testi che si posizionano bene su Google (mediante tecniche più o meno formalizzate, tipo le botte di cu*o), e che normamente non sa quasi nulla di SEO (anche se è convinto del contrario).

Clickbait

Contenuti “acchiappa-click” pubblicati su un sito allo scopo di indurre un interesse nei lettori, e sperare di ottenere maggiori visite sul sito. Spesso veicolato ai social network, è una tecnica black hat in senso lato molto utilizzata dai siti di news.

Cloaking

Pratica black hat diffusa allo scopo di presentare ai motori di ricerca un contenuto diverso rispetto a quello mostrato agli utenti. Si usa, anche qui, a scopo di marketing subdolo e per spiattellarvi, ad esempio, banner pubblicitari subdoli o nascosti.

Crawl-budget

Definizione molto diffusa in ambito SEO per indicare, almeno in teoria, il numero di pagine web che sono effettivamente scansionate e considerate da Google. Tuttavia non esiste alcuna pagina web di Google che fornisca tale definizione; la tendenza di molti SEO, comunque, è che ottimizzare il crawl-budget sia preferibile, dato che dovrebbe essere limitato e non deve essere sprecato, ovvero evitare di far indicizzare pagine web poco utili, intermedie o errate.

CMS

Content Management System, ovvero sito web che fornisce un backend amministrativo per gestire grafica e contenuti. Uno dei più famosi è senza dubbio WordPress, seguito da Joomla!.

Crawler

Il software incaricato da Google di leggere i dati dalle nostre pagine, informarlo degli aggiornamenti delle stesse e di carpire tutte le informazioni utili alla fase di indicizzazione della pagina web.

CSS

Cascading Style Sheets, ovvero linguaggio strutturato utile per definire l’aspetto grafico delle pagine web, il posizionamento delle colonne, l’altezza e la larghezza di ogni contenuto e così via.

CTR

Click-through Rate, ovvero tasso di click: può fare riferimento sia al numero di click su un banner rispetto al numero di visualizzazioni, oppure (in ambito SEO) al numero di volte che un risultato di ricerca visualizzato su Google viene anche cliccato. È un indice significativo del tasso di successo di una campagna, in molti casi.

Deep link

Solitamente in ambito SEO un deep link è un backlink che punta verso una pagina interna, diversa dalla home page.

Disavow

Procedura di Google mediante la quale si può screditare un backlink malevolo, ed evitare che influenzi in negativo il posizionamento di un sito. Si veda anche qui.

DNS

Domain Name System, l’algoritmo distribuito che fa funzionare il web (ed in particolare i domini) per come lo conosciamo oggi.

Dominio

Il nome di un sito web, ad esempio capolooper.it. I domini sono gestiti via DNS (Domain Name System), e permettono di usare nomi mnemonici o facili da ricordare per accedere a vari contenuti e servizi web.

Editoria sociale

Fa riferimento ad una serie di siti web che permettono, gratuitamente, agli utenti di postare news e votarle; può essere usata, con le dovute precauzioni (ad es. evitare title e contenuti duplicati o copia-incollati) come strategia di link building veloce.

Fattore di ranking (ranking factor)

Un aspetto specifico legato ad un sito (ad esempio la composizione del title, il tipo di backlink in ingresso) che in teoria dovrebbe influenzare il posizionamento della pagina stessa su Google. Tra i fattori di ranking più usati troviamo, ad esempio, le anchor text dei link in ingresso al sito. I ranking factor sono orientativi, cambiano in base al criterio della strategia SEO e non sono ufficialmente noti o riconosciuti da Google (che comunque dovrebbe utilizzarne da un minimo di 200 a diverse migliaia).

Feed RSS

Formato di distribuzione di contenuti sul WEB. Offre agli utenti la possibilità di “abbonarsi” mediante appositi reader (che tipicamente i browser integrano al proprio interno) ed essere così informati dei nuovi contenuti del sito. Si presta a diffuse (quanto discutibili) applicazioni in ambito SEO, specialmente per quello che riguarda: tipo il republishing dei contenuti altrui (ma è davvero una buona idea? Qui a Voyager pensiamo di no).

Flash

Tecnologia, ritenuta dai più obsoleta, sviluppata Adobe Systems Incorporated e dedicata alla creazione di giochi, audio, video e animazioni. Supereroe della DC Comics.

Footer

Corrisponde alla parte finale di HTML dedicata all’inserimento dei vari script Javascript, utili variamente a seconda degli scopi.

Focus

L’argomento trattato da una pagina web. Ovviamente un motore di ricerca deve utilizzare degli algoritmi per provare ad identificarlo, ad esempio in base ai termini utilizzati da altri siti del settore ed alla pertinenza dei contenuti. Se metto a fuoco in modo corretto l’argomento di una pagina, in altri termini, è più probabile che venga meglio posizionata su Google.

Funnel

Letteralmente significa “imbuto”, nell’ambito del web marketing viene riferito in vari modi: purchase funnel, sales funnel o conversion funnel. Rappresenta i vari livelli di acquisizione di un potenziale cliente (prospect) fino a farlo diventare cliente o addirittura abbonato al vostro servizio. A livello visuale, all’estremità superiore si collocano tutti i potenziali clienti, scendendo verso il basso verranno scremati gradualmente per motivi seri (ad esempio non hanno budget e non ce l’hanno detto subito) o più gravi (ad esempio abbiamo inserito delle “distrazioni” nella pagina web di arrivo, per cui il funnel è scorretto) Il funnel è anche il setaccio, potremmo dire, il percorso che porta alcuni visitatori, ad esempio quelli che arrivano nel vostro sito, a scremarsi naturalmente e ad attraversare varie fasi di acquisizione fino alla sospirata conversione, vendita o acquisto.

Google Adsense

Programma di affiliazione pubblicitaria di Google, in grado di generare in automatico annunci pertinenti alle pagine web in cui viene inserito (per cui si parla di annunci contestuali, diversi dai banner inseriti manualmente via affiliazioni).

Google Ads

Il programma di inserzionisti di Google, coloro che mettono le pubblicità sul motore di ricerca e su altri siti (mediante circuiti come Adsense).

Google Update

Aggiornamento degli algoritmi di ranking di Google, formalmente per ridurre l’impatto dello spam e fornire risultati di ricerca migliori. Ne esistono di vari tipi, ad esempio Google Caffeine, Google Panda, Google Penguin, ma il più delle volte il loro funzionamento è noto per sommi capi, e non si sa quasi nulla dei dettagli effettivi di ognuno (vedi anche qui).

Googlebombing

Tecnica black-hat utilizzata per forzare il posizionamento di alcuni siti rispetto ad alcune query di ricerca. Di recente, ad esempio, i fan delusi della saga di Games of thrones hanno fatto in modo che cercando “bad writers” (pessimi scrittori) uscissero fuori i nomi degli autori, Benioff e Weiss.

Googlebot

Googlebot è lo spider web di Google, che serve a scansionare nuovi contenuti in rete e proporli per l’indicizzazione.

Grey Hat

Tecniche di posizionamento di un sito “via di mezzo” tra white hat e black hat, ovvero che sfruttano in parte tecniche lecite ed in parte no.

Guest Post

Strategia di link building molto diffusa, che consiste nel postare su un altro sito un contenuto, tipicamente informativo, e linkare il proprio sito in firma o contestualizzato allo scopo di promuoverlo in modo indiretto.

<head> (intestazione)

Corrisponde alla parte di intestazione della pagina HTML; contiene meta informazioni e dati, che vengono interpretati sia dal browser che dai motori di ricerca, e che non verranno esplicitamente mostrate all’utente. In questa porzione di HTML troviamo, normalmente, i fogli di stile CSS. Se non capisci di cosa stiamo parlando, probabilmente non sei ancora pronto per fare attività SEO da solo.

Hidden text

Testo nascosto, all’interno di una pagina web, nel quale si inserisce un link ad un contenuto e lo si nasconde via CSS (ad esempio mettendolo dello stesso colore dello sfondo della pagina).

Home

La pagina principale del sito, non appena lo apriamo.

htaccess

Il file di configurazione del server Apache, messo solitamente nella cartella principale ed in grado di definire il comportamento dello stesso. Molto utile per abilitare gli URL SEO-friendly, ad esempio.

HTML

HyperText Model Language, ovvero un markup per i contenuti del web (e non un linguaggio, come molto spesso si legge in giro). HTML permette di strutturare l’aspetto di una pagina web, ma non possiede un modo per essere modificato, programmato o alterato graficamente.

Viene utilizzato per comporre pagine web di ogni genere. Può contenere immagini, video, testi e link, ma anche contenuti interattivi di vario genere, mediante opportuni plugin (tipicamente Javascript e sempre meno Flash e Java). In genere in una pagina HTML si possono distinguere la parte di intestazione (<head>), il corpo (body) e la parte finale (footer); header e footer hanno tipicamente scopi “di servizio”, mentre il body è la parte di contenuto visibile. Se non sai di cosa stiamo parlando, probabilmente non sei ancora pronto per fare attività SEO da solo.

Host

Un nodo generico della rete internet, adibito all’interconnessione con gli altri.

Hosting

Servizi internet a pagamento o gratuiti, i quali permettono ai siti web di funzionare e di ospitarne (host) e memorizzarne i contenuti. Ne possono esistere di vari tipi a seconda delle necessità: dedicati, cloud, condivisi, VPS.

HTTP

HyperText Transfer Protocol: il protocollo di comunicazione usato sul web, nella sua primissima versione. Contiene tutti i dati trasmessi e ricevuti in un’architettura client-server, anche se attualmente non si usa più ed andrebbe sostituito da HTTPS.

HTTP/2

Nuova versione del protocollo HTTP, che supporta anche la parallelizzazione delle connessioni (posso scaricare più dati in una singola chiamata, in sostanza) e riduce, così facendo, i tempi di caricamento delle pagine web.

HTTP/3

Versione attualmente sperimentale del protocollo HTTP, derivante dalla versione 2 e con ulteriori miglioramenti in termini di velocità.

HTTPS

Secure HyperText Transfer Protocol: il protocollo di comunicazione sicuro usato sul web, nella sua primissima versione. Contiene tutti i dati trasmessi e ricevuti in un’architettura client-server, protetti da eventuali intercettazioni e crittografato in modo tale da essere sicuri che stiamo davvero visitando il sito corretto.

Impressione

La visualizzazione di una pagina, a prescindere dal cliente che l’ha prodotta. Un visitatore singolo potrebbe, quindi, generare anche 50 impression consecutive e contare comunque come visitatore unico singolo.

inurl:stringa

Permette di cercare una stringa all’interno dell’URL del sito, ad esempio tutti gli URL che contengono la parola SEO:

site:capolooper.it inurl:seo

Indicizzazione

Il processo di creazione dell’indice delle pagine all’interno del motore di ricerca (ad esempio Google), in seguito alla scansione di un crawler. Da non confondersi con posizionamento.

IP

Un indirizzo IP rappresenta un identificativo unico di un host (e non necessariamente di un utente, come spesso si crede). È alla base del funzionamento di internet, e permette di ricevere ed inviare dati mediante adeguati protocolli. Esistono IPv4 (versione 4, quasi satura) e si stanno diffondendo da tempo anche gli IPv6 (versione 6), che indirizzano più spazio per i vari host.

Javascript

Linguaggio di programmazione lato client per il web, utile per definirne la parte interattiva (ad esempio i menù che si aprono al passaggio del mouse). JS permette anche di alterare l’aspetto di una pagina web, e di effettuare operazioni anche malevole (clickjacking, apertura subdola di pagine web, iniezione di virus). Può funzionare anche lato server mediante Node.js, da qualche anno.

Keyphrase

Indica una sequenza sensata di keyword (parole chiave) che forma, solitamente, la query di ricerca che l’utente pone a Google, Bing, Yahoo! ecc. A volte se è molto specifica, cioè è formata da almeno 2 parole chiave combinate, forma un termine della long-tail, molto adatta ad essere ottimizzata in termini di motori di ricerca. Molti SEO le intendono come variazioni sulla coda lunga (long tail) delle keyword.

Keyword

Una parola, semplicemente. Una parola che viene detta, per meglio dire, parola chiave, nel senso che definisce ad es. l’argomento del sito o l’obiettivo della ricerca. Usarle in modo avveduto, distribuirle nel testo e decidere come debbano apparire sul web (per quello che possiamo controllare, ovviamente) è compito degli esperti SEO.

Keyword-Density

Il numero di occorrenze di una certa parola chiave rispetto a tutte quelle presenti nella pagina: nulla di più, nulla di meno. Un concetto da ABC di Information Retrieval vecchio più o meno 50 anni, riciclato erroneamente e senza pudore da svariati siti, come se fosse la causa ultima del posizionamento (ovviamente falso). Si veda anche qui.

link:X

Operatore di Google utile per visionare le pagine web che linkano un sito X; nella realtà, per ovvie ragioni, vengono mostrati solo una parte dei link (eventualmente nessuno).

Link Baiting

Tecnica di promozione SEO per ottenere backlink in ingresso che consiste nel cercare di realizzare widget, pagine web, contenuti o software originali, tool/applicazioni o giochi che possano naturalmente attrarre backlink (ad esempio da parte di aggregatori di settore). Il senso è: questo contenuto è figo e lo linkeranno gli altri webmaster in modo spontaneo. Anche qui: ciò avviene spesso solo a livello teorico, e da parte di webmaster che non sappiano nulla di SEO.

Link Building

Tecnica fondamentale nella SEO per ottenere o aumentare il numero di link in ingresso da altri siti. Si veda anche qui.

Link Exchange

Scambio di link tra siti nella speranza, di solito, di posizionarsi bene entrambi (speranza spesso vanificata dai fatti) o più semplicemente per amicizia o stima reciproca.

Link farm

“Fabbriche di link”, ovvero siti che esistono al solo scopo di potenziare i ranking altrui. Sono tipicamente penalizzanti e rischiosi, a livello SEO, di possibili penalizzazioni.

Link Juice

Metrica indicativa molto usata nella SEO che indica il “succo” di un link, spesso inteso come media tra autorevolezza del dominio, pertinenza tra dominio linkante e linkato e così via.

Link Piramidali

Fa riferimento alla struttura topologica dei link in ingresso, ovvero al modo in cui state linkando il vostro sito dall’esterno. Al vertice della piramide, quindi, ci siete voi: in basso ci saranno i vari siti che vi linkano. Modello ovviamente del tutto teorico, difficile da realizzare nella pratica e dall’utilità dubbia: se c’è una piramide, insomma, è anche più facile che Google si accorga della sua presenza e possa penalizzarli per schemi di link.

Link Popularity

Rappresenta il livello di popolarità di un sito web ed il numero di volte in cui lo stesso viene semplicemente citato (sia come testo semplice che come ipertesto).

Link Spam

Un back link che punta al nostro sito senza che ne esista una reale necessità, o – se preferite – un link in ingresso proveniente da un sito di bassa qualità o comunque fuori target rispetto agli argomenti che usualmente trattiamo nel nostro sito.

Link Wheel

Fa riferimento alla struttura topologica dei link in ingresso: nella pratica, A linka B, B linka C, C linka D, D linka nuovamente A. Modello solo teorico di moda sui blog SEO americani fino a qualche anno fa, dalla dubbia utilità pratica e fonte di possibili penalizzazioni.

Long tail (coda lunga)

L’insieme delle keyword “derivate” da una principale, secondo vari criteri (marketing, geografici, ricerche più popolari, ecc.) ad esempio partendo dalla keyword hosting la coda lunga sarà composta da hosting economici, hosting php italiani, ecc.

Sono solitamente più “facili” da posizionare delle keyword secche.

Marketing virale

Tipologia di marketing non convenzionale che sfrutta il passaparola per promuovere un prodotto, spesso puntando su fake news, clickbait e sensazionalismo.

Menù a tendina

Un sistema che consente di selezionare contenuti da un menu. Quando si fa clic
sul menu, le opzioni disponibili vengono visualizzate in un elenco “prolungato”.

Meta-description

Un meta-tag non visibile agli utenti ma interpretato dai motori di ricerca, in grado di fornire la parte descrittiva, per esteso, del contenuto di una pagina. Può contenere call to action, in alcuni casi.

Meta-Keyword

Meta tag attualmente inutile per la SEO, che conteneva le parole chiave della pagina. Si sperava questo campo fosse riempito in buona fede; poichè ciò non è mai avvenuto, Google ha deciso di non considerarli più (tiè).

Meta-tag

Un tag HTML usato per scopi interni, e tipicamente non visibile nella pagina.

Motore di ricerca

Un software che funziona sul web (ma può funzionare su qualsiasi database strutturato, in effetti) allo scopo di consentire la ricerca di contenuti di ogni genere. L’ordinamento dei risultati è in genere per pertinenza decrescente (dal più pertinente a scendere).

Negative SEO

Attività SEO fatte allo scopo di penalizzare altri siti, ad es. dei competitori, mediante webspam o Google Bombing. Il più delle volte è una pratica sopravvalutata, anche perchè Google tende ad ignorarla (almeno in teoria, visto che sa dell’esistenza di questa possibilità), e se già è difficile far salire il proprio sito, far scendere apposta quello altrui lo è anche di più.

nofollow (meta)

Meta-tag usato nelle pagine web che indica ai motori di non seguire alcun link all’interno della stessa.

noindex (meta)

Meta-tag usato nelle pagine web che indica ai motori di non indicizzare la stessa (ammesso che non sia già presente in SERP, ovviamente).

Open Directory Project (ODP)

Noto anche come DMOZ, rappresenta un progetto open che coinvolgeva diversi volontari, impegnati nel classificare un grande numero di siti web mondiali per lingua e categorie. Il progetto è stato definitivamente dismesso ad inizio 2017.

Ottimizzare un sito

Significa effettuare una serie di azioni atte a migliorare il posizionamento su Google di un sito web. Tali azioni possono includere sia attività onpage (sulla pagina stessa) chee offpage (dall’esterno del sito).

PageRank (PR)

Indice numerico, il cui nome è brevettato da Google, che rappresentava in scala da 0 a 10 una “classificazione” del sito limitativa, ingannevole e ormai obsoleta. Ad oggi, praticamente, nella SEO non si usa più. Rimane tuttavia uno dei parametri che vengono valutati per decidere il posizionamento di un sito, sommato a molti altri fattori. Nella pratica un sito di riferimento sul SEO potrebbe avere PR 6, quello ufficiale di un attore italiano PR 8, un blog appena nato PR 0 oppure 1: tuttavia tale valore viene stimato dagli utenti con margini di errore piuttosto grossolani, e sarebbe quindi del tutto inapplicabile.

Penalizzazione

Provvedimento manuale o algoritmico preso da Google per ridurre l’impatto di un sito nei risultati di ricerca, il che si traduce in un calo di visite provenienti da Google stessa per il sito penalizzato. Le principali cause di penalizzazione, ad oggi, sono i siti non protetti da malware, l’uso di theme piratati, l’acquisto di link da siti di bassa qualità e via dicendo.

Percentuale di rimbalzo

Indice di web analytics che indica, senza scendere in dettagli tecnici, il tasso di permanenza di un utente nella pagina; in assoluto non deve essere alta o bassa, perchè dipende dai casi. Una landing page che converte, ad esempio, può avere un rimbalzo elevatissimo ed essere comunque buona (la persona arriva nella pagina e compra immediatamente, perchè il funnel funziona molto bene); un blog che monetizza con Adsense, al contrario, dovrebbe averne una più alta (perchè così facendo è più probabile che clicchi su qualche banner o link a pagamento).

Permalink

In WordPress ed altri CMS, rappresenta l’URL finale di riferimento di un articolo, pagina o tassonomia (categoria o tag). È solitamente editabile e modificabile a piacere.

Pertinenza

Concetto di Information Retrieval, usato anche nella SEO, che è determinata da fattori interni di ranking e misura il grado di “vicinanza” di una pagina web rispetto alla ricerca che è stata fatta. In teoria, maggiore è la pertinenza, prima il risultato dovrebbe comparire in SERP.

PBN (Private Blog Network)

Rete privata di blog, ovvero: gruppo di blogger o SEO che si mettono d’accordo sottobanco per avere a disposizione un parco sito più ampio in cui poter pubblicare contenuti. Generalmente funziona a sottoscrizione periodica a pagamento, ma se ne trovano anche di gratuite. È un buon sistema per evitare di dover pagare singolarmente i backlink, ma ovviamente non è esente da rischi di penalizzazione.

PHP (Hypertext Preprocessor)

Linguaggio di programmazione lato web utilizzato da WordPress, Joomla!, Laravel e molti altri.

Posizionamento organico

Nella SERP (Search Engine Result Page) rappresenta la posizione in cui il sito si propone per una certa ricerca (query) espressa ad es. in parole chiave. Da non confondersi con indicizzazione.

Query di ricerca

La ricerca effettuata dall’utente sul motore, composta da uno o più termini: ad esempio ipad oppure corsi SEO. Quello che cerca l’utente, in sostanza.

Recupero domini

Operazione grey-hat in ambito SEO, fatta per migliorare l’autorevolezza di un dominio sfruttando quella di domini scaduti, che vengono ricomprati e rimessi in circolo. Se quel dominio aveva dei backlink, per intenderci, mediante redirect 301 o redirect 302 è possibile ereditarli in modo definitivo (come più spesso di fa), o solo a livello di traffico (come si fa volendo essere più cauti).

Redirect

Operazione di reindirizzamento da una pagina A ad una B, che può essere provvisorio (302) o permanente (301). Viene usata sia per scopi ordinari (ad esempio evitare errori 404 e portare gli utenti su un’altra pagina interessante) che per scopi di miglioramento del ranking (ad esempio portare le visite di un articolo molto visitato via Google su un altro sito, in modo che – via 301 – se ne ereditino i vantaggi).

Redirect o reindirizzamento 301

Rappresenta formalmente uno dei tanti codici di stato del server: è utile in particolare per trasferire contenuto informativo da una pagina sorgente ad una destinazione, sia dello stesso sito che verso due domini distinti.

Referrer

Il sito da cui ha origine il traffico di un altro sito. Classico esempio: il traffico che arriva ad un sito mediante backlink da un altro sito famoso, quindi visite che arrivano mediante click su quel link.

rel=canonical

Attributo di una pagina che indica l’URL standard del sito, in modo che il motore di ricerca non faccia confusione e non indicizzi pagine inutili o doppie.

rel=nofollow

Attributo di un link che suggerisce la natura “commerciale” dello stesso, o il fatto che non debba essere preso “alla lettera” in termini di posizionamento. Si veda anche qui.

rel=sponsored

Attributo di un link, utile per segnalare a Google che quel link è stato venduto. Si veda anche qui.

rel=ugc

Attributo di un link, utile per segnalare a Google che quel link è stato generato da un utente esterno al sito (ad esempio nel caso di forum e community). Si veda anche qui.

Rich-text snippet

Un blocco di testo ed immagini che rappresenta informazioni utili a chi cerca su Google, sulla base della sintassi HTML definita sul sito Schema.org: esempi possono essere le recensioni del sito di un ristorante, le recensioni utenti di un film o di un album musicale, le caratteristiche di un prodotto su un e-commerce e così via.

robots.txt

Un file posto via FTP nella cartella principale del sito, con indicazioni (o suggerimenti) ai motori su cosa si possa scaricare dal sito (a livello di crawl) o meno.

Sandbox, Effetto Sandbox

Fenomeno di filtraggio che pare venga attuato da Google, in fase di valutazione del ranking, sui siti molto giovani; questo allo scopo di evitarne posizionamenti improvvisi a discapito dei competitor e che non siano “meritevoli”. Non ci sono prove ufficiali che esista davvero, ma buona parte dei SEO la pensano (a mio avviso giustamente) così.

Scambio di link

Si tratta di una pratica comune tra webmaster che vogliono farsi conoscere dai visitatori: ad esempio la pagina A fornisce un link a B, e viceversa B ad A. Se questo può aiutare le visite (e non sempre lo fa), non può essere considerato come parte integrante di una strategia SEO se non, di fatto, per provare ad indicizzare uno dei due siti – ammesso che l’altro, ovviamente, lo sia già. Google ufficialmente penalizza gli scambi “eccessivi” di link, stando alla documentazione ufficiale.

Scansione

Operazione effettuata da un bot (ad esempio quello di Google, googlebot) ai fini di analisi delle varie pagine web con l’obiettivo di indicizzarle, se opportuno.

Scimmie

Messe davanti ad una macchina da scrivere o davanti ad un PC, producono rapidamente contenuti in grado di posizionarsi, scrivono articoli sul “copywriting SEO” e sostituiscono i copywriter professionisti. Almeno, nella mente di alcuni.

Search Console di Google

Lo strumento ufficiale di Google per misurare le prestazioni del proprio sito sui motori di ricerca. Vedi anche qui.

SERP (Search Engine Result Page)

Rappresenta l’insieme dei risultati di ricerca, con descrizione e cliccabili, di un motore di ricerca.

SEO

Search Engine Optimization, ovvero: ottimizzazione di pagine web per i motori di ricerca, in modo da renderle comprensibili ai motori, scansionabili correttamente e posizionate nel migliore dei modi.

site:X

Operatore di Google utile per visionare le pagine web indicizzate di un sito X; ad esempio, di questo.

Sito

Un portale web che risponde ad un certo nome di dominio, e che fornisce vari tipi di contenuti: news, servizi, PA, giochi, contenuti per adulti e via dicendo.

Sito statico

Un sito fatto interamente in HTML, CSS e JS, senza PHP o alcun tipo di CMS.

Sito dinamico

Un sito realizzato mediante CMS (WordPress) o software cloud (tipo Wix).

Sitemap

Un file XML contente tutti i suoi URL aggiornati dinamicamente. E’ utile sottoporla agli appositi strumenti SEO come il Webmaster Tools di Bing! o Google allo scopo di sincronizzare i contenuti delle SERP con il contenuto reale delle pagine, nel caso in cui esistano diversita’ tra le due o siano stati fatti aggiornamenti. Serve a mantenere l’indice aggiornato ed a sincronizzare i contenuti tra crawler e sito: ma questo, ovviamente, non sempre si verifica nella pratica.

Snippet

Testo visualizzato sotto il titolo della pagina web corrispondente all’interno delle
pagine dei risultati di ricerca di un motore di ricerca. Generalmente consiste in un
riepilogo della pagina web e/o parti della pagina corrispondenti alle parole chiave
della ricerca.

Sottodominio

Un dominio di almeno terzo livello che faccia riferimento ad un dominio principale: ad esempio blog.nomesito.it oppure italia.blog.nomesito.it.

Strategia SEO

Il modus operandi che abbiamo stabilito, o che definiamo in corsa, durante un’attività SEO.

Tag HTML

Componente di una pagina web, delimitato dai simboli < e > ed adibita a vari scopi: rappresentare immagini <img>, link <a>, paragrafi <p>, titoli <h1>,<h2>,… e così via.

Test A/B

Si riferisce nella SEO all’azione di creare due pagine (documenti o siti web) dalle caratteristiche piuttosto simili, allo scopo di determinare il fattore che influenzi di più il posizionamento e capire cosa funzioni meglio.

Target

L’obiettivo da raggiungere durante l’ottimizzazione del funnel (ad esempio di conversione): il numero di vendite, il numero di iscrizioni alla newsletter e così via.

Title

La sezione HTML di una pagina web che contiene il titolo del documento web. Secondo la dottrina SEO è uno dei parametri più importanti da ottimizzare durante la SEO On-Page. Contrariamente a quello che si pensa, inoltre, non è detto che debba per forza corrispondere con il titolo cliccabile che compare in SERP (dipende sempre dalla ricerca che si fa, vedi anche qui).

URL (Uniform Resource Locator)

Si tratta dell’indirizzo WEB del sito, e si intende solitamente comprensivo del prefisso https://.

URL SEO-friendly

Sono URL ottimizzati per la SEO, composti da lettere, trattini e numeri, e che contengono anche un’eventuale gerarchia all’interno. Sono molto importanti per gli utenti ed i motori per far capire la struttura della pagina corrispondente all’interno del sito, ad esempio:

https://negozio.online/prodotti/ipad

User-agent

Applicazione lato client che richiede un contenuto ad un web server, “presentandosi” con determinate credenziali (una stringa di testo che dice: sono un computer Apple che sta usando Firefox 54, ad esempio). All’atto pratico gli user-agent possono servire, in fase di realizzazione o test di un sito (anche in caso di checkup SEO, a volte), a capire come venga visualizzato da vari dispositivi.

User-agent switcher

Plugin disponibile su vari browser per simulare l’accesso ad internet da un dispositivo mobile su desktop, o viceversa. I più evoluti permettono anche di cambiare anche sistema operativo, dispositivo e risoluzione dello schermo.

Unici

Il numero di visitatori unici fa riferimento ai singoli visitatori (secondo Google Analytics, singole sessioni di accesso) che arrivano su un sito web. Quindi se ci sono 10 persone che da 10 postazioni diverse visualizzano una pagina web, quella pagina conterà 10 unici.

UX (User eXperience)

L’esperienza acquisita da un utente grazie all’utilizzo di prodotti, servizi e così via.
Viene data importanza alla garanzia di un’esperienza veramente desiderata
dall’utente, ad esempio “divertimento”, “praticità” e “comfort”.

White Hat

Tecniche di posizionamento di un sito ufficialmente ammesse da Google, e che si basano sull’uso corretto del web e degli strumenti che lecitamente mette a disposizione.

WEB

La rete, ovvero l’insieme dei siti internet attuali collegati dai vari link, è nota attualmente come web.

Webspam

Tutti i contenuti ed i link che, in generale, sono costruiti esclusivamente per i motori di ricerca – in una sorta di sottinteso reverse engineering – e non per gli utenti, allo scopo di forzare una valutazione positiva di un sito (o il suo rank in prima pagina, se preferite). Esempi classici sono lo stuffing delle parole chiave nei titoli, nelle descrizioni o nel testo, la costruzione di backlink inutili sulla base del criterio PageRank / dofollow ed altro ancora.

Quattro domande a cui la SEO non potrà mai rispondere

A volte nella SEO, al di là delle singole strategie e delle tecniche utilizzate, si pongono semplicemente le domande sbagliate. Questo alla lunga è un problema serio, perchè illude il committente di aver fatto la scelta giusta, tendendo a sprecare il suo tempo (ed il suo budget) in attività SEO del tutto inutili.

Ma quali sono le domande che non bisognerebbe mai fare alla SEO? Si sono fatti, e si faranno, addirittura eventi a pagamento su questi temi: ma, secondo me, la risposta non sarà mai soddisfacente o non potrà affatto essere data. Chiedere alla SEO determinate cose è un po’ come aspettarsi che una moto possa farci il caffè – per quanto con la moto, con qualche giro di parole, può essere comunque usata per arrivare ad un bar.

Vediamo quali sono le domande più inutili da fare alla SEO, perchè questo ci aiuterà a capire meglio come muoversi nel settore.

Google-dance: risultati di ricerca instabili

Se i risultati di ricerca in SERP sono instabili, tendono a farvi salire e a farvi scendere improvvisamente e senza una logica, ci sono due possibilità: la prima, secondo me più probabile, è che il vostro settore sia più competitivo di quanto pensiate. Non conviene ostinarsi ad ottimizzare quella singola keyword, a quel punto: tanto vale variarla e rifare l’analisi delle chiavi più convenienti. La seconda possibilità è che stiate comunque lavorando bene, ma che sia necessario aspettare l’effetto della vostra campagna SEO.

Soluzione possibile: continuare ad ottimizzare il sito per gli utenti, pensando alle loro esigenze, alle parole che usano per cercare ed alle risposte che, in qualche modo, si aspettano. Aggiungere altri backlink di “rinforzo”, ripensare meglio i contenuti in funzione degli utenti del sito. Non ragionare le pagine troppo sui motori di ricerca. Utilizzare le keyword che usano gli utenti (es. Google Trends, Google suggest) non quelle che piacciono a noi, al cliente o che “suonano bene”.

Cercare la keyword density “perfetta”

Non c’è nulla da fare in questi casi: la keyword density è inderogabilmente una cavolata, e fa solo perdere tempo lavorarci o inventarsi percentuali ottimali da raggiungere (quella del 3-4% è una delle più inossidabili, ma sempre una stronzata rimane). Quindi, come dico sempre ai corsi che mi capita di fare dal vivo e come ho scritto fino alla sfinimento su questo blog: non c’entra nulla la keyword density, è un parametro troppo elementare da ottimizzare e se bastasse aumentare il numero di parole chiave nella pagina prima o poi chiunque riuscirebbe ad andare in prima pagina. I fatti dicono che non tutti ci riescono, per cui l’approccio è semplicistico e porta fuori strada.

Soluzione possibile: ripensate i vostri contenuti affidandovi ad un copywriter che conosca e sia soprattutto ben documentato sull’argomento di cui scrive.

Pagine che non convertono

Se le pagine si posizionano bene ma non convertono, ovviamente è un problema in termini di rientro dell’investimento fatto (ROI): ma in questi casi non è un problema di come hai fatto la SEO, ma di come l’hai gestita fino a quel punto a livello di web marketing. Se un sito non vende, in molti casi di mia conoscenza, potrebbero esserci problemi tecnici nascosti che impediscono all’utente di finalizzare l’acquisto – ad esempio certificati assenti o HTTPS mal configurato, carrello poco intuitivo, sito impostato in modo caotico, troppe scelte per l’utente che non sa dove cliccare e così via.

Soluzione possibile: ideare una strategia di web marketing a prescindere dalla SEO tecnica. Rivedere il funnel e l’intero processo di conversione, anche dai dati di Google Analytics.

Concorrenza troppo forte

Se non riuscite a posizionarvi su una singola chiave di ricerca, c’è il rischio di “affezionarsi” alla stessa – il che non è per forza una buona idea: ogni strategia deve essere adattativa e flessibile al massimo. Quello che conta è portare visite utili al sito, per cui: se non riuscite a posizionarvi per una chiave di ricerca X, trovate una chiave di ricerca Y che sia alternativa e per cui ci sia meno concorrenza.

Soluzione possibile: cambiare le keyword o rifare completamente la keyword research per quel sito

Come posizionarsi su Google: uno studio che la dice lunga

In questo articolo cercherò quindi di essere aderente alle considerazioni ed alle difficoltà che si riscontrano nelle attività SEO, in particolare quelle di cui mi sto occupando da qualche tempo: quella su blog e siti editoriali, in cui l’interesse primario è quello di portare visitatori interessati agli annunci e che possibilmente non usino AdBlocker, nè siano incentivati a farne uso. L’articolo sarà semplice nella sostanza, pero’ è necessario che ne seguiate i singoli passaggi – a volte ostici, a volte meno – anche a costi di perderci un po’ di tempo extra; vi assicuro che non si tratterà in nessun caso di tempo perso, quantomeno se vi occupa professionalmente di SEO.

Pronti? Si comincia.

Ipotesi iniziali

Le uniche assunzioni che farò, ragionevoli quanto arbitrarie (ci tengo a sottolineare che non sto proponendo la “formula magica” per fare nulla), saranno le seguenti:

  1. Qualsiasi attività SEO sensata e utile deve affrontare il fatto che sia utile e sensata per l’attività e gli scopi / obiettivi del sito; fare cose senza senso (tipo commentare un blog sulla pesca subacquea e farsi linkare un blog sul trekking, oppure mettere HTTPS sulla pagina “Chi siamo“) solo perchè “lo dice X“, con X che varia da Google fino al guru di turno, neanche a dirlo, non ha senso. Non-ha-senso, ripeto: vorrei che fosse chiaro da subito perchè, altrimenti, non ci capiamo alla fine.
  2. Non ha senso, inoltre, tarare le strategie SEO sulla base di questo o quell’altro algoritmo annunciato da Google sul momento (Panda, Penguin ed altre belve feroci); questo, sia perchè non è modo di lavorare corretto nè pratico, sia per le ragioni che ho descritto estesamente qui. Certo, gli aggiornamenti bisogna conoscerli e studiarli, nella misura in cui ci danno preziose indicazioni su cosa non fare o da chi non farsi prendere la mano. Tuttavia, la cosa migliore per fare SEO come si deve resta quella – ed io ne sono fermamente convinto, da quando ci lavoro – di studiare a fondo le linee guida per webmaster, proprio come se fossero il manuale di un software. Il resto, e scuserete la mia brutalità, sono semplicemente chiacchiere da appassionati di oroscopo.
  3. I backlink sono un fattore di posizionamento determinante per Google, specialmente (e questa è un’ipotesi, secondo me, ragionevolissima) se si riesce a superare un numero minimo (che cercheremo di quantificare) di domini unici che ci linkano: quest’ultimo, per me, è un fattore di posizionamento mediamente serio, e comunque più rilevante dell’avere o prendere backlink “grezzi” senza sapere da dove arrivino; insomma, cerchiamo di usare la testa quando lavoriamo su queste cose, sempre.
  4. Gli indici di page e/o domain authority come MOZ sono, e resteranno sempre, di poco conto: questo perchè sono estranei ai motori che usiamo come Google o Bing, pertanto diventano quasi irrilevanti, tanto più se non sappiamo nemmeno come vengono calcolati (e se, ad esempio, alcuni indici possano essere manipolati ad arte, per ragioni faziose e/o commerciali); e pur sapendo come vengono calcolati, del resto, ci possono dare indicazioni perlopiù orientative su altre strategie da attuare (copywriting ecc.)
  5. La misura di pertinenza di una pagina rispetto ad una query può essere più facilmente suggerita dall’esperienza, in molti casi, che dal calcolo di un qualsiasi software. Punto non banale che mi preme sottolineare: se pensate che la pertinenza misuri  come (e quanto) una pagina ottimizzata risponda bene, cioè soddisfi l’utente che cerca (ricerca vista, in questa sede, come “richiesta”, ad esempio “voli low cost”), siete sulla buona strada per capire un po’ meglio la SEO; se invece vi siete fissati che sia tutta una questione di keyword density, lasciate perdere la SEO (consiglio brutale, mi rendo conto, ma spassionato).
  6. Leggiamo spesso che i contenuti lunghi si posizionano meglio di quelli brevi, ricordiamo sempre che 1) non tutto sul web è testo, e che 2) questo discorso può valere per settori informativi come quello dei tutorial (ad esempio), ma che in generale non è un criterio sempre valido e, anzi, sembrerebbe soggetto a continue scremature “al ribasso” (questo perchè la tentazione di infognare di spam le prime pagine dei risultati di ricerca è sempre altissima, in ognuno di noi).
  7. HTTPS per me non sarà mai un fattore di ranking, anche se lo dice Google in quel comunicato vagamente scriteriato, e quantomeno nella misura in cui abbia senso avercelo su un sito web; ha senso nelle pagine di acquisto degli e-commerce o nella fase di login / logout, certo, ma nelle pagine di un blog in sola lettura perchè mai farlo (vedi di nuovo punto 1, a riguardo)?
  8. Qualsiasi articolo che illustri “fattori di ranking SEO” è basato nel 99% dei casi su correlazioni statistiche, e va sempre e comunque presa con le pinze; come a dire, posso trovare 1000 persone che siano solite mangiare 2 volte al giorno, e ci sarà una forte correlazione tra le loro abitudini alimentari. Molte persone potrebbero percepire questa relazione come un qualcosa di intimo che lega questi estranei, ma se consideriamo le singolarità (ogni persona ha il proprio metabolismo, ecc.) ci rendiamo conto immediatamente che è un fattore semplicemente ingannevole. Correlation does not imply causation!
  9. La velocità di un sito non è un fattore di ranking, per il semplice fatto che non è chiaro chi la misuri (con “chi” che varia da Google al guru di turno); semmai, è un requisito di buona qualità di un sito.

Lo studio di Backlinko

Chiariti questi punti, vorrei riportarvi e commentare uno studio presentato dal sito Backlinko, We Analyzed 1 Million Google Search Results. Here’s What We Learned About SEO, un articolo molto discusso e linkato di settembre 2016 che, secondo me, contrariamente dal tono inutilmente sfarzoso di questi articoli offre un paio di spunti davvero interessanti. Chi mi conosce o ha mai seguito un mio corso sa bene quanto sia restìo a linkare statistiche di questo tipo, specialmente qualora propongano metodi “miracolosi” per posizionarsi bene su Google: in questo caso, ho registrato una lodevole eccezione.

Per me è doveroso citarli e, notate bene, di solito non lo faccio mai: so bene che questi “studi” sono tanto accattivanti quanto approssimativi (specie per chi abbia studiato un minimo di statistica, è facile smontarli e rilevarne le contraddizioni, senza contare che pubblicare questi studi è una tecnica di link earning / building a tutti gli effetti: produrre contenuti utili e stimolanti per i SEO perchè poi, guarda caso, i blog SEO ne parlino e ci piazzino un link, come ho appena fatto io. Sarebbe carino che qualcuno, prima o poi, discuta e metta in evidenza questa abusatissima tecnica in qualche evento di web marketing, piuttosto che insistere sui soliti concetti triti e ritriti, per inciso).

Cosa hanno fatto i signori di Backlinko? In due parole: sfruttando i dati messi a disposizione da SEMRush, Ahrefs, MarketMuse e SimilarWeb (4 giganti della raccolta dati sul web, soprattutto i primi due), hanno effettuato presumibilmente lo scraping, cioè l’acquisizione ed analisi mirata, di ben un milione di risultati di ricerca di Google. L’idea era quella di capire quali, tra i fattori noti e stabiliti in precedenza, fosse più influente per posizionarsi in prima pagina. Da questi studi è possibile di solito tirare fuori dei cluster, cioè dei raggruppamenti distinti di link, che possano dare indicazioni che poi questi articoli traducono per motivi pratici in termini puramente discorsivi, del tipo: se volete posizionarvi bene su Google, sfruttate bene – cito a caso – i title delle pagine, i backlink da siti autorevoli, e così via.

Che cosa comporta?

In breve, quello che emerge dallo studio – lacunoso, ricordo, nella misura in cui si tratta solo di correlazioni, non di regole: badate a non considerarle “oro colato” – sono soprattutto due cose:

  1. le anchor text risultano essere ancora, nonostante penalizzazioni ed usi francamente ridicoli che ne sono stati fatti, estremamente importanti;
  2. i siti ben posizionati rientrano quasi tutti in un raggruppamento di siti con almeno 300 domini diversi che li linkano.

Il resto – in tutta franchezza – mi sembra un mix di frasi ad effetto, mezze verità ed assunzioni arbitrarie che, per quanto in buonafede possano sembrare, servono soltanto a fuorviare. Non le riprenderò più anche perchè, per non appensantire la trattazione, ho premesso a tutto il discorso i punti secondo me fallaci del loro approccio, limitandomi a filtrare gli unici due che secondo me valgono a tutti gli effetti in qualsiasi strategia SEO.

Se ci tenete andateveli pure a rileggere, ma qui nel frattempo entro nel clou del discorso.

Fattori di ranking (molto) importanti

Abbiamo detto che dall’analisi in questione emergono due fattori di posizionamento basilari: il primo è legato ai testi ancora, cioè al testo presente sui link che puntano al nostro sito. Il secondo, invece, è legato al numero di siti unici che ci linkano; quest’ultimo è un dato che chiunque usi la Search Console di Google dovrebbe vedere e poter consultare molto facilmente (Traffico di ricerca -> Link che rimandano al tuo sito).

Numero di domini che ci linkano

Si tratta del numero prima di “domini principali che presentano link a pagine sul tuo sito“, in pratica.

Eccovi invece, qui sotto, il grafico di backlinko.com che descrive esattamente questa situazione: i siti in prima posizione avevano tutti, secondo loro, almeno 300 backlink da domini distinti in ingresso, e se questo numero diminuisce peggiora progressivamente il posizionamento (a 150 siamo già in seconda posizione). Possiamo assumere che NUMBER OF REFERRING DOMAINS e domini principali che presentano link a pagine sul tuo sito coincidano, in questa sede, concettualmente.

Ripeto, è solo una correlazione e non dimostra nulla di realmente scientifico, ma pensiamola in modo costruttivo / creativo: quando fate link builing sembrerebbero comunque meglio 10 backlink da 10 domini distinti che 100 da uno singolo. Questo perchè tale varietà in ingresso è un ingrediente che da’ molti benefici, e l’ho constatato soprattutto nel medio-lungo periodo su vari siti che ho curato lato SEO. Se ci fate caso, tra l’altro, 300 è una soglia critica per moltissimi miei siti web; quelli che vanno sui 400/500 domini unici che li linkano, di norma, non sono tantissimi o hanno, in media, uno storico estremanete robusto, una buona organizzazione e raramente – credo – hanno sofferto di veri problemi di posizionamento.

Nel caso che ho riportato in screenshot, si tratta di un sito su cui ho effettuato un’attività di base “leggera”, per cui si posiziona bene solo su ricerche “facili” e senza concorrenti particolarmente agguerriti. Potrei riportarne almeno altri tre in cui quel numero da 27 diventa rispettivamente 120, 190 e 318, e per cui le soddisfazioni in termini SEO sono ad essi proporzionali, in qualche modo.

Distribuzione delle anchor text

Sul secondo punto, è almeno da tempi di Google Penguin che sentiamo demonizzare la link building con anchor text mirate: io stesso, ormai, tendo ad acquisire in maniera pseudo-casuale le ancore, ovviamente tenendo sempre in mente la “zona” concettuale del sito, e mai mettendo sempre in evidenza la stessa parola / frase. Il punto è che, come scrive Backlinko stesso, questa pratica è rischiosa ma (e qui entro nella considerazione personale) per una ragione diversa da quella che si sente in giro: è rischiosa perchè viene fatta in modo quasi sempre – uso un eufemismo – privo di stile (se credete che lo stile non c’entri nulla con la SEO, evidentemente pensate pure che il web sia fatto di bot che cliccano a casaccio su qualsiasi cosa, e non di persone sempre più smaliziate, informate ed “agguerrite”). In certi casi la Link Building si continua a fare via software tarati male, usati peggio e concepiti in maniera astrusa o “meccanica”, per cui – messa così – è ovvio che diventi una pratica sconsigliata: è comunque davvero difficile farla bene senza “farsene accorgere“, ed io stesso sto studiando da anni delle strategie che mi consentano di farlo in questo modo. Dateci dentro sotto questo punto di vista, perchè i risultati buoni – prima o poi – arriveranno anche da qui.

Conclusioni

Proviamo quindi a tirare le somme (i pigri potrebbero anche leggere direttamente qui, ma saltando i vari passaggi, si perderanno un po’ di dettagli importanti):

  1. ottimizzare una pagina web rispetto ad una ricerca significa, anzitutto, saper scegliere la pagina (o le pagine!) che sia la migliore “candidata”; trovatele, e cercate di capire bene il perchè convenga, o meno, ottimizzarla;
  2. il discorso della pertinenza è essenziale (ed ancora ignorato o peggio snobbato da molti) nella SEO, perchè (specie negli ultimi anni) a funzionare meglio sono le pagine che effettivamente rispondono “meglio” (più velocemente, più estesamente ecc.) alla “domanda” fatta a Google;
  3. se assumiamo che le anchor text siano importanti per la SEO, resta comunque essenziale saper linkare il sito dall’esterno: nel dubbio, suggerisco sempre di usare anchor text brandizzate sul nome del sito per limitare i rischi;
  4. infine provate ad aumentare, da oggi al prossimo mese ad esempio, il numero di domini unici che linkano il vostro sito; è un fattore facile da misurare, abbastanza intuitivo e spesso vitale (anche se non sempre: di solito lo è se sussistono idonee pre-condizioni di qualità, cioè se il sito è fatto davvero bene sotto ogni punto di vista). Nella mia esperienza, conosco un buon sito (che ho curato per un anno circa) linkatissimo e molto seguito – non dico quale, soprattutto perchè non avrei modo di chiedere il permesso di pubblicare quei dati – con oltre 500 domini unici linkanti ed un posizionamento invidiabile per molte query di ricerca anche molto competitive. Sarà stato un caso, certo, ma di sicuro era un indice di cose fatte come si deve, e non dovrebbe meravigliare il fatto che oltre la metà di quei link siano stati spontanei (lo so per certo, perchè ci ho lavorato per un bel po’). Certo non giurerei sul fatto che se ci arrivate anche voi ne godiate lo stesso, ma certamente fare link building con più di 500 domini unici distinti che ti linkano resta un obiettivo difficile, ma comunque sano e “salutare”. Provateci: è un bel modo, secondo me, per impattare le difficoltà della SEO.

Ecco perchè ho linkato quell’articolo: non tanto per il suo valore effettivo – che tendo comunque a smorzare al 50% dei toni; il mio ruolo scettico / rompiscatole me lo impone! – quanto perchè pone due spunti importanti e riscontrabili nella mia attività. Ecco perchè, alla fine, ho deciso di parlarne nel blog; e spero davvero che sia stato utile anche a te.

Professione SEO: da fare SEO a farla in coulo è un attimo, se non stai attento

La figura del SEO sta lentamente emergendo dalla nicchia in cui inizialmente era relegata (si faceva SEO mediante notizie, fughe di dati e rivelazioni più o meno credibili affidate a forum del settore sconosciuti ai più) ad una fase in cui tutti sanno (o credono di sapere) cosa sia la SEO e, un po’ come il famoso Barbiere di Siviglia… tutti la cercano, tutti la vogliono.

Diventare SEO è un’ambizione lecita per molti dei professionisti del web, non fosse altro che, almeno sulla carta, è una delle figure meglio retribuite in ambito aziendale (si veda qui, ad esempio). Molti clienti (che poi sono proprietari di siti web, blog ed e-commerce) vogliono fare SEO soprattutto qualora ricevano un buon traffico dai motori, ovvero le cose di cui si occupano possiedano un volume di ricerca consistente (anche solo potenziale), ad esempio: le guide per fare qualsiasi cosa, i siti di coupon sconto, i comparatori di prezzo dei prodotti.

Tutte tipologie di siti che godono particolarmente delle attività SEO, almeno di solito.

Requisiti

Diventare un SEO richiede un mix di esperienza in ambito tecnico ma anche, a mio avviso, di un buon grado di flessibilità mentale: esserlo significa acquisire i principali skill che sono tipici di questa professione, ovvero rispondere ad una serie di requisiti minimi come:

  • basi del web, dei server e del loro funzionamento, basi dei motori di ricerca (obbligatorio: è la parte che andrebbe almeno in parteapprofondita su testi specialistici, in effetti)
  • markup HTML5 (obbligatorio)
  • fogli di stile CSS, script JS, linguaggio PHP, MySQL (opzionali, ma utili soprattutto se usate software open source del settore come SEOPanel, e per risolvere eventuali problematiche di scansione del sito)
  • uso di base dei più noti CMS, tra cui WordPress e Joomla!;
  • conoscenze di web analytics (altamente consigliate, specie se la vostra attività SEO è finalizzata ad aumentare visite, contatti e/o conversioni)
  • uso avanzato della Search Console di Google / dei Webmaster Tools di Bing (obbligatorio);
  • uso di Word, Excel (in particolare quest’ultimo)
  • conoscenza ed uso di software come Xenu, Integrity, e dei plugin SEO per browser

Non è necessario, per essere SEO, conoscere Google Adwords, ma un suo utilizzo di base può essere utile per alcune fasi del lavoro (in particolare la keyword research). Il SEO è una figura altamente tecnica che dovrebbe possedere questo bagaglio di conoscenze, e che al tempo stesso non dovrebbe mai farsi limitare dalla stessa (ad esempio: un po’ tutti sanno fare SEO su siti in WordPress, ma se il sito fosse fatto in PHP o con un CMS proprietario non documentato?)

Fare il SEO non significa acquisire tecniche “cristallizzate” e farne uso, applicandole come se fossero dei “metodi” o dei costrutti di un linguaggio di programmazione: fare il SEO è un’arte tecnica variegata, è un qualcosa che richiede di conoscere come i visitatori cerchino un sito, di sapere qualcosa di user experience, di capire le politiche di Google, e che solo l’esperienza diretta sul campo può realmente formare.

Come formarsi  in ambito SEO

Per diventare SEO ci sono più strade, ma una delle preferenziali rimane quella della formazione diretta, quindi sia frequentando uno dei tantissimi corsi che vengono organizzati in Italia, ma anche mediante i corsi online come quello che Madri organizza annualmente. Molti di questi eventi sono webinar a partecipazione gratuita, che spesso è utile seguire anche solo per tenersi aggiornati e stimolare le giuste curiosità.

Ovvio, c’è moltissimo materiale reso gratuitamente disponibile in rete, per cui molti tendono a formarsi direttamente online senza spendere un euro; posizione lecita per carità, specie se accompagnata da un approccio metodico (che molti SEO non hanno, secondo me) e da un modo di intendere questo lavoro come servizio per gli utenti del sito, non (come molti “miopi” credono”) banalmente per il proprietario del sito. Liberi di fare come volete, ma considerate sempre il contesto in cui vi state muovendo.

Attenzione, infatti, che molto del materiale online disponibile gratuitamente sulla SEO (e sulle varianti del caso come SEO specialist, diventare SEO, cosa fa il SEO ecc.):

  1. è spesso molto vecchio (ci sono ancora in prima pagina su Google articoli sulla SEO che parlano dell’importanza della keyword density);
  2. è a volte puramente speculativo, cioè riporta tecniche SEO che potrebbero anche funzionare, ma senza far capire che ci sono ambiti in cui fare certe cose non ha senso;

I più importanti rudimenti per fare SEO in modo efficace, diretto e senza fronzoli o eccessive premesse “filosofiche” è stato da me affrontato nel mio ebook SEO Pratico, in vendita in formato Kindle su Amazon. Ci sono moltissimi altri libri che mi sento di consigliare per il settore, di cui moltissimi in inglese (che restano a mio avviso i più esaurienti e completi) ma anche qualche italiano tra cui SEO Power di Giorgio Taverniti.

Equivoci

C’è da aggiungere, a questo punto, che in certi ambiti spesso si fatica ad attribuirne i giusti meriti, e questo per via dei numerosi blog e forum del settore che diffondono notizie tendenziose, inesatte (e spesso sorge il dubbio che lo facciano pure in malafede, per screditare un settore e guadagnarci per altre vie: ad esempio con Adwords). Ci sono moltissime cattive abitudini che si tramandano di generazione in generazione, e che sarebbe bene tenere presenti prima di lavorarci (vedi ad esempio I 12 miti SEO più pericolosi di sempre).

Bisogna pero’ chiarire subito un aspetto importante: fare SEO non è semplice, o meglio è agevole solo in alcuni settori, e per quelli meno commerciali è sempre più complesso farla. Spesso è un lavoro che va svolto in team, per determinate chiavi di ricerca e per aziende molto grosse è un must farla con un gruppo di professionisti “addestrati” ad hoc, ed in genere non coincide (come alcuni pensano) semplicemente con il fare indicizzare il proprio sito su Google.

Per farsi indicizzare non serve un SEO, in effetti (ed è in qualche modo sprecato farne uso solo in questi termini): una figura del genere è utile, piuttosto, per valorizzare il proprio sito sui motori. Senza farsi penalizzare, s’intende!

I 12 miti SEO più dannosi di sempre

Non è arte, non è una scienza esatta e periodicamente ci fa disperare, divertire e lavorare duramente: nel mondo dell’ottimizzazione e della sua divulgazione su internet, come in altri ambiti, è naturale che possano diffondersi dei falsi miti. Leggende urbane e bufale SEO sono all’ordine del giorno, ma questo soprattutto dato l’interesse editoriale di molti siti nel farsi leggere ad ogni costo.

Con questo articolo propongo una rassegna dei miti più assurdi e pericolosi, se vogliamo, per lavorare correttamente nella SEO.

1) Alla fine è solo questione di PageRank…

Il PageRank è solo l’indice più intuitivo e più semplice da spiegare che possa esistere, ma ciò non vuol dire che sia il più utile: la fissazione di molti SEO nel semplificare i termini del discorso, spesso calati nella (tragica) buonafede di chi vorrebbe farsi apprezzare anche dai clienti più ottusi, è diventata un must all’interno delle liste di miti SEO, ed è quasi invulnerabile a qualsiasi considerazione contraria si possa farne. No, non è solo questione di PageRank nella SEO – purtroppo o per fortuna: nella valutazione dei siti in ambito ottimizzazione sui motori intervengono (per citarne giusto altri tre) anche la user experience, le ottimizzazioni interne, il numero di backlink al sito. Ottimizzare un sito passa per capirne il contesto, per stabilire cosa sia meglio per un sito di tipo X, Y o Z, e non può per questo essere questione di PageRank e numeretti vari, isolati dal contesto e considerati totem da adorare. La mentalità riduzionista di molti SEO, alla fine, significa spesso che state avendo a che fare con improvvisazione ed incompetenza: diffidate sempre dai mercanti di PageRank.

2) Il tool per i disavow / per lo spam / per segnalare i link a pagamento è inutile!

Secondo me questo genere di ragionamento denota solo una scarsa propensione al settore: scarso ottimismo, scarsa flessibilità, scarsa mentalità imprenditoriale oltre che scarsa voglia di fare, unita ala voglia morbosa di rimanere nella propria comfort zone. Il vero problema di questi tool, in effetti, è che (a parte il disavow nel caso di penalizzazioni esplicite) praticamente mai – almeno nella mia esperienza – danno un riscontro misurabile. Ovvero se segnali un link di spam o comprato Google non ti dirà mai “bravo” o “adesso ti premio”; superato questo scoglio di mentalità “scolastica”, l’uso di questo come di altri strumenti SEO è, prima che utile, a mio avviso doveroso per migliorare la qualità del lavoro di tutti. Dubito che se tutti segnalassero spam ed irregolarità a Google non succederebbe nulla di buono: il problema, appunto, è che chi non segnala o svilisce spesso, purtroppo, ha ottime ragioni per farlo.

3) Ho calcolato la keyword density “ottimale” (al 4%) e…

La keyword density rientra in quelle che il buon Enrico Altavilla ha etichettato come “ca**te SEO” ed ha spiegato egregiamente: La keyword density non è mai stata usata dai motori di ricerca moderni per stabilire quanto un documento è attinente ad una query. L’ultimo utilizzo pratico che io conosco risale ad alcuni vecchi algoritmi in voga in ambito universitario negli anni settanta! Per cui se il vostro consulente di fiducia o il vostro collega vi parla di keyword density, direi che tanto “di fiducia” e tanto “collega” magari non è.

Ripetiamo, per brevità: non solo la keyword density è una metrica di Information Retrieval obsoleta e stupidella (si limita a considerare il numero di occorrenze di una parola chiave in un contesto), ma non c’è nemmeno  traccia storica del fatto che sia mai stata usata dai motori.

4) Consideriamo i SEO factor (stagionali: oggi va il blu, domani chissà)

Si tratta di uno dei miti SEO forse meno banali da smontare, poichè perchè si basa su un frainteso statistico ed esprime (mi si passino i termini poco garbati) un mix letale di analfabetismo funzionale e smanìa da marketing a basso costo. Ci sono numerosi articoli, soprattutto stranieri (spesso ripresi dai SEO italiani, purtroppo) che parlano dei SEO factor del momento: adesso “va di moda” ottimizzare i title, domani si lavora sui contenuti (Come a dire: normalmente cosa fate, se lavorate sui contenuti a sprazzi o solo se lo scrive MOZ?), dopodomani chissà. Il problema di questo approccio – che, per inciso, anche se fosse valido porterebbe i SEO a fare tutti le stesse operazioni, in massa, su ogni sito! – è che si trova ad essere sbagliato in partenza: da un lato, infatti, è figlio di un fraintendimento legato alla correlazione, dall’altro esprime la necessità di certe agenzie e guru di fare link building pubblicando i SEO factor 2016, 2015, 2014 e così via. La correlazione statistica non implica causalità: qualsiasi SEO factor troviate in giro, anche il più convincente, sarà comunque frutto di uno studio statistico. Ogni statistica è limitata ad un campione, ed il campione in esame potrebbe non essere pertinente al vostro scopo o essere stato manipolato ad arte. Inoltre, il fatto che ci siano correlazioni molto forti (cioè prossime ad 1) tra due fattori non vuol dire che uno causi l’altro (metto le parole chiave all’inizio del titolo -> mi posiziono meglio). Il fraintendimento della correlazione e dei SEO factor porta un condizionamento subdolo e terrificante nel nostro lavoro e nell’indipendenza di giudizio, ed è uno dei mali della nostra professione, da sempre. Se consideriamo che a volte vengono discusse correlazioni dello 0.1 o 0.2 (correlazioni molto deboli, o spurie) e sono anch’esse considerate ranking factor, si capisce ancor più quanto sia stupido discutere di SEO in questi termini.

5) I meta tag keyword della pagina sono sbagliati!

Se state cercando di capire quali meta tag keyword siano meglio nelle vostre pagine a scopo SEO, magari non siete troppo aggiornati e fareste bene a riguardare un post ufficiale del blog di Google: dal 21 settembre 2009 non ha molto senso parlare di questo tag, infatti, perchè è stato ufficialmente dismesso. In pratica non viene più usato da Google, o se preferite: “Google doesn’t use the “keywords” meta tag in our web search ranking”.

In pratica non serve riempire questo campo con una lista di parole chiave separate da vingola, non cambia nulla nella pratica ed è molto meglio dedicarsi ad altre attività. Anche Bing è sulla stessa linea, per inciso (“Today, it’s pretty clear the meta keyword tag is dead in terms of SEO value”), ma rimane l’opinione diffusa che un uso sbagliato dei meta tag keyword sia comunque penalizzante. Per la cronaca, e per quello che vale, ho fatto un test sul mio sito qualche tempo fa – inserendo volutamente keyword sbagliate o fuori tema – e non è successo nulla di interessante nè in positivo nè in negativo. Per il resto sono opinioni, non fatti, e sulle opinioni mi rifaccio spesso alla celebre frase attribuita all’ex CEO di Netscape, Jim Barksdale: se disponiamo di dati, analizziamoli. Se tutto ciò che abbiamo sono opinioni, consideriamo la mia (o, se preferite, ognuno consideri la propria).

6) Il meta tag noindex basta, da solo, a deindicizzare le pagine

Su questo si è diffusa una cattiva idea simile a quella diffusa sul file .htaccess per il mod_rewrite: si pensa, infatti, che usare il meta tag noindex basti a deindicizzare “magicamente” quella pagina da Google, così come attivare il mod_rewrite metta in automatico gli URL SEO-friendly. In realtà il noindex impedisce l’indicizzazione di una pagina non ancora indicizzata, mentre se la pagina esiste va rimossa manualmente mediante Search Console di Google (così come è il PHP a creare gli URL SEO friendly, htaccess in un certo modo è solo una condizione necessaria, non sufficente).

In genere possiamo rimuovere a mano dall’indice di Google sia le pagine 404 che quelle con noindex. In proposito potete leggere il mio articolo su come deindicizzare una pagina.

7) Il file robots.txt serve a deindicizzare le pagine

Anche qui abbiamo un equivoco simile al precedente: a parte il fatto che il file robots.txt da’ solo delle direttive opzionali che i motori possono seguire o meno (di solito lo fanno), ma in genere il robots.txt stabilisce cosa si possa scansionare del sito, partendo dai suoi link nella pagina principale. Non c’è motivo di limitare il robots, insomma, con strane espressioni al suo interno, ma ha senso (io dimentico sempre di farlo, ad esempio) inserire l’indirizzo assoluto della sitemap del sito al suo interno.

Molti forum e blog si sono scatenati a proporre versioni di robots.txt al limite della poesia ermetica, ma dubito parecchio che ciò possa aver fatto una qualche differenza significativa in ambito SEO.

8) La link building è superata / non serve a niente

L’ho sentita e letta varie volte, ed è come dire ad un gommista che tutti i copertoni sono superati o ad un cineasta che tutte macchine da presa sono roba vecchia, perchè da oggi si va tutti a piedi (neanche coi mezzi). Chiacchiere da bar che servono solo a scoraggiare la concorrenza più ingenua e a scatenare inutili discussioni nel settore. Lo scredito sulla link building è poco credibile, peraltro, anche perchè proviene spesso da semplici “rosiconi”: chi non è in grado di farla, o peggio ancora non l’ha mai davvero capita.

9) La SEO è morta: adesso alle aziende serve il social media manager marketer sbricchenbàuer tarapìa-tapioco

Una volta per tutte, diffidiamo in massa dai professionisti (?) della supercazzola sul web, e smettiamola di screditare i colleghi che cercano di lavorare seriamente: se è vero che in certi casi la SEO è inapplicabile o non serve a molto (ne parlo nel mio ebook in un capitolo apposito), essere tassativi sul fatto che sia addirittura morta al 100% mi pare eccessivo. Sono morte semmai le pratiche viste nei punti precedenti, e quella mentalità “isolazionista” che tende a considerare i singoli fattori e non la somma degli stessi. Anche qui, come nel caso dei SEO factor, siamo di fronte a (presunti) SEO che non riconoscono chiare strategie SEO (e le amplificano loro malgrado!): nel caso precedente, citavano nei propri blog studi statistici che lasciano il tempo che trovano (e fanno link building a quei siti in massa), in questo caso fanno lo stesso coi blog di (presunti) professionisti che affermano che l’ottimizzazione dei motori non serva più a nulla.

Da un lato è pure un bene, per una volta, che questo mito si diffonda: serve a ripulire un po’ il settore, liberandolo da gente che farebbe bene a fare altro nella vita. Come, ad esempio, raccogliere patate.

10) Abbiamo già fatto SEO, grazie.

Obiezione abbastanza diffusa, specie tra chi ha semplicemente poca voglia di investire: certo, è vero che la SEO è un’attività che tende a far vedere i propri effetti e benefici più che altro nel lungo periodo. Questo senza dubbio, ma ciò non vuol dire che basti farla una volta e basta: dipende dal traffico, dipende da come vanno le conversioni, ci sono tanti fattori che vanno considerati.

Rimane l’ulteriore considerazione legata al fatto che in certi contesti sia necessario applicarla costantemente: questo avviene soprattutto nell’ambito di siti editoriali (news). In questi casi, fare la SEO una volta tanto e poi basta può essere molto deludente: perchè non rifarla su base periodica, proprio per affiancarsi al flusso di pubblicazioni e post giornalieri?

11) Google odia i SEO!

Non è proprio così, anzitutto perchè esiste una guida ufficiale alla SEO redatta da Google (un po’ vecchiotta ma sempre valida: la trovate nel mio sito in copia PDF (guida_ottimizzazione_motori_ricerca.pdf, search-engine-optimization-starter-guide.pdf), e se non vi basta la trovate qui in italiano e in inglese). Dire che Google odia i SEO è una leggenda urbana che ci ha screditato negli anni, e che è figlia della confusione che regna sovrana: sarebbe come dire, tornando all’esempio precedente, che i gommisti odino le macchine. Ovvio che non sia così: odiano le macchine che cercano di investirli per strada (Google non sopporta, parimenti, che qualcuno manipoli i propri risultati), ma non possono odiarli tutti perchè sono parte del loro pane quotidiano.

Se non vi convince neanche questo, Google ci tiene a far capire all’utente che la SEO è un’attività importante, ma non sempre necessaria: l’articolo ufficiale Hai bisogno di un SEO? spiega nel dettaglio proprio questo aspetto. Se vuoi saperne ancora di più, c’è anche una guida SEO che ho preparato e che puoi leggere gratuitamente

12) Bisogna ottimizzare ogni pagina del sito per una singola parola chiave (one page, one keyword)

Più che un mito, questo tende a diventare un limite che i SEO si auto-impongono: del resto il traffico che può arrivare su una pagina tende ad essere vario, da più fonti e non per forza dai motori. Una volta isolato il traffico di ricerca, con Google Analytics è semplice capire da quali ricerche provenga: non è che sia sbagliato mirare una parola chiave per una certa pagina, certo è che ragionare in modo più flessibile, testare più opzioni su più pagine e capire quale funzioni meglio nella pratica è decisamente più consigliabile. Il concetto è che su una pagina raramente arriverà traffico da una singola chiave di ricerca, anzi è molto più comune che arrivi traffico da numerose varianti della stessa ricerca (ed è anche più sano, corretto e sicuro che sia così).

Non che sia sbagliato ragionare in quei termini in assoluto, anzi: in caso di siti molto complessi o concorrenziali, quello è un modo ottimo per focalizzare l’obiettivo. Obiettivo che deve essere chiaro e non può mai essere, secondo me, troppo rigidamente stabilito. Di fatto, l’ottimizzazione di ogni pagina può e deve indirizzare un buon numero di parole chiave: la cosa essenziale (e spesso difficile da realizzare) è che siano realmente pertinenti. Quello è il difficile.

A proposito, quanti SEO saprebbero spiegare ad un cliente cosa significa la parola “pertinente“?

Introduzione al meraviglioso mondo della SEO

Vuoi scoprire tutti i segreti della SEO? Sapere meglio come funziona, come si fa, cosa ti serve sapere e come agire? Questa è guida per SEO principianti che vorrei offrirti dal mio blog: grazie ad essa potrai scoprire le principali informazioni per l’ottimizzazione dei motori.

Si partirà dalle basi, cercando di capire quando davvero vi serve un SEO, e passando poi a inquadrare che cosa stiamo ottimizzando, come misurarlo, come rendersi conto da soli se stiamo lavorando bene o no, per poi complicare un po0 il discorso e passare alle azioni pratiche che si possono eseguire. Il tutto con esempi pratici, strategie applicabili ad ogni settore ed un esempio di ottimizzazione per siti di e-commerce.

Ogni articolo andrebbe letto nell’ordine in cui viene presentato in questa pagina, in modo da garantire un apprendimento graduale.

A fine di ogni articolo troverete il link per tornare a questa pagina. Buona lettura!

…ma ti serve davvero un SEO?

Partiamo dalle basi: hai davvero bisogno di un SEO? Può sembrare una domanda strana, ma non lo è: in realtà molti siti hanno carenze sotto altri punti di vista, ad esempio usabilità o grafica, ma non hanno affatto bisogno di attività SEO al loro interno. Tutto questo si rifletterà poi nelle aspettative del cliente, che spesso saranno sovradimensionate o distorte se non si risolvono dall’inizio i problemi nell’approccio ben noti. Ne parlo nel primo articolo, Come capire se hai bisogno di un SEO.

Cosa aspettarsi dalla SEO, oggi

In secondo luogo, sempre nell’ambito del voler ridimensionare le aspettative, dobbiamo imparare a capire cosa aspettarci dalla SEO: esistono i risultati garantiti, i posizionamenti sicuri, la garanzia di finire in prima pagina? Ne parliamo qui, ma sono abbastanza sicuro che se siamo in sintonia da subito la risposta, in parte, già la conosci.

Conosci bene Google ed i motori di ricerca?

Adesso siamo pronti a fare un bel tuffo nella SEO pratica: come prima cosa dobbiamo imparare ad utilizzare bene Google, e per farlo è necessario conoscere i principali operatori per la ricerca. Fatto questo, andremo a scoprire come si possa indicizzare un sito, e – dopo aver capito la differenza tra posizionamento ed indicizzazione, andremo a vedere come forzare l’indicizzazione, se necessario.

Come gestire la SEO on-page?

A livello di gestione del vostro sito, dovrete sapere come impostare title e meta-description (gli altri tag sono secondari o poco utili) e come utilizzare in modo corretto i meta tag robots: si tratta di tag non visibili dall’utente ma importanti per i motori, in quanto in grado di stabilire se una pagina o un link debbano essere visibili ai motori, oppure no. In realtà è tutto abbastanza semplice, e ne parlo qui.

Tecniche di ottimizzazione di base

A questo punto siamo pronti ad affrontare l’argomento successivo, quello che riguarda l’ottimizzazione base di un sito per i motori: qui parleremo delle tecniche più importanti per ottimizzarlo velocemente. Qualunque sia la vostra strategia di promozione, a questo punto, ci sono due cose da tenere in forte considerazione: la prima è trovare un modo per portare traffico, cioè visitatori, sul vostro sito web; la seconda è che la prima pagina non è tutto, e a volte esistono anche altre priorità – per esempio, far convertire il sito (cioè guadagnare dalle sue vendite).

Link building: cos’è e come si fa

Se avete già un minimo di esperienza saprete che la link building è una delle componenti fondamentali di qualsiasi attività SEO: ne parlo in modo molto approfondito in un lungo articolo. Ad ogni modo, dopo averlo letto ed applicato, sappiate che spesso questo potrebbe non bastare, purtroppo: a volte ci sono delle difficoltà dovute al settore in cui si opera, che neanche il SEO più abile sarà in grado di aggirare. In questi casi bisogna intervenire su altri livelli, fermo restando che il lavoro ben fatto in ambito SEO è sempre un investimento concreto nel medio-lungo periodo, anche se non sempre è in grado di produrre un rientro economico.

E se il traffico non arriva? 🙁

Problemi di visite sul sito? Ne parlo qui: eccovi un argomento un po’ più tecnico, ovvero le 5 verifiche da fare subito se il traffico del tuo sito è in calo. Se poi sei stato un bambino molto cattivo, Google potrebbe averti penalizzato: ecco cosa fare per uscire da una penalizzazione.

Bufale sulla SEO

Ecco cinque approfondimenti per evitare di commettere errori madornali durante l’ottimizzazione del tuo sito. Parleremo di indici SEO (come MOZ o AlexaRank), keyword density (una unità di misura delle ripetizioni di una parola in un testo), article marketing (una strategia spesso usata malissimo), PageRank (il celebre indice di Google) e gli incessanti Google Update (o aggiornamenti algoritmici che riguardano il motore di ricerca e in particolare come “tratta” i nostri siti).

  1. L’iper-valutazione degli indici SEO
  2. La keyword density
  3. L’article marketing usato male
  4. L’iper-valutazione del PageRank
  5. L’iper-valutazione dei Google Update

Approfondimenti finali e conclusioni

Da leggere solo dopo aver considerato tutto il resto, per capire ancora meglio il discorso.

7 idee sbagliate in ambito SEO che ti hanno fregato fino ad oggi

Il PageRank ti vede più come un amico, nella SEO

Scorro Google Plus qualche sera fa e mi imbatto in un collega delle mie cerchie che espone, in maniera dettagliata, come venga calcolata “una certa cosa” (se masticate SEO da più di qualche tempo avrete facilmente intuito di che si tratta: se non lo aveste capito, parlo del PageRank). Lo fa per mettere giustamente in mostra le proprie competenze, ma c’è di mezzo il solito discorso: concentrarsi troppo su un aspetto qualsiasi della SEO mette in ombra tutto il resto, e ci fa lavorare male.

Perdonatemi se non metto riferimenti precisi alla questione e se non tiro in ballo la persona – non l’ho ancora conosciuta di persona, rischio di farmi capire male e ho tempo nè voglia, in questi mesi, di discutere più di quanto le consulenze richiedano – ma non è per mancanza di rispetto o “paura”: semplicemente, mi ha dato da pensare un commento comparso a questo post, che in sostanza diceva qualcosa tipo

alla gggiente piaciono le cose semplici!1!!! smettila con queste cos3 complicate!!1!

(più o meno, ecco). In pratica, il commentatore in questione si lamentava (lamentarsi sui social, che novità) dell’approccio “scientifico” alla questione, troppo ostico per lui che di mestiere fa pure il consulente (ecco), il che mi da’ da riflettere perchè sarebbe come lamentarsi di un idraulico competente in idraulica, che poi signora mia i clienti non capiscono queste cose complicate sui tubi, mentre potresti fare l’esempio di Super Mario che è chiaro e divertente e poi ha quei baffi che lo rendono così simpatico…

E poi non scherziamo: abbiamo decine di blog SEO che presentano tutto in modo così semplice (bene, bravo, bis, e nel frattempo ti invitano a cliccare un po’ dappertutto), tu chi sei per fare il “professorone”? Il mondo SEO è ricchissimo di esempi sbagliati o semplicistici, fatti apposto per rendere l’argomento appetibile anche ai gonzi.

Sarebbe come se, mutatis mutandis, uno che fa l’avvocato si lamentasse perchè il suo collega tira sempre fuori questi discorsoni che coinvolgono il codice civile e quello penale: è il tuo mestiere, ciccio, e ci vuole tanto rispetto.

Mi ha dato da riflettere perchè questa manìa di “semplificare” – o meglio ridurre ai minimi termini: calcoli di keyword density, calcolo di indici, PageRank –  la SEO e renderla “per la gente” ha rovinato molti consulenti, dato in mano il settore a chi sapeva spammarsi meglio, lavato la testa ai clienti (che a volte sembra ne capiscano più di te sull’argomento!) e come se non bastasse deturpato le nostre, legittime, pretese sui prezzi (della serie: se mi convinco davvero che siano tutte cavolate e che basta manipolare il PR, lavorerò per poco molto, molto più facilmente).

In realtà molte cose in ambito SEO sono maledettamente complesse, e questo dovremmo metterci l’anima in pace un po’ tutti: soprattutto quando si tratta, come va molto di moda in Italia, di tentare goffi reverse engineering di Google, della serie: ho posizionato il blog di mia zia per la ricerca “ricette di zia Ada che abita a Roma vicino casa mia“, quindi sono un SEO.

Solo che, strano a dirsi (ma forse no) molti clienti si ostinano a ritenere che sia facile, si irritano se li contraddici (quel commento sgarbato, per quanto patetico, è sintomatico) ed in molti casi (parlo per esperienza diretta) è soltanto un paravento per poter dire “mi hai chiesto troppi soldi per una cosa così semplice“.

La semplificazione ad ogni costo in ambito SEO è, in altri termini, l’anticamera dello scrocco.

Chiaro, no?

La SEO è facile (forse)

Tra i meno esperti nel settore (tra presunti guru, informatici sotto casa, tuttologi di Facebook e gente che fa apparentemente più conferenze che consulenze) si è diffusa un’idea abbastanza comune che potremmo riassumere in una semplice frase:

la SEO è facile!!!!!11!

Un concetto semplice, questa volta, che non richiede grossi sforzi per essere compreso ma che, alla fine dei conti, si riassume in una serie di to-do che chiunque, apparentemente, potrebbe rispettare:

  • devi scrivere la parola chiave all’inizio del title, o più a sinistra possibile
  • devi scrivere il campo meta description (che pero’ non ti posiziona direttamente)
  • non trovare link nofollow, non servono a niente, trovane solo dofollow
  • lo vedi? ho avuto una keyword density del 3.5%, calcolata da un tool a pagamento affidabile eh, per cui mi sono posizionato bene anche grazie a mio cuggino
  • lavora gratis per siti altrui, pur di avere un link decente per il tuo
  • devi scrivere articoli di almeno 300 parole sennò Google non li considera
  • devi trovare link in ingresso => basta comprarseli
  • fatti pagare in visibilità

Quelle elencate qui sopra sono cazzate affermazioni del tutto arbitrarie, che possono funzionare in casi circoscritti ma nessuno sano di mente, almeno ad oggi, si sognerebbe di affermare che siano regole che funzionano sempre. Eppure nella logica semplicistica di alcuni è proprio così: che ci vuole, basta ripetere questo, scrivere quello, fare post di almeno 600.000 parole, e via delirando.

La verità è che la SEO è difficile, ancora molto più difficile di quanto possiate pensare, e questo per cinque motivi fondamentali:

  1. perchè il successo del vostro sito dipende sempre dal riscontro che daranno le persone: questa è una variabile molto infida che suggerisce, peraltro, come sia anche un fatto di web marketing, di appeal (commerciale ma anche “a pelle”) del sito, di originalità, di verticalità, di soggettiva utilità di quello che offrite nel sito e via dicendo
  2. perchè esiste il traffico di compra-vendita di link, per cui sempre meno blogger e siti saranno disposti a concedervi link anche se “li meritate” (che è diverso dal dire “pensate di meritarli”)
  3. la maggioranza dei SEO compra i link randomicamente o perchè “sente” di doverlo fare, anche perchè non c’è un modo univoco per determinare in anticipo il “valore” effettivo di oguno: questo inquina il web, e si traduce in un traffico web ed in un “successo” del sito che è sempre relativo, soggettivo e difficile spesso da quantificare o prevedere
  4. perchè non ci sono regole fisse per ottimizzare, e questo per lo stesso motivo per cui non esistono veri e propri segreti in questo mestiere (tranne quelli di Pulcinella, of course)
  5. perchè molte persone non hanno ben compreso come funziona il web, (moltissimi non hanno idea del fatto che esiste un mondo oltre Facebook, tanto per dire) e come possano sfruttare a proprio vantaggio certi meccanismi di condivisione (soprattutto quelli impliciti); questo crea un ambiente ideale per la legge del più forte, in cui pochi primeggiano, pochissimi si trovano in prima posizione senza aver fatto nulla e la stragrande maggioranza si sbatte senza futuro e spesso, purtroppo, senza risultati

La principale difficoltà della SEO è soltanto una, almeno per quella fatta seriamente: misurare i risultati. Se non vi è chiaro questo, sarà sempre una cazzata o un giochetto meccanico in cui basta applicare certe regole per “vincere” (?). Rileggete per un attimo il punto 1: fatto? Le persone, appunto: le persone non sono stupide (almeno non in questa particolare accezione). Le persone arrivano al vostro sito, in un modo o nell’altro, ma poi si fanno sempre un parere personale sull’argomento: vi giudicheranno, vi criticheranno, troveranno modi per accogliervi come per evitarvi. Dipende da voi e dal vostro effettivo potenziale, non dai giochi di prestigio che farete sui meta tag. Lo dico in maniera forse brutale ormai da anni, ma per i siti obiettivamente orrendi o carenti dal punto di vista dell’idea (l’85% del web è fatto da scarti, scopiazzature e ricicli: in bocca al lupo, se vi mettete a spammare anche voi) non c’è alcuna speranza. E anche se riuscirete a comprarvi un link con DA/PA 100/100, troverete sempre gli utenti che vi giudicheranno, troveranno difetti nel sito, useranno/diranno ciò che gli conviene e solo in certi casi verranno da voi volentieri a comprare, leggere, commentare e via dicendo.

Nelle consulenze di maggiore successo che ho fatto in questi anni, infatti, il concetto passava per questa semplice idea: sapere dall’inizio come misurare i risultati e come migliorare certe metriche. Cosa è il successo in ambito SEO?, è la domanda. Cosa significa che per te “la SEO (non) funziona” o sta morendo, è morta e via dicendo? Dipende! Per alcuni essere in prima posizione per il proprio nome è il top, per altri sarebbe bello esserlo per una parola chiave della “coda corta” (ad esempio il nome del proprio settore), per altri – un po’ più avveduti – va bene qualsiasi ricerca che sia riconducibile ad una personas interessata a comprare sul nostro sito.

Per me la variante di SEO più valida rimane quest’ultima, ma ovviamente resta un parere soggettivo: di sicuro, comunque, la SEO non è una banalità e chiunque lo pensi dovrebbe scontrarsi con la difficoltà di misurarne il successo.

10 requisiti necessari per fare SEO col tuo sito

Molto spesso si pensa, sbagliando o banalizzando la questione, che per fare SEO basti manipolare un po’ testo, title e contenuti delle pagine o al limite dei widget; nulla di più sbagliato, perchè per farla è necessario avere un minimo di qualità di base. Cosa si intende quindi per qualità in questa accezione? Ci sono un po’ di cose che è necessario conoscere, prima di procedere oltre.

Eccovi i principali 10 requisiti che ho stilato in questi anni, tra molte consulenze su siti diversi e tanta esperienza, perchè la vostra SEO – anche se ben fatta, formalmente – non sia un bel buco nell’acqua.

  1. Scansionabilità del sito – Tutte le pagine più importanti del vostro sito (categorie, pagine singole, home pagine, pagina chi siamo, FAQ ecc.) devono essere scansionabili da Google: questo vuol dire che A) devono dare una risposta HTTP(o meglio ancora HTTPS) con codice server 200 OK (ci sono dei tool per verificarlo) e soprattutto B) devono rispettare i requisiti di scansionabilità richiesti da Google. All’atto pratico ciò significa che il vostro sito deve caricare correttamente la pagina senza errori lato server, e non deve essere presente il meta tag NOINDEX che, come risaputo, viene interpretato per evitare la scansione dei contenuti (ed è infatti utilizzato per deindicizzare le pagine web). Visto che vi trovate, accertatevi che i DNS del vostro sito siano ben impostati, che il vostro sito reindirizzi correttamente con e senza www davanti (specie se si tratta di un dominio di secondo livello), che non ci sia nessun firewall o software bloccante il vostro sito web. Se usate HTTPS, configuratelo a dovere e verificate che non esista una doppia versione del sito HTTP / HTTPS (potrebbe essere visto come un duplicato).
  2. Usabilità del sito – Il vostro blog o sito da ottimizzare deve rispettare e valorizzare l’uso da parte degli utenti: deve essere chiaro, in particolare, il site intent cioè lo scopo delle vostre pagine. In pratica: nelle vostre pagine è abbastanza chiaro a cosa serva il vostro portale? Ci sono pagine in cui esistono troppi link, e/o non si sa bene dove cliccare? Ci sono pagine in cui non è abbastanza chiaro il contrasto tra sfondo e colore del font? Ci sono titoli poco chiari o poco pertinenti rispetto all’effettivo contenuto della pagina?
  3. Progetta le tue pagine per gli utenti, non per i motori. Questo è un mantra ripetuto da Google dalla notte dei tempi, ma si tratta di un semplice principio utile a distinguere tra un sito fuffa ed uno di qualità: se progetti le tue pagine per i motori di ricerca fissandoti sulla keyword density ed altre similiti amenità, non ricaverai mai nulla di buono.
  4. Evita i trucchetti: prova sempre a chiederti se ti sentiresti a tuo agio nello spiegare il tuo comportamento sul web a un sito web concorrente o a un dipendente di Google. Sapresti dirmi come produci contenuti? Scopiazzandoli da altri siti? Analizzando e migliorando l’esistente? Proponendo il punto di vista più popolare del momento?
  5. Fai in modo che il tuo sito web si distingua dagli altri nel tuo campo. Questo punto non richiede ulteriori spiegazioni, credo.
  6. Aggiorna spesso il tuo sito – I “siti vetrina” sono una locuzione tanto sbagliata (e che fa tanto “web di una volta”) quanto inutile all’atto pratico: non fate siti vetrina, il web non è il negozio di zia Adolfa sotto casa. Il web è una miniera di informazioni e bisogna essere bravi a canalizzare le giuste informazioni sul vostro sito, in modo da darvi un’identità ben precisa e non vi renda delle banali content farm (fabbriche di contenuti vomitati sul momento, scritti con dilettantismo e giusto per farsi cliccare i banner) come troppe ce ne sono nel web.
  7. Velocità del sito – Non è tanto un fattore di posizionamento (anche se poi concorre ad esserlo), in quest’ottica, quanto un pre-requisito tecnico: se il vostro sito impiega in media più di 1-2 secondi a caricare una singola pagina, quale che sia il problema di fondo (hosting, theme sballato, plugin buggati…), la SEO rischia di diventare un’operazione del tutto inutile.
  8. Contenuti di qualità – Cosa si intenda per “qualità”, ovviamente, dipende dai casi: se si tratta di un e-commerce, devi proporre prodotti di valore, a buon prezzo e con descrizioni ordinate. Se si tratta di un blog su cui si vendono banner, si devono costruire e scrivere cose che valga la pena leggere. Se proponi l’ennesimo sito già esistente non potrai avere successo, anche se fai SEO come si dovrebbe fare. Se proponete l’ennesimo e-commerce clonato o l’ennesimo blog scopiazzato da altre fonti, di scarso interesse o (come avviene per la maggioranza dei blog) focalizzato esclusivamente sui propri gusti e preferenze, e senza pensare minimamente al target di riferimento, non c’è SEO che possa reggere, purtroppo: l’impatto sarà comunque limitato.
  9. Fatevi aiutare da un professionista – Se partite con l’idea che gestire un sito sia robetta facile per fare soldi facili, lasciate perdere. Farete perdere tempo a chi cercherà di spiegarvi come funziona davvero, e darete sempre più spazio ai colossi che divoreranno progressivamente i piccoli e medi imprenditori del web. Non è una barzelletta, il web: non è una barzelletta la SEO, non lo è tantomeno gestire seriamente il proprio account social per lavoro.
  10. Rispetta il tuo pubblico, non ingannarlo con trucchetti da SEO di periferia, facendo click baiting grossolano o scrivendo che una cosa è free quando in realtà poi non lo è: il pubblico su internet ha una soglia di attenzione bassissima, e quello di cui non ha bisogno è l’ennesimo pseudo-imprenditore che crede che fare soldi sul web basti scrivere quattro stupidaggini o farsi fare il sito dal cuggino di turno. Se non rispetti il tuo pubblico, ti ignoreranno e non rispetteranno te.